Introduzione
Oggi, 29 maggio, ricorre la Giornata Internazionale dei Peacekeeper delle Nazioni Unite. L'evento viene celebrato ogni anno, allo scopo di onorare l’impatto che i ‘caschi blu’ (così chiamati dal colore dell’elmetto che indossano tradizionalmente i militari impegnati in queste missioni) hanno nel mondo e omaggiare la loro dedizione, professionalità e coraggio nelle missioni che si trovano a compiere in tutto il globo. Inoltre la giornata funge anche da tributo al sacrificio di tutti coloro che hanno perso la vita servendo la causa della pace sotto le bandiere dell’Onu dalla sua istituzione, ormai più di 80 anni fa.
Quello che devi sapere
La storia dei ‘caschi blu’
La storia delle missioni di Peacekeeping delle Nazioni Unite, come ricordato dal sito dell’Onu dedicato, è iniziata nel 1948 quando il Consiglio di Sicurezza autorizzò il dispiegamento degli osservatori militari nel Medio Oriente. Lo scopo della missione era quello di monitorare l’andamento dell’armistizio siglato tra Israele e i vicini Paesi arabi dopo la guerra combattutasi nello stesso anno. Da allora e fino a oggi si sono svolte sotto l’egida dell’Onu oltre 70 missioni di Peacekeeping, che hanno visto impegnati sul campo centinaia di migliaia di soldati e personale di supporto provenienti da più di 120 Paesi. Dal 1948 a oggi sono più 4.400 i ‘caschi blu’ ad aver perso la vita servendo sotto le insegne dell’Onu.
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Il Peacekeeping oggi
Attualmente, spiega ancora l’Onu, sono più di 110mila i soldati, poliziotti e personale civile impiegato in un totale di 14 missioni di Peacekeeping. Si tratta di una riduzione sia nel numero del personale sia nel numero di missioni in corso, anche grazie all’espansione delle transazioni pacifiche e la ricostituzione di entità statali funzionanti in diverse aree del mondo. Tuttavia questo non indica che le sfide che le Nazioni Unite si trovano ad affrontare siano in diminuzione: infatti “la comparsa di nuovi conflitti si sta diffondendo al di là dei confini locali e regionali, segnalando che il bisogno di missioni sul campo rimarrà alto e il Peacekeeping continuerà a essere uno dei più complessi compiti svolti dall’Onu”.
Il futuro del Peacekeeping
In generale oggi le sfide geopolitiche affrontate dalle missioni di Peacekeeping e il loro scopo, anche dal punto di vista civile, rimangono molto ampie. L’Onu si aspetta che alcune competenze specifiche dei ‘caschi blu’, in particolare le attività di polizia, rimarranno molto richieste nei prossimi anni. Oggi le operazioni di Peacekeeping continuano con lo scopo di facilitare i processi politici, difendere i civili, accompagnare il disarmo e il reintegro di formazioni combattenti nella società, supportare lo svolgimento di regolari elezioni e proteggere i diritti umani e il rispetto della legge.
La Giornata internazionale del 2026
Il tema scelto dall’Onu per la Giornata internazionale del 2026 è “Invest in Peace”, investire nella pace. Le Nazioni Unite sottolineano che, sebbene le missioni di Peacekeeping rimangano uno strumento efficace per affrontare le sfide che si trovano di fronte, il loro successo dipende anche dal costante supporto politico e finanziario. E per questo quest’anno l’Onu sottolinea che “la pace non arriva per caso, richiede volontà politica, finanziamento costante e impegno collettivo. Investire nella pace salva vite, previene conflitti più ampi, e riduce di molto il prezzo in vite umane ed economico nel lungo periodo”.
Il Peacekeeping e l’Onu
Come detto, le missioni di Peacekeeping vengono svolte sotto l’egida dell’Onu. Le Nazioni Unite sono nate quando stava per concludersi la Seconda Guerra Mondiale nel 1945: mentre una parte significativa degli Stati a livello globale era in macerie dopo 6 anni di conflitti, si tenne a San Francisco in California la United Nations Conference on International Organization dal 25 aprile al 26 giugno di quell’anno. Nei due mesi successivi i rappresentati di 50 Paesi stilarono la Carta delle Nazioni Unite, che fu alla base della nascita dell’Onu. La nascita ufficiale dell’organizzazione fu il 24 ottobre 1945, quando i cinque Paesi vincitori della guerra - e membri permanenti del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto - siglarono la Carta: Cina, Francia, Unione Sovietica, Regno Unito e Stati Uniti. A loro si unirono anche molti Paesi che contribuirono a stilarla, e oggi i membri dell'Onu sono arrivati a essere 193.
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