Guerra Iran, media: Teheran ha proposto agli Usa un piano da 7 giorni per la tregua. LIVE
Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. La notizia è riportata dal New York Times. Oltre 100 arrestati a New York nelle proteste contro Netanyahu, tra cui Susan Sarandon, Cynthia Nixon e Hannah Einbinder. Il presidente iraniano, a Fox News, ha dichiarato che "sono gli Usa a dover decidere se porre fine alla guerra"
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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto agli Stati Uniti un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese.
Il presidente iraniano in un'intervista a Fox News ha affermato che "sono gli Usa che devono decidere se porre fine alla guerra" perché "noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci". E ancora: "Non vogliamo continuare, è l'America a dover scegliere se porvi fine o meno". Pezeshkian ha poi specificato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da mesi, gode di ottima salute, smentendo le voci secondo cui sarebbe deceduto o in stato di morte cerebrale.
All'ingresso del premier israeliano Benjamin Netanyahu all'Assemblea generale dell'Onu decine di diplomatici di numerose delegazioni hanno abbandonato la sala in segno di protesta, rimasta mezza vuota tra cori pro-Palestina. Lui: "Se ce ne sono altri se ne vadano subito. Saremmo tutti morti se non avessimo attaccato l'Iran".
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Cardinale Pizzaballa: "Tra israeliani e palestinesi serve riconoscimento reciproco"
"Tra israeliani e palestinesi serve il riconoscimento reciproco: accettare che l’altro abbia un legame con questa terra, una storia, un diritto a vivere in libertà, sicurezza e dignità. Finché immaginiamo un futuro senza l’altro o fondato sulla sua subordinazione, il dialogo non trova spazio. Questo non significa mettere tutto sullo stesso piano: la pari dignità non cancella le differenze di responsabilità, di potere e di condizione. La sicurezza degli israeliani e la libertà dei palestinesi devono trovare posto nella stessa prospettiva politica. Occorre poi ricostruire la fiducia, tornando a incontrarsi e a lavorare insieme. Anche le comunità religiose hanno una responsabilità: non dare una giustificazione sacra alla chiusura". Lo ha detto il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, in un'intervista al quotidiano 'Il Sole 24 Ore'.
"I cristiani condividono la vita e le difficoltà dei loro popoli. A Gaza la piccola comunità porta, insieme a tutta la popolazione, le ferite dei lutti e delle distruzioni. La Chiesa cerca di accompagnare e assistere le persone, non soltanto i cristiani. In Cisgiordania pesano l’occupazione, le restrizioni agli spostamenti, la crisi del lavoro e dei pellegrinaggi, le aggressioni dei coloni. Si emigra non solo per povertà, - ha continuato Pizzaballa - ma perché si perde fiducia nel futuro. In Israele le comunità cristiane, in gran parte arabe, partecipano alla vita sociale, ma affrontano discriminazioni, tensioni e insicurezza, anche legata alla criminalità locale. Ci sono anche i cattolici di espressione ebraica e i migranti, con esigenze diverse. Il nostro compito comune non è conservare un ricordo del passato, ma permettere a una comunità viva di esprimere la propria fede e continuare a servire la società".
"Un luogo religioso può favorire l’incontro oppure essere usato per affermare un possesso esclusivo: dipende da come lo custodiamo e lo rendiamo accessibile. La collaborazione tra le comunità cristiane nei restauri del Santo Sepolcro, ad esempio, mostra come la cura di un luogo possa diventare un compito condiviso. Custodire significa trasmettere una memoria senza farne un’arma contro quella altrui, tenendo insieme le pietre e le persone. Un santuario restaurato, ma separato dalle sofferenze di chi gli abita accanto, rischia di perdere qualcosa di essenziale. L’arte non sostituisce la giustizia, ma può creare esperienze condivise che rendono meno astratta la possibilità della convivenza", ha concluso Pizzaballa.
Araghchi: "Nel piano anche la possibile riapertura di Hormuz"
"Abbiamo presentato agli Stati Uniti, tramite intermediari, un piano secondo cui, al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto al termine del settimo giorno e i colloqui riprenderebbero", ha dichiarato Araghchi ai cronisti, spiegando che la proposta ricalcava fedelmente gli impegni contenuti nel cosiddetto memorandum d'intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran a giugno, ma poi rapidamente naufragato. Sebbene la proposta iraniana contenga molte delle condizioni previste dall'accordo precedente poi fallito, la diplomazia dietro le quinte, scrive ancora il Nyt, suggerisce che entrambe le parti potrebbero trarre notevoli vantaggi nel trovare una via d'uscita dal conflitto. I funzionari iraniani hanno spiegato che, pur essendo la proposta sostanzialmente identica al memorandum d'intesa di giugno, essa è concepita per procedere con ritmi molto più serrati. Nell'accordo precedente, infatti, era stato fissato un arco temporale di 60 giorni per arrivare ai negoziati sul nucleare. Un funzionario statunitense a conoscenza dei colloqui ha riferito che l'amministrazione sta conducendo discussioni positive e costruttive tramite intermediari, ma che gli Stati Uniti non intendono affrettare la conclusione di un accordo. Secondo quanto riferito da Araghchi, le condizioni poste dall'Iran per l'accordo prevedono che, nell'arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità, incluse quelle in Libano; Gli Stati Uniti avrebbero sbloccato i beni iraniani congelati — stimati in almeno 12 miliardi di dollari — revocato le sanzioni sul petrolio iraniano e tolto il blocco navale imposto all'Iran. Infine, l'ultimo giorno, sarebbe stato aperto lo Stretto di Hormuz. Trascorsi i sette giorni, ha affermato Araghchi, sarebbero iniziati immediatamente negoziati globali sul programma nucleare iraniano. La proposta iraniana è giunta mentre i negoziatori statunitensi tentavano di rilanciare la diplomazia con l'Iran sul programma nucleare attraverso colloqui a margine dell'Assemblea delle Nazioni Unite. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha riferito che un incontro di tre ore tra funzionari statunitensi e iraniani, mediato dal Qatar, non ha portato a una svolta. Esmeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato che nei prossimi giorni potrebbero tenersi ulteriori incontri tramite intermediari.
Media: "L'Iran ha proposto agli Usa un piano da 7 giorni per la tregua"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. La notizia è riportata dal New York Times, secondo cui Araghchi lo ha riferito ai giornalisti durante un briefing a margine dell'Assemblea Onu. Ha affermato che l'Iran è pronto ad attuare il piano non appena Washington darà il proprio assenso, aggiungendo che "sarebbe preferibile" raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Due riservisti Idf uccisi dal loro drone, esercito ne sospende l'uso
L'esercito israeliano ha annunciato che ieri due riservisti sono rimasti uccisi dopo che un piccolo drone esplosivo, che stavano manovrando nella Striscia di Gaza, è precipitato per cause ignote ed è esploso poco dopo. Lo scrive il Times of Israel. I militari sono stati identificati come il sergente maggiore (ris.) Nadav Kali, 24 anni, di Har Halutz, e il sergente maggiore (ris.) Ofek Moalem, 23 anni, di Gerusalemme. Entrambi prestavano servizio nel 7007° Battaglione della Brigata Gerusalemme. Secondo un'indagine preliminare dell'esercito, giovedì pomeriggio i due soldati stavano manovrando droni con visuale in prima persona (Fpv), da una postazione nella zona cuscinetto dell'esercito, nel nord della Striscia di Gaza. Un primo drone ha portato a termine la missione prevista, mentre un secondo, durante la fase di decollo, è precipitato all'interno della postazione militare per cause ancora da accertare. Stando ai primi accertamenti, i soldati si sono avvicinati al drone precipitato alcuni minuti più tardi e lo hanno raccolto; a quel punto l'ordigno è esploso, ferendoli mortalmente. I due sono stati trasportati all'ospedale Barzilai di Ashkelon, dove ne è stato constatato il decesso. In attesa dell'esito delle indagini sulle cause dello schianto e dell'esplosione, l'esercito ha temporaneamente sospeso l'impiego di tutti i piccoli droni in grado di trasportare carichi esplosivi, sia quelli di tipo 'kamikaze' sia quelli progettati per sganciare esplosivi su un obiettivo.
Idf: "Due soldati uccisi a Gaza da nostro drone"
Due soldati israeliani sono stati uccisi dall'esplosione di un drone dell'Idf nel nord della Striscia di Gaza. Lo ha riferito lo stesso esercito israeliano precisando che l'incidente, avvenuto ieri, è stato causato da un malfunzionamento operativo del drone che poi è esploso.
Media: "Netanyahu tornato in Israele subito dopo discorso all'Onu"
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è partito per Israele subito dopo il suo discorso all'Onu, a New York, secondo quanto riportato dall'emittente pubblica israeliana Kan. In seguito al suo intervento all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha incontrato i leader di Paraguay, Panama e Bolivia, esortando i tre Paesi ad approfondire i legami con Israele attraverso gli Accordi di Isacco.
I media israeliani hanno ipotizzato che la visita di Netanyahu a New York sia stata ridotta per motivi di sicurezza. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, aveva precedentemente affermato che avrebbe arrestato il primo ministro israeliano durante la sua campagna elettorale. In un'intervista alla Cnn di martedì, Mamdani ha ribadito di non avere l'autorità per arrestare il leader israeliano, ma ha affermato che il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) nei confronti di Netanyahu deve essere rispettato. La visita di Netanyahu ha scatenato manifestazioni in tutta New York, con oltre 100 dimostranti arrestati oggi.
Yemen, Riad: "Si lavora a riunione urgente con Turchia-Pakistan"
I capi di Stato maggiore di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan si apprestano a tenere una riunione militare urgente alla luce dei recenti attacchi dei ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi contro il Regno wahabita. Lo ha riferito il ministero degli Esteri di Riad su X, sottolineando che l'incontro servirà per "discutere le modalita' di sostegno al Regno in conformità all'Accordo di Mecca per la difesa comune", secondo il quale "qualsiasi aggressione a una delle parti è considerata un attacco a tutti". In occasione dell'Assemblea Generale dell'Onu a New York, il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan Al Saud, ha incontrato gli omologhi pakistano e turco, Mohammad Ishaq Dar e Hakan Fidan. I tre hanno condannato fermamente i "violenti attacchi diretti contro la Mecca, nonché contro infrastrutture civili ed economiche in Arabia Saudita".
Houthi: "Attaccati siti militari sauditi vicino al confine"
Gli Houthi hanno attaccato diverse postazioni militari in Arabia Saudita. Lo ha reso noto il gruppo ribelle yemenita, precisando di aver colpito la zona di al-Tuwal a Jizan e le postazioni missilistiche del campo di Al-Dagharir, al confine con l'Arabia Saudita. Riad non ha confermato gli attacchi.
Onu, Nypd: "Oltre 100 arresti in manifestazioni anti-Netanyahu"
Oltre 100 persone sono state arrestate a New York durante le proteste contro il primo ministro Benjamin Netanyahu in occasione del suo discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo ha riferito la polizia. Tra gli arrestati figurano la candidata democratica al Congresso Drializa Avila Shevalaya e le attrici Susan Sarandon, Cynthia Nixon e Hannah Einbinder.
Netanyahu vede Milei: "Espandere gli Accordi Isacco a Sud America"
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato il Presidente argentino Javier Milei a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I due hanno discusso della "continua cooperazione tra i rispettivi Paesi e del positivo cambiamento strategico per Israele in atto in America Latina", si legge in una dichiarazione pubblicata su X, dall'ufficio di Netanyahu. Tale cambiamento strategico "rende possibile l'espansione degli 'Accordi di Isacco', promossa dal Presidente Milei, per rafforzare la cooperazione in ambito di sicurezza ed economico tra Israele e i Paesi dell'America Latina", aggiunge l'ufficio del premier israeliano.
Pezeshkian: "Spetta agli Usa decidere se far finire la guerra"
Sono gli Usa che "devono decidere" se porre fine alla guerra: "Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci". Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un'intervista a Fox News, in merito a una domanda sulle sue previsioni relative alla fine del conflitto.
"Quando possiamo risolvere le questioni attraverso il dialogo, non dovremmo ricorrere a ucciderci a vicenda. Ma, a causa delle provocazioni di Israele, questa guerra ci è stata imposta", ha aggiunto il presidente iraniano. "Tuttavia, noi non vogliamo continuare. È l'America a dover scegliere se porvi fine o meno", ha osservato Pezeshkian, ribadendo che l'Iran è pronto a raggiungere un accordo con il presidente Donald Trump per porre fine al conflitto. "Perché hanno scelto di far saltare tutto a sole due settimane dalla firma dell'accordo?", ha chiesto, riferendosi al fallimento della fragile tregua. "Se l'attuale governo americano desidera raggiungere un accordo nel rispetto del quadro giuridico internazionale, bene. In caso contrario, che sia prima o dopo le elezioni (di metà mandato Usa), per noi che differenza fa?". Pezeshkian ha insistito sul fatto che gli Houthi non ricevono ordini da Teheran. Washington e i suoi alleati, tra cui l'Arabia Saudita e il governo yemenita sostenuto da Riad, accusano l'Iran di appoggiare il movimento militante Houthi, responsabile di lanci di missili balistici contro il Regno e di combattere contro le forze sostenute da Riad per il controllo dello Yemen. "Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi: agiscono in quanto forza di resistenza nella regione, in base alle situazioni che sono state loro imposte", ha precisato Pezeshkian, secondo la traduzione fornita da Fox News. "Abbiamo contatti con loro, ma non esiste un rapporto sistematico", ha aggiunto.
Pezeshkian: "La Guida Suprema Mojtaba Khamenei gode di ottima salute"
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da mesi, gode di ottima salute, smentendo le voci secondo cui sarebbe deceduto o in stato di morte cerebrale. Intervistato da Bret Baier, conduttore di 'Special Report' su Fox News, il presidente iraniano ha detto di aver incontrato Khamenei "circa un mese fa" per un colloquio. "Non ricordo le date esatte. Circa un mese, un mese e mezzo fa", ha detto Pezeshkian. "Ci siamo incontrati per circa sette ore". Baier ha chiesto aggiornamenti sullo stato di salute di Khamenei e se fosse in grado di governare. "Certamente, assolutamente sì", ha risposto Pezeshkian, aggiungendo che la sua amministrazione riceve consultazioni e direttive da Khamenei. Incalzato sul motivo per cui la Guida Suprema non si sia ancora rivolta al pubblico dall'inizio della guerra, Pezeshkian ha attribuito l'isolamento di Khamenei alla "mancanza di sicurezza creata dalle azioni di stranieri", definiti "aggressori". Le condizioni di Khamenei sono oggetto di interrogativi da quando, secondo quanto riferito, è rimasto gravemente ferito durante l'operazione 'Epic Fury', che ha ucciso suo padre e predecessore insieme a diversi membri della sua famiglia.