Introduzione
Sono trascorsi quattro anni dalle fatidiche prime ore del 24 febbraio 2022, quando il leader del Cremlino, Vladimir Putin, annunciò l'inizio dell'invasione russa in Ucraina. Una stima del Center for Strategic International Studies indica che da allora sarebbero morti, feriti o risultati dispersi 1,8 milioni di soldati russi e ucraini, mentre l'Onu parla di oltre 14 mila vittime civili. Il 2025 è stato l'anno più buio per Kiev e per il presidente Zelensky.
Quello che devi sapere
Quattro anni di allerta
Sono passati esattamente quattro anni dal 24 febbraio 2022. E il popolo ucraino varca la soglia del quinto anno di invasione russa consapevole che se da una parte il negoziato per la fine della guerra non aveva mai fatto così tanti progressi come ora, dall'altra le discussioni diplomatiche non cambiano la drammatica realtà alla quale sono costretti da quattro anni: uomini, donne e bambini svegliati ogni notte dalle sirene dell'antiaerea e dalle esplosioni. Obbligati a dormire sui pavimenti dei rifugi, a studiare in scuole nate sotto terra, costretti al coprifuoco e alla mancanza di elettricità e riscaldamento. Un Paese spezzato, tra chi vive sotto il governo ucraino e chi sotto le autorità filo-russe a sud e nell'est. Una stima del Center for Strategic International Studies indica che da allora sarebbero morti, feriti o risultati dispersi 1,8 milioni di soldati russi e ucraini, mentre l'Onu parla di oltre 14 mila vittime civili.
Il 2025, l'anno più buio per Kiev
Esperti e leader occidentali e ucraini, ma anche le persone comuni, concordano sul fatto che il 2025 sia stato l'anno più buio della guerra, per Kiev. E non solo per le milioni di persone rimaste senza luce e al gelo per gli attacchi senza precedenti alle infrastrutture energetiche, le conquiste territoriali rivendicate da Mosca nel sud e nell'est, o il tragico record di vittime civili (2.514 secondo l'Onu). Ma anche per la piega che ha preso il destino del conflitto, con l'avvento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il presidente Usa ha fatto saltare tutti gli equilibri, evidenziando da subito che niente è dato per scontato.
L'incontro tra Trump e Putin in Alaska
Un messaggio reso con brutale chiarezza nell'agguato teso dal presidente americano a Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale, in cui la nuova America ha chiesto il conto al leader ucraino per un sostegno che si deve pagare. Anche a suon di accordi economici esclusivi con gli Stati Uniti, previsti nel piano di pace elaborato da Washington e rimaneggiato più e più volte negli ultimi mesi. La bozza iniziale del piano è frutto dello storico incontro di Ferragosto tra Trump e Putin in Alaska, dal quale nacque il cosiddetto 'spirito di Anchorage', più volte invocato da Mosca come a indicare che è lì che sono stati concordati i punti fermi di una possibile intesa per la fine delle ostilità. Ma nessun ucraino era presente ad Anchorage a dire la sua. E da quel momento, Trump ha dettato il sostenuto ritmo di marcia del negoziato degli ultimi sei mesi, al quale Zelensky e i suoi alleati europei hanno fatto fatica a stare al passo.
L'anno più duro per Zelensky
Se infatti il 2025 è stato l'anno più buio per tutta l'Ucraina, lo è stato soprattutto per il suo presidente, costretto a convivere con un alleato chiave che lo ha più volte definito un dittatore. E che ha mandato in crisi un'unità transatlantica che prima dell'avvento di Trump, faceva da argine alla Russia, che guarda con favore alle divisioni dell'Occidente. Zelensky ha poi dovuto fare i conti con un consenso in picchiata in patria, uno scandalo di corruzione senza precedenti che gli ha portato via il suo braccio destro Andriy Yermak. E per ultime, le pressioni statunitensi a indire al più presto elezioni. A tutto questo, il leader ucraino ha provato a mettere un argine anche grazie all'appoggio degli alleati europei: ha incassato garanzie di sicurezza e la nascita di una 'coalizione dei volenterosi' pronta anche a schierare soldati in Ucraina dopo il cessate il fuoco, ha risposto agli attacchi di Mosca colpendo infrastrutture petrolifere e del gas russe come mai prima. E solo pochi giorni fa ha rivendicato la riconquista di 300 chilometri quadrati nel sud del Paese.
Il 2026 sarà un anno di svolta per le sorti del conflitto?
Con queste premesse, non è assurdo pensare che il 2026 possa essere un anno di svolta per le sorti del conflitto. E un anno di scelte drammatiche per l'Ucraina, con l'ombra delle concessioni territoriali che si allunga sui negoziati. L'inviato americano Steve Witkoff ha espresso la speranza che un nuovo round di colloqui possa aver luogo entro le prossime tre settimane, e che si possano concludere con uno storico incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Più volte, il leader ucraino ha indicato che certe questioni, a partire da quelle dei territori, possono essere risolte solo in un incontro tra leader. Nel frattempo, nulla cambia per la popolazione che nella notte tra sabato e domenica ha fatto i conti con 300 droni e 50 missili che hanno provocato un morto e decine di feriti a Kiev e in altre regioni ucraine, mentre a Leopoli un attentato ha ucciso un poliziotto e ferito 25 persone. Numeri che vanno ad aggiungersi alle centinaia di migliaia di vittime di un conflitto che continua a devastare le famiglie. E alimentare un inverno demografico di un popolo che giorno dopo giorno, fatica a vedere la speranza di un futuro di pace.
L'inizio dell'invasione: il 24 febbraio 2022
Quella del 24 febbraio 2022 è una data che segna uno spartiacque e terrorizza tutto l'Occidente. Dopo otto anni di conflitto a bassa intensità, il 24 febbraio 2022 la Russia invade l'Ucraina, dichiarandole guerra. Sono le 5 del mattino e le truppe russe iniziano l’invasione in più direzioni nelle regioni di Kherson, Donetsk, Luhansk, Sumy, Kharkiv, Chernihiv e Kyiv. Lanciano un attacco militare causando migliaia di vittime civili e enormi danni all’energia e ad altre infrastrutture chiave, in particolare nelle regioni orientali del Paese.
Il 20 febbraio 2014 e il passato dell'Ucraina
Ma la guerra in Ucraina non è propriamente iniziata il 24 febbraio 2022: quel giorno è cominciata un'escalation su larga scala, che ha portato a decine di migliaia di vittime, ma la Russia aveva avviato la sua aggressione contro l'Ucraina indipendente già otto anni prima, nel 2014. Il 20 febbraio di quell'anno i soldati russi avevano attraversato per la prima volta il confine di stato ucraino per occupare la penisola di Crimea. Va ricordato che dal 1923 al 1991 l'Ucraina ha fatto parte dell’Unione Sovietica. Al suo discioglimento, è diventata uno Stato indipendente. Alla sua guida si sono alternati governi di stampo filorusso, come quello del presidente Viktor Yanukovich, e altri più vicini all’Occidente, come quello attuale di Volodymyr Zelensky.
Il protocollo Minsk 2
Dopo la crisi del 2014 che aveva portato all'annessione della Crimea da parte della Russia, le regioni a maggioranza russofona del Donbass, Lugansk e Donetsk, nel sud-est dell'Ucraina, chiesero l'indipendenza avviando combattimenti con le truppe di Kiev. La situazione sul campo venne de facto "congelata" con il cosiddetto protocollo Minsk 2, dell'11 febbraio del 2015: accordi firmati appunto nella capitale bielorussa in cui Ucraina e Russia, con la mediazione di Germania e Francia, si accordavano per un cessate il fuoco immediato e il riconoscimento di uno status autonomo delle repubbliche separatiste. Questi accordi non sono mai stati rispettati, sia per le ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di entrambe le fazioni, che per il mancato processo di decentralizzazione da parte del governo centrale. Nel settembre 2021 l'Ucraina ha dichiarato di essersi “svincolata” dagli accordi di Minsk in forma unilaterale dopo aver denunciato una violazione del secondo punto degli accordi da parte della Russia.
Le ragioni storiche
Per capire le motivazioni che portarono allo scoppio dell'invasione russa occorre tornare al febbraio 2014 quando, dopo mesi di proteste, il popolo ucraino spodestò il presidente filorusso Viktor Yanukovich, che si era ritirato all’ultimo dalla firma del Trattato di associazione fra l’Ucraina e l’Unione europea, malvisto da Mosca. Questo è l'Euromaidan, una serie di manifestazioni nelle quali morirono 130 persone tra manifestanti e agenti di polizia: il risultato fu l’instaurazione di un governo ad interim filoeuropeo. La Russia reagì: la Crimea venne invasa e Vadimir Putin incoraggiò la rivolta anche nel Donbass, regione russofona presente nell’est del Paese. Da allora il conflitto, incoraggiato da uomini senza distintivi mandati da Mosca, ha lasciato la regione in uno stato di guerra rimasto per molto tempo latente. Eppure, le ragioni provengono da ancora più lontano: Putin rivendica infatti l’Ucraina come “territorio della Russia, che ha un diritto storico sulla regione”.
La conquista dei territori
La guerra in Ucraina si misura a passi da tempo. Lo spostamento della linea del fronte è minimo e a costi elevatissimi, a partire dal numero di vittime, per entrambe le parti. Nel 2025, le forze russe sono riuscite a conquistare solo lo 0,8 per cento del territorio dell'Ucraina, vale a dire 4.831 chilometri quadrati, oltre che a riprendere il controllo dei 473 chilometri quadrati della regione del Kursk occupata dagli ucraini l'estate dell'anno precedente, con 416.570 vittime (fonti dello stato maggiore ucraino), vale a dire di 78 vittime per chilometro quadrato conquistato, con una media di 13,24 chilometri quadrati di progresso al giorno. Non era andata meglio nel 2024, quando l'avanzata complessiva dei russi era stata di 3.604 chilometri quadrati, vale a dire 9,87 chilometri quadrati al giorno. Così è l'andamento della guerra diventata di attrito, dopo i progressi significativi delle forze russe subito dopo l'inizio dell'invasione di quattro anni fa, e la successiva riconquista di porzioni importanti territorio al nord da parte delle forze ucraine nel settembre di quell'anno. La Russia controlla quasi il 20 per cento del territorio ucraino, come ha ribadito nei giorni scorsi Zelensky difendendo il 'grande compromesso' del 'Stay where we stay' (congelamento della linea del fronte) proposto da Kiev durante i negoziati.