Introduzione
Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) è un insieme di regole progettate per garantire che gli Stati membri dell’Ue “adottino finanze pubbliche sane e coordinino le loro politiche fiscali”, come si legge sul sito della stessa Commissione europea. La sua introduzione nel sistema risale al 1997, l’anno del Trattato di Amsterdam, e la sua entrata in vigore ufficiale coincide con l’arrivo dell’euro, a partire dal 1999, anche se negli anni è stato poi sottoposto a diverse modifiche.
In sintesi, il Patto si attua tramite politiche di vigilanza sui deficit e sui debiti pubblici dei Paesi dell’Unione. Il principale strumento correttivo è una procedura di infrazione specifica, cioè la procedura per deficit eccessivo, che scatta quando gli Stati non rispettano i parametri fissati. Ecco cosa prevede.
Quello che devi sapere
Patto di Stabilità, le regole su deficit e debito pubblico
Secondo le regole del Patto, le finanze degli Stati che hanno adottato l’euro si considerano in salute quando sono rispettati due requisiti principali:
- il deficit pubblico (quando un Paese spende più soldi di quanti ne incassa) non deve superare il 3% del Pil;
- il debito pubblico (i soldi che prima o poi un Paese dovrebbe restituire, perché ne ha spesi più di quanti ne ha incassati) deve sempre rimanere sotto al 60% del Pil.
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La sorveglianza dei conti pubblici
Ogni anno, l’Unione europea controlla che i conti pubblici degli Stati rispettino i limiti stabiliti. Se ne occupa la Commissione, che propone al Consiglio dell’Unione europea (in sede dell’Ecofin, cioè della riunione di tutti i ministri dell’Economia dei Paesi Ue) invia raccomandazioni o chiede correttivi interni quando vede il deficit o il debito avvicinarsi troppo o direttamente superare i parametri.
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La procedura per deficit eccessivo
Qualora i calcoli non tornino e la situazione sia grave, è possibile attivare la procedura per deficit eccessivo, che nonostante il nome si applica anche ai casi di debito eccessivo. Se parte la procedura, lo Stato coinvolto deve adottare politiche economiche che risistemino i conti, dal taglio della spesa pubblica all’aumento della tassazione per avere più entrate e meno uscite. Se non succede, scattano le sanzioni. In realtà è molto raro che succeda, perché si è sempre preferito negoziare o comunque lasciare spazi di manovra più ampi che quelli previsti sulla carta: a oggi è più che altro una leva politica e di pressione.
Le sanzioni
Se i parametri continuano a non essere in ordine, lo Stato per cui è in corso la procedura deve versare un deposito cauzionale, intorno allo 0,2% del proprio Pil, che si trasforma in un’ammenda vera e propria qualora andando avanti il Paese continua a non intervenire. Sanzione aggiuntiva e variabile è il versamento ulteriore di una cifra intorno a un decimo dello scostamento del disavanzo pubblico dalla soglia del 3%. Potrebbe poi esserci anche la sospensione dei fondi europei.
La riforma del 2024
L’ultima riforma del Patto di Stabilità e Crescita è entrata in vigore nel 2024. Di fatto ha ammorbidito un po’ le regole, permettendo piani di rientro più graduali per i Paesi ad alto debito.
La soglia anti-crisi
Per quanto riguarda il deficit, la riforma ha introdotto la soglia dell'anti-crisi dell'1,5% del Pil, concedendo però più flessibilità a Stati come Italia, Belgio, Grecia, Francia o Spagna, che hanno debiti elevati. In sintesi, i governi nazionali potranno concordare con Bruxelles un piano di rientro che va da 4 a 7 anni, in cambio della messa in campo di riforme per una maggiore crescita e per raggiungere conti sostenibili. I Paesi che sforano il 3% sono chiamati a una riduzione dello 0,5% annuo, con un periodo transitorio che arriva fino al 2027 e nel quale la percentuale potrà essere ridotta. In generale, la riduzione annuale del deficit dovrebbe essere dovrebbe essere dello 0,4% del Pil (per i piani di rientro di quattro anni), con possibilità di scendere allo 0,25% del Pil (per i piani di 7 anni).
Il taglio annuale del debito
Il taglio annuale del debito, per chi è sopra la soglia del 90% del Pil, resta dell'1% annuo. Gli Stati con un debito compreso tra il 60% e il 90% dovranno invece ridurlo dello 0,5%. Non viene più previsto che ogni Paese debba ridurre il debito ogni anno di un ventesimo dell’eccesso superiore al 60%.
La sospensione del Patto
Il Patto di Stabilità e Crescita può essere sospeso tramite la clausola di salvaguardia generale, in momenti di estrema difficoltà per congiunture internazionali che non dipendono dai singoli Stati: è successo per la pandemia da Covid-19.
Le spese per la Difesa
Dalla guerra in Ucraina in poi molto si è discusso su come computare le spese per la Difesa. Si è deciso di considerarle un "fattore rilevante" nel calco dei piani di rientro dal deficit. E attualmente 17 Stati Ue hanno attivato le deroghe al Patto proprio per aumentare le spese nella Difesa.
Per approfondire:
Difesa, quanto spende l’Unione Europea senza un esercito comune? I DATI