Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti. Nyt: “Colpo a credibilità Usa”

Mondo
©Ansa

Introduzione

Secondo il quotidiano statunitense The New York Times il cessate il fuoco di due settimane siglato il 7 aprile tra Stati Uniti e Iran rappresenta un “colpo” alla credibilità di Washington. Ad oggi infatti Teheran sembra mantenere il controllo sullo stretto di Hormuz, strategico per i traffici commerciali globali, mentre lo smantellamento dell’arsenale nucleare e del programma missilistico iraniano restano temi “irrisolti”.

Il quotidiano ha raccolto l’opinione di diversi esperti in relazioni internazionali sulla percezione di "sconfitta" americana nel conflitto aperto il 28 febbraio scorso e se ci siano analogie con quella del Regno Unito nel 1956, quando il fallito tentativo di forzare l'apertura del Canale di Suez contribuì ad accrescere la percezione secondo cui Londra stesse perdendo il ruolo di potenza globale

Quello che devi sapere

La crisi di Suez del 1956

Il Canale di Suez, l’opera ingegneristica che ha rivoluzionato il commercio internazionale perché per la prima volta ha messo in collegamento Mar Mediterraneo e Mar Rosso evitando la circumnavigazione dell’Africa, finì al centro di una grave disputa internazionale nel 1956. Nell’ottobre di quell'anno, nel pieno delle tensioni per la Guerra Fredda, Regno Unito, Francia e Israele attaccarono l’Egitto dopo la nazionalizzazione del Canale decisa da Gamal Abdel Nasser. All’offensiva non parteciparono gli Stati Uniti di Dwight Eisenhower che, a pochi giorni dal voto per la rielezione, ordinò agli alleati di fermarsi. Il fallimento dell’operazione innescò le dimissioni di Anthony Eden da primo ministro segnando il momento chiave del tramonto del Regno Unito come potenza globale.

 

Per approfondire: Guerra in Iran, quali sono i punti della proposta di pace con gli Usa

Nasser

Le differenze tra Suez e Hormuz

Secondo il New York Times però ci sarebbero due differenze tra la crisi di Suez e quella in corso sullo stretto di Hormuz. Nel primo caso si tratta di un passaggio artificiale costruito interamente in territorio egiziano, nel secondo è una via naturale navigabile che mette in comunicazione i Paesi del Golfo Persico con il resto del mondo. Una seconda differenza riguarda l’assenza, nel 2026, di una potenza globale alternativa in grado di sostituire, dal punto di vista militare, gli Stati Uniti nella regione e di impedire azioni al presidente in carica, Donald Trump.

 

Per approfondire: Da “aprite Hormuz, bastardi” a “un’intera civiltà morirà”, i controversi messaggi di Trump

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"Momento Suez per gli Usa"?

Nonostante i proclami di vittoria del presidente Usa, la guerra rischia di incrinare il "mito dell'America onnipotente" e c'è chi inizia a parlare di "momento Suez" per gli Usa. È quanto sostiene per esempio Bruno Maçães, ex ministro degli Esteri del Portogallo secondo il quale, per il resto del mondo, l'Iran "inizia a sembrare una sconfitta militare, più seria dell'Iraq e dell'Afghanistan" per gli Usa. Secondo l'ex capo della diplomazia lusitana, a vacillare è soprattutto la fiducia nei confronti delle capacità di Washington nel "mantenere il flusso di petrolio, aprire lo Stretto e mantenerlo aperto".

 

Per approfondire: Iran, Trump: "Trattative accese su proposta del Pakistan sulla proroga di 2 settimane

L'incubo pedaggi a Hormuz

Sulla stessa linea è il commento di Stephen Wertheim, ricercatore presso la Carnegie Endowment di Washington, che sottolinea come il blocco di Hormuz e la prospettiva di pedaggi sulle navi assesti un duro colpo alla capacità degli Usa di tenere aperte le rotte marittime per le proprie merci, uno dei pochi interessi permanenti che il Paese vanta ancora in Medio Oriente e in Asia. La guerra in Iran ha dimostrato "in un singolo episodio il pericolo della cattiva gestione e della scarsa capacità di giudizio degli Stati Uniti", dice Wertheim che sottolinea come l'esito incerto non faccia altro che "accelerare una preoccupazione già esistente, condivisa da molti paesi del mondo, riguardo a cosa significhi il declino della qualità della governance americana e cosa ci si possa aspettare dagli Stati Uniti".

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La crisi con gli alleati

Un'altra conseguenza della guerra in Iran riguarda il rapporto tra gli Stati Uniti e gli alleati, dai Paesi del Golfo a quelli in Asia e in Europa. Come evidenzia Charles Kupchan, politologo e direttore degli studi europei presso il Council on Foreign Relations, l'assenza di consultazioni prima dell'attacco e la modalità con cui si è giunti all'accordo di cessate il fuoco hanno fiaccato la percezione di "affidabilità". "La guerra contro l'Iran e il suo impatto economico si stanno accumulando e rafforzando la sensazione che gli Stati Uniti siano diventati imprevedibili e inaffidabili", ha affermato Kupchan che ha ricordato le precedenti forzature dell'amministrazione Trump, dai dazi alle pressioni per l'acquisto della Groenlandia.

Le minacce alla Nato

Come evidenzia il quotidiano statunitense, l'indebolimento americano si fa sentire soprattutto in Europa, che dal 1949 fa affidamento sulla Nato e sulla garanzia di sicurezza fornita dall'"ombrello nucleare" di Washington. Trump, nonostante abbia strappato l'aumento delle spese militari, ha più volte attaccato gli Alleati per non essere intervenuti ad Hormuz e ha definito l'Alleanza una "tigre di carta" minacciando di uscirne. Alla domanda se l'egemonia americana si sia indebolita, il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, risponde: "Speriamo di no, ma temiamo che possa accadere".

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Il ruolo della Cina

Sullo sfondo di quanto accaduto in questi giorni c'è poi la Cina: secondo quanto emerso, Pechino avrebbe giocato un ruolo importante, anche se silenzioso, verso un primo accordo generico di cessate il fuoco. La Cina avrebbe infatti usato la sua forte influenza sull'Iran per convincere Teheran ad accettare la proposta di tregua di due settimane.

La situazione ad Hormuz

Intanto sul campo la situazione appare ancora delicata: su Hormuz le richieste dell’Iran sono di prendere il controllo di quello stretto di mare, e di formalizzare il sistema di pedaggio utilizzato nelle ultime settimane per far passare le imbarcazioni. E in base a quanto riferito dalla Tass, Teheran consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno attraverso lo Stretto, in base all'accordo di cessate il fuoco.


Per approfondire: Iran, dalla benzina ai voli: cosa potrebbe cambiare con l'apertura dello Stretto di Hormuz

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