Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
Arrow-link
Arrow-link

Guerra in Iran, il piano della Coalizione dei Volenterosi per Hormuz: cosa sappiamo finora

Mondo
©Ansa

Introduzione

È salito a oltre 40 il numero degli aderenti alla Coalizione dei Volenterosi per Hormuz, convocata dal Regno Unito per discutere dei programmi post-bellici di ripristino della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, bloccato in larga parte dall'Iran in risposta ai bombardamenti di Stati Uniti e Israele. Ma quali sono i piani futuri della Coalizione? È previsto un intervento militare? O si prererirà la via diplomatica?

Quello che devi sapere

Quando e com'è nata la Coalizione

Riavvogliamo il nastro per un attimo. La cosiddetta "Coalizione di Volenterosi per Hormuz" è stata promossa da Londra il 19 marzo scorso con una dichiarazione sottoscritta inizialmente da Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Giappone e Paesi Bassi. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, il gruppo sarebbe nato a seguito un ultimatum diretto dell'amministrazione americana di Donald Trump, che avrebbe minacciato gli alleati di uno stop al sostegno delle forniture di armi all'Ucraina, dal 2022 in guerra con la Russia. Un'ipotesi che, scrive la testata, sarebbe diventata concreta in assenza di un maggior impegno sul dossier Hormuz da parte dei Paesi occidentali "amici" di Washington.

 

Leggi anche: Pedaggio a Hormuz, cosa dice diritto internazionale e i costi per l'Italia

Chi fa parte della Coalizione

Del gruppo di Paesi fa ovviamente parte anche l'Italia, che - come detto - ha firmato la dichiarazione inaugurale. Dunque, la Penisola fa parte del nucleo fondatore della Coalizione. Il nostro Paese è rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha partecipato in videocollegamento alla prima riunione dei Volenterosi. Tra gli altri Paesi presenti, vale la pena di citare il Canada, l'Australia, i partner arabi del Golfo e la Corea del Sud, oltre a diversi membri europei della Nato.

 

Leggi ancheDa Suez a Hormuz, l'importanza globale degli stretti

pubblicità

La prima riunione dei Volenterosi

La prima riunione (virtuale) della Coalizione dei Volenterosi per Hormuz si è tenuta a inizio aprile, presieduta dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, la quale ha evocato "ogni possibile misura diplomatica ed economica coordinata" per ottenere la riapertura dello Stretto, attribuendo la responsabilità della situazione attuale solo a Teheran.

 

Vedi ancheTrump: "Gestione pessima a Hormuz, non è questo l'accordo". VIDEO

Le accuse a Teheran

Cooper ha inoltre puntato il dito contro la reazione iraniana agli attacchi di Usa e Israele, accusando Teheran di aver "messo sotto sequestro una rotta vitale per la navigazione commerciale, prendendo in ostaggio l'economia globale". Strategia che, nelle parole della titolare del Foreign Office, mira a "colpire Paesi come Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati, Arabia Saudita, Oman o Iraq", ma minaccia pure "le forniture di gas naturale verso l'Asia in generale, di fertilizzanti verso l'Africa e di carburante aereo nel mondo intero".

 

Leggi anche: Trump posta un articolo sull'ipotesi "blocco navale" nel Golfo

pubblicità

Verso una missione comune?

La riunione di inzio aprile ha rappresentato nelle indicazioni della ministra britannica un passo in avanti nella definizione dei preparativi di una qualche missione futura. Un intervento diretto resta tuttavia legato alla premessa di un cessate il fuoco prioritario (come nel caso dell'invio di una qualunque missione "di pace" in territorio ucraino da parte dell'altra Coalizione di Volenterosi, quella per Kiev) e di un placet dell'Onu.

 

Leggi anche: Iran, Nyt: "Teheran non in grado di rimuovere mine e riaprire Hormuz"

L'opzione militare

Sul tema la Coalizione non si è ancora esposta. Anche se Keir Starmer, primo ministro del Regno Unito (il Paese fondatore), ha dichiarato di aver discusso di "opzioni militari" per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata con il presidente americano Donald Trump. "Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto", ha dichiarato il premier britannico.

 

Leggi anche: Tregua in Medioriente tra Iran e Usa, chi è nella posizione più favorevole?

pubblicità

I quattro sotto-gruppi

Se è ancora presto per capire le intenzioni future dei Volenterosi per Hormuz, vediamo nel concreto come si sta sviluppando il loro lavoro. A riportarlo è il Corriere della Sera, secondo cui la Coalizione ha deciso di procedere con la formazione di quattro sotto-gruppi specifici, ognuno con i propri compiti. Vediamo quali.

 

Leggi ancheGuerra in Iran, quali sono i punti della proposta di pace con gli Usa

Il primo gruppo: la diplomazia

Il primo gruppo è chiamato a organizzare "una campagna politico-diplomatica per riaffermare il principio del diritto internazionale che sancisce la libertà di transito nelle acque internazionali". Il target, ovviamente, è fare pressing su Teheran. Per farlo, spiega il quotidiano, la Coalizione potrebbe coinvolgere il Consiglio per la cooperazione nel Golfo, organizzazione politica, economica e di sicurezza fondata nel 1981, che unisce sei Paesi del Golfo Persico: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar. Con sede a Riad, il Consiglio del Golfo promuove il coordinamento e l'integrazione regionale.

 

Leggi ancheCome si è arrivati alla tregua con gli Usa e cosa può succedere ora

pubblicità

Il secondo gruppo: l'economia

Il secondo gruppo, coordinato dai Paesi Bassi, stando al Corriere della Sera "studierà misure economiche per impedire all’Iran di speculare sul traffico di merci". Tradotto, evitare che Teheran decida di imporre un pedaggio per l’attraversamento dello Stretto di Hormuz. Per questo motivo, la Coalizione dei Volenterosi starebbe pensando a "sanzioni mirate sulla flotta iraniana o sulle società finanziarie e assicurative che offrono servizi a Teheran".

 

Vedi anche: Sky TG24 Numeri, domande e risposte sulla crisi energetica. VIDEO

Il terzo gruppo: petroliere e cargo

Il terzo gruppo deve lavorare per "garantire il rapido passaggio delle decine di petroliere e di navi cargo" attraverso l'istituzione di "un corridoio di sicurezza" nello Stretto. Qui, secondo il quotidiano, potrebbe entrare in gioco l'International Maritime Organization, l'agenzia specializzata delle Nazioni Unite, con sede a Londra, responsabile della sicurezza e protezione della navigazione, nonché della prevenzione dell'inquinamento marino da parte delle navi. Istituita nel 1948, promuove norme comuni per la cooperazione marittima tra i Paesi membri, garantendo trasporti più sicuri ed efficienti. Secondo il Corriere della Sera, nelle intenzioni della Coalizione, a poter essere coinvolta nell'operazione di istituzione di un "corridoio di sicurezza" è soprattutto l'India, in buoni rapporti con Teheran.

 

Leggi ancheTutte le reazioni dopo l’accordo sul cessate il fuoco di due settimane

pubblicità

Il quarto gruppo: gli "stakeholder"

Il quarto e ultimo gruppo, coordinato dalla Grecia, si impegnerà a consultare "i settori industriali più investiti" dalla situazione a Hormuz. Tradotto, "gli armatori delle flotte, i petrolieri, i distributori di carburante, le organizzazioni agricole colpite dallo stop ai fertilizzanti" e altre realtà coinvolte dal blocco dello Stretto. Gli stakeholder, insomma. Obiettivo, trovare soluzioni efficaci per risolvere la crisi.

 

Leggi ancheTregua in Iran, il prezzo del petrolio scende sotto i 100 dollari al barile

pubblicità