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Chi è Boris Johnson, storia del successore di Theresa May

Uk, Boris Johnson è il nuovo leader del partito Conservatore

4' di lettura

Nato a New York 55 anni fa, è stato giornalista “euroscettico”, sindaco di Londra per due mandati e ministro degli Esteri nel governo May. Noto soprattutto per le sue posizioni “oltranziste” sul tema della Brexit, è stato eletto nuovo leader del partito Conservatore

Giornalista e corrispondente euroscettico da Bruxelles, sindaco conservatore di Londra per due mandati, ministro degli Esteri e, infine, capo dei Tory e primo ministro britannico nominato dopo le dimissioni di Theresa May. La carriera di Boris Johnson ha seguito una linea tutta in ascesa, grazie anche alla sua capacità di divenire una delle figure di primo piano nella politica britannica degli ultimi anni. Noto soprattutto per le sue posizioni pro-Brexit, Johnson è il più famoso tra i cosiddetti “falchi”, vale a dire i “Brexiteers” più intransigenti e meno disposti al compromesso.

L’infanzia e gli studi

Nato a New York il 19 giugno 1964 da genitori inglesi (al tempo il padre Stanley Johnson era studente alla Columbia University), Alexander Boris de Pfeffel Johnson ottiene fin dalla nascita la doppia cittadinanza britannica e americana. Rinuncerà a quest’ultima nel 2016, ritenendo “non corretto” per un politico mantenere un doppio passaporto. Boris Johnson passa l’infanzia tra la Gran Bretagna, gli Stati Uniti (dove il padre lavora per alcuni anni alla Banca mondiale) e Bruxelles, dove la famiglia si stabilisce quando Stanley Johnson diventa funzionario della Commissione europea. Boris studia prima a Eton, uno dei più prestigiosi college inglesi, e successivamente all’università di Oxford. Dopo la laurea, Johnson diventa giornalista e il primo impiego è come stagista al The Times, da cui però viene licenziato perché accusato di aver inventato una dichiarazione contenuta in un articolo. Passa quindi al Daily Telegraph, per il quale lavora come corrispondente da Bruxelles dal 1989 al 1994, diventando uno dei primi giornalisti “euroscettici”. Qui, la sua fama non è delle più positive: verrà poco apprezzato sopratutto dai colleghi giornalisti perchè noto per i suoi articoli "oltraggiosi" e solo "parzialmente basati su fatti veri". 

L’esordio in politica e i mandati da sindaco di Londra

Il suo esordio in politica risale al 2001, quando viene eletto al Parlamento inglese con i conservatori. Fin dall’inizio si distingue per posizioni più “liberali” rispetto ai colleghi Tories, soprattutto su immigrazione e diritti civili. Nel 2004 però viene licenziato dalla carica di vicepresidente del partito da Michael Howard, allora leader Tory, per avere mentito su una relazione extra-coniugale. Rimane nella Camera dei Comuni fino al 2008, periodo nel quale svolge anche le funzioni di ministro ombra della Cultura nel 2004, nel governo di Michael Howard, e dal 2005 dell'Istruzione, nel governo di David Cameron. Nel 2008 arriva la candidatura a sindaco di Londra: nel maggio di quell’anno batte al ballottaggio il laburista Ken Livingstone e diventa il primo cittadino della capitale. Si distingue per alcune novità soprattutto in fatto di “verde”: tra queste, il sistema di bike sharing cittadino, l’installazione di numerose stazioni di ricarica delle auto elettriche, oltre che un salario minimo più alto. Nel 2012 viene rieletto per un secondo mandato, nell’anno in cui la capitale britannica ospita le Olimpiadi. Al temine del suo incarico, nel 2016, il 52% dei londinesi è soddisfatta di Jonhson e ritiene che abbia fatto “un buon lavoro”. Nelle elezioni generali britanniche del maggio 2015, Johnson viene rieletto al Parlamento britannico, per il collegio di Uxbridge and South Ruislip.

La Brexit e il "Leave"

Poco dopo il suo rientro in Parlamento, Johnson diventa una delle figure più importanti a favore del “Leave” nella campagna per il referendum su Brexit (tenutosi il 23 giugno 2016). Con la vittoria della Brexit, l’ex premier Cameron è costretto a dimettersi, mentre Johnson viene nominato ministro degli Esteri nel nuovo governo di Theresa May. Un idillio che dura poco però: nel luglio 2018 Johnson si dimette da ministro per protesta contro la linea "morbida" per l'uscita dall'Unione europea sostenuta dal governo May. Come suo successore agli Esteri viene nominato Jeremy Hunt, mentre Johnson inzia a preparare il terreno per la mossa che tutti aspettavano: la sua candidatura alla guida del Partito conservatore. Una mossa che si concretizza a maggio 2019, alla vigilia delle dimissioni di May, quando Johnson ufficializza la sua corsa alla leadership dei Tories. Fin da subito è chiaro che Boris è il favorito, premiato dalla linea che vuole tenere aperta l’opzione di una uscita senza accordo dall’Ue e rifiutando l’accordo sul “backstop” del confine irlandese. A sfidarlo, nelle primarie del partito, è proprio il suo successore alla poltrona di ministro Jeremy Hunt, anche lui tra i più oltranzisti sul tema Brexit.

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