Introduzione
Oggi, mercoledì 3 giugno, nell’ambito della presentazione del pacchetto di primavera del Semestre Europeo, la Commissione Ue dovrebbe certificare l'apertura alla flessibilità sull’energia. In arrivo una mini-clausola da circa 7 miliardi con un tetto massimo da 13, delimitata da paletti e condizioni abbastanza rigide. Bruxelles quindi è pronta a rispondere con un parziale “sì” alla richiesta di Giorgia Meloni di estendere la deroga al Patto di stabilità per la difesa anche all'energia.
Quello che devi sapere
Il margine di flessibilità
Anche grazie all’ottimo rapporto tra Ursula von der Leyen e la premier italiana, Bruxelles ha deciso di ascoltare le richieste di Roma mantenendo però alcuni punti invalicabili come la contrarietà ai sussidi a pioggia. Dopo oltre due settimane di lavoro e di interlocuzioni discrete, la Commissione ha scelto di consentire all'Italia - e ai Paesi tra i 27 che lo vorranno - un margine di flessibilità per gli investimenti legati all'energia pari all'0,3% del Pil annuo per il triennio 2026-28 ma con un tetto massimo dello 0,6%. In termini assoluti e stando ai dati Istat per il 2025, per l'Italia lo 0,3% vale circa 6,8 miliardi con un tetto massimo di poco più di tredici.
Per approfondire: Ue verso apertura a Italia su flessibilità per l'energia nella clausola per la difesa
La clausola di salvaguardia
La distribuzione del margine non è tassativa (potrebbe essere per esempio, anche 0,2% quest'anno e poi 0,4%). Cioè che invece sarà obbligatorio è l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per la difesa, che vale l'1,5% del Pil annuo. Solo in questo perimetro si potrà inserire la flessibilità per gli investimenti sull'energia. Le deroghe per l'energia saranno attivate seguendo la stessa procedura della clausola per la difesa (“National Escape Clause”): gli Stati interessati dovranno presentare una richiesta formale, cui seguiranno una proposta della Commissione e l'approvazione del Consiglio Ue.
Per approfondire: Caro energia, ipotesi attivazione clausola di salvaguardia per l’Italia: come funziona
Non prevista risposta scritta a lettera Meloni
La cornice del Semestre europeo sarà la sede della replica alla lettera di Meloni e non ci sarà una riposta scritta e formale alla missiva della presidente del Consiglio.
Vedi anche: Meloni all'Ue: deroga al patto stabilità contro il caro energia
Gli interventi approvabili
Sulle destinazioni delle risorse l'esame della Commissione si preannuncia rigoroso. Nessun sussidio ma l'obiettivo è quello di rafforzare il percorso per l'indipendenza energetica dell'Ue, traguardo che non può prescindere dalle rinnovabili. Tra gli esempi di investimenti “approvabili”, ci sono gli incentivi all'acquisto di veicoli elettrici, batterie e pannelli solari, investimenti nelle reti elettriche e nei sistemi di accumulo, misure di efficienza energetica e l'ampliamento della capacità produttiva delle energie pulite.
Vedi anche: Ue verso flessibilità per investimenti su energia
Cosa succederà ora
La risposta della Commissione non esaurisce la trattativa. Ma è difficile che Palazzo Berlaymont si spinga più in là sul binario delle deroghe, fermo restando la flessibilità concessa già sui fondi di Coesione e con una possibile ulteriore modifica del Pnrr. Bruxelles ora si aspetta che l'Italia attivi la clausola per la difesa, che include anche quella dell'energia. In questo contesto, la Commissione attende una risposta dell'Italia sulla firma per l'attivazione dei prestiti da 14,9 miliardi disponibili dal fondo Safe.
Per approfondire: Spese per l’energia, prosegue trattativa con l’Ue. Chi guadagna con i prezzi alti
Quanti la attiveranno
A Bruxelles non ci si attende un ricorso diffuso come quello registrato per la clausola difesa, già chiesta da 18 Paesi e attivata per 17 Paesi (per la Spagna c'è già la raccomandazione della Commissione al Consiglio di attivarla). L'Italia viene considerata tra gli Stati maggiormente interessati, mentre altri Paesi, come Finlandia e Danimarca, sono ritenuti meno esposti agli shock energetici e più avanzati nella transizione. La Commissione non farà richiesta di attivazione coordinata ai Ventisette, come già fatto per la clausola sulla difesa, ma intende lasciare agli Stati la possibilità di ricorrere allo strumento in base alle rispettive esigenze.
Roma aspetta la proposta ufficiale Ue
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ieri sera ha detto: "Quando ci saranno i risultato dirò la mia. È un mese che stiamo lavorando e sento dire che non otterremo niente. È un percorso lungo e complicato, vediamo come va a finire”. In queste ore tra Palazzo Chigi e Mef vige dunque la massima cautela, pur riconoscendo il valore politico dell'apertura di Bruxelles. Ma si invita ad aspettare di leggere come sarà scritta la proposta. L’ufficializzazione della proposta della Commissione non è che un passaggio, cui seguiranno altri step fino all'Ecofin e poi al Consiglio europeo di giugno. In parallelo, sul fronte interno è atteso per domani in Cdm il nuovo decreto legge che dovrebbe archiviare il taglio orizzontale delle accise sui carburanti per virare su misure rivolte alle fasce più deboli attraverso dei voucher per sostenere le spese energetiche (non solo la benzina ma, probabilmente, anche le bollette). Sul piatto per il momento ci sarebbero circa 500 milioni.
Per approfondire: Crisi energetica e caro carburante, dopo taglio accise governo Meloni studia nuovi aiuti