Crisi energetica e caro carburante, dopo taglio accise governo Meloni studia nuovi aiuti
EconomiaIntroduzione
Le tensioni in Medio Oriente hanno innescato una nuova crisi energetica, tra bollette in aumento, caro carburante e in generale prezzi in salita. Il governo di Giorgia Meloni, dopo il taglio delle accise per contrastare i rincari di diesel e benzina, pensa a degli aiuti più mirati per le fasce più deboli o più colpite. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi. Prima di decidere che strada prendere, comunque, il Consiglio dei ministri aspetterà le risposte ufficiali dell’Ue sui margini di bilancio: alcune anticipazioni stanno già arrivando. Ecco cosa sappiamo
Quello che devi sapere
Le risorse
Per contrastare gli effetti della crisi innescata dalla guerra in Medio Oriente, il governo Meloni sta studiando diverse ipotesi riguardo agli aiuti da mettere in campo. Il problema principale, come sempre, riguarda le coperture: la premier, da quanto trapela, ha chiesto ai suoi ministri di perseguire tutte le strade per cercare di reperire le risorse necessarie a fare fronte ai rincari dell'energia.
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Gli aiuti
Dopo il taglio generalizzato delle accise sui carburanti, che ha bloccato per tutti l’aumento del prezzo di benzina e diesel, l’ipotesi più accreditata è che i nuovi aiuti non riguarderanno tutta la popolazione ma saranno mirati verso le fasce più deboli o più colpite.
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Le ipotesi
Sul tavolo, comunque, ci sono più ipotesi e una decisione definitiva sui nuovi aiuti non sarebbe ancora stata presa. Quello che è certo, per ora, è che il 6 giugno scadrà la nuova proroga del taglio delle accise sui carburanti, una misura che è stata via via già ridotta ed è già costata due miliardi. L’orientamento del governo sarebbe quello di cambiare strategia: concentrare gli aiuti verso i più fragili e sul medio periodo, puntando a superare l'estate. Sul piatto ci potrebbero essere fino a 500 milioni, ma i calcoli sono ancora in corso. Ancora in corso anche le discussioni su quale potrebbe essere lo strumento più idoneo per aiutare le fasce più deboli: si era parlato di aiuti legati alla social card, ma stando alle ultime indiscrezioni questa ipotesi sarebbe stata scartata.
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Roma-Bruxelles
Intanto, si attendono le mosse dell’Europa. L’invito di Giorgia Meloni a reperire nuove risorse per aiutare i cittadini contro la crisi energetica, infatti, non è rivolto solo ai suoi ministri ma anche alla Commissione europea. "Non possiamo dire ai cittadini che ci sono soldi solo per la difesa. Bisogna rispondere anche a problemi come il caro energia, altrimenti non ci sarà nulla da difendere”, ha detto la premier nei giorni scorsi.
La richiesta di maggiore flessibilità
L’Italia, quindi, chiede all’Europa maggiore flessibilità, non solo sulle spese della difesa. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sta cercando di elaborare una proposta da sottoporre ai suoi interlocutori europei che possa portare a una apertura alla richiesta italiana. Tuttavia, in ambienti di governo trapela quanto il tema sia delicato e la partita complicata: si tratterebbe di rompere un argine su un tema delicato come l'energia che potrebbe creare affetti a catena con gli altri partner, è la riflessione che rimbalza tra gli esperti.
La posizione dei ministri
"Continuiamo a lavorare sulla flessibilità", ha comunque ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Le conseguenze del blocco di Hormuz le stiamo vedendo e rischiano di peggiorare giorno dopo giorno", ha sottolineato anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, spiegando che lui e Giorgetti stanno cercando "di coniugare" l'esigenza di adeguare "i nostri strumenti di difensivi con la necessità di fare fronte alla crisi energetica".
Gli investimenti sull’energia
L’esito del dialogo Roma-Bruxelles, in attesa anche della risposta di Ursula von der Leyen alla lettera della premier, rimane incerto. Da quanto trapela, l’Ue sarebbe intenzionata ad aprire sulle deroghe per l’energia ma con dei paletti: direbbe sì a una “certa” flessibilità sulle spese, ma solo riguardo agli investimenti e non per i sussidi. Questo sarebbe l’orientamento della Commissione europea, in attesa che domani arrivi la risposta ufficiale alla richiesta di misure contro il caro-carburanti avanzata dall'Italia.
L’orientamento della Commissione Ue
Domani, quindi, la Commissione Ue dovrebbe annunciare il suo orientamento: secondo fonti di Bruxelles, la flessibilità per gli investimenti nell'energia dovrebbe prevedere la possibilità di chiedere - all'interno della clausola di salvaguardia nazionale per la difesa dell'1,5% del Pil - deroghe fino allo 0,3% massimo all'anno per il triennio 2026-2028 e per un massimo cumulato dello 0,6%. Le fonti aggiungono che i nuovi investimenti, implementati dal febbraio 2026, dovranno essere mirati, temporanei e non aumentare la domanda di combustibili fossili. Inoltre, la Commissione Ue dovrebbe chiedere misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico europeo e accelerino la transizione dai fossili.
Gli incentivi
Da Bruxelles trapela che tra gli esempi di investimenti possibili, secondo la nuova flessibilità fiscale Ue per l'energia rispetto alle regole del Patto di stabilità, potrebbero figurare anche incentivi all'acquisto di veicoli elettrici, batterie e pannelli solari, investimenti nelle reti elettriche e nei sistemi di accumulo, misure di efficienza energetica e l'ampliamento della capacità produttiva delle energie pulite. L'obiettivo è quello di non sostenere consumi di petrolio e gas attraverso sussidi generalizzati, ma incentivare investimenti per ridurre in modo strutturale la dipendenza dell'Unione dai combustibili fossili. Non potranno invece essere conteggiati programmi o sussidi già esistenti: la flessibilità riguarderà solo nuove misure adottate dopo il febbraio 2026 con obblighi di rendicontazione dettagliati per evitare riclassificazioni di spese già previste. L'iter, comunque, richiederà diversi passaggi e l'operatività concreta è attesa solo dopo l’estate.
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