Perché Trump ha deciso di attaccare adesso l’Iran e cosa può succedere ora

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Introduzione

L’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran è arrivato dopo settimane di crescente tensione tra Teheran e Washington. Nelle prime ore di sabato 28 febbraio le forze statunitensi e israeliane hanno iniziato a colpire obiettivi militari all’interno del Paese, con le forze armate iraniane che hanno replicato lanciando missili contro il territorio israeliano e le basi Usa in Medio Oriente. Ma perché l’attacco è arrivato adesso, e cosa può succedere ora?

Quello che devi sapere

Come si è arrivati alla decisione

La tensione tra Iran e Stati Uniti è tornata a essere alta - dopo la ‘guerra dei 12 giorni’ dello scorso giugno - a gennaio di quest’anno, quando a Teheran e in altre città sono scoppiate rivolte di piazza contro il regime degli ayatollah. Come sottolineato dal New York Times, la repressione governativa è stata brutale e ha causato migliaia di morti: da allora il presidente Trump ha minacciato l’Iran di intervenire e cercato di sfruttare le tensioni nel Paese per raggiungere un accordo diplomatico con l’Iran.

 

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Le trattativa per l’accordo sul nucleare

Sullo sfondo di queste tensioni c’è, ormai da tempo, il tema del programma nucleare iraniano. Già nello scorso giugno Washington si era mossa con l’operazione Midnight Hammer, prendendo di mira proprio i siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan. Gli attacchi secondo gli analisti hanno causato gravi danni alle infrastrutture e in generale al programma nucleare. Le scorte di uranio arricchito sarebbero però rimaste intatte, e proprio su di esse si erano concentrate le trattative - evidentemente fallite - negli ultimi giorni.


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Come si è arrivati alla decisione

Ma come si è arrivati alla decisione di attaccare? Secondo quanto ricostruito da CNN, Donald Trump avrebbe scelto la via militare dopo settimane di discussioni e dopo un tentativo dei suoi inviati di chiudere in fretta un accordo per spingere l’Iran ad abbandonare alcune sue linee rosse. In particolare il presidente degli Stati Uniti avrebbe preteso il totale smantellamento del programma nucleare, a cui Teheran si era sempre detto contrario. Anche se nelle ore immediatamente precedenti all’attacco, secondo il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi, gli ayatollah avrebbero accettato di smantellare le scorte di uranio arricchito.

L’arrivo della Gerald Ford nell’area

Parallelamente alle trattative, gli Stati Uniti nelle scorse settimane hanno anche radunato una ingente forza militare nell’area. Come riportato da Associated Press, il Paese ha raccolto in Medio Oriente la più grande flotta da anni, comprese due portaerei. Le portaerei e le forze armate sono state un tema discusso nelle ultime settimane: gli Usa avevano infatti allontanato il personale non essenziale da diverse basi in Medio Oriente, una mossa che testimoniava l’aumento della tensione. E soprattuto la Gerald Ford, che a gennaio era vicina al Venezuela, è stata spostata verso l’Iran insieme a tutto il suo gruppo d’attacco.

Dispiegamento forze Usa
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L’importanza delle portaerei

Al largo delle coste dell’Oman, a sud dell’Iran, è già da qualche tempo in azione un’altra portaerei americana con il relativo gruppo d’attacco: si tratta della USS Abraham Lincoln, che appartiene alla generazione precedente di portaerei. La USS Gerald Ford, fiore all’occhiello della marina statunitense, è invece arrivata al largo di Israele solamente poche ore fa. Michael O’Hanlon, analista presso il Brookings Institution, ha detto nei giorni scorsi che se Trump avesse voluto colpire solamente il programma nucleare avrebbe potuto semplicemente usare i bombardieri B-2, mentre la dimensione delle forze schierate sembrava far pensare a un attacco di più ampia scala. E in effetti poco dopo l’arrivo della Ford, è iniziata l’operazione bellica.

L’inizio delle operazioni

Solo poche ore prima dell’attacco Donald Trump aveva annunciato di non aver ancora deciso sull'Iran, ma si era detto "non contento di come negozia" il regime. E all’alba italiana - la notte negli Stati Uniti - ha annunciato: “Abbiamo iniziato un grande operazione in Iran. L'obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano”, ha spiegato il presidente Usa in un video pubblicato su Truth.

La mappa della situazione
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Perché Trump ha deciso di attaccare

Ma perché il presidente degli Stati Uniti ha deciso di attaccare adesso? Come spiegato dallo stesso Trump “abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alle ambizioni nucleari”. E dunque è arrivato l’attacco: "Distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l'Iran non abbia il nucleare. Il regime imparerà a breve che non bisogna sfidare la forza delle forze armate americane". Trump ha anche assicurato di aver preso tutte le misure per cercare di minimizzare i rischi per gli americani impegnati in questa "nobile missione". Il presidente ha comunque ammesso che potrebbero esserci delle vittime.

Cosa potrebbe succedere ora

Secondo il New York Times, che cita funzionari dell'amministrazione, l'attacco sarà più esteso rispetto ai raid di giungo contro gli impianti nucleari iraniani. Anche secondo la CNN gli Usa stanno pianificando attacchi per diversi giorni. Secondo gli analisti, però, un’operazione di questo tipo ha diversi potenziali rischi: come riportato ancora dal quotidiano newyorkese, un attacco di questa scala potrebbe trascinare gli Stati Uniti in un conflitto prolungato data la capacità di resistenza dell’Iran e dei suoi alleati. 

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Gli attacchi dell’Iran

Gli esperti dell’area infatti sottolineano come l’Iran sia dotato di una delle più vaste scorte di armamenti del Medio Oriente: tra questi rientrano missili e droni anti-navi (che potrebbero rappresentare una minaccia per le portaerei nell’aerea e per i loro gruppi d’attacco), e anche missili capaci di colpire Israele e basi militari nell’area, sebbene non sia chiaro quanti di questi missili abbia Teheran dopo la “guerra dei 12 giorni” combattuta a giugno. Un pericolo che sembra essersi già verificato: le Guardie Rivoluzionarie in Iran hanno infatti annunciato che l'Operazione "Truth Promise 4" è stata lanciata "in risposta all'aggressione americano-sionista contro il territorio iraniano". Secondo l'annuncio, il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein è stato attaccato con missili e droni, e anche le basi americane in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, "oltre ai centri militari e di sicurezza nel cuore di Israele”.

L'arsenale iraniano

Obiettivo cambio di regime?

In ogni caso, l’obiettivo dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti non sembra essere solo quello di annientare il programma nucleare dell’Iran. Come sottolineato dal Guardian, infatti, sia Israele sia Washington sembrano spingere verso un cambio di regime: “Ai membri delle Guardie Rivoluzionarie, delle forze armate e della polizia dico: deponete le armi e sarete trattati giustamente con l'immunità totale o affronterete una morte certa”, ha detto Trump. Poi si è rivolto "al grande e orgoglioso popolo iraniano: l'ora delle libertà è vicina”, esortandolo poi a "prendere il controllo del proprio governo" una volta completata l'azione militare. "Questa sarà probabilmente la vostra unica possibilità per generazioni. Per molti anni avete chiesto aiuto all'America, ma non l'avete ottenuto. Nessun presidente era disposto a fare quello che sono disposto a fare io stasera. Ora avete un presidente che vi dà ciò che volete, quindi vediamo come rispondete”.


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