Introduzione
Il 28 febbraio, dopo settimane di tensione, è scoppiato un nuovo conflitto che vede Stati Uniti e Israele contrapposti all’Iran. Ecco la cronistoria degli eventi più importanti della guerra finora.
Quello che devi sapere
I giorni prima dell’attacco
La tensione tra Iran e Stati Uniti, dopo la ‘guerra dei 12 giorni’ in giugno e il bombardamento dei siti nucleari di Teheran, era tornata a salire nelle ultime settimane. Dopo la violenta repressione delle manifestazioni da parte del regime all’inizio dell’anno, l’attenzione si è concentrata sulle trattative per risolvere la ‘questione atomica’: già nei giorni precedenti all’attacco però era trapelata la difficoltà dei colloqui, con il presidente Trump che 24 ore prima dell’attacco si era detto “scontento” dell’Iran.
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L’arrivo della Gerald Ford il 27 febbraio
Mentre proseguivano le trattative a Ginevra e in attesa di un nuovo vertice a Vienna, gli Stati Uniti preparavano le loro forze armate a un eventuale scontro: dopo che la portaerei USS Abraham Lincoln - insieme al suo gruppo d’attacco - era già arrivata nel mare Arabico a fine gennaio, il giorno prima dell’attacco al largo della coste d’Israele è arrivata anche la squadra della USS Gerald Ford. Così, poche ore prima dell’inizio delle operazioni belliche, gli Usa avevano già dispiegato nell’area la forza navale più rilevante degli ultimi decenni.
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L’inizio dell’attacco
Si arriva così alla mattina del 28 febbraio: alle 7.30 circa, ora italiana, il ministro della Difesa Israel Katz ha comunicato che "Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l'Iran per rimuovere le minacce allo Stato”. In concomitanza con l’inizio delle operazioni belliche le sirene d'allarme e l'allerta massima sui cellulari sono state attivate in tutto il Paese, anticipando così quella che sarebbe stata nelle ore successive la risposta di Teheran.
L’annuncio di Donald Trump
Non si tratta però di un’operazione solamente israeliana: circa un’ora dopo l’annuncio di Israel Katz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato un video su Truth facendo sapere che “abbiamo iniziato un grande operazione in Iran. L'obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano". Trump ha detto che “abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alla sue ambizioni nucleari. Distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l'Iran non abbia il nucleare”. Poi, ha lanciato un appello agli esponenti del regime e al popolo: “Ai membri delle Guardie Rivoluzionarie, delle forze armate e della polizia dico: deponete le armi e sarete trattati giustamente con l'immunità totale o affronterete una morte certa”, mentre "al grande e orgoglioso popolo iraniano: l'ora delle libertà è vicina”. Esortando così gli iraniani a “prendere il controllo del proprio governo" una volta completata l'azione militare. "Questa sarà probabilmente la vostra unica possibilità per generazioni. Per molti anni avete chiesto aiuto all'America, ma non l'avete ottenuto. Nessun presidente era disposto a afre quello che sono disposto a fare io stasera. Ora avete un presidente che vi dà ciò che volete, quindi vediamo come rispondete”. Lo stesso Trump nel suo discorso non ha escluso la possibilità che ci potessero essere vittime statunitensi nel corso dell’attacco.
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Le parole di Netanyahu
Poco dopo l’intervento di Donald Trump, anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è espresso tramite una nota: “Ringrazio il nostro grande amico, il presidente Donald Trump, per la sua leadership storica. La nostra azione congiunta creerà le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano possa prendere in mano il proprio destino". Parlando del regime in Iran il leader israeliano ha detto che “non si può permettere che si doti di armi nucleari che gli consentirebbero di minacciare l'intera umanità. È giunto il momento per tutte le componenti del popolo iraniano - persiani, curdi, azeri, baluci e ahwazi - di liberarsi dal giogo della tirannia e portare all'Iran libertà e pace".
La risposta del regime
Gli Stati Uniti e Israele, dunque, hanno iniziato l’attacco via aerea contro l’Iran. A essere prese di mira sono installazioni militari, obiettivi bellici e la leadership di Teheran. Che, però, non è rimasta a guardare: già intorno alle 9 di mattina, orario italiano, l’Idf ha annunciato il lancio di missili verso Israele invitando la popolazione a raggiungere i rifugi. Mentre a metà mattinata una nota in farsi del ministero degli Esteri di Teheran ha denunciato che gli attacchi condotti contro l'Iran da parte di Israele e Usa rappresentano una "rinnovata aggressione", a cui le forze armate "risponderanno con piena forza”.
Le prime ore dell’attacco
Dopo poche ore, ha iniziato a circolare un primo bilancio di quanto avvenuto in Iran: poco dopo le 10 di mattina risultavano almeno 30 le forti esplosioni registrate in quattro città in seguito all'attacco di Israele e degli Usa. Fonti dei due Paesi hanno definito l’attacco come "altamente selettivo" e avrebbe mirato ai vertici politici, militari e religiosi del Paese. Tra gli obiettivi colpiti a Teheran anche le residenze di Khamenei e Pezeshkian. Bersagliate poi anche la sede del ministero dell'Intelligence e della sicurezza, il palazzo della Corte Suprema, la base aerea di Mehrabad e l'area di Qom. Altre esplosioni sono state avvertite a Isfahan, Kermanshah e Karaj.
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L’espansione del conflitto
Intanto, quando erano passate le 11 in Italia, è arrivato un annuncio delle Guardie Rivoluzionarie in Iran: l'Operazione "Truth Promise 4" è stata lanciata "in risposta all'aggressione americano-sionista contro il territorio iraniano". Secondo l'annuncio, il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein è stato attaccato con missili e droni, e anche le basi americane in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, "oltre ai centri militari e di sicurezza nel cuore di Israele". È stato riferito che "gli attacchi missilistici delle forze iraniane continuano e informazioni dettagliate saranno pubblicate in seguito". A essere colpite nel corso della giornata sono state anche Dubai e l’Arabia Saudita, facendo intravedere una temuta espansione del conflitto a livello regionale.
Le voci sulla morte di Khamenei
Nel primo pomeriggio iniziano poi a diffondersi le prime voci sulla morte di Ali Khamenei (in foto), la Guida suprema dell’Iran dal 1989. Intorno alle 14.30 media israeliani iniziano a riferire i primi rumors, smentiti nemmeno un’ora dopo dal ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi. Si inizia a parlare di un intervento televisivo dello stesso Khamenei, che però non arriva. E quando ormai sono arrivate le ore 20 in Italia il premier israeliano Netanyahu in un discorso alla nazione anticipa che “ci sono segnali” che il leader sia effettivamente stato ucciso.
La conferma ufficiale
La conferma arriva in Italia prima delle 21: Ali Khamenei "è stato eliminato”. Poco dopo viene riferito dalle agenzie che diverse persone a Teheran hanno applaudito alle finestre per celebrare l'evento. E, quando ormai erano passate le 22, Donald Trump ha scritto su Truth: "Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto. Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti i grandi americani e per quelle persone di molti Paesi in tutto il mondo che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di sanguinari criminali”.
La chiusura dello stretto di Hormuz
Intanto però il conflitto non si ferma, così come le sue conseguenze. Intorno alle 18 i Pasdaran - cioè i Guardiani della rivoluzione islamica - annunciano che lo Stretto di Hormuz, punto strategico situato tra il Golfo Persico e il Golfo dell'Oman, non è più sicuro dopo gli attacchi di Usa e Israele ed è chiuso al transito marittimo. Si tratta di un evento temuto in caso di uno scontro su ampia scala, poiché lo Stretto è vitale per le esportazioni dei principali produttori petroliferi del Golfo, inclusi Arabia Saudita, Emirati e Iraq, oltre allo stesso Iran.
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Il Consiglio di sicurezza dell’Onu
Nella serata del 28 febbraio si è poi tenuto un Consiglio di Sicurezza straordinario per discutere di quanto in corso in Iran. Intorno alle 22 a prendere la parola è stato il Segretario Generale, Antonio Guterres (in foto): “Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. L'azione militare comporta il rischio di innescare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo".
L’intervento di Reza Pahlavi
L’attacco di Israele e Stati Uniti non si limita a un solo giorno, ma continua anche il 1° marzo. Mentre nella notte italiana i media locali riferiscono che l’Iran ha ucciso una persona e ferite sette all’aeroporto di Dubai, intorno alle 2 ora italiana è arrivata la conferma di Teheran della morte di Khamenei. Circa un’ora dopo a intervenire su X è Reza Pahlavi, figlio dello scià iraniano deposto, che ha ringraziato Trump per l'operazione militare lanciata contro l'Iran, affermando che "l'ora della liberazione è vicina". E ha aggiunto che “il coraggioso popolo iraniano ha pagato un prezzo molto alto per la libertà”. Pahlavi, che aspira a guidare l'Iran, ha dichiarato di aver elaborato un piano "per una transizione ordinata e trasparente verso un Iran democratico".
La guerra continua
Nonostante la morte di Khamenei, quindi, la guerra non si ferma. Nella serata del 28 febbraio Trump ha detto che “i bombardamenti pesanti e mirati continueranno, ininterrottamente per tutta la settimana o, per tutto il tempo necessario, a raggiungere il nostro obiettivo di pace in tutto il medio oriente e, in verità, nel mondo!". Mentre nella notte del 1° marzo, intorno alle 4 di mattina, le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato il lancio dell'operazione "più feroce" della storia contro Israele e le basi statunitensi. "L'operazione offensiva più feroce nella storia delle forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran inizierà da un momento all'altro”. E in mattinata il presidente dell'Iran, Masoud Pezeshkian, ha dichiarato che l'uccisione della Guida suprema, Ali Khamenei, equivale a "una dichiarazione di guerra a tutti i musulmani", aggiungendo che "vendicarne la morte "è un diritto e anche un dovere legittimo”.
Le prime vittime statunitensi
Gli attacchi di Israele e Stati Uniti, così come le risposte dell’Iran, continuano così nel corso della giornata. E verso le 15 ora italiana lo Us Central Command ha dato conto delle prime vittime statunitensi: secondo le fonti ufficiali infatti tre americani sono morti e cinque feriti nell'operazione. Mentre la portaerei Lincoln "non è stata colpita. I missili lanciati non l'hanno neanche sfiorata. Continua a operare a sostegno della campagna per difendere gli americani".
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