Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, Houthi-Arabia Saudita: ancora battaglia di droni. Onu condanna

©Ansa

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato l’aumento degli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, comprese le quelli "irresponsabili" contro l’aeroporto internazionale di Riad, ribadendo il "diritto intrinseco" delle autorità saudite a difendersi. Ma intanto prosegue la battaglia di droni, abbattuti sia nell Yemen che in Arabia Saudita

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato l’aumento degli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, comprese le quelli "irresponsabili" contro l’aeroporto internazionale di Riad, ribadendo il "diritto intrinseco" delle autorità saudite a difendersi. Ma intanto prosegue la battaglia di droni, abbattuti sia nell Yemen che in Arabia Saudita.

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Iran, Pasdaran: 'Petroliera da 2 mln barili contro mina a Hormuz' LIVE

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Rincari, dai prezzi dei carburanti a energia: impatto della guerra in Iran sugli italiani

Nel corso degli ultimi mesi, dopo l’inizio della guerra all’Iran e il dilagare del conflitto in Medioriente, gli italiani hanno dovuto fare i conti con i rincari in molti settori. Anche l’autunno non lascia ben sperare, con impatti diversi in base a vari fattori. A fare i conti ci hanno pensato Codacons, Cna e Cgia.

Da carburanti a energia, l’impatto della guerra in Iran sugli italiani

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Pezeshkian: "Pronti al dialogo, sanzioni disumane"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha negato che Teheran stia cercando di dotarsi di armi nucleari, si è dichiarato pronto al dialogo e ha condannato le sanzioni statunitensi. Parlando con il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze, Pezeshkian ha anche auspicato legami più stretti con la Georgia, a poche settimane dall'interruzione dei collegamenti aerei tra i due Paesi da parte di Tbilisi a seguito delle sanzioni statunitensi contro le compagnie aeree iraniane. L'incontro è avvenuto a margine di un vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità a Erevan, in Armenia. ''L'Iran non sta cercando di dotarsi di armi nucleari e consideriamo la propaganda malevola contro il nostro Paese come menzogne", ha dichiarato Pezeshkian, secondo un comunicato del suo ufficio. ''Siamo sempre stati pronti al dialogo. Pensano di poterci costringere alla resa, ma non ci piegheremo alla coercizione'', aggiunge, definendo le sanzioni statunitensi contro Teheran ''ingiustificabili e disumane''.

L’aggressione di Hamas a Israele, l'attacco a Gaza, il piano Usa: cos’è successo in 3 anni

Il 7 ottobre del 2023 i terroristi di Hamas sono penetrati nel Sud di Israele, attaccando i giovani israeliani riuniti per un rave party e i kibbutz vicini al confine con la Striscia di Gaza, uccidendo famiglie e sequestrando persone. Le vittime del massacro, in totale, sono state circa 1.300. Israele ha risposto lanciando l’operazione "Spade di Ferro" con massicci bombardamenti su Gaza, a cui poi è seguita un'offensiva di terra che ha portato all’invasione della Striscia. Si contano quasi 80mila morti. Nel corso dei mesi, il conflitto si è allargato in tutto il Medio Oriente. La Casa Bianca, nel settembre 2025, ha pubblicato una strategia di pace in 20 punti. L’entrata in vigore del cessate il fuoco non ha però bloccato del tutto le ostilità nell’ultimo anno, con diversi raid israeliani che hanno colpito Gaza in questi mesi. I lavori del Consiglio di Pace voluto da Trump non hanno ancora raggiunto gli obiettivi del disarmo di Hamas e del ritiro delle truppe di Israele dalla Striscia.

Israele-Hamas, dalla guerra al piano di pace: cos’è successo in 3 anni

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Gaza oggi, un cumulo di macerie a tre anni dal 7 ottobre

E ora vediamo qual è la situazione di Gaza a tre anni dal 7 ottobre. Un quadro di devastazione assoluta con la quasi totalità degli edifici distrutti e un numero di vittime che cresce nonostante il cessate il fuoco. Un prezzo pesantissimo, pagato soprattutto dalla popolazione

Gaza oggi, un cumulo di macerie a tre anni dal 7 ottobre

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Yemen, raid Houthi su centro comando saudita Aden: sulla pista c'era aereo civile

I miliziani yemeniti Houthi hanno rivendicato il lancio di missili balistici verso l'aeroporto internazionale di Aden, nel sud del Paese, spiegando di aver preso di mira un centro di comando saudita. Il ministro dell'Informazione del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale ha spiegato che due missili sono atterrati a 100 metri dal centro della pista, a 500 metri da un aereo. Un volo della Yemen Airways si stava preparando al decollo per il Cairo quando c'è stato il raid ed è stato sventato un "orribile disastro".

Due missili cadono ad Aden, Houthi rivendicano raid contro centro comando saudita

Due missili sono caduti vicino all'aeroporto di Aden, città sotto il controllo delle forze governative nello Yemen. Lo ha annunciato la polizia locale. Dal canto loro, i ribelli Houthi, che combattono sia contro il governo riconosciuto a livello internazionale sia contro i suoi alleati sauditi, hanno rivendicato l'attacco, dichiarando di aver preso di mira un centro di comando saudita. I due missili sono caduti in un'area vicino all'aeroporto della capitale provvisoria del governo sostenuto dall'Arabia Saudita. Un giornalista dell'Afp ha riferito di aver udito due forti esplosioni provenire dalle vicinanze dello scalo aeroportuale. 

7 ottobre 2023, cosa accadde il giorno dell'attacco di Hamas a Israele

Quella del 7 ottobre 2023 è una data impressa nella storia di Israele. Quella mattina di 3 anni fa, iniziava l'operazione "Alluvione Al-Aqsa", a lungo pianificata in segreto dal gruppo di Hamas. Il Sud di Israele, alle prime luci dell'alba, veniva preso alla sprovvista: mentre dalla vicina Striscia di Gaza iniziava il lancio di razzi verso lo Stato ebraico, i terroristi entravano via terra in Israele, a piedi, con velivoli artigianali o motociclette, compiendo massacri nei kibbutz, assaltando anche un festival musicale, e uccidendo e rapendo chi trovavano lungo la loro strada. Ad oggi si stima che le vittime siano state oltre 1.200. Quegli eventi hanno avuto - e ancora oggi hanno - un impatto enorme su Israele e su tutto il resto del Medio Oriente.

7 ottobre 2023, giorno dell'attacco di Hamas a Israele: cosa accadde

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Yemen, due missili colpiscono vicino all'aeroporto di Aden

Due missili sono caduti vicino all'aeroporto della citta' yemenita di Aden, sotto il controllo delle forze governative. Lo riferisce la polizia.

Netanyahu chiede indagine su soldati che hanno preso parte a Naza

Il primo ministro israeliano ha chiesto di perseguire i militari che hanno partecipato al documentario per gravi reati in materia di sicurezza delle informazioni, diffamazione e per aver leso gli interessi politici e di sicurezza di Israele

Netanyahu chiede indagine su soldati che hanno preso parte a Naza

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Teheran, condannata a morte una ragazza per un post sui social: la denuncia delle Ong

Najmeh Amini, studentessa detenuta nel carcere di Vakilabad a Mashhad, ha ricevuto anche una condanna a oltre 12 anni di reclusione per accuse legate alla sicurezza nazionale e alla propaganda contro il regime. Arrestata durante le proteste di gennaio, la giovane ha lanciato un appello alla comunità internazionale da una registrazione audio diffusa dal carcere

Iran, condannata a morte per un post sui social: la denuncia delle Ong

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Yemen, tv: esplosioni ad Aden, aeroporto sotto attacco di missili Houthi

Si sono registrate esplosioni ad Aden, nel sud dello Yemen. Lo ha riferito la televisione saudita Al-Arabiya. Sotto attacco ci sarebbe l'aeroporto internazionale di Aden che, secondo altri media locali, sarebbe stato attaccato da tre missili lanciati dagli Houthi.

Moab, cos'è la "madre di tutte le bombe" che Trump potrebbe usare nella guerra in Iran

Secondo quanto riferisce la Cnn, l'esercito americano sta predisponendo nuovi piani d'attacco in Iran che prevedono il potenziale impiego della Gbu-43/b Massive Ordnance Air Blast Bomb (Moab), meglio nota come la "madre di tutte le bombe". L'utilizzo, indirizzato su infrastrutture energetiche e siti militari, dipende dal possibile ordine del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per la ripresa delle operazioni militari prima o dopo le elezioni di metà mandato, fissate per il 3 novembre prossimo.

Moab, la “madre di tutte le bombe” che Trump potrebbe usare in Iran

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L'Iran smentisce le accuse saudite di un suo coinvolgimento nei raid degli Houthi

Il ministero degli Esteri iraniano ha respinto l'accusa dell'Arabia Saudita, secondo cui Teheran sarebbe stata coinvolta negli attacchi degli Houthi contro il regno, e ha offerto di fare da mediatore tra le due parti. "La Repubblica Islamica dell'Iran respinge qualsiasi affermazione che attribuisca a Teheran un ruolo nelle operazioni yemenite (degli Houthi)", ha dichiarato in un comunicato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ribadendo la disponibilità di Teheran a fungere da ponte tra gli Houthi e Riad. 

Pezeshkian: "Pronti al dialogo, sanzioni disumane"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha negato che Teheran stia cercando di dotarsi di armi nucleari, si è dichiarato pronto al dialogo e ha condannato le sanzioni statunitensi. Parlando con il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze, Pezeshkian ha anche auspicato legami più stretti con la Georgia, a poche settimane dall'interruzione dei collegamenti aerei tra i due Paesi da parte di Tbilisi a seguito delle sanzioni statunitensi contro le compagnie aeree iraniane. L'incontro è avvenuto a margine di un vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità a Erevan, in Armenia.

''L'Iran non sta cercando di dotarsi di armi nucleari e consideriamo la propaganda malevola contro il nostro Paese come menzogne", ha dichiarato Pezeshkian, secondo un comunicato del suo ufficio. ''Siamo sempre stati pronti al dialogo. Pensano di poterci costringere alla resa, ma non ci piegheremo alla coercizione'', aggiunge, definendo le sanzioni statunitensi contro Teheran ''ingiustificabili e disumane''.

Il capo della diplomazia francese andrà in Libano, Unifil al centro

Il capo della diplomazia francese Jean-Noël Barrot e la ministra delegata alle Forze armate Alice Rufo si recheranno in Libano sabato e domenica per discutere le "modalità della presenza internazionale" nel Paese al termine del mandato della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), secondo quanto riferito da fonti concordanti. L'obiettivo è "prepararsi alla scadenza rappresentata dal ritiro programmato dell'Unifil, previsto per il 31 dicembre, ed evitare un vuoto di sicurezza che riteniamo estremamente pericoloso", oltre a sostenere l'attuazione dell'accordo quadro libanese-statunitense-israeliano concluso a giugno, ha spiegato il Ministero degli Affari Esteri francese. Il testo prevede il dispiegamento dell'esercito libanese sull'intero territorio nazionale, in vista del disarmo di Hezbollah e del ritiro di Israele dal sud del Paese. "È indispensabile sostenere questo processo. Ciò comporta il mantenimento di una presenza internazionale per accompagnare e supportare le forze armate libanesi e le forze di sicurezza interna; si tratta, dunque, di definire le modalità di tale presenza internazionale a partire dal 1 gennaio 2027", ha dichiarato il Quai d'Orsay. A giugno, Francia e Italia hanno annunciato l'intenzione di creare una "coalizione" multinazionale al termine del mandato dell'Unifil, al fine di rafforzare la "sovranità" in Libano. L'Unione europea ha annunciato lunedì l'imminente avvio di una missione di addestramento e formazione per l'esercito libanese. La visita di Barrot e Rufo giunge a un mese di distanza da una conferenza tenutasi a Parigi sul tema, alla quale hanno partecipato il comandante dell'esercito libanese Joseph Aoun, il re di Giordania Abdullah II, i capi di stato maggiore di Francia, Regno Unito, Italia, Giordania e Libano, oltre ad alti funzionari statunitensi e sauditi. Nel corso della sua visita, il capo della diplomazia francese intende inoltre ribadire il sostegno di Parigi all' "adozione di riforme economiche assolutamente indispensabili. Il percorso è stato avviato e deve giungere a compimento", secondo quanto dichiarato dal Quai d'Orsay. Barrot intende altresì affrontare il tema della "risposta all'emergenza umanitaria, in un contesto in cui oltre 1,2 milioni di libanesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni" in seguito ai bombardamenti israeliani avvenuti in primavera. Dal 2024 sono stati stanziati circa 139 milioni di euro, corrispondenti a quasi 100 tonnellate di aiuti medici e materiali di prima necessità. 

L'Iran smentisce ambizioni nucleari, Pezeshkian: "Pronti al dialogo"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha smentito che Teheran punti a dotarsi di armi nucleari, ha espresso disponibilità al dialogo e ha condannato le sanzioni statunitensi. Lo ha dichiarato durante un colloquio con il primo ministro della Georgia, a margine di un vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità, tenutosi a Erevan, capitale dell'Armenia. "L'Iran non persegue l'acquisizione di armi nucleari; consideriamo la propaganda malevola contro il nostro Paese come una menzogna", ha dichiarato Pezeshkian, secondo quanto riportato in un comunicato del suo ufficio. "Siamo sempre stati pronti al dialogo. Pensano di poterci costringere alla resa, ma non ci piegheremo alla coercizione", ha aggiunto, definendo le sanzioni statunitensi contro Teheran "ingiustificabili e disumane". 

Netanyahu: 'Israele condanna violenza a reporter ma fatti poco chiari'

"I fatti relativi allo scontro avvenuto vicino ad Abu Falah, durante il quale la fotoreporter del Washington Post Heidi Levin sarebbe stata aggredita, sono ancora poco chiari e sono oggetto di indagine. Israele condanna inequivocabilmente la violenza contro qualsiasi persona. Tuttavia, rimangono importanti interrogativi". Lo scrive l'ufficio del premier Benyamin Netanyahu su X. "Secondo quanto riportato, circa 200 arabi e attivisti di estrema sinistra si sono scontrati con circa 40 giovani israeliani. I filmati mostrano persone mascherate da entrambe le parti che lanciano oggetti, insieme a segnalazioni di fuochi d'artificio sparati contro giovani ebrei. In altri filmati, sembra che Levin sia stata spinta a terra e subito dopo la stessa persona, la cui identità è sconosciuta, l'abbia aiutata a rialzarsi. L'indagine deve accertare i fatti, compreso chi ha iniziato la violenza". 

Mo: 2 anni fa morte Sinwar, Israele diffonde video e testi inediti, Netanyahu attacca Eisenkot

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno diffuso video e documenti inediti a due anni dalla morte del leader di Hamas, Yahya Sinwar, ritenuto la mente del 7 ottobre. ''Due anni fa abbiamo eliminato Sinwar. Se avessi dato ascolto a Eisenkot, oggi sarebbe ancora vivo'', ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu attaccando il suo sfidante numero uno nelle prossime elezioni parlamentari del 27 ottobre. Nei filmati diffusi dalle Idf si vedono i militari mentre compiono l'assassinio di Sinwar, con carri armati che fanno fuoco contro la struttura in cui il leader di Hamas si era rifugiato e droni che effettuano perquisizioni all'interno della struttura la mattina successiva.

Le Idf hanno anche diffuso documenti scritti da Sinwar in cui chiedeva agli uomini delle Forza Nukhba di Hamas di diffondere le loro azioni al maggior numero possibile di organi di stampa, al fine di terrorizzare Israele. "Le azioni vanno documentate e le immagini diffuse il più rapidamente possibile", si legge nello scritto di Sinwar. Tra le situazioni da diffondere, "calpestare la testa dei soldati delle Idf, sparare a bruciapelo, massacrare persone con i coltelli, far esplodere carri armati delle Idf, prigionieri inginocchiati con le mani sulla testa", esorta Sinwar. "Dobbiamo pianificare in anticipo gli eventi che produrranno immagini orribili", ha scritto in un altro documento, citando ad esempio "diverse autobombe in fiamme, esplosioni all'interno di un edificio causando una terribile distruzione. Scene strazianti. Un incendio immenso. Cinque o dieci immagini del genere faranno sprofondare il loro cuore", di Israele.

Coalizione anti-Houthi, intercettati missili e droni su Riad e altre aree

La coalizione a guida saudita che combatte i ribelli Houthi in Yemen ha dichiarato venerdì di aver intercettato missili e droni sopra Riad e in altre aree del regno. "Abbiamo intercettato e distrutto tre droni nella zona meridionale e a Riad" e "due missili da crociera sul Mar Rosso", ha scritto su X il portavoce della coalizione, Turki al-Maliki. "Nelle ultime ore abbiamo intercettato e distrutto un missile balistico sopra Yanbu" (città sulla costa occidentale dell'Arabia Saudita), ha aggiunto.

Yemen, Riad: 'intercettati droni e missili su Mar Rosso e A. Saudita'

La coalizione a guida saudita rende noto che nelle ultime ore sono stati intercettati droni e missili sulla capitale saudita Riad e su altre regioni della monarchia del Golfo nel mezzo dell'escalation tra l'Arabia Saudita e gli Houthi del vicino Yemen. Il portavoce Turki al-Malki ha riferito via X che sono stati intercettati tre droni nel sud e nella regione di Riad e che sono stati intercettati e distrutti due missili da crociera sul Mar Rosso. Ne è stato intercettato anche un altro in direzione di Yanbu.

Idf, 'ucciso a Gaza mercoledì un comandante di Hamas che aveva assalito la base Re'im'

Il portavoce dell'Idf comunica che mercoledì l'esercito ha effettuato un raid nel sud della Striscia di Gaza uccidendo Maher Walid Omar al-Husseini, comandante di una cellula Nukhba di Hamas, che si era infiltrato nella base di Re'im durante il massacro del 7 ottobre 2023 e che era coinvolto nella riorganizzazione delle capacità militari di Hamas.

Amb.Usa: 's'indaghi su attacco a reporter W.Post, sicurezza americani è priorità per Trump'

"L'amministrazione Trump non ha priorità più alta della sicurezza dei cittadini americani. Siamo in costante dialogo con i nostri partner per migliorare la stabilità e la sicurezza in Cisgiordania. Condanniamo la violenza criminale perpetrata da qualsiasi parte in Cisgiordania e chiediamo indagini, arresti e condanne dei responsabili". Così, con una nota, l'ambasciata di Washington a Gerusalemme ha commentato l'attacco, condotto oggi da un gruppo di coloni, contro la giornalista americana del Washington Post Heidi Levine in Cisgiordania, vicino a Ramallah. Un portavoce della sede diplomatica Usa ha quindi confermato che l'Amministrazione Trump è ''a conoscenza dell'accaduto''.

Idf indagano su aggressione coloni a giornalista W.Post e agricoltori palestinesi

Le Forze di difesa israeliane (Idf) e la polizia hanno aperto un'inchiesta sull'aggressione, da parte di circa 80 coloni, di agricoltori palestinesi che raccoglievano olive e della giornalista americana del Washington Post Heidi Levine nel villaggio di Abu Falah a nord di Ramallah, in Cisgiordania. L'esercito afferma che truppe e agenti della polizia di frontiera sono stati inviati nella zona dopo essere stati avvertiti di un "violento scontro" in atto. Le forze israeliane sono giunte sul posto e "hanno agito per disperdere lo scontro utilizzando mezzi antisommossa", afferma l'esercito in una nota, aggiungendo che "lo scontro è stato disperso". Le Forze di Difesa Israeliane hanno precisato che "tutte le circostanze relative all'incidente saranno prese in esame".

Giornalista W.Post: aggredita brutalmente e presa a calci, "Senza elmetto non sarei qui"

Scaraventata a terra, presa a calci più volte e derubata delle macchine fotografiche e del telefono. Così è stata aggredita dai coloni la giornalista americana del Washington Post Heidi Levine, 63 anni, che indossava un giubbotto con la scritta 'Press' ben visibile davanti e dietro. ''Sono stata brutalmente aggredita, buttata a terra. Continuavano a prendermi a calci, tipo una cinquantina di volte. Per fortuna avevo il giubbotto protettivo e l'elmetto. Altrimenti probabilmente non sarei qui", ha detto Levine dal letto dell'ospedale dove è stata trasferita e dove le sono state riscontrate ''ferite e diverse fatture'', come ha scritto su 'X' il medico e deputato palestinese Mustafa Barghouti. L'aggressione è avvenuta nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah.

''Dopo circa dieci minuti mi hanno fatta alzare con la forza e poi scaraventata a terra, e di nuovo mi hanno preso a calci'', ha proseguito la giornalista americana raccontando l'aggressione da parte di ''uomini mascherati'' e spiegando di averne visti ''una cinquantina venire giù dalla collina'', mentre stava seguendo per il suo giornale la raccolta delle olive in Cisgiordania. Dichiarando di essere stata derubata delle sue attrezzature, Levine ha detto di essere stata ''portata via dai miei colleghi palestinesi e il servizio medico mi ha fatto salire su un'ambulanza''. Quindi un pensiero al figlio. ''Mio figlio Michael mi ha sempre detto che la sua più grande paura era quella che sua madre venisse uccisa dai coloni. Ne abbiamo parlato proprio ieri'', ha raccontato. ''Non so quale genitore possa aver cresciuto mostri come loro'', ha detto riferendosi ai suoi aggressori.

Matt Murray, direttore esecutivo del Washington Post, ha chiesto un'indagine sull'aggressione. "Questa mattina la fotografa del Washington Post Heidi Levine è stata aggredita da coloni israeliani mentre svolgeva il suo lavoro in Cisgiordania", ha dichiarato Murray. "Indossava dei segni distintivi ben visibili che la identificavano chiaramente come giornalista. Pur essendo sollevati dal fatto che Heidi abbia ricevuto assistenza medica e sia al sicuro, siamo indignati per questo attacco ingiustificato contro una giornalista che stava svolgendo il suo lavoro e sollecitiamo un'indagine approfondita e un seguito concreto da parte delle autorità".

I testimoni hanno descritto un attacco coordinato di massa in cui decine di uomini vestiti di nero sono scesi da un insediamento in cima a una collina vicino al villaggio di Abu Falah, a nord-est di Ramallah, dove alcune famiglie palestinesi stavano raccogliendo le olive. Un video dell'incidente ha confermato le testimonianze. L'attacco è avvenuto 10 giorni dopo che alcuni coloni avevano picchiato il fotografo dell'Agence France-Presse, Jaafar Ashtiyeh, con i calci dei fucili nel villaggio di Aqraba, nella Cisgiordania settentrionale.

Yemen, forze governative, respinti due attacchi Houthi a Taiz

Le forze governative yemenite hanno respinto due attacchi degli Houthi sui fronti di Dhahih e Hisn Kahlan, in direzione di Taiz, assediata dagli insorti filoiraniani. Lo riportano i media legati al governo yemenita riconosciuto dalla comunita' internazionale, secondo i quali gli Houthi avrebbero riportato "pesanti perdite". Sono in corso da stamane combattimenti sul fronte di Jabal al-Dahhih, nel Sud Ovest del Paese diviso dalla guerra civile.

Seggi elettorali israeliani all'estero chiudono con affluenza dell'86,7%

I seggi elettorali presso le 99 missioni diplomatiche israeliane all'estero hanno chiuso i battenti registrando un'affluenza alle urne dell'86,7%. Un totale di 4.218 elettori ha espresso il proprio voto oggi, su 4.863 aventi diritto al voto residenti fuori da Israele. Nelle elezioni di quattro anni fa per la 25ma Knesset, l'affluenza degli elettori residenti all'estero si era attestata al 69,6%. Lo riferiscono i media israeliani.

Netanyahu risponde a Obama: 'la Giudea è la terra ancestrale degli ebrei'

In risposta a una dichiarazione rilasciata all'inizio di questa settimana dall'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, secondo cui Israele "ha sottratto terre a un popolo" al momento della sua fondazione,  Benjamin Netanyahu ha pubblicato su X un video in cui ribatte che "il diritto del popolo ebraico al proprio Stato nella loro terra ancestrale non è negoziabile". "Il popolo ebraico non è un occupante straniero nella terra dei nostri antenati", afferma Netanyahu, "la nostra storia non è un'impresa coloniale. La nostra terra non è una terra rubata". "Questa è la nostra patria", dice, "si chiama Giudea. È da lì che provengono gli ebrei. Siamo legati a essa da migliaia di anni». Due giorni fa in Irlanda del Nord, Obama ha affermato che gli israeliani "hanno sottratto terre alla popolazione in modo eccessivo. E quelle persone, comprensibilmente, hanno detto: 'Questa è un'ingiustizia e rivoglio la mia terra'". 

Metsola riunisce i presidenti dei parlamenti del Golfo, 'partenariato duraturo'

La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha accolto i Presidenti delle assemblee parlamentari dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo; entrambe le parti si sono impegnate a rafforzare i legami strategici e a intensificare la cooperazione parlamentare. Metsola ha presieduto una conferenza che ha riunito i Presidenti dei Consigli della Shura, dei Consigli dei rappresentanti, dei Consigli nazionali e delle Assemblee nazionali degli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg). In apertura della conferenza, la Presidente ha espresso la propria "solidarietà e condanna per gli orribili attacchi criminali" contro l'aeroporto di Riad. Facendo riferimento alla perdurante guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e ai continui e violenti attacchi da parte dell'Iran e dei suoi delegati in Medio Oriente, ha sottolineato il ruolo cruciale della diplomazia parlamentare nel mantenere il dialogo e nell'affrontare le sfide comuni in materia di sicurezza. La conferenza, tenutasi per la prima volta presso il Parlamento europeo a Bruxelles, ha visto anche gli interventi di apertura di Ahmed bin Salman Al Musallam, Presidente del Consiglio dei rappresentanti del Regno del Bahrein - in qualità di detentore della presidenza del Ccg - e di Jasem Mohamed Albudaiwi, Segretario generale del Ccg. La Presidente Metsola era accompagnata dai deputati al Parlamento europeo Reinhold Lopatka, Abir Al-Sahlani, Hana Jalloul Muro e Adam Bielan. Le discussioni si sono concentrate sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, sulla sicurezza energetica, sulle implicazioni più ampie dell'aggressione russa, sui contatti tra le popolazioni e su priorità condivise, quali il libero scambio e la connettività. L'incontro si è concluso con l'adozione di una dichiarazione congiunta, che riafferma l'impegno di entrambe le parti a rafforzare i legami strategici e ad approfondire la cooperazione parlamentare.

Idf condanna l'aggressione dei coloni estremisti in Cisgiordania

In un post su X, l'Idf ha condannato l'aggressione dei coloni estremisti in Cisgiordania in cui è stata ferita anche una fotoreporter americana del Washington Post. "L'Idf condanna fermamente l'accaduto e considera con estrema gravità qualsiasi manifestazione di violenza. I tentativi di provocare scontri tra le diverse popolazioni compromettono la sicurezza della zona. Gli atti di violenza e le aggressioni contro persone innocenti costituiscono un fenomeno grave e intollerabile, che richiede una soluzione coordinata tra più organizzazioni. L'Idf agirà in collaborazione con gli organismi competenti per porre fine a tale fenomeno", si legge nel post. L'esercito israeliano afferma che i militari e della Guardia di frontiera sono intervenuti nell'area adiacente al villaggio di Khirbet Abu Falah, in seguito a una segnalazione di violenti scontri. Sul posto erano presenti giornalisti stranieri e, durante gli scontri, una reporter è rimasta ferita. Tutti i dettagli dell'accaduto saranno oggetto di indagine. "Le forze di sicurezza sono intervenute per disperdere gli scontri utilizzando mezzi antisommossa. In un altro punto in cui si verificavano gli scontri, i militari hanno sparato in aria e successivamente hanno aperto il fuoco contro un sospetto che correva verso di loro con un oggetto affilato. Gli scontri sono stati dispersi". L'Idf aggiunge che le forze di polizia e gli investigatori della scientifica entreranno nell'area, sotto la protezione dell'esercito e inizieranno a raccogliere reperti e prove, oltre a raccogliere testimonianze.

Gaza, Unicef: oltre 340 bambini uccisi da annuncio tregua

Oltre 340 bambini sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dall'annuncio del cessate il fuoco, poco piu' di un anno fa, mentre circa 800mila restano sfollati e la maggior parte vive in tende o edifici bombardati. Lo ha denunciato l'Unicef, presentando un nuovo rapporto sull'impatto della guerra sui minori. Nelle ultime due settimane due bambine e cinque bambini sono stati uccisi da colpi d'arma da fuoco o attacchi aerei israeliani, in particolare con droni, in diverse zone della Striscia, ha riferito il portavoce Ricardo Pires. Altri 33 minori sono rimasti gravemente feriti e altri due bambini sono morti per lesioni riportate in precedenza.

Iran: in fiamme petroliera, "attraversava zona proibita Hormuz"

Una petroliera e' in fiamme nello Stretto di Hormuz dopo aver tentato di attraversare una zona ristretta alla navigazione dall'Iran. Lo riferisce la Marina Militare di Teheran che, secondo Irib, "ha scoperto e identificato una petroliera che violava le norme e ha preso fuoco nell'area ristretta". L'imbarcazione, aggiunge la Marina iraniana, aveva "spento i suoi sistemi di tracciamento e tentato di attraversare la zona proibita nel Mare dell'Oman. Non e' chiaro cosa abbia causato le fiamme. La Marina di Teheran, ad ogni modo, ha "sottolineato le conseguenze dei mnovimenti non coordinati nelle rotte proibite e in aree che stanno creando insicurezza e molti pericoli per altre navi".

'Da luglio l'Iran è riuscito a esportare gpl e jet fuel aggirando il blocco Usa'

Da luglio, l'Iran è riuscito a esportare carichi di Gpl e carburante per aerei, nonostante il blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Lo riporta Reuters online in esclusiva citando dati di intelligence marittima e fonti vicine ad ambienti della sicurezza. Quattro esperti di sicurezza marittima, che monitorano i movimenti di petrolio nel Golfo, hanno riferito che, nelle ultime settimane, Teheran ha occultato tali carichi all'interno di un crescente volume di trasferimenti nave-nave effettuati da altri produttori del Golfo al largo dell'Oman. Sebbene si tratti di una frazione minima rispetto ai volumi di esportazione energetica del passato, tali carichi costituiscono una rara prova del fatto che alcuni prodotti petroliferi riescono a superare un blocco che ha invece azzerato le esportazioni di greggio iraniano. Un'analisi condotta dall'organizzazione statunitense "United Against Nuclear Iran" (Uani) - che monitora il traffico di petroliere legate all'Iran tramite sistemi di tracciamento navale e satellitare - indica che, da metà luglio, almeno otto navi gasiere che trasportavano Gpl iraniano hanno lasciato il Golfo dell'Oman. Ulteriori immagini satellitari e analisi della società di intelligence marittima SynMax mostrano inoltre che, a settembre, una petroliera carica di carburante per aerei di provenienza iraniana ha raggiunto il Myanmar. Un'analisi di Reuters sulle imbarcazioni e sulle sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro statunitense rivela che sei delle otto navi gasiere, così come la petroliera che trasportava carburante per aerei, sono soggette a sanzioni Usa per il trasporto di prodotti petroliferi e petrolchimici iraniani. 

Pm Roma: su attivisti della Flotilla trattamenti degradanti

Abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale, condizioni di detenzione e trattamenti degradanti e il mancato rispetto dei diritti basilari e di difesa. E' quanto emerge dall'indagine della Procura di Roma sulle due missioni della Flotilla e che vede indagata l'intera catena di comando di Israele tra cui due ministri, con diverse accuse tra cui tortura e sequestro di persona.

M.O.: coloni israeliani feriscono nota fotoreporter Heidi Levine

E' Heidi Levine, la fotoreporter del Washington Post celebre per i suoi servizi sul conflitto in Medio Oriente, la sessantatreenne ferita dai coloni israeliani che hanno preso d'assalto i palestinesi che raccoglievano le olive nel villaggio di Abu Falah, nella Cisgiordania occupata. Lo riporta l'agenzia Wafa. Levine, di origini ebraiche, e' nata a Boston e vive e lavora in Israele da oltre quarant'anni. Le sue fotografie sono apparse su alcune delle piu' prestigiose testate internazionali, tra cui New York Times, National Geographic, Forbes, Paris Match e Stern. Nell'attacco Levine e altre tre persone hanno subito lesioni da percosse mentre una quarta persona e' rimasta ferita da un colpo d'arma da fuoco. 

Lunedì Lavrov a Teheran per colloqui con Araghchi

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, si recherà in Iran lunedì, 19 ottobre, per colloqui con il suo omologo, Abbas Araghchi, in merito alle misure adottate da Mosca per favorire una de-escalation nel conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele. Lo ha annunciato la portavoce Maria Zakharova. "È previsto un esame approfondito di questioni regionali e internazionali, con particolare attenzione alla situazione che riguarda l'Iran e alle iniziative intraprese dalla parte russa per allentare le tensioni", ha dichiarato la portavoce in conferenza stampa. Zakharova ha sottolineato che l'attuale tensione "è colpa di Stati Uniti e Israele" e che i Paesi del Medio Oriente e del Golfo Persico sono stati "trascinati" in questa situazione; un riferimento agli attacchi iraniani contro infrastrutture civili in alcuni Stati della regione. Prima di questo viaggio, Lavrov prenderà parte in Bahrein a un nuovo ciclo di dialogo tra la Russia e il Consiglio di cooperazione del Golfo, ha aggiunto la portavoce. Venerdì scorso, nel corso di una conversazione telefonica con il suo omologo statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che Stati Uniti e Iran "possono e devono" giungere a un accordo di pace. "Putin ha rimarcato in particolare che le potenzialità della diplomazia riguardo all'Iran sono tutt'altro che esaurite e che le parti possono e devono trovare un'intesa", ha riferito Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera. Il giorno precedente, durante un incontro in Turkmenistan con il leader iraniano Massoud Pezeshkian, Putin aveva già osservato che Teheran sta compiendo "sinceri tentativi" per porre fine al conflitto.

Assalto alla Flotilla, indagato a Roma anche il ministro della difesa Katz

Sono una dozzina gli indagati dalla Procura di Roma nell'ambito delle indagine sulle due missioni della Global Sumud Flotilla. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane. Oltre al ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, risulta iscritto anche quello della Difesa Israel Katz. 

Media: è del Washington Post la giornalista ferita da coloni in Cisgiordania

Il media palestinese Quds riferisce su X che la giornalista americana del Washington Post Heidi Levine è rimasta ferita in seguito a un'aggressione da parte di coloni israeliani estremisti mentre documentava la raccolta delle olive nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah. Quds ha postato la foto della giornalista in ospedale.

Wafa, giornalista straniero e palestinesi feriti in attacchi di coloni in Cisgiordania

Un giornalista straniero e diversi palestinesi sono rimasti feriti in diversi attacchi di coloni estremisti israeliani contro residenti nella provincia di Ramallah, in Cisgiordania centrale. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa affermando che durante le aggressioni sono state usate armi da fuoco. I coloni hanno dato fuoco ad alcuni veicoli e ad alberi di ulivo. 

Pezeshkian: "Il conflitto in Medio Oriente è un ecocidio"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha esortato i vari Paesi a condannare quello che ha definito un "ecocidio" in Medio Oriente, causato da "guerre di aggressione". Pezeshkian ha affermato che i conflitti a Gaza e in tutto il Medio Oriente hanno provocato gravi danni alla natura, che si estendono oltre i confini nazionali e richiedono "soluzioni internazionali". "Ciò che è accaduto nella nostra regione a causa di guerre di aggressione è un ecocidio, ovvero un genocidio ambientale, e deve essere condannato", ha dichiarato Pezeshkian durante un vertice sulla natura in Armenia, a cui ha partecipato anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. 

Onu: "A un anno dal cessate il fuoco a Gaza c'è il rischio di una ripresa della guerra"

A un anno dal cessate il fuoco che avrebbe dovuto porre fine alla guerra a Gaza, i bombardamenti israeliani continuano, 1.500 palestinesi sono stati uccisi nell'enclave, la ricostruzione è ferma e i negoziati politici sono in una fase di stallo. Lo ha dichiarato, davanti al Consiglio di Sicurezza, l'alto funzionario delle Nazioni Unite nella regione, Ramiz Alakbarov, che ha lanciato un grave avvertimento: "il rischio di un ritorno alla guerra non è mai stato così alto ". La tregua, entrata in vigore il 10 ottobre 2025 sotto l'egida degli Stati Uniti , avrebbe dovuto aprire la strada a una soluzione duratura del conflitto.  Da allora, ha detto il funzionario Onu, le operazioni militari israeliane hanno causato circa 1.500 morti palestinesi, tra cui oltre 320 bambini e 140 donne . Di ritorno da una visita all'enclave, Alakbarov ha descritto una popolazione per la quale la cessazione delle ostilità rimane in gran parte teorica.  "Per i palestinesi che vivono lungo la Linea Gialla, il cessate il fuoco esiste solo di nome", ha affermato, aggiungendo che con l'avvicinarsi dell'inverno, le precarie condizioni abitative alimentano i timori di un'altra catastrofe. Quasi 950.000 persone vivono in aree a rischio di alluvione. Oltre 4.000 edifici occupati da famiglie sfollate rischiano di crollare. Con il ritorno previsto delle piogge e delle forti tempeste, le organizzazioni umanitarie temono di non essere in grado di proteggere le popolazioni più vulnerabili. Un'emergenza, ha detto Alakbarov, che dimostra il fallimento della transizione politica promessa dall'accordo del 2025.  "Nonostante il rilascio degli ultimi ostaggi e la cessazione delle principali offensive militari, le disposizioni principali del piano rimangono inattuate, vale a dire il disarmo di Hamas, il ritiro delle forze israeliane, il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione e l'insediamento di una nuova amministrazione palestinese". "Ogni giorno senza progressi verso la ripresa aggrava i rischi per la sicurezza, la salute e l'igiene - ha avvertito - e man mano che la distruzione continua, la ricostruzione diventa più difficile e più costosa". Infine secondo  Alakbarov,  "anche la Cisgiordania è sull'orlo dell'esplosione", sottolineando che gli sfollamenti forzati e la frammentazione dei territori minano le fondamenta di un futuro stato sovrano.

Gaza

©Ansa

Raid israeliani su Gaza, almeno un morto

Un bombardamento israeliano su Città di Gaza ha causato almeno un morto. Lo riportano fonti ospedaliere ad Al Jazeera.

Russia, Lavrov sarà in missione in Iran lunedì 19 ottobre

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, effettuerà una visita a Teheran lunedì 19 ottobre. Lo riportano alcuni media russi, citando una comunicazione del Ministero degli Esteri. Lavrov avrà un colloquio con il suo omologo Abbas Araghchi. La missione del capo della diplomazia russa prevede anche un'altra tappa: il 18 ottobre in Bahrein.

Nuovi attacchi dei coloni in Cisgiordania durante raccolto delle olive

Continuano gli attacchi dei coloni israeliani agli agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive nella Cisgiordania occupata. La Mezzaluna Rossa, riferisce il Times of Israel, ha soccorso una sessantatreenne e un quarantenne che avevano riportato ferite da percosse durante un'aggressione avvenuta nel villaggio di Abu Falah, nell'area di Ramallah. Nel video che riporta l'accaduto, si vedono fiamme e odono colpi di arma da fuoco, presumibilmente sparati dai coloni. Un altro attacco, secondo l'agenzia Wafa, è stato segnalato nel vicino villaggio di Turmus Ayya, dove i coloni avrebbero dato fuoco a tre automobili. 

Iran, condannata a morte per un post sui social: la denuncia delle Ong

Najmeh Amini, studentessa detenuta nel carcere di Vakilabad a Mashhad, ha ricevuto anche una condanna a oltre 12 anni di reclusione per accuse legate alla sicurezza nazionale e alla propaganda contro il regime. Arrestata durante le proteste di gennaio, la giovane ha lanciato un appello alla comunità internazionale da una registrazione audio diffusa dal carcere.

Iran, condannata a morte per un post sui social: la denuncia delle Ong

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Lettonia: "Hormuz dà ossigeno a Mosca, usare asset russi congelati"

"La Russia ha una boccata d'aria fresca grazie a Hormuz. In realtà è stata tirata fuori da dove già si trovava sott'acqua e ora, purtroppo, le forze armate potrebbero disporre di ossigeno fresco, il che non aiuta. E l'Ucraina ha bisogno di sostegno finanziario e militare per affrontare questo rigido inverno che ci aspetta. Si tratta della nostra sicurezza. È qui che dobbiamo sostenerli per poter avere la pace". Lo ha dichiarato il premier lettone Andris Kulbergs arrivando al vertice Ue. Quanto alle modalità per finanziare il fabbisogno di Kiev, il leader è tornato a suggerire l'uso dei beni congelati russi. "Mosca - ha detto - sta violando ogni singola regola ed è proprio quello che sta facendo da quando è iniziata questa guerra, che continua a intensificarsi sempre di più. I beni congelati ci sono. È  quello che bisognerebbe utilizzare per sostenere l'Ucraina, semplice". 

Moab, la “madre di tutte le bombe” che Trump potrebbe usare in Iran

Secondo quanto riferisce la Cnn, l'esercito americano sta predisponendo nuovi piani d'attacco in Iran  che prevedono il potenziale impiego della Gbu-43/b Massive Ordnance Air Blast Bomb (Moab), meglio nota come la "madre di tutte le bombe". L'utilizzo, indirizzato su infrastrutture energetiche e siti militari, dipende dal possibile ordine del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per la ripresa delle operazioni militari prima o dopo le elezioni di metà mandato, fissate per il 3 novembre prossimo.

Moab, la “madre di tutte le bombe” che Trump potrebbe usare in Iran

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Idf: "Ucciso comandante di Hamas che partecipò al 7/10"

Un comandante di Hamas che partecipò all'offensiva del 7 ottobre 2023 e un militante della Jihad islamica palestinese sono stati uccisi ieri in attacchi separati nella Striscia di Gaza. Lo ha annunciato l'esercito israeliano, precisando che un attacco nel nord di Gaza ha ucciso Mohammed Mohammed Abd al-Khalek Hala, identificato dalle Forze di Difesa Israeliane come un comandante di Hamas nella divisione di produzione di armi del gruppo terroristico, che aveva invaso Israele il 7 ottobre. Secondo l'esercito, Hala produceva diverse armi e contribuiva al "rafforzamento militare del gruppo terroristico nella Striscia di Gaza".

Un altro attacco, avvenuto a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, ha ucciso Ahmad Jabrin Tawfiq Dalha, membro della Jihad islamica palestinese, secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa Israeliane, secondo cui, entrambi avevano intensificato gli attacchi contro le truppe e i civili israeliani e stavano tentando di ripristinare le capacità dei due gruppi terroristici, "in sistematica violazione del cessate il fuoco".

Bbc, record di navi che hanno segnalato di aver subito attacchi a Hormuz

Il numero di navi che hanno segnalato di aver subito attacchi nello Stretto di Hormuz e nelle sue vicinanze ha raggiunto un livello record, secondo un'analisi di Bbc Verify basata sui dati dell'agenzia marittima britannica Ukmto. Secondo quanto riferito, tra il 5 e l'11 ottobre sono state attaccate dodici imbarcazioni: si tratta del numero più elevato di attacchi settimanali segnalati all'agenzia dall'inizio del conflitto. Nella settimana precedente, erano state 10 le navi a denunciare attacchi. Secondo l'Ukmto, sei di queste imbarcazioni sono state colpite domenica scorsa, un dato che rappresenta il picco massimo registrato in un solo giorno. Dall'inizio di questa settimana, sono stati segnalati altri quattro attacchi. I dati del settore indicano che, con l'aumento degli attacchi, la ripresa dei flussi di petrolio attraverso lo stretto - osservata il mese scorso - ha subito un rallentamento: secondo i dati della società di analisi commerciale Kpler, il 13 ottobre sono transitati attraverso lo stretto circa 12,6 milioni di barili al giorno, un volume inferiore ai 15 milioni registrati alla fine di settembre. Per confronto, prima dell'inizio del conflitto il flusso era di circa 17 milioni di barili al giorno. Secondo gli esperti, Teheran sta prendendo di mira le navi nel tentativo di esercitare un maggiore controllo sul passaggio marittimo, proprio mentre le forze armate statunitensi hanno intensificato le operazioni di scorta alle petroliere che attraversano la parte meridionale dello stretto, nel tentativo di sottrarle agli attacchi iraniani. Gli esperti rilevano inoltre che l'Iran sta conducendo un numero crescente di attacchi contro imbarcazioni che si trovano anche a maggiore distanza dallo Stretto di Hormuz. 

Hormuz, Trump e la realtà: cosa sta succedendo nello Stretto

Negli ultimi giorni, il presidente americano si è lasciato andare a dichiarazioni trionfali rispetto alla situazione nello Stretto di Hormuz. Ma la ripresa del traffico petrolifero, favorita da rotte alternative e stratagemmi logistici, non significa che il conflitto sia vicino alla fine: la minaccia iraniana resta concreta e il rischio di una nuova escalation è ancora alto.

Hormuz, Trump e la realtà: cosa sta succedendo nello Stretto

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Iran, Trump: "Non userò la bomba nucleare né invierò truppe di terra"

Donald Trump non ordinerà l'uso di una bomba nucleare contro l'Iran e non prevede l'invio di truppe di terra nella Repubblica islamica da parte del suo Paese. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un'intervista a Newsmax, nella qual ha inoltre sottolineato di aver discusso di disarmo nucleare con Russia e Cina.

Trump: "Netanyahu? Non mi fido di nessuno"

"Nel mondo della politica, non mi fido di nessuno". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervistato da Newsmax, rispondendo alla domanda se si fidasse del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Elezioni Israele, primi voti dei cittadini all'estero. VIDEO

Pechino chiede accesso umanitario a Gaza e stop agli insediamenti

La Cina chiede la piena apertura degli accessi alla Striscia di Gaza per consentire l'ingresso degli aiuti umanitari e sollecita Israele a fermare e revocare la creazione forzata di insediamenti in Cisgiordania. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi incontrando il presidente israeliano Isaac Herzog a Baku, a margine del vertice della Conferenza sulle misure di interazione e rafforzamento della fiducia in Asia (Cica). Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri cinese, Wang ha definito la soluzione dei due Stati la via corretta per risolvere la questione palestinese, sottolineando che circa due milioni di civili a Gaza non possono continuare a vivere in condizioni di estrema precarietà e che la crisi umanitaria non deve aggravarsi ulteriormente. Il capo della diplomazia cinese ha ribadito che la promozione della pace e della riconciliazione regionale costituisce un pilastro della politica di Pechino in Medio Oriente, invitando le parti a tornare al dialogo e a cercare una soluzione politica dei conflitti.

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