comunali italia 2018

Brescia (203 sezioni su 203)
Emilio Delbono
53.86%
Emilio Delbono
CSX
Paola Vilardi
38.10%
Paola Vilardi
CDX
Guido Ghidini
5.45%
Guido Ghidini
M5S
Treviso (77 sezioni su 77)
Mario Conte
54.49%
Mario Conte
CDX
Giovanni Manildo
37.63%
Giovanni Manildo
CSX
Domenico Losappio
4.25%
Domenico Losappio
M5S
Messina (254 sezioni su 254)
Placido Bramanti
28.22%
Placido Bramanti
CDX
Cateno De Luca
19.84%
Cateno De Luca
LISTA CIVICA
Antonio Saitta
18.27%
Antonio Saitta
CSX
Siena (50 sezioni su 50)
Bruno Valentini
27.40%
Bruno Valentini
CSX
Luigi De Mossi
24.23%
Luigi De Mossi
CDX
Pierluigi Piccini
21.27%
Pierluigi Piccini
LISTA CIVICA
Vicenza (112 sezioni su 112)
Francesco Rucco
50.63%
Francesco Rucco
CDX
Otello Dalla Rosa
45.86%
Otello Dalla Rosa
CSX
Filippo Albertin
1.08%
Filippo Albertin
LISTA CIVICA
Catania (336 sezioni su 336)
Salvatore Domenico Antonio Pogliese
52.29%
Salvatore Domenico Antonio Pogliese
CDX
Vincenzo Bianco
26.41%
Vincenzo Bianco
LISTA CIVICA
Giovanni Grasso
15.91%
Giovanni Grasso
M5S
Scopri i risultati

Elezioni Comunali 2018 in Italia

Elezioni amministrative 10 giugno 2018: tutto quello che c’è da sapere

Il 10 giugno sono 760 i comuni italiani in cui si vota per l'elezione dei sindaci e dei consigli comunali. A pochi giorni dalla formazione del governo Conte, si tratta del primo grande test elettorale dalle politiche dello scorso 4 marzo: sono chiamati alle urne i cittadini dei Comuni di 17 regioni. A questi si aggiungono due consigli circoscrizionali del comune di Roma. Quasi 6,8 milioni i votanti, per i quali vengono allestite 7.995 sezioni elettorali. Il turno di ballottaggio si svolge domenica 24 giugno. I seggi sono aperti dalle 7 alle 23 e lo spoglio inizia subito dopo la chiusura delle urne.

Dove si vota

Le regioni interessate dalle elezioni amministrative di giugno sono: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Fra i 761 Comuni chiamati al voto ci sono 20 capoluoghi di provincia: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Ancona, Teramo, Terni, Viterbo, Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani.

Come si vota

Per poter esercitare il proprio diritto di voto bisogna essere maggiorenni e recarsi nella sezione elettorale del Comune di residenza nella quale si è iscritti come elettori. Bisogna presentare la propria carta d’identità o un altro documento d’identificazione munito di fotografia e rilasciato dalla pubblica amministrazione, unitamente alla tessera elettorale. Nel caso di smarrimento, deterioramento o furto della tessera elettorale, o se si fossero esauriti i 18 spazi per la certificazione del voto, bisogna chiederne un duplicato presso l’ufficio elettorale del comune di residenza, che resterà aperto (oltre agli orari usuali) dalle 9 alle 18 nei due giorni antecedenti la data della consultazione e dalle ore 7 alle ore 23 nel giorno della votazione. Non è possibile accedere in cabina di voto armati o con il telefono cellulare, che deve essere consegnato ai componenti del seggio.

Comuni più di 15 mila abitanti

Nei Comuni con più di 15 mila abitanti (più di 3mila in provincia di Trento) si vota con un sistema maggioritario a doppio turno: se al primo turno nessuno dei candidati ottiene la maggioranza assoluta pari 50% + 1 dei voti, si procede al ballottaggio tra i due più votati nella seconda domenica successiva (24 giugno). Sono 109 i Comuni con questa caratteristica e fra questi i capoluoghi di provincia prima elencati. Sono interessati dalla consultazione elettorale anche due consigli circoscrizionali, il III e l'VIII Municipio di Roma Capitale, nei quali voteranno complessivamente 290.934 elettori. Ci sono tre modalità di espressione di voto: tracciando un segno solo sul candidato sindaco (in questo caso il voto viene attribuito solo a lui); tracciando un segno solo su una delle liste collegate al candidato sindaco o anche sia sul candidato sindaco che su una delle liste collegate al medesimo candidato sindaco (in entrambi i casi il voto viene attribuito sia al candidato sindaco che alla lista di candidati consiglieri); con voto disgiunto.

Voto disgiunto per i Comuni con più di 15mila abitanti

Nei Comuni con più di 15mila abitanti l’elettore può esprimere un voto disgiunto, tracciando un segno sul candidato sindaco e un altro segno su una lista a lui non collegata. Il voto viene attribuito sia al candidato che alla lista non collegata. Il voto disgiunto non può essere esercitato nei Comuni con una popolazione inferiore ai 15mila abitanti.

Comuni con meno di 15 mila abitanti

Nei Comuni pari o con meno di 15mila abitanti si vota con un sistema maggioritario a turno unico. Sono 652 i Comuni con queste caratteristiche. Si vota tracciando un segno solo sul candidato sindaco, solo sulla lista collegata al candidato sindaco o anche sia sul candidato sindaco che sulla lista collegata al medesimo candidato sindaco: in ogni caso il voto viene attribuito sia alla lista di candidati consiglieri che al candidato sindaco. È eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

Le preferenze

Le preferenze si esprimono scrivendo negli appositi spazi il cognome (oppure nome e cognome in caso di omonimia) dei candidati consiglieri comunali della lista votata. Nei comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti si può esprimere una sola preferenza. Nei comuni con popolazione superiore a 5mila abitanti è possibile esprimere la cosiddetta “doppia preferenza di genere”: una candidata donna e un candidato uomo (o viceversa), pena l’annullamento della seconda preferenza.

Le sfide principali

Le amministrative del 10 giugno si configurano come il primo test elettorale dopo la formazione del governo Conte, nato dall’accordo fra Lega e Movimento 5 stelle: i risultati di queste elezioni saranno una sorta di cartina tornasole per i partiti, e particolarmente attesi sono i risultati di Brescia e Catania. Il comune lombardo è attualmente guidato da Emilio Del Bono, del centrosinistra, che si ricandida sfidando Paola Vilardi del centrodestra e Guido Ghidini del M5s più altri cinque outsider. Nella città etnea il sindaco uscente e nuovamente candidato è Enzo Bianco del Pd, contro di lui concorrono Salvo Pogliese per il centrodestra, Giovanni Grasso del M5s, Emilio Abramo e Riccardo Pellegrino appoggiati da liste locali. Per entrambe le città il sindaco uscente è del centrosinistra ma nelle recenti elezioni (sia quelle del 4 marzo, sia le Regionali dello scorso novembre) in Sicilia e in Lombardia si è verificato un dominio di centrodestra e M5s. Movimento che però non corre in tutte le città maggiori: non ci sarà a Siena e a Vicenza, due capoluoghi di provincia per i quali la direzione nazionale del Movimento non ha acconsentito all’utilizzo del simbolo.

Le curiosità sul voto

In Sicilia sono chiamati alle urne circa 1 milione e 643 mila elettori per un totale di 137 comuni tra i quali si distinguono 5 capoluoghi di provincia. Attenzione alta a Trapani, dove alle amministrative 2017 non si raggiunse il quorum dei votanti al ballottaggio: Piero Savona (Pd), l’unico candidato rimasto dopo il ritiro dell’avversario di centrodestra, non venne eletto. Per i capoluoghi di provincia siciliani la legge regionale prevede il raggiungimento di due quorum al ballottaggio: quello della partecipazione (che deve essere pari o superiore al 50% degli aventi diritto) e quello del candidato che deve ricevere almeno il 25% dei consensi. Non si vota invece nel comune siciliano di San Biagio Platani, per il quale non sono state presentate liste. Niente urne per lo stesso motivo anche per il comune di San Luca in Calabria (dove non si elegge un sindaco dal 2013, quando fu sciolto per infiltrazioni mafiose) e in Sardegna per i comuni di Austis, Magomadas, Sarule, Putifigari e Ortueri. Nell’isola sono dunque 38 le amministrazioni comunali da rinnovare. Nessun candidato sindaco anche nel comune di Rodero in provincia di Como, in Lombardia.