Introduzione
L’Iran non sarebbe in grado di rimuovere le mine che ha disseminato lungo lo Stretto di Hormuz prima della tregua con gli Usa. È quanto riferiscono alcuni ufficiali americani, citati dal New York Times. La messa in sicurezza del corridoio marittimo è necessaria per permetterne la riapertura totale e Donald Trump ha promesso che distruggerà tutte le mine posate tra le sue acque e il suo fondale, assicurando che “non ci vorrà "molto" per "ripulire" lo Stretto. Molto dipenderà da come evolverà il conflitto e dagli eventuali progressi di un negoziato di pace al momento fallito. Anche perché – come emerge dalle stime della Defense Intelligence Agency - l'Iran possiede ancora migliaia di mine navali nel suo arsenale.
Quello che devi sapere
L’Iran e le sue mine dello Stretto di Hormuz
La geografia dello Stretto di Hormuz e delle acque circostanti gioca a vantaggio dell'Iran. La lunga costa meridionale offre ampie opportunità alle piccole imbarcazioni di lanciarsi al largo con mine, mentre le strette rotte di navigazione lasciano poco spazio per il passaggio delle navi. E l'acqua, nel punto più stretto del corridoio marittimo, è profonda solo circa 60 metri, abbastanza bassa da permettere la posa di campi minati.
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Secondo gli Usa, l’Iran non sa dove sono le mine
Gli ufficiali americani che stanno seguendo il dossier sostengono che l’Iran abbia posizionato le mine in maniera del tutto casuale e che potrebbe non aver nemmeno segnato il punto esatto in cui le ha piazzate. Alcune mine si sarebbero poi spostate rispetto al punto di partenza.
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Quali sono i tipi di mine utilizzate da Teheran
Le mine utilizzate dall’Iran sono sostanzialmente di quattro diversi tipi. Ci sono quelle galleggianti alla deriva, quelle trattenute da una catena a un'ancora e che restano sotto il pelo dell'acqua, quelle sul fondale (le cosiddette mine "di fondo") e poi quelle magnetiche.
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Le mine ancorate e le mine galleggianti
Le più diffuse sono le mine ancorate, che hanno testate esplosive tenute appena sotto la superficie da una catena collegata a una pesante ancora. Le mine galleggianti sono di forma sferica: nella metà inferiore della testata si trova l'esplosivo, con una sacca d'aria sopra per riuscire a farle galleggiare. Alcune spesse sporgenze a forma di corno contengono dispositivi che fanno esplodere la mina al contatto con lo scafo di una nave.
Le mine sul fondale
Poi ci sono le “mine di fondo”, molto utilizzate ad esempio durante la Guerra Fredda. Contengono una quantità di esplosivo ben più grande rispetto alle mine ancorate e giacciono sul fondale marino. Per il loro funzionamento è stata creata una combinazione di sensori (magnetici, acustici, di pressione e sismici), che rilevano la presenza di una nave nelle vicinanze. Se necessario, esplodono con una forza di centinaia di chilogrammi, proiettando una grande bolla di gas verso l'alto, in direzione della nave bersaglio. Rifiuti, relitti e altri detriti ingombrano il fondale marino, rendendo spesso difficile e dispendiosa in termini di tempo la ricerca di queste mine.
Le mine magnetiche
L'Iran possiede poi un arsenale di mine magnetiche, cioè piccole cariche esplosive posizionate da nuotatori o sommozzatori per neutralizzare una nave, spesso prendendo di mira il sistema di propulsione e il timone sott'acqua. In genere esplodono dopo un periodo di tempo prestabilito, dando a chi le ha piazzate il tempo di mettersi in salvo.
Lo sminamento
Ripulire tutto lo Stretto dalle mine piazzate dall’Iran è un’operazione pericolosa e tutto tranne che semplice. C’è chi stima che per una bonifica completa potrebbero volerci anche anni. La soluzione più rapida potrebbe essere quella di creare una sorta di “canale”, indicato da boe, che consenta il passaggio delle navi, mentre parallelamente proseguirebbero le operazioni per arrivare a uno sminamento completo con tutto il tempo necessario. La condizione più ovvia, però, è che le navi impegnate nelle operazioni non siano bersagliate dal nemico con razzi e artiglieria.
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