Non solo “Ruggito del leone”, perché le operazioni militari israeliane hanno nomi biblici

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Introduzione

L’attacco preventivo sferrato da Stati Uniti e Israele all’Iran nella mattina del 28 febbraio è stato ribattezzato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “Ruggito del leone”: è solo l’ultimo di una serie di nomi di operazioni belliche ispirate alla Bibbia.

 

Secondo uno studio realizzato da Dalia Gavriely-Nuri, ricercatrice presso l’Università Bar-Ilan di Tel Aviv, tra il 1948 e il 2007 circa il 40% delle azioni militari condotte dallo Stato ebraico si basa sul campo semantico religioso. Un terzo si rifà ad espressioni della natura come “Alba” o “Prima pioggia” mentre una quota restante si richiama a termini bellici difensivi, da “Margine protettivo” a “Guardiano delle mura”. 

 

Per Gavriely-Nuri, si tratta di “denominazioni annientatrici” che mirano a normalizzare la guerra. Ecco quali nomi sono stati scelti nelle operazioni degli ultimi anni

Quello che devi sapere

Cosa significa il Ruggito del leone

La dicitura “Ruggito del leone” trae probabilmente fondamento dal Libro biblico del Profeta Amos. “Il leone ruggisce, chi non tremerà? Il Signore Dio ha parlato, chi può non profetizzare?”, si legge nel versetto 3:8 a testimonianza dell’inevitabilità della parola di Dio. Pur avendo come obiettivo la distruzione del vertice politico-militare di Teheran, il nome dell’attacco israeliano non va confuso con “Furia epica”, l’operazione militare congiunta condotta dagli Stati Uniti di Donald Trump.

 

Per approfondire: Perché Trump ha deciso di attaccare adesso l’Iran e cosa può succedere ora

Il richiamo biblico

Sin dalla proclamazione dello Stato, nel maggio 1948, le forze di difesa israeliane (Idf) hanno condotto decine di operazioni belliche, di attacco e di difesa, nell’area del Medio Oriente. Nel 1956, per esempio, scatta l’operazione “Kadesh” con l’invasione del Sinai. L’attacco trae ispirazione dall’antica località situata nella parte settentrionale della Penisola, più volte menzionata nel Pentateuco ebraico. Sempre di fonte biblica è il nome assegnato, nel settembre 1972, alla rappresaglia “Ira di Dio” scattata a seguito del massacro di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera.  

 

Per approfondire: Attacco Iran, Trump: “Nostro obiettivo è difendere americani da minacce regime”

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Dopo il 7 ottobre

La tendenza ad adoperare un linguaggio che fonde guerra, religione e natura per scopi propagandistici si acuisce dopo l’attacco di Hamas, denominato Al-Aqsa Flood, avvenuto il  7 ottobre 2023. Israele risponde con l’operazione “Spade di Ferro” (Mivtza Cherev HaBarzel), nome dal forte richiamo biblico che simboleggia la resilienza di un popolo in armi. Ciascuna missione condotta nei due anni di guerra a Gaza evoca in qualche misura la resistenza.

 

Per approfondire: Attacco a Iran, Netanyahu: "Grazie Trump, iraniani prendano in mano il loro destino"

Da “Inizio della Luce” a “Mano d’oro”

Dai nomi delle operazioni militari utilizzati tra il 2023 e il 2025 risulta chiara l’intenzione del governo israeliano di fare leva sul campo semantico della speranza nel buio del conflitto. Ne sono una prova le missioni chirurgiche condotte per la liberazione degli ostaggi come quella denominata “Inizio della luce”, che il 30 ottobre 2023 ha portato alla liberazione del soldato Ori Megidish dalla Striscia di Gaza. Nel febbraio 2024 è invece la volta di “Mano d’oro”, il raid su Rafah per liberare due civili israeliani rapiti da Hamas. 

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I “Campi estivi” in Cisgiordania

Da Gaza alla Cisgiordania: Israele assegna nomi dalla forte valenza simbolica per condurre operazioni militari contri i suoi nemici sparsi in Medio Oriente. Nell’estate del 2024 l’Idf lancia “Summer camps”, l’attacco più vasto condotto nei territori palestinesi del West Bank dalla fine della seconda intifada. Jenin, Nablus, Tulkram e Ramallah sono solo alcuni dei centri colpiti e, a dispetto del nome apparentemente innocuo, l’operazione causa arresti di massa e danni ingenti alle infrastrutture civili.

“Freccia di Bashan” in Siria

Nella Bibbia trovano ispirazione, come detto, i nomi di diverse operazioni condotte da Israele su gruppi terroristici attivi nei Paesi vicini. Il 27 novembre 2024, l’Idf scaglia l’offensiva “Freccia di Bashan” sulla Siria meridionale, nei giorni in cui a Damasco si consuma il collasso del regime di Bashar Al-Assad. L’operazione che porta all’occupazione di una zona cuscinetto nel sud-ovest del Paese si rifà al regno di Bashan e assume un significato nuovo: neutralizzare in quella stessa striscia di terrotiro la minaccia strategica rappresentata da Hezbollah.

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“Suoni della vigna” in Yemen

Tra i gruppi terroristici nel mirino di Israele ci sono anche gli Houthi, in Yemen, raggiunti il 26 dicembre 2024 dall’operazione “Suoni della vigna” che bersaglia l’aeroporto di Sanaa, il porto di Hodeidah e diverse centrali elettriche: la Vigna in questo caso è associabile alla comunità residente nello Stato ebraico da difendere contro i nemici esterni.

I “Carri di Gedeone” e il "Giorno del giudizio"

Il 18 maggio 2025, dopo la breve tregua, l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza trova nuovo impulso con l’operazione “Carri di Gedeone”. Il riferimento è al giudice della Tribù di Manasse che con un manipolo di 300 uomini riuscì, grazie all’intervento divino, a sconfiggere i Medianiti. “Madian fu umiliato davanti agli Israeliti e non alzò più il capo; la terra rimase tranquilla per quarant’anni, durante la vita di Gedeone”, recita il verso del Libro dei Giudici 8, 28. Il 9 settembre 2025, è la volta del “Giorno del giudizio” con il raid a Doha, in Qatar, dove si trovavano alcuni leader di Hamas impegnate nelle trattative per il cessate il fuoco.

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Come si chiamava l’operazione contro l’Iran del 2025

L’ultimo attacco ribattezzato “Ruggito del leone” si richiama, anche dal punto di vista semantico, a quello condotto sempre contro l’Iran durante la recente “guerra dei 12 giorni”. Tra il 13 e il 24 giugno 2025 l’Idf ha attaccato oltre cento obiettivi, inclusi siti nucleari e basi militari nell’operazione “Leone che si solleva”. Anche in questo caso, si tratta di una citazione biblica contenuta nel Libro dei Numeri: “Il popolo si leva come un giovane leone”, a simboleggiare potenza e determinazione contro il nemico forse più temuto.

Nomi biblici applicati anche alle tecnologie militari

Non solo le missioni: i nomi biblici hanno ispirato le principali tecnologie militari in dotazione allo Stato ebraico. È il caso, per esempio, della “Fionda di Davide”, sistema di difesa mobile progettato per intercettare missili a media e lunga gittata. “Samson”, la stazione d’arma telecomandata trae invece spunto da Sansone, il giudice ebreo menzionato nell'Antico Testamento famoso per la forza sovraumana concessa da Dio.

 

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