Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, indagine Amnesty sull'attacco Usa a scuola Minab: "Si indaghi per crimini di guerra"

Mondo
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Lo scorso 28 febbraio, un missile Tomahawk statunitense ha colpito la scuola elementare femminile Shajarah Tayyebeh, nella città iraniana di Minab, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Sono morte in tutto più di 170 persone. La maggior parte erano le bambine che erano a lezione dentro l’edificio. Gli Usa hanno subito negato di essere i responsabili, anche se i video e le informazioni disponibili hanno sempre puntato in quella direzione.

 

Adesso sono arrivati i risultati di un’indagine su quanto successo condotta da Amnesty International, che confermerebbero la dinamica già emersa: “Le autorità statunitensi non hanno preso le precauzioni possibili per evitare vittime civili, cosa che costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario”, fa sapere l’organizzazione per i diritti umani. Si chiede quindi che “chi ha pianificato ed eseguito quell’attacco sia chiamato a risponderne in giudizio” e che si indaghi qualificando l’attacco come un crimine di guerra (GUERRA IN MEDIO ORIENTE, GLI AGGIORNAMENTI LIVE).

Quello che devi sapere

L’attacco americano e gli obiettivi militari

La scuola elementare, fa sapere Amnesty, è stata colpita nell’ambito di un attacco più ampio, insieme a 12 strutture di un’adiacente base dei Corpi dei guardiani della rivoluzione islamica, con missili dotati di sistemi di guida. Lo stesso edificio scolastico, fino a 10 anni fa, faceva parte del complesso militare preso di mira dalle forze armate di Washington. Il fatto che sia stato colpito direttamente, si legge nel report, “fa ritenere che le forze Usa abbiano fatto riferimento a vecchi dati forniti dall’intelligence e non abbiano rispettato l’obbligo di fare tutto il possibile per verificare che l’obiettivo che intendevano colpire fosse davvero di natura militare”.

 

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La scuola Shajarah Tayyebeh

L’indagine degli Stati Uniti sull’attacco

Nelle scorse settimane, il presidente Usa Donald Trump ha annunciato l’apertura di un’indagine per far luce sull’attacco. “Qualunque cosa dimostri il rapporto, sono disposto a conviverci", diceva lo scorso 9 marzo, precisando però di non "sapere abbastanza" e suggerendo anche che potrebbe essere stato lo stesso Iran a colpire l’edificio scolastico. Due giorni dopo, il New York Times, citando “fonti informate”, scriveva che, sulla base di informazioni preliminari, stava però emergendo con maggiore chiarezza il coinvolgimento americano

 

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Amnesty: “I risultati delle indagini dovranno essere pubblici"

Amnesty International chiede ora alle autorità statunitensi di assicurare che “l’annunciata indagine sarà imparziale, indipendente e trasparente e dovrà approfondire le informazioni e le valutazioni fornite dall’intelligence, le decisioni sull’obiettivo da colpire e le precauzioni adottate così come stabilire se in questi passaggi sia stata usata l’intelligenza artificiale”. L’11 marzo, il comandante Brad Cooper, del Comando centrale Usa, ha infatti confermato che per processare grandi quantità di dati relativi alle operazioni in Iran vengono utilizzati sistemi di IA. Gli esiti dell’indagine, continua l’organizzazione, “dovranno essere resi pubblici e, qualora vi siano prove sufficienti, i responsabili dovranno essere sottoposti a processo per dare alle vittime e alle loro famiglie verità, giustizia e riparazione”.

Uno zainetto recuperato dalle macerie dopo l'attacco

Il divieto di colpire obiettivi civili nel diritto internazionale

Erika Guevara Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International, ricorda che “colpire obiettivi civili protetti, come una scuola, è strettamente vietato dal diritto internazionale”. Gli Stati Uniti, aggiunge, “avrebbero potuto e dovuto sapere che si trattava di un edificio scolastico”.

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"Un vergognoso fallimento dell'intelligence"

Dure le parole di Rosas contro Washington: “Se chi ha attaccato non è stato in grado di identificare il bersaglio come una scuola ed è ugualmente andato avanti, si è trattato di un vergognoso fallimento dell’intelligence”. Per evitare un “massacro” come quello di Minab, suggerisce, si sarebbero ad esempio potute prendere varie precauzioni, come portare avanti l’attacco di notte, quando la scuola sarebbe stata vuota, “o dare un preavviso effettivo ai civili che avrebbero potuto essere coinvolti nell’attacco”. 

Amnesty: “Solo gli Usa stanno usando missili Tomahawk in guerra”

Amnesty International spiega di aver esaminato video e immagini satellitari e di aver intervistato “tre fonti indipendenti che avevano informazioni dirette sulla situazione a Minab”. Tutto fa credere, come detto, che “con ogni probabilità” sia stato un missile Tomahawk di fabbricazione statunitense, un’arma di precisione dotata di un sistema di guida, ad abbattersi sulla scuola. Questo è forse l’indizio principale contro gli Stati Uniti, perché – spiega l’organizzazione – “nel conflitto in corso, i missili Tomahawk sono usati esclusivamente dalle forze Usa”.

La scuola di Minab distrutta dopo l'attacco
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Amnesty: "Iran ha strumentalizzato lutto delle famiglie"

Sotto altro profilo, Amnesty mette anche in luce come “all’indomani dell’attacco, le autorità iraniane hanno sfruttato la sofferenza delle famiglie delle vittime e quella dei sopravvissuti a scopo di propaganda”, costringendo alcune famiglie, come quelle di etnia baluci, “a partecipare a un unico funerale di Stato celebrato secondo modalità contrarie alle loro tradizioni”. Alcune bambine sopravvissute, nonostante le ferite e i traumi subiti, sarebbero state portate tra le macerie della scuola per essere intervistate. “Questi atti di coercizione, intimidazione e strumentalizzazione delle famiglie in lutto e delle bambine sopravvissute hanno causato grave sofferenza mentale e possono costituire una violazione del divieto assoluto di tortura e di altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti”, denuncia Amnesty.

 

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Alcuni zaini recuperati dai detriti della scuola a Minab
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