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Brexit, Corte Suprema giudica "illegale" la sospensione del Parlamento

3' di lettura

Il verdetto è stato raggiunto all’unanimità dagli 11 giudici: la "prorogation" voluta dal primo ministro britannico Boris Johnson non è legale. Corbyn: "Si dimetta". Il leader Tory: "Vado avanti, lasceremo UE il 31 ottobre". Domani riprendono i lavori parlamentari

La Corte Suprema britannica punisce Boris Johnson con una decisione che i media inglesi hanno già definito un "verdetto storico". È arrivata oggi la sentenza che ha giudicato illegale la sospensione del Parlamento, ovvero la "prorogation" voluta dal primo ministro del partito Tory fino al 14 ottobre, nel pieno della crisi sulla Brexit. Come conseguenza del verdetto, lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha annunciato che domani riprenderanno i lavori parlamentari. Bercow ha precisato che si tratta di una "ripresa" dei lavori e non di una "riconvocazione". Ha aggiunto che non ci sarà il Question Time del mercoledì del premier (a New York all'Onu), ma vi sarà spazio per interrogazioni urgenti ai ministri. Intanto da New York arriva il commento di Johnson: "Ho il massimo rispetto per la sentenza della Corte Suprema ma sono in disaccordo. Quindi vado avanti".

Verdetto unanime

Sono stati dunque accolti i ricorsi che avevano presentato gli oppositori del governo guidato da Boris Johnson. Il verdetto è stato raggiunto dopo una decisione presa all’unanimità da undici giudici. È stata così stabilita la non legalità della decisione del primo ministro di sospendere il parlamento. Una vittoria incassata dai pro-Remain, quando il tempo si fa sempre più stretto verso il rischio di una Brexit "no deal".

Corbyn: "Dimissioni"

Dall'opposizione laburista sono arrivate subito le richieste di dimissioni a Boris Johnson. Ha parlato il leader Jeremy Corbyn del congresso del Labour a Brighton: per lui dopo una sentenza che certifica "il disprezzo del Parlamento", il primo ministro deve ora "valutare la sua posizione". Anche Nigel Farage, leader del Brexit Party, ha criticato la scelta del governo Tory di cercare d'imporre una sospensione prolungata del Parlamento, definendola "la peggiore decisione politica" di tutti i tempi.

Johnson: "Buone ragioni per la sospensione"

"Ho il massimo rispetto per la sentenza della Corte Suprema ma sono in disaccordo. Quindi vado avanti", è stato il secco commento di Boris Johndon che dal canto suo non vede motivi per dimettersi. Lo aveva annunciato ancor prima della decisione della Corte: "Vediamo cosa i giudici decideranno, ma, come ho già detto, credo che le ragioni" addotte dal governo per sospendere i lavori della Camere per un periodo prolungato restino "davvero molto buone", aveva dichiarato il premier Tory a margine dell'assemblea dell'Onu negli Stati Uniti. Johnson non ha inoltre escluso la possibilità di riproporre la proprogation con un nuovo atto, in forma diversa. E assicura che il Parlamento avrà "un sacco di tempo per valutare il deal" sulla Brexit che egli "spera di poter raggiungere" entro il Consiglio Europeo del 17 e 18 ottobre anche tornando a riunirsi il 14. "Il Parlamento ha avuto tre anni per dibattere la Brexit", ha infine concluso Johnson, ribadendo che il Regno Unito "lascerà l'Ue il 31 ottobre".

Data ultima modifica 24 settembre 2019 ore 14:30

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