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Brexit, May lascia la guida del partito conservatore: nei Tory caccia alla successione

Theresa May si dimette, il discorso in lacrime

2' di lettura

Salita al potere nel luglio 2016, poco dopo la vittoria della Brexit al referendum, la premier 62enne ha lavorato per stilare un piano di uscita dall'Ue che però è stato bocciato per tre volte in Parlamento. Tra i papabili alla successione, Boris Johnson e Michael Gove

E' la giornata delle dimissioni della premier britannica Theresa May (LA SCHEDA): la 62enne ha lasciato la guida del partito conservatore, aprendo ufficialmente la corsa per trovare il suo successore che dovrà riuscire là dove lei ha fallito: raggiungere un accordo per condurre la Gran Bretagna fuori dall'Ue.

Luglio 2016-2019

La May resterà come premier a Downing Street fino a quando un nuovo leader non sarà stato nominato, probabilmente a fine luglio. Salita al potere nel luglio 2016 (LA FOTOSTORIA), poco dopo la vittoria della Brexit al referendum (LE TAPPE), la premier 62enne ha lavorato per tre anni per stilare un piano di uscita dall'Ue che tuttavia è stato bocciato per tre volte in Parlamento.

Corsa per la successione

Tra i 'papabili' alla successione ci sono Boris Johnson, accesso brexiteer, e il ministro dell'Ambiente Michael Gove. Le candidature dovranno essere presentate lunedì 10 giugno e il giorno 13 si terranno i primi scrutini segreti tra i 313 parlamentari conservatori, May compresa, fino ad arrivare al 20 giugno con due soli candidati da sottoporre al voto di circa 100 mila membri del partito conservatore. 

Brexit Party non entra a Westminster

Intanto, il Brexit Party non è riuscito a entrare a Westminster: il partito anti-Ue è stato battuto dai laburisti nella sfida per il seggio di Peterborough, cittadina nell'est dell'Inghilterra. Ha vinto il Labour con il 31%, il Brexit Party ha preso quasi il 30%. Il risultato è una battuta d'arresto per il partito di Nigel Farage (L'INTERVISTA A SKY TG24), grande vincitore alle recenti elezioni europee con il 31,6% delle preferenze. Allo stesso tempo, però, i numeri confermano ai conservatori che, se vogliono sopravvivere come partito, non possono andare al voto con la Brexit ancora sospesa.

Data ultima modifica 07 giugno 2019 ore 16:55

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