Stretto di Hormuz, Pasdaran: "Chiuso dopo attacco all'Iran". Ecco perché è strategico

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Introduzione

Il riesplodere delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, con l’attacco sferrato da Washington e Israele contro Teheran, ha riportato sotto la luce dei riflettori lo stretto di Hormuz. Si tratta di un lembo di mare da dove passa circa il 30% del petrolio mondiale: si estende per 560 chilometri tra l’Iran e la punta nord-orientale dell’Oman, arrivando a una larghezza massima di 320 chilometri a dividere il Golfo Persico e quello dell’Oman. I Pasdaran sostengono che lo Stretto non sia più sicuro dopo gli attacchi di Usa e Israele ed è quindi stato chiuso al transito marittimo.

 

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno inviato messaggi radio alle navi avvertendole che non potevano entrare nello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dall'operazione Aspides, la missione navale dell'Ue nel Mar Rosso, in una dichiarazione all'AFP. Le navi hanno ricevuto trasmissioni radio ad alta frequenza che dicevano "nessuna nave è autorizzata a passare lo Stretto di Hormuz", ha spiegato il tenente colonnello Socrates Ravanos, specificando però che "l'Iran non ha confermato formalmente alcun ordine del genere". 

Quello che devi sapere

Perché lo Stretto di Hormuz è importante

In primo luogo, è necessario partire dai numeri: lo stretto di Hormuz è uno dei punti chiave della regione, sia perché costituisce il passaggio fra il Golfo dell’Oman e quello Persiano sui quali si affacciano molti Paesi, sia perché rappresenta il crocevia mondiale per petrolio e gas. Infatti il 30% del petrolio che gira via mare e il 20% delle spedizioni di GNL - il gas liquefatto che soprattutto dallo scoppio della guerra in Ucraina è diventato centrale - passano da lì. Ogni giorno, circa 20 milioni di barili attraversano lo stretto di Hormuz.
 

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stretto hormuz

I mercati asiatici

Oltre l'80% del petrolio e del gas che attraversano lo stretto è destinato ai mercati asiatici. Non a caso, oltre agli Stati Uniti, la Cina - primo beneficiario delle esportazioni energetiche iraniane - risulterebbe tra i Paesi più danneggiati da una chiusura prolungata. Anche per l'Iran Hormuz è però un passaggio fondamentale. Gli analisti hanno più volte definito un potenziale blocco dello stretto un suicidio per il Paese.

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Le precedenti minacce

Dal 1979 a oggi, in circa 20 occasioni Teheran ha minacciato di interrompere i transiti, a partire dagli anni della guerra contro l'Iraq (1980-88). I momenti di tensione si sono registrati con maggior frequenza a partire dalla crisi economica del 2008, con un picco registratosi tra il 2018 e il 2022. In quel periodo l'Iran non ha esitato a prendere di mira, direttamente e tramite i suoi alleati in Iraq e Yemen, interessi petroliferi occidentali negli Emirati e a largo delle coste di Abu Dhabi.

Le contromisure di Riad e Abu Dhabi

Proprio sulla scorta di queste continue minacce, da anni Riad e Abu Dhabi hanno in parte dirottato il traffico di greggio via terra passando per gli oleodotti che, nel caso saudita, tagliano il regno dal Golfo a est fino al Mar Rosso a ovest e, nel caso emiratino, aggirano Hormuz passando alle sue spalle verso l'Oceano Indiano. La capacità di transito alternativa rimane però limitata: circa 2,6 milioni di barili al giorno, secondo l'Eia.

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Trump: "Annienteremo la Marina dell’Iran"

I pericoli di una chiusura dello Stretto sembrano chiari anche all’amministrazione americana: in un video pubblicato su Truth prima dello stop, il presidente Donald Trump ha detto che "distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Annienteremo la loro Marina", assicurando anche che farà in modo che i gruppi armati filoiraniani della regione "non possano più destabilizzare la regione o il mondo e attaccare le nostre forze armate".

Cosa ha detto Donald Trump

Le parole di Trump e la minaccia di "annientare la Marina" iraniana sembrano essere un chiaro messaggio su cosa potrebbe accadere: gli Stati Uniti infatti non possono permettere che si arresti per un considerevole periodo di tempo circa un quinto del traffico mondiale di petrolio. Questo avrebbe infatti delle ricadute durissime sui mercati. Allo stesso tempo l’intervento del presidente degli Stati Uniti sembra essere un messaggio a Teheran: la chiusura dello Stretto è considerata un atto di guerra su larga scala e verrà trattato come tale.

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Cosa è successo durante l’ultima guerra

In ogni caso gli analisti finanziari sono preoccupati: sono in molti a ritenere la chiusura dello Stretto di Hormuz, "una misura estrema e uno scenario da incubo per i mercati globali". Sui mercati delle materie prime invece è attesa una nuova impennata dei prezzi del petrolio. Durante la "guerra dei 12 giorni" tra Israele e Iran a giugno 2025 il petrolio aveva registrato la maggiore impennata in oltre tre anni con il greggio Brent, il riferimento europeo, che aveva superato gli 80 dollari al barile. Tuttavia i guadagni sono rapidamente svaniti una volta che è diventato chiaro che le principali infrastrutture petrolifere regionali non erano state danneggiate. 

Quanto petrolio produce l’Iran

L'Iran produce oggi circa 3,3 milioni di barili di petrolio al giorno, in aumento rispetto ai meno di 2 milioni di barili al giorno del 2020, nonostante le continue sanzioni internazionali. Il Paese è diventato più abile nell'aggirare le restrizioni, indirizzando circa il 90% delle sue esportazioni verso la Cina. I maggiori giacimenti di petrolio sono Ahvaz e Marun e a West Karun, tutti nella provincia del Khuzestan. La principale raffineria iraniana, costruita ad Abadan nel 1912, può processare oltre 500mila barili al giorno. Altri impianti chiave includono le raffinerie di Bandar Abbas e Persian Gulf Star, che trattano greggio e condensato, un tipo di petrolio ultraleggero abbondante in Iran. La capitale, Teheran, ha una propria raffineria. Per le spedizioni iraniane all'estero, il terminal dell'isola di Kharg, nel Golfo Persico settentrionale, è il principale snodo logistico.

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Le mosse contro la chiusura dello Stretto

Dunque, tornando all’attacco di Stati Uniti e Israele e alla minaccia di Donald Trump, colpire la Marina e l’industria missilistica di Teheran significherebbe neutralizzare sia la capacità iraniana di bloccare il traffico commerciale, sia la rete di basi costiere lungo il Golfo Persico e l’infrastruttura industriale che produce missili balistici e antinave. Non sarebbe dunque solamente una rappresaglia militare, ma una vera e propria operazione volta a eliminare in modo strutturale lo strumento principale di pressione dell’Iran: la chiusura dello stretto di Hormuz.

 

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