"Lanciamo una proposta al governo e alle parti sociali", detto il numero uno di Confindustria in occasione dell'Assemblea generale. "Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d'essere o si sovrappongono tra loro". E la premier: "Vi propongo di avviare subito un cantiere comune per arrivare a una riforma comune della burocrazia in Italia"
Al via stamattina l’Assemblea generale di Confindustria, ospitata al centro congressi La Nuvola di Roma. Presenti anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni. A introdurre l’argomento e a ribadire l’importanza dell’evento era stato domenica scorsa, in occasione del Festival di Trento, il leader degli industriali Emanuele Orsini: "Serve unirsi", aveva detto Orsini, precisando quanto sia delicato il momento in Europa. "Bisogna fare un esercizio più importante: quello di unirsi per poter fare delle politiche economiche vere a sostegno delle industrie e delle imprese". "Lanciamo una proposta al governo e alle parti sociali", ha proseguito nel ragiornamento il numero uno di Confindustria. "Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d'essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola". Orsini ha chiesto sul fisco "un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione". "Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico", ha aggiunto. "L'Italia" - ha spiegato - "è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati e ci sono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile".
Meloni: l'Ue gigante burocratico, miope quando deve farsi sentire
"Per cercare di essere concreti vi propongo di avviare subito un cantiere comune per arrivare a una riforma comune della burocrazia in Italia", ha detto la premier Meloni all'assemblea di Confindustria. "La principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l'attuale configurazione dell'Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull'altare di approcci ideologici e tecnoratici", ha aggiunto Meloni. "L'Europa è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale". E ancora: "Sul tema delle spese della difesa, ho detto e lo ripeto, non ho affatto cambiato atteggiamento, benché sappia molto bene quanto il tema in Italia sia impopolare. Io penso anche che un leader serio debba dire la verità. La verità è che se non ti sai difendere, se chiedi a qualcun altro di garantire la tua sicurezza, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali". "Io voglio che l'Italia sia una nazione libera, ma dall'altra parte" - ha detto ancora la premier - "so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l'impatto di una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere in questa nazione. E quindi dobbiamo creare un equilibrio tra due necessità".