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Election day 2018, quando e come si vota

Domenica 4 marzo gli elettori si recheranno alle urne per determinare la nuova composizione del Parlamento italiano e dare inizio alla prossima legislatura. In Lombardia e Lazio seggi aperti anche per eleggere i nuovi presidenti di Regione

Il prossimo 4 marzo in Italia sarà Election Day: i cittadini italiani sono chiamati al voto per le elezioni politiche che determineranno la nuova composizione della Camera e del Senato, mentre gli elettori di Lazio e Lombardia eleggeranno anche i nuovi presidenti di Regione e i consiglieri regionali.  In base agli ultimi dati del Ministero dell’Interno il voto interessa complessivamente oltre 51 milioni di italiani, di cui circa 24 milioni e 800 mila uomini e 26 milioni e 400 mila donne. In Lombardia, dove si terranno anche le regionali, gli elettori sono circa 7 milioni e 800 mila, di cui circa 4 milioni donne, mentre nel Lazio sono circa 4 milioni e 800mila, di cui 2,5 milioni donne.

 

Quando si vota

L’orario di apertura dei seggi per la giornata di voto non è ancora ufficiale, ma dovrebbe essere dalle 7 fino alle 23. Il ministero dell’Interno ha predisposto un sito web, Eligendo, per dare tutte le informazioni ai cittadini sulle modalità e le tempistiche della votazione. Gli elettori devono essere muniti di un documento di identità, oltre che della loro tessera elettorale che deve avere ancora spazi liberi per l’apposizione del timbro di voto. Per la Camera e per le regionali in Lazio e Lombardia possono votare i cittadini iscritti nelle liste elettorali che abbiano compiuto il 18esimo anno di età entro il giorno fissato per le elezioni, mentre per il Senato è necessario aver compiuto 25 anni. La prima convocazione dei due rami del Parlamento è prevista per il 23 marzo.

 

Come si vota alle Politiche

Al seggio saranno consegnate all’elettore due schede, una per la Camera ed una per il Senato (quest’ultima in caso l’elettore abbia compiuto 25 anni). I modelli delle due schede saranno identici: recheranno il nome del candidato nel collegio uninominale e, per il collegio plurinominale, il contrassegno di ciascuna lista o coalizione di liste ad esso collegate. I contrassegni delle liste hanno riportati a fianco i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale. Il voto si esprime tracciando una “x” sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale. Il voto così espresso vale ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale e a favore della lista nel collegio plurinominale. Se il segno viene tracciato solo sul nome del candidato nel collegio uninominale, il voto è comunque valido anche per la lista collegata. In presenza di più liste collegate in coalizione, il voto è ripartito tra le liste della coalizione, in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna lista in tutte le sezioni del collegio uninominale. Non è ammesso il voto disgiunto: non si può votare un candidato uninominale e un partito non collegato a quel nome.

 

La nuova legge elettorale

Per la prima volta i componenti del Parlamento saranno eletti con la nuova legge elettorale, il Rosatellum-bis, che ha introdotto un sistema misto, proporzionale e maggioritario.      Due terzi dei seggi tra Camera e Senato saranno assegnati con metodo maggioritario in collegi uninominali: come accade col modello anglosassone del “first past the post”, sarà eletto chi prenderà anche solo una preferenza più degli avversari. Sul sito del Ministero dell’Interno è possibile consultare la suddivisione dei seggi nelle circoscrizioni elettorali per la Camera e per il Senato, stabilita in base alla popolazione residente in ciascuna circoscrizione.  Il restante terzo dei seggi sarà assegnato con il metodo proporzionale in collegi plurinominali dalla dimensione ridotta. Ogni partito o coalizione presenterà un listino bloccato di candidati, e in base ai voti ricevuti verrà ripartito il numero di eletti. A questi seggi si aggiungeranno quelli assegnati dalla circoscrizione estero. La ripartizione dei seggi per la Camera è la seguente: 232 assegnati dai collegi uninominali con il maggioritario, 386 dai collegi plurinominali con il proporzionale e 12 dalla circoscrizione estero. In Senato invece 116 seggi saranno assegnati con il maggioritario, 194 con il proporzionale, e 6 dalla circoscrizione estero. La nuova legge elettorale non prevede premi di maggioranza. Sono invece previste delle soglie di sbarramento: per entrare in Parlamento i partiti dovranno ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale. Se i partiti si presentano alleati in una coalizione, quest’ultima dovrà raggiungere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale. Infine, sono consentite le pluricandidature, cioè sarà possibile presentarsi in diversi collegi, ma solo nella quota proporzionale.

 

Regionali Lombardia, come si vota

Nelle elezioni regionali in Lombardia, il governatore uscente Roberto Maroni ha rinunciato alla ricandidatura: al suo posto il centrodestra schiererà il leghista Attilio Fontana, ex sindaco di Varese, mentre a sinistra è fallita l’alleanza tra Pd e Liberi e Uguali. Il Partito democratico candiderà il renziano Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, mentre per LeU dovrebbe essere Onorio Rosati, consigliere regionale uscente di Mdp.  Per il Movimento 5 Stelle il candidato governatore Dario Violi, scelto alle “regionarie”.

Saranno circa 7,8 milioni gli elettori lombardi chiamati alle urne per scegliere, a turno unico, il nuovo presidente di Regione e formare il nuovo Consiglio Regionale, composto da 80 consiglieri compreso il nuovo governatore eletto. I restanti 79 consiglieri saranno eletti con metodo proporzionale sulla base di liste circoscrizionali - ogni circoscrizione corrisponde a una provincia - collegate a un candidato presente. Si vota su un’unica scheda: gli elettori dispongono di un voto per il candidato presidente e di un voto per una lista provinciale. È possibile barrare solo il nome del candidato presidente, solo la lista (in questo caso il voto va automaticamente al candidato presidente a essa collegato) o entrambi. È ammesso il voto disgiunto: si può cioè votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle altre liste a lui non collegate. L’elettore può esprimere fino a due voti di preferenza tra i candidati della lista votata. Nel caso vengano espresse due preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso.  Infine, è previsto un premio di maggioranza nel Consiglio regionale per le liste collegate al presidente eletto: almeno 44 seggi (cioè il 55% dei seggi del Consiglio regionale) se il presidente ha ottenuto meno del 40% dei voti validi. Mentre almeno 48 seggi (cioè il 60% dei seggi consiliari) è il premio previsto se il presidente ha ottenuto il 40% o più dei voti validi.

 

Regionali Lazio, come si vota

Per quanto riguarda le regionali in Lazio, giochi già fatti per le candidature del Movimento 5 Stelle, che presenterà la deputata Roberta Lombardi uscita vincitrice dal voto online, e del centrosinistra, che sostiene unito la ricandidatura al governatore uscente e sostenuto dal Pd Nicola Zingaretti, dopo che Liberi e Uguali ha annunciato di voler convergere sul suo nome. Ancora niente di deciso per il centrodestra: in lizza c'è il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, ma Forza Italia potrebbe preferire il proprio esponente Maurizio Gasparri. Pirozzi potrebbe quindi presentarsi con una lista civica.

In Lazio i cittadini eleggeranno il nuovo governatore e 50 consiglieri regionali (più il presidente eletto). L’elezione si svolge a turno unico con un sistema a predominanza proporzionale: l’80% dei seggi (40) è assegnato con metodo proporzionale, mentre il restante 20% (10) è un premio di maggioranza attribuito direttamente alle liste circoscrizionali che sostengono il presidente. Con le ultime modifiche alla legge elettorale, infatti, è stato abolito il "listino bloccato" e sono state inserite le preferenze di genere. Come in Lombardia, all’elettore è data la possibilità di barrare sulla scheda solo il nome del candidato presidente, solo la lista (in questo caso il voto va automaticamente al candidato presidente a essa collegato) o entrambi. È possibile esprimere un voto disgiunto tra il voto al candidato presidente e ad una lista di schieramento differente, così come è ammessa la doppia preferenza di genere. Il voto si svolge in cinque circoscrizioni regionali (Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo e Città metropolitana di Roma), che vedranno assegnarsi i seggi in proporzione alla popolazione risultata residente all’ultimo censimento generale.