Difesa, 12 miliardi in più di spesa nei prossimi 3 anni senza infrazione Ue. I DATI
I numeri diffusi ieri da Eurostat certificano che l’Italia è ancora sotto procedura di infrazione europea: questo significa che Palazzo Chigi non potrà avvalersi della clausola di salvaguardia per l’aumento delle spese militari richiesto dalla Nato. Di questo si è parlato nella puntata del 22 aprile di "Numeri", approfondimento di Sky TG24
LE RIFLESSIONI DEL GOVERNO
- Rafforzare la capacità di difesa garantisce indipendenza e deterrenza, ha ribadito più volte la premier Giorgia Meloni negli ultimi mesi. Ma la contingenza della crisi energetica innescata dal conflitto in Iran pone priorità diverse: per questo nel governo si ragiona su spese militari e rapporto deficit/PIL, i cui dati aggiornati sono stati resi noti ieri da Eurostat. Di questo si è parlato nella puntata del 22 aprile di Numeri, approfondimento di Sky TG24.
IL DEFICIT
- I dati del 2025 mostrano un deficit vicino ai 70 miliardi di euro: i conti sono stati sforati rispetto al target del 3% di poco più di 1,5 miliardi.
IL PESO DEL SUPERBONUS
- I conti sentono ancora gli effetti del superbonus: per il 2026 il peso sarà ancora di 40 miliardi, che scenderanno a 20 miliardi nel 2027.
L’AUMENTO DELLE SPESE DELLA DIFESA
- Un peso rilevante lo avranno nei prossimi anni anche le spese per la Difesa richieste dalla Nato: il Documento Programmatico di Bilancio 2025 aveva evidenziato gli aumenti in questo settore ma aveva anche sottolineato la necessità di attivare la clausola di salvaguardia Ue, un passaggio fattibile solo in caso di uscita dalla procedura di infrazione.
DI QUANTO AUMENTANO LE SPESE Se l'Italia fosse uscita dalla procedura di infrazione, la clausola di salvaguardia avrebbe permesso di destinare più facilmente risorse alle spese previste per la difesa, pari a 12 miliardi in un triennio e divisi tra i 3,5 miliardi di euro preventivati nel 2026 e nel 2027 e i 5 miliardi nel 2028.
LA CRESCITA NEL LUNGO PERIODO
- Le spese per la difesa sono destinate a crescere nei prossimi anni: se nel 2025 erano il 2% del Pil, pari a 45 miliardi di euro, nel 2035 saranno invece 80 miliardi, pari al 3,5% del Pil.