La “guerra dei 12 giorni”, il precedente attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran

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Introduzione

Israele e Stati Uniti stanno attaccando nuovamente l’Iran: l’operazione - battezzata dall’Idf “Ruggito del Leone” (e "Epic Fury" dagli statunitensi) - per il presidente Usa Donald Trump ha come obiettivo “difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano”. L’inquilino della Casa Bianca ha detto che “distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l'Iran non abbia il nucleare. Il regime imparerà a breve che non bisogna sfidare la forza delle forze armate americane”. 

 

La possibilità che Teheran sviluppi bombe atomiche è stata anche al centro del precedente scontro tra le tre forze: la “guerra dei 12 giorni” tra Israele e Iran a cui gli Stati Uniti hanno partecipato con l’operazione Midnight Hammer.

Quello che devi sapere

La “guerra dei 12 giorni”

La precedente guerra tra Israele e Iran era iniziata il 13 giugno 2025, nel contesto del più ampio conflitto bellico iniziato dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas e che ha coinvolto nel tempo a vari livelli anche Hezbollah in Libano e gli Houti in Yemen. In quell’occasione gli israeliani avevano lanciato un attacco a sorpresa, che aveva preso di mira le installazioni difensive di Teheran. Nel corso della guerra Israele aveva inoltre colpito e ucciso - fin dalle prime ore - ufficiali di alto rango dell’esercito iraniano e scienziati nucleari.

 

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L’attacco israeliano e la risposta dell’Iran

Nel corso dei 12 giorni di conflitto Israele non prese solo di mira alti ufficiali e scienziati nucleari, ma colpì anche installazioni militari, sedi governative e siti nucleari. Secondo le stime citate dal New York Times più di mille iraniani sono morti nel corso dello scontro. E lo stesso giornale americano ricorda come, sebbene all’inizio del suo mandato si fosse chiaramente professato contro altri interventi militari, Trump si fosse espresso in modo positivo verso l’attacco deciso dal primo ministro Benjamin Netanyahu.

 

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La risposta dell’Iran

La risposta di Teheran all’attacco israeliano fu basata soprattutto sul lancio di missili contro Israele. E nonostante l’entrata in funzione dell’Iron Dome, il sistema di difesa pensato per proteggere i cieli del Paese, alcuni di questi riuscirono a superare la ‘cupola’ e colpire il territorio di Israele: in totale, secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri, furono 31 le vittime. In ogni caso l’attacco mise in evidenza la disparità di forze in campo, con l’Iran in grande difficoltà nel difendere i propri cieli dalle incursioni dell’Idf.

L’operazione “Midnight Hammer”

Alla guerra in corso, il 21 giugno si unirono anche gli Stati Uniti: Washington, in quella che è stata definita l’operazione “Midnight Hammer”, prese di mira tre siti nucleari all’interno dell’Iran. A essere colpiti furono Fordow, Natanz ed Isfahan, bombardati con missili Tomahawk e bombe ‘bunker buster’ per penetrare in profondità. Secondo quanto trapelato, l’attacco - pur non distruggendo completamente i tre siti - avrebbe causato seri danni al programma nucleare dell’Iran. Teheran rispose lanciando alcuni missili contro la base statunitense di Al Udeid, dando però un preavviso agli Usa: non furono registrate vittime.

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La fine del conflitto

La guerra si è poi conclusa poco dopo, fissando la durata del conflitto a 12 giorni, che poi diventerà anche il nome con cui è oggi ricordata. L’attacco di Israele con l’intervento degli Stati Uniti ha colpito duramente i siti nucleari dell’Iran, causando danni considerevoli al programma di Teheran (che a oggi non possiede armi atomiche). Israele inoltre ha certificato la netta superiorità militare sul regime degli ayatollah. Un regime che però è stato capace di resistere allo scontro, senza effettivi rischi che la guerra potesse causare il collasso della teocrazia guidata da Ali Khamenei.

Le trattative e la nuova guerra

Nei mesi successivi, Iran e Stati Uniti hanno provato a negoziare un accordo sul programma nucleare di Teheran. Tuttavia, secondo quanto detto dal presidente Trump “abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alla sue ambizioni nucleari”. E il 28 febbraio è stato lanciato un nuovo attacco guidato da Israele e Washington contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di porre fine a qualsiasi tipo di potenziale programma per la costruzione di armi atomiche.

 

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