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Brexit, firmato il decreto che cancella le leggi Ue nel Regno Unito

Johnson: Lasceremo l'Ue il 31 ottobre

4' di lettura

Londra blocca l'atto del 1972 che sanciva l'adozione delle leggi europee in Gb. Il governo: "Passo storico”. Entrerà in vigore il 31 ottobre. Media svelano dossier segreto “Operation Yellowhammer”, scenari catastrofici con no deal: carenza di medicine, cibo e carburante

Boris Johnson procede a passi decisi verso la Brexit. Il ministro britannico per la Brexit, Steve Barclay, ha firmato un decreto che cancella l'atto del 1972 che sanciva l'adozione delle leggi europee da parte del Regno Unito. Un comunicato del governo britannico sottolinea che si tratta di "un passo storico per il ritorno dei poteri legislativi da Bruxelles al Regno Unito". L'annullamento dello European Communities Act - questo il nome dell'atto in via di cancellazione - entrerà in vigore il 31 ottobre, data in cui la Gran Bretagna lascerà l'Unione europea, con o senza accordo (TUTTE LE TAPPE DELLA BREXIT - JOHNSON: USCIAMO IL 31 OTTOBRE).

Londra: “Pietra miliare”

Il decreto che mette fine a tutte le leggi dell'Ue in vigore nel Paese è un passaggio burocratico, dal carattere anche e soprattutto simbolico, con cui probabilmente Johnson vuole mettere pressione su Bruxelles, perché torni al negoziato sulla Brexit. L'European Communities Act fece di Londra uno dei Paesi protagonisti dell’unità politica del continente: esso consentiva alle leggi europee di confluire direttamente nel sistema normativo britannico. Quello di oggi, ha affermato il ministro Barclay, è "una pietra miliare per la riappropriazione del controllo sulla legislazione da parte del Regno Unito. È un segnale chiaro che il popolo non torna sui propri passi, e che, come promesso, lasceremo l'Unione europea il 31 ottobre, qualsiasi cosa accada" (CHI È BORIS JOHNSON - LA SUA SQUADRADI GOVERNO).

Media svelano piano segreto su no deal: "Come una catastrofe”

Intanto però il Sunday Times e altri media britannici hanno rivelato un rapporto segreto del Cabinet Office, in cui viene messa a punto "la valutazione più completa sulla preparazione del Paese al no-deal”. Si tratta di uno scenario da dopoguerra per il giorno dopo il 31 ottobre: gravi carenze di cibo, medicine, carburante. Confine rigido con l'Irlanda, caos nei porti, difficoltà per i viaggiatori britannici negli aeroporti, aumento della tensione sociale. Le varie ipotesi sui problemi che il Regno Unito dovrà affrontare in caso di un'uscita dalla Ue senza accordo sono parte del piano battezzato col nome in codice “Operation Yellowhammer”.

Cosa dice il dossier segreto

Il dossier prevede che l'85% dei camion che passano per il Canale della Manica "potrebbero non essere pronti" per la dogana francese, cosa che causerebbe forti disagi nei porti, che durerebbero fino a tre mesi. Il governo, inoltre, ritiene sia molto probabile un confine "duro" tra le “due Irlande”, in quanto gli attuali piani per evitare la fioritura di posti di blocco si dimostreranno insostenibili. La fornitura di medicinali potrebbe poi "essere suscettibile di gravi e lunghi ritardi", che colpirebbe anche quella di generi alimentari e carburante. Insomma, un "collasso catastrofico nelle infrastrutture" del Paese.

Fronte anti-no deal alla Camera dei Comuni

La rivelazione del documento arriva alla vigilia della prima visita in Francia e Germania di Boris Johnson nella veste di premier. Il capo del governo britannico vedrà il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e sarà al G7 di Biarritz. A tentare di sbarrare la strada a Johnson è un fronte anti-No deal alla Camera dei Comuni. Un gruppo di oltre 100 parlamentari di tutti i partiti a Westminster, tranne gli unionisti del Dup, ha chiesto al primo ministro di richiamare il Parlamento dalla pausa estiva. I Tory Dominic Grieve e Guto Bebb sono tra i firmatari della lettera inviata a Johnson, accusato di "insidioso e inquietante populismo" per la gestione delle trattative con la Ue.

Corbyn: "Lavorando insieme possiamo fermare no deal"

L'appello è sostenuto anche dalla leadership del maggiore partito di opposizione, il Labour. “Il mio messaggio a tutti i parlamentari è semplice e urgente - ha detto detto Jeremy Corbyn, capo del Labour - solo lavorando insieme possiamo fermare il 'No deal'". Nei giorni scorsi Corbyn aveva chiesto ai parlamentari di appoggiare una mozione di sfiducia contro il governo Johnson e di conferirgli l'incarico di premier di un governo a tempo, con l'obiettivo di evitare una Brexit senza accordo, chiedendo un'altra proroga a Bruxelles.

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