Ets, Italia contro il meccanismo di quote: il confronto con gli altri Paesi Ue
Il presidente di Confindustria Orsini ha chiesto la sospensione dell'EU Emissions Trading System, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2, trovando d'accordo sia la premier Meloni che il ministro Lollobrigida, che sostengono la necessità di discutere del tema a livello europeo. Di questo si è parlato nella puntata di "Numeri", approfondimento di Sky TG24, andata in onda il 26 maggio 2026
CONFINDUSTRIA CONTRO ETS
- Tra i temi più discussi all'assemblea di Confindustria di ieri c'è stato l'Ets, il meccanismo Ue che, con l'obiettivo di ridurre i gas serra, impone di un pagamento alle imprese aggravando i costi energetici. Il presidente Orsini ha chiesto la sospensione delle quote, trovando d'accordo la premier Meloni e il ministro Lollobrigida, che sostengono la necessità di discutere del tema a livello europeo per trovare sponde di dialogo. Di questo si è parlato nella puntata di Numeri, programma di Sky TG24, andata in onda il 26 maggio 2026.
QUANTO PAGANO LE IMPRESE
- Il prezzo medio unitario nazionale per gli ETS, le quote di CO2 che consentono alle imprese di "inquinare" pagando, era di 14 euro a megawattora ad aprile, circa l'11% sul totale delle bollette.
IL CONFRONTO CON IL RESTO D'EUROPA
- Rispetto al resto d'Europa, le quote del sistema ETS per l'Italia sono più alte rispetto a Paesi come la Francia e più basse rispetto a Paesi come Germania e Polonia.
ABOLIRE O NON ABOLIRE?
- In Europa molti Paesi stanno discutendo sulla possibilità di abolire il sistema degli ETS: a favore ci sarebbero in particolare Italia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, mentre preferirebbero mantenere l'attuale sistema i Paesi scandinavi, Spagna e Portogallo. Non mancano anche coloro che si pongono a metà e vorrebbero apportare delle modifiche: tra questi ci sono Francia e Germania.
IL CASO DELLA GERMANIA
- Ci sono Paesi che pagano le quote ETS più di noi: uno di questi è la Germania, che produce un quinto della sua energia ancora da fonti fossili come carbone e lignite.
MA DOVE VANNO I SOLDI?
- Secondo i dati della Commissione europea, sono stati ricavati oltre 250 miliardi di euro delle aste tra 2013 e 2025: di questi, meno di un quarto dei soldi ricavati dalle aste di emissione sono andati ai fondi UE per il clima mentre la maggior parte è finita agli Stati membri.
COSA FANNO GLI STATI?
- La percentuale dei soldi incassati e poi spesi per la transizione energetica varia tra gli Stati membri: si va dal 99% della Germania e dal 94% della Spagna al 51% della Polonia e al 27% dell'Italia.
COME HA SPESO I SOLDI L'ITALIA
- E l'Italia come li ha spesi? Secondo i dati del centro studi Ecco, la metà dei soldi incassati tra il 2012 e il 2024 è stata spesa per la riduzione del debito pubblico mentre solo il 9% è stata usata per motivi climatici.
ITALIA A ZERO
- Ancora più basso il dato riportato dalla Commissione europea, secondo la quale l'Italia ha usato lo 0% delle sue entrate ETS per motivi ambientali nel 2024. Come Roma soltanto la Croazia non ha usato le sue entrate ETS per queste finalità, rimanendo ferma al palo.