Guerra in Iran e inflazione, chi rischia di essere più colpito dall’aumento dei prezzi
EconomiaIntroduzione
La guerra in Iran, il blocco di Hormuz e il caro energia stanno avendo conseguenze rilevanti sulle economie internazionali e anche su quella italiana. A lanciare l’allarme nei giorni scorsi è stato lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nel corso di un’audizione in Senato ha detto che “i segnali di rallentamento delle prospettive di crescita sono in grande misura riconducibili a fattori esogeni. Il governo si appresta a rivedere le previsioni con l'acuirsi delle tensioni in Medio Oriente. Il governo si appresta pertanto a rivedere le proprie previsioni macroeconomiche nella stessa direzione seguita dai principali organismi internazionali”. E il vero spauracchio di queste settimane è l’inflazione.
Quello che devi sapere
Il rischio di una stagflazione
Nonostante la tregua che ha portato a una de-escalation militare in Medio Oriente, ma (finora) non a una riapertura di Hormuz, “le prospettive di lungo periodo restano oscurate da una profonda incertezza”: a dirlo è stato il Commissario europeo per l'Economia Valdis Dombrovskis. Per l’esponente dell’esecutivo Ue “l’economia europea rimane quindi esposta al rischio di uno shock stagflazionistico”.
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Cosa potrebbe succedere all’economia
Si tratta, ha spiegato ancora Dombrovskis, di "una situazione in cui una crescita più lenta coincide con un'inflazione più elevata. L'analisi condotta dalla Commissione ha rilevato che la crescita dell'Ue quest'anno potrebbe essere inferiore dello 0,2-0,4%", "nello scenario di una perturbazione di breve durata". Invece con una crisi più lunga "la crescita potrebbe quindi essere inferiore dello 0,4-0,6%". Uno scenario da incubo insomma, nel quale a pagare il conto più salato rischiano di essere le fasce della popolazione più vulnerabili.
Chi soffrirà di più l’inflazione
Infatti, come ricostruito in un’analisi del Sole24Ore, le categorie più esposte al rischio di un aumento dell’inflazione a causa della guerra in Iran sono le famiglie con molti figli, i giovani single e le persone disoccupate. Questo avviene perché, in base ai dati comunicati dall’Istat, questi sono i gruppi di persone che spendono di più per i beni e servizi esposti ad aumenti per i rincari delle bollette e di benzina e petrolio: alimentari, trasporti e utenze domestiche.
Quanto si spende per alimentari e utenze
Il quotidiano economico sottolinea come alimentari, trasporti e utenze domestiche abbiano rappresentato nel 2024 il 42,3% delle spese per i consumi di una famiglia media italiana. Tuttavia la percentuale sale a oltre il 45% per quelle più esposte, arrivando fino al 52% per i disoccupati.
Le differenze tra Nord e Sud
C’è inoltre una distinzione geografica importante: non in tutte le zone d’Italia, infatti, la percentuale di spesa assorbita da questi tre elementi è uguale. Nel dettaglio in Calabria 50,5% della spesa media familiare è assorbito da alimentari, trasporti e utenze per la casa, toccando quota 1047 euro su 2075. A superare la soglia del 45% sono anche Campania, Basilicata, Sicilia e Puglia, a cui si aggiunge il Piemonte, unica regione del Nord a registrare un simile dato.
Come può evolvere l’inflazione
In ogni caso l’impatto sulle famiglie italiane dipenderà da quanto avverrà nelle prossime settimane e mesi. Se a marzo l’Istat ha fatto registrare un aumento dei prezzi al consumo pari allo 0,5%, la durata della crisi nel Golfo potrebbe mutare gli scenari futuri. Se si dovesse arrivare a una rapida risoluzione e una riapertura dello stretto di Hormuz - scenario che attualmente non sembra prossimo a verificarsi - è possibile che l’inflazione resti tutto sommato contenuta. Ma se la crisi dovesse proseguire per altre settimane o mesi, l’impatto potrebbe diventare significativamente più grave.
L’opzione di sospensione del Patto di Stabilità
Che la situazione nel Golfo possa aver gravi conseguenze per l’economia, anche italiana, è ormai chiaro e sul tema è intervenuta nei giorni scorsi anche la presidente del Consiglio. Giorgia Meloni infatti, nel corso dell’informativa alla Camera dei giorni scorsi sull’azione del governo, ha detto che “se ci sarà una nuova recrudescenza" del conflitto in Iran "dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia. In quel caso non dovrebbe e essere un tabù ragionare sulla possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita: non una deroga per singolo Stato membro ma un provvedimento generalizzato”.
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