Introduzione
Quella del 7 ottobre 2023 è una data impressa nella storia di Israele. Quella mattina di 3 anni fa, iniziava l'operazione "Alluvione Al-Aqsa", a lungo pianificata in segreto dal gruppo di Hamas. Il Sud di Israele, alle prime luci dell'alba, veniva preso alla sprovvista: mentre dalla vicina Striscia di Gaza iniziava il lancio di razzi verso lo Stato ebraico, i terroristi entravano via terra in Israele, a piedi, con velivoli artigianali o motociclette, compiendo massacri nei kibbutz, assaltando anche un festival musicale, e uccidendo e rapendo chi trovavano lungo la loro strada. Ad oggi si stima che le vittime siano state oltre 1.200. Quegli eventi hanno avuto - e ancora oggi hanno - un impatto enorme su Israele e su tutto il resto del Medio Oriente (LE NOTIZIE SUL CONFLITTO IN DIRETTA).
Quello che devi sapere
I razzi, la barriera sfondata e il primo allarme
Tutto incomincia alle 6:29 di sabato 7 ottobre 2023. Le sirene d'allarme aereo risuonano in tutto Israele. Sotto la copertura di un massiccio lancio di razzi, i terroristi di Hamas stanno sfondando la barriera di sicurezza che separa Gaza dallo Stato ebraico. Nei minuti successivi la recinzione viene sfondata in oltre 60 punti dagli aggressori (che usano anche ruspe ed escavatori), mentre altri entrano in Israele con parapendii o su motociclette.
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I kibbutz sotto attacco
Con la barriera di confine che ha definitivamente ceduto, i terroristi possono fare rapidamente irruzione nelle zone residenziali vicini al confine. A essere assaltati sono soprattutto i kibbutz - il termine significa “ritrovo” -, dei piccoli villaggi israeliani autosufficienti, molto spesso a vocazione agricola, dove la vita si basa di solito sulla condivisione dei beni. Kfar Aza e Nir Am sono i primi da cui partono gli allarmi, seguiti, dalle 6:39 in avanti, da molti altri. Nei kibbutz, generalmente, c'è una squadra di sicurezza interna, e, proprio le persone che ne fanno parte, provano a rispondere all'assalto degli uomini di Hamas.
L'assalto di Sderot e delle altre città
Sono da poco passate le 7 quando i terroristi arrivano anche nella vicina città di Sderot, dove sparano ai passanti per strada e dove occupano la stazione di polizia, per ore. Anche altre città, come Ofakim e Ashkelon, intanto, vengono prese d'assalto.
Il massacro al festival musicale Nova
Quella notte, poco lontano dal confine, in Israele era andato in scena anche un festival musicale, il Nova, che aveva radunato migliaia di ragazzi a ballare all'aperto. La festa viene interrotta intorno alle 7.05, pochi minuti dopo l'attivazione delle sirene. Alcuni dei partecipanti se ne vanno subito. Altri rimangono invece sul posto o restano bloccati nel traffico mentre cercano di lasciare il festival: ed è proprio in quel momento che arrivano i terroristi. Il Nova diventa il teatro del peggior massacro della storia di Israele: lì vengono uccisi almeno 347 israeliani.
La lenta risposta dell'esercito israeliano
Nella prima fase del suo attacco, gli uomini di Hamas procedono indisturbati. Di sabato e durante le festività ebraiche, infatti, l'esercito israeliano (IDF) è solito ridurre il numero di militari nell'area di confine con Gaza, concedendo spesso contemporaneamente la licenza a un numero considerevole di soldati e comandanti. Di conseguenza, al momento dell'attacco del 7 ottobre, l'esercito si è ritrovato scoperto rispetto a una giornata normale. E questo ha inciso, e parecchio, sulla tempestività della rispota di Israele nei primi attimi dopo l'inizio dell'attacco.
Pochi istanti dopo che la recinzione viene superata dei terroristi, le postazioni dell'IDF lungo il confine o nelle sue immediate vicinanze vengono prese d'assalto. I soldati di presidio si trovano subito in inferiorità numerica, così come le forze di supporto e di soccorso che arrivano lentamente in loro aiuto. Alcuni soldati vengono uccisi dopo aver esaurito le munizioni, altri combatteranno con pochi mezzi per lunghe ore.
Netanyahu: "Siamo in guerra"
I combattimenti proseguono per tutta la mattina, nei kibbutz, nelle basi militari assaltate alla frontiera, nelle strade, nelle città. Alle 11.35 il premier israeliano Netanyahu dichiara: "Siamo in guerra".
L'esercito israeliano riprende il controllo della zona
È solo nel primo pomeriggio che le forze militari israeliane riescono a riprendere il controllo, gradualmente, del territorio vicino alla frontiera con Gaza, e ad entrare nei kibbutz e nelle città assaltati. Trovano case bruciate, corpi senza vita, e molti abitanti rifugiati nei bunker domestici.
I rapimenti
Nelle ore successiva all'attacco, emerge anche un altro fronte: quello dei rapimenti. Hamas ha preso in ostaggio alcuni dei sopravvissuti e li ha portati a Gaza durante la sua fuga dopo il massacro. In totale 253 israeliani e cittadini stranieri, vivi o morti (tra cui anche bambini e anziani) sono stati rapiti e portati nella Striscia. Oltre cento di loro hanno fatto ritorno in Israele, la stragrande maggioranza nell'ambito di accordi sugli ostaggi siglati tra Israele e Hamas nei mesi e negli anni successivi.
La risposta di Israele
In risposta agli attacchi, Netanyahu ha deciso quasi immediatamente di lanciare l’operazione "Spade di Ferro", con i bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Da lì a poche settimane, iniziava anche l’offensiva di terra con combattimenti strada per strada. Era il primo capitolo di una storia che non è ancora finita. Ad oggi la morsa israeliana sulla Striscia è infatti ancora stretta, e a Gaza si contano quasi 80mila morti.
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