Lo speciale di Sky TG24 sull'attacco in Iran
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Guerra in Iran, la storia delle crisi e dei conflitti nel Golfo dal 1979 a oggi

Mondo
©Getty

Introduzione

La guerra in corso nel Golfo Persico è solo l’ultimo conflitto che ha interessato l’area negli ultimi decenni. Dalla caduta dello Scià alla guerra Iran-Iraq del 1980 fino a oggi, sono molte le crisi e gli scontri che hanno scandito la storia dell’area. Ecco alcuni dei principali eventi degli ultimi decenni.

Quello che devi sapere

La caduta dello Scià in Iran

Le tensioni e le guerre che ormai da decenni affliggono il Medio Oriente e il Golfo hanno origini antiche, in alcuni casi antichissime. C’è però un momento negli ultimi decenni che ha comportato un significativo cambiamento nell’area del Golfo Persico: nel 1979 infatti una rivolta popolare causa il crollo della monarchia in Iran, comportando la cacciata di Mohammad Reza Pahlavi e l’instaurazione di una teocrazia guidata da Ruhollah Khomeini, a cui succederà dieci anni dopo Ali Khamenei. La rivoluzione a Teheran non solo priva gli Stati Uniti di un alleato, ma vede salire al potere un governo che si dichiara apertamente nemico di Washington e Israele.  

 

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La guerra tra Iran e Iraq

Il primo scontro a sconvolgere l’area del Golfo arriva poco dopo: il 22 settembre 1980 Saddam Hussein (in foto), al tempo dittatore dell’Iraq, decide di attaccare la neonata Repubblica Islamica con una invasione via terra. Anche se l’Iran in quel momento appariva fragile, e impegnato nella ‘crisi degli ostaggi’ all’ambasciata americana, riesce a non crollare nelle prime settimane dell’operazione: ne nasce così una lunga guerra di logoramento, che si è protratta per otto anni. In questo lungo periodo di tempo le stime indicano che a morire sia stato un numero di persone compreso tra uno e due milioni. Il cessate il fuoco arriva solamente nel 1988, con la ripresa dei rapporti diplomatici nel 1990. Un anno che è segnato anche dall’inizio di una nuova guerra.

Saddam Hussein
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La Prima guerra del Golfo

Chiuso il fronte con l’Iran, il 2 agosto 1990 l’esercito dell’Iraq invade il Kuwait. Il casus belli denunciato dal governo di Saddam Hussein è la presunta estrazione illegale di petrolio da pozzi a ridosso del confine da parte del nuovo nemico. Gli Stati Uniti, alleati del Kuwait, hanno risposto cinque giorni dopo dando il via all’operazione Scudo del Deserto. Mentre Saddam annette il Kuwait, a novembre il Consiglio di sicurezza dell'Onu approva una risoluzione che impone all’Iraq di ritirarsi entro il 15 gennaio 1991. Scaduto il termine, sono iniziati prima i bombardamenti poi le operazioni di terra della coalizione di 35 Paesi nel frattempo formatasi: a fine febbraio il presidente degli Stati Uniti George H. W. Bush annuncia la vittoria e la liberazione del Kuwait. Saddam Hussein, però, rimane in carica. Il conflitto passa alla storia non solo perché è il primo trasmesso in diretta televisiva, ma anche per il ricorso da parte dell'Iraq ai missili Scud sparati contro Israele e l’Arabia Saudita, alleati degli Stati Uniti nella regione.

Verso l’11 settembre

Il decennio che segue la fine della Prima guerra del Golfo è segnato da diversi eventi cruciali per il futuro dell’area: mentre fallisce il processo di pace tra Israele e la Palestina, nel 1996 l’Afghanistan cade sotto il controllo dei talebani. Il nuovo governo offre asilo a un gruppo terroristico di stampo islamista, Al-Qaeda guidato da Osama Bin Laden, che si dichiara nemico degli Stati Uniti e si renderà protagonista di quello che forse è il più celebre attentato della storia.

L'11 settembre 2001
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Le Torri Gemelli e la guerra in Afghanistan

L’inizio del nuovo millennio infatti è segnato dall’attentato alle Torri Gemelle a New York: l’11 settembre 2001 due aerei di linea vengono dirottati da terroristi appartenenti ad Al-Qaeda contro il World Trade Center, causandone il crollo. Un altro volo si schianta contro il Pentagono, mentre un quarto - che si ritene fosse diretto contro la Casa Bianca o il Campidolgio - cade in Pennsylvania. Gli attentati causano la morte di quasi 3mila persone. Gli Stati Uniti in risposta dichiarano guerra all’Afghanistan, un conflitto che è durato vent’anni e si è risolto con una effettiva sconfitta americana: dopo aver deposto il regime talebano, e individuato e ucciso Osama Bin Laden nel 2011 in Pakistan, le forze Usa si ritirano nel 2021 riconsegnando il Paese in mano ai talebani.

Forze Usa in Afghanistan

La Seconda guerra del Golfo

Mentre la guerra in Afghanistan era in corso, però, nel Golfo scoppia un’altra guerra. Il 20 marzo 2003 gli Stati Uniti - insieme a un’ampia coalizione militare - attaccano e rapidamente occupano l’Iraq, deponendo Saddam Hussein (poi catturato e giustiziato) e insediando al suo posto un governo sostenuto da Washington. Anche in questo caso il conflitto - giustificato con ragioni che negli anni successivi hanno causato aspre polemiche sia negli Usa sia a livello internazionale - si trascina per molti anni: quella che è passata alla storia come la Seconda guerra del Golfo termina solamente a fine 2011, con il ritiro degli ultimo soldati statunitensi. Negli anni successivi il Paese è coinvolto dall’avanzata dell’ISIS, che arriva a occuparne diverse aree prima dell’intervento di una nuova coalizione internazionale che ne ridimensiona la minaccia.

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La ritirata degli Stati Uniti

Le due guerre in Medio Oriente, l’ampio numero di vittime americane e l’esito disastroso della campagna militare in Afghanistan provocano un netto cambiamento di orientamento a Washington: gli Stati Uniti - che pur mantengono forti alleanze e diverse basi nell’area - cercano il disimpiego diretto dal Medio Oriente. Tanto che nel 2024 a vincere le elezioni è nuovamente Donald Trump, che come nella sua prima campagna presidenziale promette di pensare ad ‘America first’ e non coinvolgere il Paese in nuovi conflitti nell’area. Il mondo però, e in particolare il Golfo Persico, è di nuovo cambiato. 

Donald Trump

Il 7 ottobre 2023 e il ritorno della guerra

Il 7 ottobre del 2023 infatti Hamas - che ha assunto il controllo della Striscia di Gaza nel 2006 dopo elezioni a cui è seguita una breve guerra civile palestinese - lancia un attacco a sorpresa contro Israele. Tel Aviv risponde con una devastante guerra che coinvolge rapidamente anche Hezbollah in Libano e gli Houti in Yemen. Mentre la Striscia viene duramente bombardata e poi invasa, i proxy dell’Iran vengono colpiti e indeboliti mentre la tensione con Teheran continua a salire. In pochi anni così le fiamme della guerra tornano a incendiare il Medio Oriente e la zona del Golfo.

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La ‘Guerra dei 12 giorni’

La tensione tra l’Iran da una parte e Israele e Stati Uniti dall’altra - che cova dal 1979 e nel corso dei decenni causa diversi momenti critici - esplode definitivamente il 13 giugno 2025. Tel Aviv lancia una campagna di bombardamenti aerei diretti contro Teheran e altri obiettivi strategici nel Paese, che risponde con il lancio di missili e droni verso Israele. Alla ‘guerra dei 12 giorni’ si uniscono anche gli Stati Uniti che, con l’operazione Midnight Hammer - bombardano i siti nucleari iraniani causando gravi danni al programma atomico di Teheran. In conflitto, come si intuisce dal nome, termina dopo 12 giorni senza però risolvere essenzialmente nessuno dei motivi dello scontro.

La nuova guerra nel Golfo

Si arriva infine a oggi, al 28 febbraio che ha segnato l’inizio di quella che sembra essere una nuova guerra che coinvolge l'intero Golfo Persico. Dopo settimane di infruttuose trattative sul programma nucleare iraniano, e dopo una violenta repressione del regime contro grandi proteste di piazza, Stati Uniti e Israele decidono di attaccare Teheran: il conflitto inizia con l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei e con l’immediata espansione delle azioni militari all’intera area. L’Iran infatti, oltre a colpire Israele, inizia a bombardare anche i Paesi del Golfo nell’apparente tentativo di ‘strangolare’ le loro economie bloccando Hormuz e spingendo così Donald Trump a fermare la guerra. Guerra il cui esito resta ancora incerto.

 

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