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Europee & Brexit, un Referendum 2.0 con vincitore annunciato

5' di lettura

Sulla scheda troveranno i simboli dei partiti e i nomi dei candidati; con la pancia, e con il cuore, leggeranno - e voteranno - Leave o Remain. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo sono, nel Regno Unito, un referendum 2.0 sulla Brexit.

"Molta gente è estremamente arrabbiata con il mondo della politica, ha votato Leave e ora ha l'impressione che il suo voto non sia rispettato dal Parlamento": Rebecca Murphy, 34enne attivista del movimento per il Leave, ci spiega così per quale motivo il voto europeo - 3 anni dopo il voto del giugno 2016, e dopo 3 anni di negoziati con Bruxelles che lentamente, ma inesorabilmente, sono diventati stallo - sia visto come una evoluzione del referendum sulla Brexit.

Europee 2019, nel Regno Unito sono un Referendum 2.0

La incontriamo al Victoria Hotel, storico pub di Leeds, West Yorkshire. Come dire, Brexitlandia piena, con in più le contraddizioni della sinistra britannica perché roccaforte laburista. Qui nel 2014, ultima tornata elettorale europea, l'UKIP e il Labour erano testa a testa; ma sempre qui, nel 2016, ha vinto il Leave con il 57,7%. Terra di industrie che hanno chiuso e allo stesso tempo maggior centro finanziario del paese al di fuori di Londra; con un'altissima percentuale di occupazione giovanile, e il 30% dei minori a vivere in condizioni di povertà. Terra di contraddizioni e squilibri, con il cuore che batte a sinistra e la pancia che ha identificato in Bruxelles il motivo della "distrazione" di Downing Street; che "guarda troppo a sud, all'Europa, e troppo poco a nord, a noi" ci spiegano al Victoria Hotel in un giorno piovoso e freddo di maggio, durante la riunione di tutto il movimento per il Leave della regione.

Il Brexit Party di Nigel Farage è il vincitore annunciato

Obiettivo, organizzare quattro comizi del Brexit Party per il giorno dopo - perché questa è una campagna elettorale particolare, basata su rally, social media e interviste tv. Una strategia già vista all'opera negli Stati Uniti, e in grado di portare alla Casa Bianca Donald Trump. Una strategia replicata con molta attenzione dal padre e padrone del Brexit Party, Nigel Farage.

"Lui ha un seguito personale costruito in 10-20 anni, ed è molto rispettato nel movimento, è visto come un grande leader. Non ha creato il partito in modo convenzionale, con degli iscritti, ma con supporters: perché il partito è tutto costruito sulla sua persona, lui tiene tutto sotto controllo" ci spiega Peter Biggins, fondatore di "Leavers Of Leeds" e attivista anti-Europa sin dalla prima campagna, quella del 1975.

E che Farage piaccia non è in dubbio. "Costante" e "coerente": così ce lo descrivono i suoi sostenitori. Dove il resto del paese vede un "clown", definizione di David Cameron, che ha costruito la sua fortuna sulle bugie della campagna referendaria e su posizioni estreme su climate change e immigrazione per citarne solo alcune, con opachi interessi internazionali e ancora più opachi mezzi di finanziamento, gli attivisti del movimento per il Leave vedono un uomo che non ha mai cambiato idea.

Così il Brexit Party è senza dubbio la novità che fa tremare la politica britannica. Nato due mesi fa ha radici profonde e un programma semplice, uscire dall'Unione europea subito anche senza accordo. 1 elettore su 3 è pronto a votarlo.

Per i Leavers in gioco questa volta c'è la democrazia britannica

Ma in gioco non c'è - più e solo - il rapporto con l'Unione europea. Quello è il fumo; oggi l'arrosto, ci dicono  con forza, è la democrazia, la lotta contro l'establishment che non vuole rispettare la volontà del popolo.

"Che sia gente come Macron o come Cameron e Blair... tutti rappresentano le stesse élites che negli ultimi 20 o 30 anni si sono allontane dai loro stessi elettori" scandisce con forza Paul Thomas. Laburista da una vita, il prossimo 23 maggio - quando il Regno andrà alle urne per eleggere i suoi 73 rappresentanti al Parlamento di Strasburgo - voterà anche lui Brexit Party.

La Brexit è un dossier che non rispetta i confini della politica tradizionale, e fino a quando il dossier non sarà chiuso le scosse sulla politica britannica si faranno sentire sui partiti tradizionali. Lo crede con forza Chris Wade, brexiter della prima ora: "nessuno di questi politici avrà mai più la fiduzia degli elettori, alle elezioni generali i deputati perderanno il seggio e la gente voterà per qualcuno di cui si possa fidare". Così ora i sondaggi raccontano un possibile ingresso in forze del Brexit Party non solo a Strasburgo ma anche a Westminster.

Perché la formazione di Farage raccoglie voti figli di rabbia e frustrazione in una campagna che è la riscossa degli esclusi dal salotto buono della politica britannica, con più di un occhio strizzato ai gilet gialli francesi.

James Heartfield, candidato all'Europarlamento, quando gli chiedo se esista il rischio di violenze come quelle viste a Parigi avvisa: "Credo ci sia un vero pericolo.... se non prendi sul serio il tuo governo non prendi neanche le leggi sul serio. Se pensi che si può mentire senza che ci siano conseguenze, la gente smette di comportarsi in maniera civile e perde il controllo. Io credo sia una cosa pericolosa, non voglio questo pericolo, non voglio disordini".

Se anche si sentono traditi dalla politica di Londra, però, i britannici scelgono ancora, almeno per adesso, la politica per trovare giustizia.

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