Ipotesi pedaggio Stretto Hormuz, cosa dice diritto internazionale e i costi per l'Italia
MondoIntroduzione
Lo Stretto di Hormuz è al centro di una sfida al diritto internazionale della navigazione, con l’Iran che, progressivamente, lo sta trasformando in una leva di pressione. L’8 aprile gli Stati Uniti e Teheran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane. Il presidente americano Donald Trump ha precisato subito che lo stop sarebbe valso a condizione che l'Iran acconsentisse "all'apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz". Di fatto, però, la riapertura del canale non è stata immediata e, in questi primi giorni, solo poche navi sono riuscite effettivamente a superare lo Stretto. "L'Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio. Questo non è l'accordo che abbiamo", ha attaccato Trump il 10 aprile, dal sul suo social Truth.
Ma che cosa dice il diritto internazionale? Quali sono le leggi da rispettare in questa situazione? E quali gli ipotetici risvolti per il nostro Paese?
Quello che devi sapere
Cosa dice la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare
Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), lo Stretto di Hormuz rientra tra gli stretti utilizzati per la navigazione internazionale ed è soggetto al regime di passaggio in transito. Questo implica che tutte le navi e gli aeromobili possono attraversarlo in modo continuo e spedito, senza ostacoli né condizioni politiche. L'articolo 44 stabilisce, inoltre, che gli Stati rivieraschi, ovvero Iran e Oman, non possono sospendere né impedire tale diritto. "Il diritto internazionale - ha spiegato all'Adnkronos il professore Marco Roscini, docente alla Westminster Law School - stabilisce una soglia molto elevata per qualsiasi restrizione al passaggio in transito attraverso uno stretto internazionale. In tempo di pace, la disciplina prevista dalla Convenzione sul diritto del mare è chiara: il passaggio in transito non può esser e sospeso e gli Stati rivieraschi non possono negarlo né condizionarlo per ragioni politiche e strategiche".
Per approfondire:
Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti. Nyt: “Colpo a credibilità Usa”
Qual è la situazione ora
Dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, la Msg, battente bandiera del Gabon, è stata la prima petroliera non iraniana a passare per Hormuz. È successo il 9 aprile e, dall’avvio della tregua, hanno attraversato lo Stretto anche alcune altre petroliere iraniane e delle navi cargo. Si tratta comunque di una quota minima rispetto al livello che c'era prima del conflitto, con una media di circa 140 navi al giorno.
L’opzione del pedaggio
L’Iran pretende di mantenere la gestione dello Stretto, con un sistema di transito regolamentato dalle sue forze armate. Inoltre ha fatto approvare una legge in Parlamento per imporre il pagamento di pedaggi in criptovaluta alle petroliere cariche che transitano nello Stretto. La cifra ipotizzata è di un dollaro per ogni barile di petrolio (o equivalenti in gas).
Secondo quanto emerso fino ad ora, il sistema prevederebbe che ogni petroliera debba inviare una email alle autorità in merito al suo cargo, e nella risposta che otterrà sarà specificato il prezzo da pagare in criptovalute.
Ma, come hanno già sottolineato diversi giuristi, l’imposizione di un pedaggio sullo stretto violerebbe la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, secondo la quale lo Stretto di Hormuz rientra tra gli stretti utilizzati per la navigazione internazionale ed è soggetto al regime di passaggio in transito.
Quanto potrebbe guadagnare Teheran con il pedaggio?
Presupponendo che, in qualche modo, il sistema del pedaggio possa entrare in vigore, secondo le stime di JP Morgan, Teheran potrebbe guadagnare tra 70 e 90 miliardi di dollari l’anno, ipotizzando che si riesca a tornare a un flusso medio giornaliero di 100-130 navi.
L'ipotetico costo per l'Italia
Ma tutto questo, come impatterebbe sull’Italia? Considerando che, prima della guerra, il nostro Paese importava da Hormuz 22 milioni di barili l’anno, secondo i dati Unem, se a questa quantità si applicasse la tariffa di un dollaro al barile, il costo sarebbe di circa 22 milioni di dollari l’anno.
La reazione dell'Ue
L'idea di un pedaggio, comunque, è stata subito criticata da più parti. "Siamo qui per ribadire cosa prevede il diritto internazionale, e il diritto internazionale garantisce la libertà di navigazione, il che significa fondamentalmente nessun pagamento o pedaggio di alcun tipo", ha detto, per esempio, il portavoce della Commissione europea, Anouar El Anouni, il 9 aprile. "Ancora una volta, la linea è chiara: lo Stretto di Hormuz, come qualsiasi altra via marittima, è un bene pubblico per tutta l'umanità. Significa che la navigazione deve essere libera", ha aggiunto.
Per approfondire:
Trump: "Gestione pessima a Hormuz, non è questo l'accordo". VIDEO