Detriti spaziali, incidenti sempre più frequenti: chi paga in caso di danni o di rimozione

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©IPA/Fotogramma

Introduzione

Ogni settimana rientra nell'atmosfera terrestre circa una tonnellata di rottami spaziali: satelliti dismessi, stadi di razzo esausti, frammenti di collisioni. La maggior parte brucia in volo o finisce in mare, ma i casi di oggetti che raggiungono il suolo (colpendo case, terreni agricoli, aree abitate) sono in aumento con la corsa alla commercializzazione dello spazio. A regolare le responsabilità c'è un impianto di trattati ONU degli anni Sessanta e Settanta, pensato per un'epoca in cui a lanciare erano solo poche potenze statali. Oggi quelle norme mostrano i limiti: individuano lo Stato di lancio come responsabile, ma non contemplano gli operatori privati, non definiscono chiaramente i "detriti" e non dicono nulla su chi debba finanziare la pulizia dell'orbita. Ecco cosa prevedono le regole e cosa succede a chi subisce un danno.

Quello che devi sapere

Una tonnellata a settimana: quanto cade sulla Terra

Il volume di materiale che rientra dall'orbita è in costante crescita. Secondo la NASA, negli ultimi cinquant'anni in media un oggetto catalogato al giorno è ricaduto sulla Terra, mentre l'Agenzia spaziale europea ha calcolato che nel solo 2024 sono rientrati nell'atmosfera 1.200 oggetti interi e milioni di frammenti. In orbita, intanto, viaggia circa un milione di frammenti più grandi di un centimetro, sufficienti a mettere fuori uso un veicolo spaziale. 

Dalla Florida al Kenya alla Polonia: gli episodi si moltiplicano

Gli episodi si moltiplicano. Nel marzo 2024 un frammento di una piattaforma di batterie da circa 2.600 chili, espulsa dalla Stazione spaziale internazionale, ha sfondato il tetto di un'abitazione in Florida, attraversando due piani e sfiorando un residente; la NASA ne ha confermato la provenienza. Ad agosto 2024 rottami spaziali sono piovuti su terreni agricoli nel Saskatchewan, in Canada; a dicembre un grande anello di separazione di un razzo è caduto in Kenya; a febbraio 2025 detriti di un razzo SpaceX si sono schiantati in Polonia. 

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Quanto è alto (e basso) il rischio per le persone

La probabilità che un singolo individuo venga colpito resta bassissima: gran parte dei detriti si disintegra nell'atmosfera o precipita su oceani e aree disabitate. Ma la crescita esponenziale dei lanci (e quindi degli oggetti in orbita) sposta progressivamente la statistica. Basti pensare che tra il 2014 e il 2021 il numero di satelliti approvati dalla Commissione federale delle comunicazioni statunitense (FCC) è passato da qualche centinaio a oltre 20.000. 

Le regole ONU: i trattati degli anni '60-'70

La cornice giuridica poggia su un gruppo di accordi negoziati in sede ONU nei primi decenni dell'era spaziale. Il testo fondativo è il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, che fissa princìpi come la libertà di esplorazione, il divieto di appropriazione e la responsabilità degli Stati per i danni causati dagli oggetti spaziali. A completarlo, la Convenzione sulla responsabilità del 1972 e quella sull'immatricolazione del 1975, che serve a identificare lo Stato di lancio di ciascun oggetto. 

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La Convenzione sulla responsabilità del 1972: cosa prevede

È il testo cardine per chi subisce un danno. Firmata il 29 marzo 1972, introduce un doppio regime. Se il danno avviene sulla superficie terrestre o a un aereo in volo, lo Stato di lancio ha una responsabilità assoluta: deve risarcire a prescindere dalla colpa. Il danneggiato, cioè, non deve dimostrare alcuna colpa e può rivolgersi direttamente allo Stato proprietario dell'oggetto. Se invece il danno si verifica nello spazio, tra due oggetti spaziali, si applica la responsabilità per colpa. 

L'unico precedente: il caso Cosmos 954

La Convenzione è stata invocata formalmente una sola volta. Il 23 gennaio 1978 il satellite sovietico Cosmos 954, dotato di reattore nucleare, rientrò in modo incontrollato contaminando un'area di 124.000 chilometri quadrati nel Nord-Ovest del Canada. Ottawa chiese oltre 6 milioni di dollari; Mosca oppose la forza maggiore, ma alla fine versò 3 milioni di dollari canadesi. L'accordo, siglato nel 1981, chiuse "in via piena e definitiva" ogni questione legata alla disintegrazione del satellite. 

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Perché quelle norme sono ormai superate

Il sistema mostra vistose lacune rispetto allo spazio di oggi. Le regole individuano come responsabile lo Stato di lancio, ma nascono in un'epoca in cui a operare erano quasi solo i governi. Il boom degli investimenti privati ha di fatto scalzato gli Stati dal ruolo di protagonisti, riportando al centro del dibattito la questione della regolamentazione. Resta inoltre irrisolto un nodo tecnico: il regime basato sulla colpa per i danni nello spazio è stato interpretato anche nel senso che lo Stato-vittima, operando in un ambiente pericoloso, si assuma una quota di rischio, il che ridimensionerebbe la responsabilità oggettiva pensata per tutti i detriti. 

E in Italia/UE? Cosa può fare un privato danneggiato

Qui emerge il limite pratico del sistema: la Convenzione del 1972 disciplina rapporti tra Stati, non tra privati. Il cittadino colpito non fa causa direttamente all'operatore o allo Stato estero, ma deve rivolgersi al proprio governo, che a sua volta può avanzare la richiesta di risarcimento sul piano internazionale. È un canale diplomatico, non un'azione civile ordinaria: nella pratica lento e incerto, come mostra proprio il precedente Cosmos 954, chiuso solo tre anni dopo l'incidente e con un rimborso pari alla metà del richiesto. In assenza di una via diretta, molto si gioca sulle coperture assicurative degli operatori.

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Un detrito colpisce l'auto o la casa: l'assicurazione paga?

Sul fronte privato, molto dipende dalla polizza. La RC auto obbligatoria non basta: copre solo i danni causati a terzi, non quelli alla propria vettura. Lo strumento più vicino è la garanzia accessoria "eventi atmosferici", la stessa che interviene per grandine, trombe d'aria e caduta di rami. Ma ogni compagnia elenca nel contratto gli eventi coperti, e le liste possono variare molto: un frammento in caduta dall'orbita non è un evento atmosferico in senso stretto, e non è scontato che rientri nella garanzia. Coperture più ampie come la kasko allargano il ventaglio, ma non equivalgono a una tutela totale, perché contano sempre le esclusioni di polizza. In ogni caso valgono franchigia, massimale e l'obbligo di denunciare il sinistro entro pochi giorni. 

Il nodo della rimozione: chi finanzia la pulizia dell'orbita

Oltre ai danni a terra, resta aperta la questione dei costi per ripulire l'orbita. Sono stati mappati oltre 34.000 frammenti più grandi di 10 centimetri, all'incirca le dimensioni di un pompelmo. Le tecnologie di rimozione esistono (dalla cattura con un altro veicolo al rallentamento e deorbitazione, fino alla missione ClearSpace-1, incaricata di catturare un frammento di razzo abbandonato in orbita nel 2013 e farlo rientrare in atmosfera. Ma manca chi paga. Non ci sono ancora impegni chiari da parte dei governi, e l'ipotesi più realistica è che la rimozione debba essere finanziata con fondi pubblici. 

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