Guerra Iran, quali saranno gli effetti a lungo termine e i costi della crisi energetica?
Gli aerei rischiano davvero di rimanere senza carburante? Riusciremo mai a sostituire il petrolio del Golfo? Perché il prezzo della benzina scende meno di quello del greggio? A questi e ad altri quesiti ha provato a rispondere l'ultima puntata di "Numeri", approfondimento di Sky TG24, andata in onda il 10 aprile
GUERRA IN MEDIO ORIENTE, LE QUESTIONI APERTE
- Anche se la guerra in Medio Oriente finisse subito, quali effetti si trascinerebbe con sé nei prossimi mesi? Gli aerei rischiano davvero di rimanere senza carburante? Riusciremo mai a sostituire il petrolio del Golfo? A questi e ad altri quesiti ha provato a rispondere l'ultima puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24, andata in onda il 10 aprile.
ANCHE SE LA GUERRA FINISSE, QUALI STRASCICHI LASCEREBBE?
- Gli effetti a lungo termine della guerra non sono chiari. Anzi: è da poco che cominciano a esserci dei veri problemi di approvvigionamento di petrolio e di gas. Molte delle petroliere che erano partite dal Medio Oriente prima della guerra sono infatti arrivate da poco. Il quadro si complicherà nelle prossime settimane. E se anche il conflitto finisse nel mese di aprile, almeno fino a giugno non avremo la stessa produzione di petrolio di prima da parte dei Paesi del Golfo.
PERCHÉ IL PREZZO DELLA BENZINA SCENDE LENTAMENTE?/1
- Quando il prezzo del petrolio sale, il carburante sale molto rapidamente. Quando scende, la riduzione è più lenta. Questo accade perché il costo del carburante alla pompa di benzina non è legato direttamente al petrolio in sé, ma più che altro al prodotto raffinato. Il valore da tenere d’occhio è il Platts, l’indice di riferimento che determina il costo del prodotto raffinato. Guardando al gasolio: prima della guerra era di 55 centesimi, ora è di 1,03 euro.
PERCHÉ IL PREZZO DELLA BENZINA SCENDE LENTAMENTE?/2
- C'è poi da considerare che la materia prima pesa per il 30% sul prezzo finale. Questo significa che se il petrolio dimezzasse il suo costo, il pieno di un'auto a diesel scenderebbe solo del 15%.
QUANTO SONO CARI I CARBURANTI IN ITALIA?/1
- Stando agli ultimi aggiornamenti, il diesel (che è salito più della benzina), in Italia il 9 aprile costava 2,18 euro al litro. In Germania era a 2,50 euro, in Francia a 2,37. Meglio la Spagna, a 1,91. Roma e Madrid sono più in basso perché hanno eliminato alcune tasse. Da noi lo Stato adesso incassa 0,86 euro a litro, in Spagna 0,49 euro. Molto più alte le cifre in Germania (1,02 euro) e in Francia (0,98 euro).
QUANTO SONO CARI I CARBURANTI IN ITALIA?/2
- Interessante è notare che prima del taglio delle accise, sul diesel lo Stato italiano incassava 98 centesimi al litro. Poi è scattato lo sconto di 25 centesimi, ma con l’aumento del prezzo del petrolio incassa comunque più di quanto ha tagliato, cioè 86 centesimi.
GLI AEREI RISCHIANO DI RESTARE A SECCO?/1
- Dall'associazione degli aeroporti europei è arrivata la conferma di quanto si temeva: se lo Stretto di Hormuz non riaprirà del tutto a breve, gli scali potrebbero soffrire di "carenze sistemiche". Questo succede perché l'Europa ha sempre preso circa un terzo del suo consumo di cherosene per aerei dal Golfo Persico.
GLI AEREI RISCHIANO DI RESTARE A SECCO?/2
- Le riserve disponibili, almeno quelle di cui si aveva a conoscenza fino al dicembre 2025, per l'Italia possono bastare per circa 57 giorni. Il problema è che dallo Stretto di Hormuz, contando quante navi riescono ad attraversarlo ogni giorno, ci vorrebbero circa tre mesi per farle ripartire tutte verso i propri Paesi e rifornirli di cherosene. E l'Italia acquista metà dei propri rifornimenti dall'estero.
IL PETROLIO DEL GOLFO È TUTTO BLOCCATO?
- No, perché esistono alternative allo Stretto di Hormuz. Sono l'oleodotto che attraversa l'Arabia Saudita e quello degli Emirati Arabi. Dal primo passano ancora cinque milioni di barili al giorno. Il punto critico è che molti Paesi, come il Kuwait, non riescono più a esportare il proprio petrolio: è questo che sta creando lo sconvolgimento che stiamo attraversando.
COME SOSTITUIREMO IL GAS DEL QATAR?/1
- C'è poi il problema del gas naturale liquefatto, di cui il Qatar è uno dei maggiori esportatori al mondo, anche per l'Italia: nel 2025 ci forniva l'11% del totale che acquistavamo. I principali siti produttivi qatarioti sono però stati bombardati e le esportazioni per ora si sono bloccate.
COME SOSTITUIREMO IL GAS DEL QATAR?/2
- Come faremo quindi a rimpiazzare il gas che ci manca? Dal gasdotto che dall'Azerbaijan arriva in Puglia (il Tap) potrebbero arrivare 1,2 miliardi di metri cubi, dagli Stati Uniti e dall'Algeria si spera che ne arrivino altri 4 miliardi in tuto.
SI POTRÀ SOSTITUIRE IL PETROLIO DEL GOLFO?/1
- Facendo i conti, dei 20 milioni di barili al giorno che passavano dallo Stretto di Hormuz, 12 milioni sono stati compensati. Ne mancano però ancora otto.
SI POTRÀ SOSTITUIRE IL PETROLIO DEL GOLFO?/2
- I principali produttori di petrolio sono, nell'ordine: Usa, Russia, Arabia Saudita, Canada, Iraq e Cina. La situazione però è delicata anche al di là del Golfo. La Russia, ad esempio, nell'ultima settimana ha dimezzato la sua capacità di esportare petrolio a causa della guerra con l'Ucraina. La situazione è quindi fragile.
QUANTO STANNO PAGANDO GLI AMERICANI?
- Donald Trump sta pagando cara la scelta di procedere con la guerra. Ma anche i cittadini americani ne pagano le conseguenze a livello economico. Il diesel negli Usa è arrivato a costare 5,68 dollari al gallone, poco sotto il prezzo nel 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina (5,81 dollari). Trump su questo tema aveva condotto buona parte della sua campagna elettorale, promettendo di "dimezzare" il costo dell'energia.
COSA SCARSEGGIA OLTRE GAS E PETROLIO?/1
- Dallo Stretto di Hormuz non passano solo gas e petrolio. Da lì transitava anche il 33% dei fertilizzanti prodotti a livello globale, una componente fondamentale per l'agricoltura di tutto il mondo. Il prezzo dell'urea, uno dei fertilizzanti principali, è dunque schizzato verso l'alto, passando da 466 dollari a 700 dollari alla tonnellata. Secondo le Nazioni Unite, se lo Stretto non riaprisse entro giugno, 45 milioni di persone in più soffriranno di insicurezza alimentare.
COSA SCARSEGGIA OLTRE GAS E PETROLIO?/2
- C'è preoccupazione anche per l'elio, elemento necessario per la produzione di micro chip: un terzo della fornitura mondiale arrivava proprio dallo Stretto di Hormuz.
COME STA REAGENDO L’ASIA A QUESTA CRISI?
- I Paesi asiatici sono tra quelli più penalizzati dalla crisi in corso. Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Pakistan sono tra gli Stati che da sempre hanno acquistato più gas e petrolio che transitava da Hormuz. Adesso per loro è quindi partita la corsa verso l'America per gli approvvigionamenti, ma nel frattempo negli ultimi anni si sono messi al sicuro spingendo sempre di più sulle rinnovabili. Così ad esempio hanno fatto la Cina e il Pakistan.
L’ITALIA SARÀ MENO DIPENDENTE DA GAS E PETROLIO?
- Le strade per l'Italia per affrancarsi da gas e petrolio sono tre: riaccendere le centrali a carbone, ridurre i consumi o potenziare le rinnovabili. L'ultima è l'ipotesi migliore, ma il processo va a rilento. Nel 2025 abbiamo installato potenza rinnovabile per +7,2 Gw. In Germania, per fare un paragone, lo scarto è di +21,1.