Ali Hosseini Khamenei, chi è l’ayatollah dell’Iran morto nell'attacco Israele-Usa
MondoIntroduzione
Il 28 febbraio 2026, dopo i raid condotti da Stati Uniti e Israele, con queste parole Trump ha confermato su Truth che la Guida Suprema dell'Iran è morta: "Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto. Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano ma per tutti i grandi americani e per le persone di molti Paesi nel mondo che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di teppisti assetata di sangue". L'ayatollah era alla guida del Paese da 36 anni.
Quello che devi sapere
Chi era Ali Hosseini Khamenei
Ali Hosseini Khamenei nasce a Mashhad il 19 aprile 1939. Al termine delle scuole elementari inizia gli studi religiosi e frequenta le lezioni dei grandi ayatollah Borujerdi e Khomeini. Da giovane viene descritto come anticonformista, suonatore di tar, fumatore di tabacco olandese e con i jeans sotto la veste religiosa. Negli anni della giovinezza ha anche scritto poesie, romanzi e saggi sulla lotta dei musulmani in India e sulla letteratura persiana dell’Indostan.
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L’arresto durante le rivolte islamiche
Coinvolto nelle rivolte islamiche del 1963, Khamenei è stato arrestato e in carcere ha conosciuto il giornalista di sinistra Hushang Azadi e il comunista Rahman Khatefi. Rilasciato dopo poco, ha ripreso la sua vita da insegnante nelle scuole religiose. Nel 1989 salverà centinaia di comunisti nelle carceri iraniane dall’esecuzione.
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La Rivoluzione Islamica e l’ascesa di Khamenei
Durante la Rivoluzione iraniana Khamenei è stato una figura chiave e intimo consigliere di Khomenei. È stato nominato membro del Consiglio della Rivoluzione e ha partecipato alla fondazione del Partito della Repubblica Islamica dirigendo i Guardiani della Rivoluzione. Dopo le dimissioni dell’ayatollah Ali Montazeri, nel 1979, Khamenei ha raggiunto gli apici del potere come guida delle preghiere del venerdì di Teheran.
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L’attentato nel 1981 e l’elezione a presidente
Nel giugno 1981 Khamenei è sfuggito a un attentato durante una conferenza stampa. Una bomba nascosta in un registratore è stata fatta esplodere accanto a lui ferendolo in modo permanente. L’evento lo ha reso, agli occhi dei suoi sostenitori, un “martire di vita”. Lo stesso anno è stato eletto presidente dell’Iran con il 97,09%, diventando il primo religioso a ricoprire la carica.
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Khamenei guida suprema dell’Iran
Alla morte di Khomeini nel 1989, Khamenei è stato eletto guida suprema dell’Iran. Il leader era considerato da molti il simbolo della classe dirigente conservatrice del Paese ed era conosciuto anche per la sua politica anti occidentale.
Le accuse di violazione dei diritti umani
Molti hanno accusato Khamenei di essere l'artefice dell'assassinio di più di 160 disertori in esilio all’estero, tra cui l’attivista Masih Alinejad, della pesante repressione dei manifestanti, dell'uccisione di decine di migliaia di membri del gruppo paramilitare MEK e di aver bersagliato scrittori e intellettuali dissidenti in Iran, tra le altre violazioni dei diritti umani. Khamenei si è sempre difeso affermando che i diritti umani sono un principio fondamentale alla base degli insegnamenti islamici.
Libertà di stampa, donne e omosessuali
Nel 2000, Khamenei è stato indicato dal Comitato per la protezione dei giornalisti come "uno dei primi dieci nemici della stampa e della libertà di espressione". Sono diversi i giornalisti arrestati per aver diffuso articoli critici contenenti accuse non dimostrate contro le politiche di Khamenei. Era anche un sostenitore della pratica islamica dell’hijab e ha più volte accusato l’Occidente di aver fatto perdere l’onore alle donne. Infine, sosteneva che l’omosessualità fosse un grave problema.
La politica di Khamenei
Khamenei si presentava come il custode dei valori della rivoluzione islamica del 1979: giustizia sociale, indipendenza nazionale e governo islamico. Ma il suo modello era autoritario e repressivo, finalizzato a garantire la sopravvivenza del regime e il mantenimento del potere personale.
Il dopo Khamenei
Fin dalla guerra dei 12 giorni dello scorso anno, gli attuali dirigenti di Teheran si aspettavano un nuovo attacco israelo-americano e, secondo diverse fonti interne al regime, il leader in persona avrebbe messo a punto un piano di emergenza per garantire la sopravvivenza del sistema anche nel caso in cui lui venisse assassinato o rapito. La dirigenza politico-militare iraniana, guidata da Khamenei, è riuscita a mantenere la catena di comando anche durante la guerra del 2025 quando, per motivi di sicurezza, la Guida fu isolata in un rifugio segreto e si dovette limitare al minimo l'uso di Internet e altri mezzi di comunicazione. Fonti all'interno del regime hanno detto al New York Times che l'ottantaseienne Khamenei aveva fatto tesoro di quella esperienza ed era andato oltre, lasciando le necessarie disposizioni da seguire anche in caso di una sua scomparsa. Dopo l'annuncio di Trump, l'ipotesi della sua uccisione è diventata una certezza.
I possibili successori
Secondo queste fonti, la sopravvivenza del regime potrebbe essere affidata in prima persona ad Ali Larijani. Quest'ultimo, nominato lo scorso agosto segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale, è una delle principali figure del conservatorismo pragmatico in Iran e appartiene ad una famiglia la cui storia è inestricabilmente legata a quella della Repubblica islamica. Le stesse fonti affermano che Larijani potrebbe essere affiancato da altre due importanti figure: il presidente del Parlamento Mohammad-Bagher Qalibaf e l'ex presidente della Repubblica Hassan Rouhani. La soluzione ipotizzata potrebbe riguardare solo una gestione di emergenza degli affari di Stato, in attesa dell'elezione di un nuovo Rahbar da parte dell'Assemblea degli Esperti, composta da 88 membri. Ma è degno di nota il fatto che tra i nomi fatti per assumere il potere in caso di impedimento di Khamenei non figuri il figlio Mojtaba, da anni indicato, soprattutto da ambienti dell'opposizione, come suo possibile successore.
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