Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, pugno duro di Teheran contro gli oppositori: così il regime reprime il dissenso

Mondo
©Ansa

Introduzione

La guerra contro l’Iran prosegue senza sosta. Il regime degli ayatollah resiste e continua a mostrare il pugno duro contro ogni forma di opposizione interna, nel timore che possa incendiare nuovamente le protesta di piazza. Più volte nelle ultime settimane, i Guardiani della Rivoluzione hanno messo in chiaro che il loro potere è rimasto immutato. E hanno minacciato i dissidenti: eventuali proteste di piazza aizzate dal nemico riceveranno "una risposta ancora più devastante di quella dell'8 gennaio”, quando la repressione dei pasdaran causò migliaia di morti.

Quello che devi sapere

Le retate contro sostenitori Pahlavi

Negli ultimi giorni, la polizia iraniana ha arrestato con l'accusa di spionaggio alcune decine di sostenitori di Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo Scià che dall'esilio in Usa continua offrirsi come guida per la transizione nel Paese. Secondo l'agenzia di stampa statale Fars, "stavano presumibilmente pianificando rivolte nel Paese”.

 

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Una manifestazione a sostegno di Reza Pahlavi

Le accuse

“Erano i leader e i principali istigatori delle rivolte di gennaio, responsabili degli attacchi contro le proprietà pubbliche e di creare il caos nel Paese", ha dichiarato la polizia. Altri 11 individui appartenenti a quella che viene definita la "fazione monarchica" sarebbero stati "neutralizzati" durante le operazioni, espressione che nei comunicati del regime spesso indica l'uccisione o la messa fuori combattimento di sospetti oppositori. Altre due persone sono state fermate con l'accusa di spionaggio per aver tentato di inviare al Mossad la posizione geografica di luoghi strategici, destinati a diventare bersaglio di Israele e Stati Uniti. Avrebbero anche scattato foto di aree vietate colpite durante la guerra in corso girandole ai media anti-iraniani, secondo le autorità.

 

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“Operazione per sicurezza nazionale”

L'operazione è stata presentata dal governo come un intervento necessario per garantire la sicurezza nazionale e prevenire attività considerate sovversive. La polizia sostiene che i fermati facevano parte di una rete organizzata che diffondeva propaganda monarchica e cercava di destabilizzare il Paese. In particolare, gli investigatori affermano che il gruppo sarebbe stato in contatto con organizzazioni all'estero e con esponenti dell'opposizione iraniana in esilio. Tra questi, i sostenitori di Reza Pahlavi.

 

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Come funziona la repressione contro i monarchici

La repressione dei movimenti monarchici non è una novità nella Repubblica islamica, ma negli ultimi anni il fenomeno ha attirato maggiore attenzione, soprattutto per il crescente interesse tra i giovani e tra gli iraniani che criticano l'attuale sistema politico. Alcuni gruppi sui social media e parte della diaspora iraniana promuovono apertamente il ritorno a una forma di monarchia costituzionale, vedendo nella figura di Reza Pahlavi un possibile simbolo di unità nazionale. La questione della monarchia però divide l'opposizione iraniana. Se alcuni la vedono come una possibile alternativa alla Repubblica teocratica, altri ritengono che il futuro dell’Iran debba passare attraverso un sistema completamente nuovo, di tipo repubblicano e democratico.

 

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Reza Pahlavi continua a proporsi

Intanto Reza Pahlavi, il figlio in esilio dell'ultimo Scià, ha ribadito di essere pronto a guidare il Paese "non appena la Repubblica Islamica cadrà" e che è al lavoro per selezionare persone residenti sia in Iran sia all'estero che faranno parte di un "sistema di transizione" sotto la sua guida. Per il regime iraniano il ricordo della monarchia non è soltanto un capitolo del passato, ma anche un simbolo che potrebbe alimentare l'opposizione interna e la mobilitazione della diaspora.

Perché non c’è stata la rivolta popolare

Usa e Israele, quando hanno iniziato l’attacco all’Iran, avevano messo in conto con i raid di scatenare una rivolta popolare contro il regime che l’avrebbe abbattuto dall’interno. Ma non è accaduto niente di simile. Gli oppositori sono sempre sotto minaccia di repressione e temono per la propria vita anche per i bombardamenti.

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Iran sotto controllo

Le reti Internet sono in tilt dal 28 febbraio. L’estrema difficoltà nelle comunicazioni impedisce qualsiasi tentativo di organizzare una rivolta di piazza per rovesciare il regime. I militari presidiano le strade e non è mai arrivato quell’aiuto promesso da Washington a chi volesse scendere in piazza per protestare. Inoltre molti iraniani sostengono che l’azione Usa-Israele (e non da una forza internazionale approvata dall’Onu) abbia di fatto impedito una sommossa: temono di apparire come filo-israeliani se dovessero partecipare a una rivolta.

Il regime tiene

Secondo le agenzie di intelligence americane, la leadership iraniana è ancora in gran parte intatta, si è ricompattata attorno al figlio dell'ayatollah e non rischia di crollare nell'immediato. Una "moltitudine" di rapporti di intelligence ha stabilito che il regime non è in pericolo di collasso e "mantiene il controllo del popolo iraniano".

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Il ruolo dei curdi

Gli 007 hanno anche messo in dubbio la capacità dei gruppi curdi di sostenere una battaglia contro i servizi di sicurezza iraniani non avendo né i numeri né la potenza di fuoco necessari. Trump contava in un intervento della minoranza che vive al confine con l’Iraq. Ma mancano armi e in tanti a Washington sono scettici nel fornire aiuti militari alle milizie irachene.

 

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