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Brexit, tutte le tappe dell’addio di Londra all’Ue

I titoli delle 8 di SkyTg24 del 24/05

6' di lettura

Nonostante il via libera all’intesa del governo May e l'ok dei Paesi membri, il parlamento britannico ha bocciato per tre volte l'accordo tra la premier e Bruxelles. L'Unione europea ha concesso poi una proroga al 31 ottobre 2019, ma May è costretta a dimettersi 

Dopo l'ok del governo britannico e il consenso dell'Unione europea del novembre 2018, nei mesi successivi il Parlamento inglese ha bocciato per tre volte la ratifica dell'accordo sulla Brexit raggiunto dalla premier britannica Theresa May e dal capo negoziatore Ue Michel Barnier. Il no all'intesa, che è stata respinta oltre che dall'opposizione Labour anche da alcuni deputati conservatori e dai loro alleati unionisti nordirlandesi del Dup, ha aperto la strada a diversi scenari, tra cui quello più preoccupante di un'uscita "no deal", senza accordo. L'11 aprile 2019 l'Ue ha dato il suo assenso a rinviare la Brexit con termine ultimo al 31 ottobre 2019, dando così un nuovo mandato a May per trovare una maggioranza a Westminster sull’accordo di divorzio. Ma per la premier trovare un compromesso risulta impossibile e cade sotto il fuoco incrociato di Tory e opposizioni. Il 24 maggio annuncia: "Il 7 giugno mi dimetto". Ecco le tappe principali del processo che dovrebbe portare Londra a lasciare l'Unione europea.

Novembre 2018: via libera da governo May e Ue

È arrivato il 14 novembre via libera politico all’intesa raggiunta con l'Ue da parte del governo britannico di Theresa May. Il 25 novembre è stata la volta dei sì anche da parte dei 27 Paesi Ue, che in un summit straordinario, hanno dato la loro certificazione politica del patto di divorzio consensuale tra Unione europea e Regno Unito. 

Dicembre 2018: la bozza dell'Ue

Il 13 dicembre, dopo il vertice dei capi di Stato e di governo, i 27 Paesi Ue hanno preparato una bozza di conclusioni sulla Brexit che è stata presentata a Theresa May. Nel testo è stato chiarito lo scopo e il funzionamento del "backstop", il meccanismo di garanzia sulle frontiere aperte in Irlanda, mantenendo l'impegno a fare tutto il possibile perché non entri mai in vigore, ed eventualmente duri il meno possibile. Sono state anche respinte le rassicurazioni vincolanti aggiuntive chieste dal primo ministro inglese.

15 Gennaio 2019: il voto alla Camera dei Comuni

Il voto alla Camera dei Comuni sulla Brexit, che inizialmente era previsto per il 10-11 dicembre, è slittato al 15 gennaio 2019. “Abbiamo il dovere di attuare la Brexit o sarà catastrofico per la democrazia", ha dichiarato May in un ultimo appello prima del voto parlamentare. May ha provato a giocarsi la carta delle rassicurazioni ricevute da Bruxelles con una lettera firmata dal Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e da quello della Commissione Jean Claude Juncker sul contestato meccanismo del backstop: il sistema a garanzia di un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord, assicura l'Ue, entrerà in vigore "solo se strettamente necessario" e comunque sarà "temporaneo". Ma Westminster ha votato contro, con 432 voti a sfavore. Molti deputati Tory hanno voltato le spalle alla May, che ha dovuto affrontare una mozione di sfiducia presentata dai laburisti, superandola con 325 voti contrari e 306 a favore

12 marzo 2019: bocciato nuovo accordo proposto da May

Dopo aver trovato una nuova intesa con Bruxelles, Theresa May non trova la sponda in Parlamento. Westminster boccia per la seconda volta, dopo quella di metà gennaio, la proposta della premier May con 391 voti contro 242, uno scarto di 149 deputati (erano stati 202 a metà gennaio).  

13 marzo 2019: il Parlamento boccia un'uscita senza accordo

Il giorno successivo, Westminster boccia anche un'uscita dall'Ue senza un accordo. La Camera dei Comuni, infatti, vota contro l'opzione di una Brexit "no deal". La mozione, ampiamente modificata da un emendamento di Tory moderati e laburisti, è passata contro il volere del governo. Si tratta di una nuova cocente sconfitta per Theresa May, che commenta: l'opzione di un "no deal" resta lo sbocco "di default" in mancanza di un accordo o di un rinvio.

29 marzo 2019: bocciato per la terza volta il piano May

Dopo aver offerto le sue dimissioni, in cambio del sì all'accordo di divorzio dall'Ue, Theresa May sottopone per la terza volta alla Camera dei comuni l'intesa con Bruxelles. E viene sconfitta ancora, con 344 no contro 286 sì. Tramonta così la possibilità offerta dalla Ue di far slittare la Brexit dal 29 marzo al 22 maggio. Lo scenario del "no deal" è sempre più probabile, con la data chiave fissata al 12 aprile. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, intanto convoca un vertice per il 10 aprile.

11 aprile 2019: intesa tra Ue e May, proroga al 31 ottobre

Per scongiurare una "hard Brexit" senza accordo e chiedere a Bruxelles ancora "una breve estensione" del rinvio al 22 maggio, May avvia un dialogo con l'opposizione laburista. Si cerca quindi un "accordo condiviso" che possa passare l'esame di Westminster. Il 4 aprile passa per un soffio (313 sì e 312 no) una legge che obbliga il governo May a evitare il no deal e a chiedere un'ulteriore proroga della Brexit all’Ue. L'11 aprile, i 27 Capi di Stato e di governo trovano a Bruxelles una nuova intesa: altri sei mesi per trovare un accordo per l’uscita dall’Ue con termine ultimo il 31 ottobre.

7 maggio 2019: il Regno Unito deve partecipare alle elezioni Ue

Dopo settimane di dubbi e incertezze, arriva l'ufficialità: la partecipazione del Regno Unito alle elezioni Europee del 23 maggio è inevitabile, essendo impossibile approvare un'intesa - ancora da raggiungere - prima di luglio (REPORTAGE DEL VOTO). Nel frattempo, continuano i negoziati tra i Tory di Theresa May e l'opposizione laburista di Jeremy Corbyn alla ricerca di una "Brexit-soft". L'obiettivo è quello di chiudere entro il "2 luglio", prima che l'Europarlamento s'insedi. Il 21 maggio, però, la premier May apre alla possibilità della Camera dei Comuni di votare su un emendamento per un secondo referendum sulla Brexit. L’apertura di May si inserisce nell'ambito dell'approvazione della legge quadro sull'uscita di Londra dall'Ue che dovrebbe essere presentata a Westminster a inizio giugno. Immediata la reazione del leader labour Jeremy Corbyn che ha confermato il suo "no" alla premier Tory.

24 maggio 2019: l'annuncio delle dimissioni di May

Il 24 maggio 2019 arriva l'annuncio di Theresa May: il 7 giugno si dimetterà. "Ho fatto il possibile per trovare un accordo per la Brexit e ho il rammarico di non esserci riuscita", dice (FOTO). May resta in sella fino a quando non sarà indicato il nuovo leader dei Tories. Il successore alla guida del partito le subentrerà anche come primo ministro a Downing Street. La decisione arriva dopo giorni di fuoco incrociato contro la premier, culminati con l'abbandono della ministra per i Rapporti con il Parlamento, Andrea Leadsom, figura di spicco fra i componenti brexiteer del governo.

Data ultima modifica 24 maggio 2019 ore 11:45

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