Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, Trump respinge proposta Teheran: nuovi attacchi dopo elezioni midterm

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"Hanno fatto una proposta, ma l'ho respinta", ha confermato il presidente degli Stati Uniti. La notizia era stata anticipata dal Wall Street Journal, secondo cui Trump avrebbe inoltre riferito ai suoi collaboratori che intende riprendere a bombardare l'Iran dopo il voto. Secondo il quotidiano, la proposta iraniana avrebbe portato alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla ripresa dei negoziati sul nucleare, in cambio della revoca del blocco americano. Teheran: "Attendiamo risposta formale"

in evidenza

Donald Trump ha confermato di avere respinto il piano di sette giorni per la riapertura dello stretto di Hormuz fatto recapitare dall'Iran attraverso i mediatori. "Hanno fatto una proposta, ma l'ho respinta", ha detto il presidente degli Stati Uniti ai giornalisti prima di partire per il Tennessee. "Vogliono raggiungere un'intesa che preveda l'immediata riapertura dello Stretto, perchè si trovano in una posizione di forte svantaggio", ha sostenuto Trump. "Vogliono trattare e, in linea di principio, anch'io sono favorevole a un accordo, ma le condizioni che propongono non sono accettabili", ha spiegato. La notizia era stata anticipata dal Wall Street Journal, secondo cui Trump avrebbe inoltre riferito ai suoi collaboratori che intende riprendere a bombardare l'Iran dopo le elezioni di metà mandato. Secondo il quotidiano, la proposta iraniana avrebbe portato alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla ripresa dei negoziati sul nucleare, in cambio della revoca del blocco americano. Ma, secondo quanto riferito da una fonte Usa ad Axios, i canali di comunicazione tra le due parti non sono chiusi. Anzi. Discussioni "positive e costruttive" sarebbero ancora in corso tra Stati Uniti e Iran tramite i mediatori, anche su questioni nucleari. E in tarda serata da Teheran hanno fatto sapere di attendere la risposta formale di Trump.

Intanto sul fronte israeliano nuovi articoli di The Atlantic e New York Times accusano il premier Benjamin Netanyahu di essere stato informato da Egitto ed Emirati Arabi prima degli attentati del 7 ottobre. L'ufficio del premier però smentisce: "Falsità".

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Iran: "Le nostre condizioni per la riapertura di Hormuz sono chiare"

"Le nostre condizioni sono chiare. Qualsiasi passo verso la riapertura dello Stretto di Hormuz è subordinato al rispetto di queste condizioni". Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi all'agenzia di stampa ufficiale Irna. L'Iran ha ricevuto una prima reazione dal presidente statunitense Donald Trump alla sua proposta per la risoluzione della crisi, ma non ha ancora ricevuto una risposta definitiva da Washington tramite i mediatori, ha precisato Araghchi. 

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Media: "Udite esplosioni nello stretto di Hormuz"

L'agenzia di stampa irachena Naya News Agency, affiliata all'asse iraniano, ha riportato di aver udito delle esplosioni vicino all'isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, nel sud dell'Iran. Secondo il comunicato, la causa delle esplosioni è ancora sconosciuta. Lo riporta Ynet. 

Media: "Un morto in raid Idf su campo di Nuseirat a Gaza"

Un palestinese è morto e altri sono rimasti feriti a causa di un bombardamento israeliano nel campo rifugiati di Nuseirat nella Striscia di Gaza. Lo ha riferito l'agenzia di stampa palestinese Wafa, precisando che droni israeliani hanno preso di mira il sito alla fine di Julis Street, vicino alla Torre Al-Nouri, a ovest del campo.

Chi sono gli Houthi, milizia che controlla Bab el-Mandeb nel Mar Rosso

Sciiti di stampo zaydita, controllano ormai da anni la capitale yemenita Sana'a. Dietro di loro c'è l'Iran, alleato ideologico, religioso e militare. Il loro ruolo è diventato ancora più cruciale dopo lo scoppio del conflitto che infiamma il Medio Oriente.

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L'aviatore USA Dude 44 Bravo, salvato dopo 50 ore tra i nemici in Iran

"E' la cosa più terrificante che abbia mai visto", ha raccontato alla Cbs il colonnello dell'Aeronautica americana salvato in Iran in una spettacolare operazione di recupero dello scorso aprile, dopo essere stato 50 ore in territorio nemico ferito e braccato".

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L'ufficio di Netanyahu smentisce la ricostruzione di The Atlantic: "Falsità"

"Questa affermazione è falsa". Con queste parole l'Ufficio del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha replicato stasera a The Atlantic, che citando fonti israeliane, egiziane, americane, arabe ed europee, aveva scritto che il capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel aveva avvertito Israele prima del 7 ottobre su un possibile attacco di Hamas. "Questa affermazione è falsa. Era già stata smentita all'epoca e viene ora riproposta per manipolare l'opinione pubblica israeliana", si legge nella nota dell'ufficio del premier israeliano. "L'11 ottobre 2023, l'Egitto ha ufficialmente smentito di aver avvertito Israele dell'attacco del 7 ottobre. Nei mesi precedenti il 7 ottobre, il primo ministro Netanyahu non ha né incontrato né parlato con Abbas Kamel, allora capo del Servizio di Intelligence Generale egiziano. Nessun funzionario dell'intelligence israeliana ha trasmesso un simile avvertimento al primo ministro. Le falsità riproposte non diventano verità, per quanto vengano ripetute", conclude la nota.

Guerra Usa-Iran, quanti militari italiani sono stati schierati nel Golfo Persico?

Da marzo il contingente dell'Aeronautica Militare protegge le forze e gli interessi nazionali presenti nell’area, a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La Task Force Air – Arabia è comandata dal colonnello Simone Agostino Rocca.

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Israele, patto leader opposizione: collaborare per nuovo governo

In Israele i leader dei partiti di opposizione hanno stretto un patto in vista delle elezioni del 27 ottobre, impegnandosi a collaborare per formare un governo "sionista e all'altezza delle responsabilità istituzionali". La dichiarazione è stata diffusa al termine di un incontro a casa di Yair Lapid a Tel Aviv: presenti Gadi Eisenkot, leader di Yashar e favorito nei sondaggi, Naftali Bennett, alla guida di Insieme, Avigdor Liberman di Yisrael Beitenu e Yair Golan dei Democratici. "Siamo uniti e determinati a portare un cambiamento positivo e speranza nello Stato di Israele", hanno affermato, presentando un "documento di principi" in cui si impegnano a "fare tutto il possibile per ampliare la base elettorale, ottenere la maggioranza alle elezioni e formare un governo". I cinque hanno inoltre promesso, "da oggi fino alla formazione del governo" di non attaccarsi a vicenda. Quanto alla questione del candidato premier del blocco, sulla quale Eisenot ha molto insistito finora perché venisse indicato prima del voto del 27 ottobre, è stato invece deciso di rinviare a dopo le elezioni. Nel frattempo, si sono suddivisi in tre gruppi di lavoro congiunti che, tra le altre cose, definiranno le linee guida programmatiche per il prossimo governo. Grande assente dai colloqui Benny Gantz, il leader di Blu e Bianco che, in polemica, ha fatto posizionare un cartellone pubblicitario mobile davanti alla casa di Lapid con la scritta, "I blocchi stanno bloccando Israele". Annunciando il documento di principi, i cinque hanno diffuso una foto che li mostra tutti insieme seduti nel salotto di Lapid. Immediata la risposta del premier Benjamin Netanyahu che, con l'intelligenza artificiale, ha aggiunto nell'immagine i leader dei partiti arabo-israeliani Mansour Abbas di Ra'am e Ahmad Tibi della Lista unita. "Eisenkot formerà un governo di sinistra con Liberman, Golan, Bennett e i partiti arabi. Solo un Likud forte potrà fermarli", ha avvertito il capo di governo. Anche Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e leader del partito di estrema destra Sionismo Religioso, ha commentato rilanciando la foto su X con la didascalia, "Questo è pericoloso". 

Guerra in Iran e rincari, settori più colpiti e impatto su famiglie

Il Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), in collaborazione con Assoutenti, ha analizzato - sulla base dei dati ufficiali Istat - l'andamento di prezzi e tariffe di beni e servizi dallo scoppio del conflitto in Iran fino a oggi. Dallo studio emerge che i rincari non riguardano solo carburanti ed energia e che l’impatto sulle famiglie italiane, a fine anno, potrebbe essere di 24,6 miliardi di euro.

Guerra in Iran e rincari, settori più colpiti e impatto su famiglie

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Hamas: "Israele userà il sangue di Gaza per fare campagna elettorale"

Il leader di Hamas ha affermato di aspettarsi che gli israeliani facciano campagna elettorale sfruttando il "sangue" di Gaza. "Che questo o quel candidato salga al potere, o questo o quel partito, il nostro popolo ha sofferto per mano di tutti i partiti israeliani", ha dichiarato Khalil al-Hayya all'emittente qatariota Al-Araby. "Ci rifiutiamo categoricamente di permettere che il sangue, la sofferenza e la causa del popolo palestinese vengano usati come carburante per le elezioni israeliane. Ciò che conta per noi è che il nostro popolo raggiunga i suoi obiettivi, le sue aspirazioni e i suoi legittimi diritti", ha aggiunto. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, impegnato in una serrata competizione per rimanere al potere nelle elezioni del 27 ottobre ha promesso, in vista del voto, di non ritirare le truppe da Gaza e ha respinto un'iniziativa di pace guidata dagli Stati Uniti in cui Hamas si è offerta di consegnare le armi, una promessa che Israele guarda con scetticismo. I sondaggi indicano Gadi Eisenkot, ex capo militare che ha fatto parte del gabinetto di guerra di Netanyahu, ma che lo ha accusato di fallimenti strategici, come principale sfidante di Netanyahu.

Israele, Segalovitz a Eisenkot: "Non avrai governo senza Ra'am"

Senza la partecipazione di Ra'am, Gadi Eisenkot non avra' un governo. Cosi' Yoav Segalovitz, numero due nella lista elettorale del partito arabo-israeliano, ha replicato al leader di Yashar e favorito alle elezioni che in un'intervista poco prima aveva affermato che Ra'am non avrebbe fatto parte del suo prossimo governo. "Chi vuole guidare lo Stato di Israele verso un cambiamento reale deve dimostrare leadership e non cedere di fronte alla campagna di intimidazione del Likud. Israele ha bisogno di una correzione profonda e di una vera partnership, attraverso una leadership coraggiosa. Eisenkot non avra' un governo senza Ra'am", ha scritto il deputato ebreo su X.

Guerra Iran, rincari per le famiglie: 1,8 miliardi in 6 mesi

A trainare i rincari è soprattutto il gas, in crescita del 13,5%, seguito dall'elettricità con un più 10,1%. L'impatto, però, non si distribuisce in modo uniforme sul territorio del Paese.

Guerra Iran, rincari per le famiglie: 1,8 miliardi in 6 mesi

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Ministero della Salute: "A Gaza sette decessi nelle ultime 48 ore"

Il ministero della Salute palestinese a Gaza riferisce che nelle ultime 48 ore sono stati registrati sette decessi a seguito di attacchi israeliani negli ospedali, uno dei quali riguardava una persona deceduta a causa di precedenti ferite. Sono stati inoltre segnalati 38 feriti. Dal "cessate il fuoco" dell'ottobre 2025, Israele ha ucciso 1.415 palestinesi a Gaza e ne ha feriti 4.953. In totale, 74.016 persone sono state uccise dal 7 ottobre 2023 e 175.068 sono rimaste ferite. Il ministero ha infine precisato che 81 persone sono state aggiunte al bilancio complessivo delle vittime "a seguito del completamento e della verifica dei loro dati da parte del Comitato di Verifica dei Martiri, dall'ultimo aggiornamento statistico del 19 settembre 2026".

Tv: "Dopo avvertimento Netanyahu ordinò de-escalation a Gaza"

All'indomani dell'avvertimento egiziano sul rischio di un attacco di Hamas, dieci giorni prima del 7 ottobre 2023, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ordinò di evitare a Gaza misure che potessero portare a un'escalation militare. E' quanto ha sostenuto Channel 13 citando i verbali della riunione di governo del 27 settembre, in cui "il primo ministro ha stabilito che (Israele) deve agire per contenere e ridurre al minimo l'escalation, facendo ricorso all'intelligence e a un uso controllato della forza". Netanyahu inoltre chiese di "rendere più severi" gli avvertimenti contro il lancio di palloni incendiari da Gaza verso Israele e di incrementare le misure di carattere umanitario. L'emittente televisiva israeliana cita anche un documento del primo ottobre secondo cui lo Stato ebraico era sul punto di raggiungere un accordo di pace con l'Arabia Saudita e doveva quindi "mantenere un livello misurato di attivita' di sicurezza". Un passaggio che conferma quanto riportato dal New York Times, secondo il quale Netanyahu non voleva autorizzare attacchi a Gaza per il timore che potessero compromettere gli sforzi di normalizzazione dei rapporti con Riad.

Onu, Guterres evoca 'lo spettro della pulizia etnica' in Cisgiordania

Nel suo discorso all'81esima Assemblea Generale, il segretario generale dell'Onu ha parlato di "violenze, sfollamenti e espansione degli insediamenti stanno demolendo la strada della pace e aumentando lo spettro della pulizia etnica". Poi, parlando di Gaza, ha detto: "Non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati scompaia". E sul conflitto in Ucraina: "L'invasione russa ha trascinato un Paese sovrano in guerra brutale".

Onu, Guterres evoca 'lo spettro della pulizia etnica' in Cisgiordania

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Media: "Coloni attaccano un'ambulanza e saccheggiano villaggio vicino a Ramallah"

Coloni israeliani, sotto la protezione delle forze di occupazione israeliane, hanno attaccato un'ambulanza e rubato attrezzature agricole durante un raid nel villaggio di Al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, questa sera. Lo riporta l'agenzia Wafa. Il capo del consiglio del villaggio di Al-Mughayyir, Amin Abu Alia, ha dichiarato che hanno attaccato un'ambulanza all'ingresso occidentale del villaggio, causando danni materiali al veicolo, oltre ad aver fatto irruzione in un allevamento di pecore a ovest del villaggio e rubato attrezzature agricole. Durante l'attacco, le forze israeliane hanno inoltre fatto irruzione in un'abitazione nella parte occidentale del villaggio, lanciato granate lacrimogene nella zona, e trattenuto diversi cittadini, tra cui donne e bambini, sottoponendoli a maltrattamenti, prima di rilasciarli.

Violazioni a Gerusalemme Est, il Qatar chiede una mobilitazione globale

Il Qatar ha chiesto l'avvio di una campagna diplomatica e mediatica coordinata per denunciare le violazioni israeliane a Gerusalemme Est occupata e per mobilitare la pressione internazionale al fine di fermarle. Lo riporta l'agenzia Wafa. L'appello è stato lanciato dal ministro di Stato per gli Affari Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulaziz bin Saleh Al-Khulaifi, durante una riunione ministeriale congiunta della Lega Araba e dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica (Oci), tenutasi a margine dell'81a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Secondo una dichiarazione del ministero degli Esteri, Al-Khulaifi ha affermato che la protezione di Gerusalemme e dei suoi luoghi santi islamici e cristiani deve essere una priorità per l'azione congiunta araba e islamica. Il funzionario ha ribadito il rifiuto di Doha di quelle che ha definito "violazioni e misure israeliane sistematiche e illegali", sostenendo che le misure unilaterali volte a imporre una nuova realtà a Gerusalemme e nei suoi luoghi santi sono "nulle e prive di effetto" secondo il diritto internazionale e le risoluzioni di legittimità internazionale. Il rappresentante del Qatar ha infine affermato che il sostegno del suo Paese alla custodia hashemita dei luoghi santi islamici e cristiani di Gerusalemme e ha condannato l'escalation israeliana ad Al-Aqsa, comprese le incursioni dei coloni accompagnati da ministri israeliani e l'innalzamento della bandiera israeliana nei cortili del complesso. 

Board of Peace, quali sono i progetti presentati per rilanciare Gaza

A New York il Consiglio di Pace ha presentato un piano da 2,45 miliardi per la ricostruzione della Striscia, frutto di un anno di lavoro con il governo tecnocratico palestinese. Previsti 66 progetti, una base Isf a Rafah e fondi per la polizia e la gestione dei valichi, mentre resta irrisolto il nodo del disarmo di Hamas. Israele ha dato un assenso di principio ma rinvia l'attuazione per la campagna elettorale del 27 ottobre.

Board of Peace, quali sono i progetti presentati per rilanciare Gaza

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Riad all'Onu: "Comunità internazionale protegga libertà navigazione"

"La comunità internazionale è stata assente nell'assumersi le sue responsabilità nell'affrontare tutto quello che minaccia la pace internazionale e la sicurezza". Lo ha detto il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan, nel suo intervento all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, chiedendo la tutela della libertà di navigazione. "La protezione del trasporto marittimo internazionale e delle catene di approvvigionamento è una responsabilità condivisa che richiede una seria cooperazione internazionale", ha aggiunto il ministro facendo riferimento alle interruzioni negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb dovute alla guerra in Medio Oriente.

Israele, Eisenkot: "Ra'am non farà parte mio prossimo governo"

Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, ha escluso che il partito islamista Ra'am fara' parte di un governo da lui guidato. In un'intervista a Channel 12, il favorito nei sondaggi e leader del blocco dell'opposizione ha spiegato che, per essere inclusi nella sua coalizione, i partiti arabi e ultraortodossi devono sostenere Israele come Stato ebraico e democratico, la dichiarazione d'Indipendenza e la leva militare obbligatoria per tutti, oltre a riconoscere Hamas come un'organizzazione terroristica da distruggere. "Al momento - ha affermato - non vedo partiti arabi o ultraortodossi che accettino questi principi, incluso Mansour Abbas (leader di Ra'am). Pertanto, egli non fara' parte del mio prossimo governo". Un concetto ribadito nell'intervista poco dopo: "Poiche' Ra'am non accetta le tre regole, inclusa quella di riconoscere Hamas come organizzazione terroristica da distruggere, non fara' parte del governo".

Idf: "Uccisi comandante e militante Hamas in raid su Gaza"

Un comandante di Hamas e un militante del gruppo sono stati uccisi in attacchi separati nella Striscia di Gaza, ha annunciato l'esercito israeliano. In un attacco nelle campagne di Nuseirat, nella Striscia centrale di Gaza, è stato ucciso Ibrahim Fawzi Ismail Mohsen, identificato dalle Forze di difesa israeliane come membro della Forza Nukhba, l'unità d'e'lite di Hamas. In un altro attacco, avvenuto ieri a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, è stato ucciso Mohammed Kamel Suleiman Mohsen, militante di Hamas.

Iran, Riad: "Stabilità regione legata a sicurezza energetica"

L'Arabia Saudita ha denunciato le "mancanze" della comunita' internazionale nell'assumersi le proprie responsabilita' di fronte alle minacce iraniane nell'area del Golfo. Parlando all'Assemblea Generale dell'Onu, il ministro degli Esteri di Riad, Faisal bin Farhan al Saud, ha condannato le "ingiustificabili aggressioni iraniane" contro i Paesi della regione e ha deplorato le "mancanze della comunita' internazionale" nell'affrontare le minacce alla pace e alla sicurezza globali. "La stabilita' di questa regione vitale e' direttamente legata alla sicurezza energetica mondiale", ha sottolineato il capo della diplomazia saudita.

Riad a Onu chiede di proteggere la libertà di navigazione a Hormuz e Bab el-Mandeb

L'Arabia Saudita, le cui esportazioni di petrolio sono gravemente colpite dagli sviluppi negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb legati alla guerra in Medio Oriente, ha chiesto nel suo intervento all'Assemblea Generale dell'Onu di proteggere la libertà di navigazione. "La protezione della navigazione internazionale e delle catene di approvvigionamento è una responsabilità condivisa che richiede una seria cooperazione internazionale", ha detto il principe Faisal bin Farhan Al Saud, ministro degli Esteri di Riad, citando i due stretti nonché il Golfo di Aden e il Mar Rosso.

Iraq, in trattativa con Usa per esenzione divieto voli Iran

Il governo iracheno ha e' in trattativa con Washington per ottenere un'esenzione dal divieto statunitense che colpisce le compagnie aeree iraniane, una misura che sta ostacolando gli spostamenti di pazienti, studenti e pellegrini tra i due paesi confinanti. Questa settimana, tutti gli aeroporti iracheni hanno applicato le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti nell'ambito del loro scontro con Teheran; tra questi figura l'aeroporto di Najaf, citta' che ospita uno dei santuari sciiti piu' venerati al mondo e che rappresenta un importante snodo per i voli iraniani. "Il governo iracheno sta conducendo colloqui diretti con la parte statunitense per esentare alcuni aeroporti da tali misure", ha reso noto l'ufficio del Primo Ministro. Un'esenzione consentirebbe la ripresa dei voli "per motivi umanitari, in particolare cure mediche, istruzione e visite religiose, nonche' nell'interesse dei civili", ha aggiunto la nota.

Idf: "Attaccato un deposito di armi di Hezbollah nel sud del Libano"

L'esercito israeliano ha annunciato di aver attaccato un deposito di armi di Hezbollah nel sud del Libano nella zona di Sajad. In un post pubblicato su X, l'Idf ha precisato che il deposito "conteneva armi utilizzate per colpire i soldati (dell'esercito israeliano) operanti nella Zona di Sicurezza, ed è stato colpito per eliminare la minaccia che rappresentava".

Parolin all'Onu: "Gaza e Cisgiordania serve la soluzione dei due Stati"

"La Santa Sede ribadisce il suo appello a porre fine alle violenze in corso contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania, in particolare all'escalation delle ostilità, alle demolizioni di abitazioni e alle restrizioni alla libertà di movimento, che provocano lo sfollamento delle comunità palestinesi". E' quanto ha affermato nel suo intervento all'Assemblea Onu di New York, il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin. "Riguardo alla situazione a Gaza - ha anche detto nel suo intervento diffuso dalla Sala Stampa della Santa sede -, la Santa Sede resta preoccupata per la grave crisi umanitaria, la distruzione diffusa, gli sfollamenti di massa e le pesanti e persistenti carenze. A tal proposito, la Santa Sede esorta la comunità internazionale a impegnarsi per promuovere la soluzione dei due Stati, nell'ottica di giungere a una pace giusta e duratura". "La Santa Sede - ha quindi fatto presente - accoglie con favore la firma dell'Accordo quadro trilaterale tra Stati Uniti, Israele e Libano, volto a stabilizzare i confini meridionali della Repubblica del Libano e a raggiungere una pace giusta e duratura. Tale accordo rappresenta di per sé un importante sviluppo. Tuttavia, la Santa Sede esprime serie preoccupazioni riguardo alle difficoltà incontrate nella sua attuazione ed esorta le parti coinvolte a rispettare pienamente e ad attuare i termini dell'accordo attraverso azioni concrete". "Il rispetto della sovranità e dei confini - continua - costituisce il fondamento essenziale per l'attuazione del piano di pace. Inoltre, la presenza dei cristiani in Libano e in tutto il Medio Oriente non deve essere soltanto salvaguardata come legittima continuazione di una presenza storica, ma deve anche essere incoraggiata dalla comunità internazionale, poiché i cristiani aspirano a essere una forza attiva di pace, spiritualità e cultura all'interno del mosaico di popoli che compongono il Levante, dove ha avuto origine la fede cristiana". "La Santa Sede - prosegue - segue con profonda preoccupazione la situazione nella regione del Golfo, dove il conflitto si è progressivamente esteso e la violenza non accenna a diminuire. In particolare, la Santa Sede non può tacere di fronte al drammatico impatto che tale conflitto sta avendo sulle popolazioni civili vulnerabili, ridotte alla fame e costrette allo sfollamento, e che vivono in condizioni a malapena sostenibili. Il conflitto ha inoltre colpito infrastrutture vitali, rotte di trasporto marittimo e risorse energetiche di importanza strategica per l'intera economia globale, incidendo sui mezzi di sussistenza di persone in ogni parte del mondo. La Santa Sede ribadisce con forza il proprio appello affinché le parti coinvolte trovino il coraggio di intraprendere la via del dialogo. Solo un rinnovato impegno negoziale, sostenuto dalla comunità internazionale, potrà restituire alla regione del Golfo la prospettiva di una pace stabile e di uno sviluppo condiviso". "Nel tentativo di ripristinare la fiducia e la pace - sottolinea quindi Parolin -, il disarmo non è un ideale facoltativo, bensì uno strumento necessario. Non è possibile alcuna vera pace senza una sincera volontà comune di disarmo; il legittimo diritto di ogni popolo a provvedere alla propria difesa non deve degenerare in una corsa al massiccio riarmo. La concezione prevalente di sicurezza, basata principalmente sulla deterrenza e sulla supremazia militare, non è né inevitabile né esaustiva. È possibile un altro approccio alla sicurezza: uno che prenda in considerazione l'impatto delle politiche sulla vita e sulla dignità umana e che si fondi sulla cooperazione multilaterale e sulla responsabilità verso il bene comune e le generazioni future". "Il diritto internazionale umanitario - ha anche detto - non è uno strumento flessibile o facoltativo, subordinato alle esigenze militari; costituisce un impegno vincolante per gli Stati".

Netanyahu: "Avvertimenti su 7/10 bugie media di sinistra"

Il partito Likud, guidato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha respinto le inchieste pubblicate da The Atlantic e dal New York Times secondo le quali il capo di governo era stato avvertito prima del massacro di Hamas del 7 ottobre 2023. "Con l'avvicinarsi delle elezioni, assistiamo a una valanga di notizie false diffuse da giornalisti di sinistra assoldati, allo scopo di far cadere la destra e insediare un governo di sinistra e dei Fratelli Musulmani pronto a cedere su tutti i fronti", ha affermato il partito. Il Nyt ha confermato le rivelazioni di Haaretz secondo cui Netanyahu era stato avvertito di piani di Hamas per un attacco in grande stile dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, mentre The Atlantic ha sostenuto che il capo dell'intelligence egiziana, Abbas Kamel, si fosse recato in Israele undici giorni prima del massacro per avvertire che "Gaza vi esplodera' in faccia".

Onu, Parolin: "Cessate il fuoco immediato su tutti i fronti"

"La pace non è una parola negativa", cioè la semplice assenza della guerra. Il cardinale Pietro Parolin ha rilanciato con forza all'Assemblea generale delle Nazioni Unite la visione della Santa Sede sulla pace, chiedendo "un'immediata e totale cessazione delle ostilita'" come condizione preliminare per qualsiasi serio impegno volto a ricostruire il futuro. "Da alcuni anni il mondo e' precipitato in una spirale di violenza che si e' progressivamente diffusa e intensificata, aprendo continuamente nuovi teatri di guerra", ha affermato il Segretario di Stato. Per questo, ha sottolineato, "la Santa Sede ribadisce con forza l'urgente necessita' di un'immediata e totale cessazione delle ostilita'". "Troppo spesso la pace viene considerata come una pausa temporanea tra i conflitti, mentre viviamo in un costante 'stato di conflitto' a ogni livello delle relazioni umane", ha osservato citando Papa Leone XIV. "La pace e' anzitutto un dono - ha detto - il dono di Cristo risorto, ma e' anche un dono attivo ed esigente". Essa "si costruisce nel cuore di ogni persona" ed e' parte della memoria collettiva delle comunita' e del patrimonio dell'umanita'. "Richiede verita' e giustizia, rifiutando l'orgoglio e il desiderio di vendetta e scegliendo parole e azioni che leniscono invece di ferire", ha aggiunto. Il cardinale ha quindi richiamato il legame tra pace e giustizia: "La pace e' frutto della giustizia. Richiede la paziente costruzione di relazioni giuste all'interno e tra le nazioni". "In questo quadro - ha detto - il disarmo non e' quindi un ideale opzionale, ma un veicolo necessario". Parolin ha affermato che "nessuna vera pace e' possibile senza una genuina volonta' comune di disarmo" e che il legittimo diritto di ogni popolo a provvedere alla propria difesa "non deve degenerare in una corsa al riarmo massiccio". "La concezione prevalente della sicurezza, basata principalmente sulla deterrenza e sulla superiorita' militare, non e' ne' inevitabile ne' esaustiva", ha sottolineato. "Un altro approccio alla sicurezza e' possibile", fondato sulla cooperazione multilaterale, sulla responsabilita' verso il bene comune e sulle conseguenze delle politiche per la vita umana e la dignita' delle persone.Il cardinale ha infine ribadito che il diritto internazionale umanitario "non e' uno strumento flessibile o facoltativo, subordinato alla convenienza militare", ma "un impegno vincolante degli Stati".

Iran, Lavrov: "Siamo pronti ad aiutare per stabilizzare Hormuz"

La Russia è pronta a contribuire alla stabilizzazione della situazione nello Stretto di Hormuz e nella piu' ampia regione del Golfo, mentre si protrae il conflitto tra Stati Uniti e Iran. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov parlando all'Assemblea Generale dell'Onu. "Abbiamo bisogno di fiducia nelle relazioni tra gli Stati del Golfo, i Paesi arabi e l'Iran" e di "un'architettura regionale stabile", ha agiunto il capo della diplomazia di Mosca, assicurando che "la Russia, insieme ad altri Stati responsabili, e' pronta a contribuire in modo costruttivo alla stabilizzazione di questa regione strategicamente importante".

Lavrov: "Russia pronta a contribuire per la stabilizzazione del Medio Oriente"

"Sono in corso ripetuti scontri nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, nonostante ciò stia danneggiando la navigazione e il commercio globali. Abbiamo bisogno dei presupposti per risolvere questa crisi. Dobbiamo confidare nelle relazioni tra gli Stati del Golfo, gli Stati arabi e l'Iran. Abbiamo bisogno di un'architettura regionale stabile. È questo che guida la nostra concezione di sicurezza collettiva nel Golfo Persico. La Russia, insieme ad altri Paesi responsabili, è pronta a contribuire in modo costruttivo alla stabilizzazione di questa regione strategicamente importante. Siamo convinti che sia giunto il momento di risolvere la questione principale in Medio Oriente, garantendo la statualità palestinese sulla base delle innumerevoli risoluzioni dell'Onu". Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov parlando all'Assemblea Generale dell'Onu.

Iraq, governo in trattativa con Usa per esenzione da divieto voli con Iran

Il governo iracheno ha dichiarato di essere in trattative con Washington per ottenere un'esenzione dal divieto imposto dagli Stati Uniti alle compagnie aeree iraniane, che sta interrompendo gli spostamenti di pazienti, studenti e pellegrini tra i due paesi confinanti. Tutti gli aeroporti iracheni hanno implementato le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti questa settimana nel conflitto in corso con Teheran, incluso l'aeroporto di Najaf, sede di uno dei santuari sciiti più venerati al mondo e importante snodo per i voli iraniani. Un'esenzione consentirebbe la ripresa dei voli "per motivi umanitari, tra cui assistenza medica, istruzione, visite religiose e nell'interesse dei civili", ha aggiunto il governo. Le compagnie aeree iraniane trasportano principalmente pellegrini sciiti iracheni verso le città sante in Iran, nonché iraniani che si recano in luoghi sacri in Iraq. I voli servono anche gli iracheni che studiano in Iran e i pazienti che vi si recano per cure mediche.

Pace, Parolin: "Multilateralismo imprescindibile"

“Pace, giustizia e verità” devono guidare la diplomazia, “con un ruolo imprescindibile delle istituzioni multilaterali”. In occasione del dibattito  della 81esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite #UNGA81, il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha evidenziato come le relazioni internazionali siano oggi caratterizzate da una “crescente mancanza di fiducia reciproca, che alimenta isolamento, posizioni difensive e tensioni”. Lo riferisce la segreteria di Stato. Il Segretario di Stato ha parlato dell’attuale spirale di violenza e di guerre in corso e della necessità “urgente di una cessazione delle ostilità, immediata e totale. La pace, frutto della giustizia, richiede di individuare le cause dei conflitti: ineguaglianze, esclusioni, negazione dei diritti e delle libertà fondamentali”.  In modo particolare, “tra i diritti fondamentali, - ha fatto presente il porporato - la libertà religiosa occupa un posto privilegiato e il suo libero esercizio è indispensabile per la purificazione del cuore necessaria alla pace. Tragicamente, però, i cristiani in diverse parti del mondo sono vittime di discriminazioni, violenze e persecuzioni vere e proprie”. Ribadendo poi la centralità della diplomazia multilaterale,  Parolin ha sottolineato “l’importanza della “UN80 Initiative”, segno della volontà dell’ONU di esaminarsi criticamente e adottare le necessarie modifiche per essere più efficiente”.

Doha: "Netanyahu principale ostacolo a progresso piano Gaza"

Il premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, ha accusato il leader israeliano Benjamin Netanyahu, con il suo governo, di essere il principale ostacolo all'avanzamento del piano di pace per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti. "Abbiamo un lungo elenco di violazioni che, purtroppo, il governo di Netanyahu sta commettendo", ha dichiarato al-Thani alla Cnn. "In sostanza, abbiamo constatato che al momento lui rappresenta il maggiore ostacolo al progresso di questo piano di pace, mentre tutti i mediatori si stanno impegnando a fondo per garantire il rispetto dell'accordo", ha sottolineato il premier qatarino, ribadendo che Doha non ha mai fornito finanziamenti all'ala militare di Hamas, come di recente accusato.

Iran, Axios: "Dialogo Teheran-Usa resta costruttivo"

Donald Trump ha respinto il piano iraniano per la riapertura di Hormuz perchè considera che Teheran non controlli davvero lo stretto, ma i canali di comunicazione tra le due capitali non sono chiusi. Anzi. Discussioni "positive e costruttive" sono ancora in corso tra Stati Uniti e Iran tramite i mediatori, anche su questioni nucleari, ha riferito una fonte Usa ad Axios. Gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno tenuto questa settimana un nuovo ciclo di negoziati indiretti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, ai margini dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Funzionari qatarioti hanno partecipato ai negoziati e trasmesso messaggi tra le due parti, hanno riferito fonti con conoscenza diretta. Araghchi ha fatto recapitare a Witkoff e Kushner le condizioni dell'Iran per la riapertura di Hormuz e la ripresa dei colloqui nucleari. Ma secondo le fonti di Axios, i negoziatori statunitensi hanno replicato agli iraniani che il regime non controlla lo stretto e quindi non puo' fare richieste al riguardo.

Iran, Teheran smentisce risposta militare a restrizioni voli

L'Iran ha negato di aver minacciato ritorsioni militari nei confronti dei paesi che hanno sospeso i voli con Teheran dopo le sanzioni americane. In una nota diffusa dai media iraniani, il consiglio di Sicurezza nazionale "ha smentito l'affermazione secondo cui l'Iran, in risposta alle recenti restrizioni aeree, ricorrera' a una rappresaglia militare". Teheran, si spiega, ha in corso trattative "per la rimozione di alcune restrizioni aeree illegittimamente imposte". In ogni caso, "esistono numerose modalita' di contromisura non militare e, qualora fosse necessario, saranno applicate nei confronti di alcuni aeroporti". Secondo diversi media iraniani, al momento hanno sospeso i collegamenti l'Azerbaigian, la Georgia, l'Oman, gli Emirati Arabi Uniti e Iraq. Continuano invece a essere operativi invece i collegamenti con Cina, Russia, Turchia, Afghanistan, Pakistan, Armenia, Bielorussia, Tagikistan e Malesia. Il governo iracheno ha fatto sapere oggi di essere in trattative con gli Stati Uniti per ottenere un'esenzione dalle sanzioni. Tutti gli aeroporti iracheni hanno fatto rispettare il divieto statunitense, ma vi sono stati gravi disordini soprattutto allo scalo della citta' santa di Najaf, la principale destinazione per i voli iraniani. "Il governo iracheno sta tenendo colloqui diretti con la parte americana per esentare alcuni aeroporti iracheni da queste misure", ha dichiarato l'ufficio stampa del primo ministro. Questo, e' stato spiegato, per consentire voli "per motivi umanitari, inclusi trattamenti medici, istruzione, visite religiose e per l'interesse dei civili".

Iran, Trump: "Hanno fatto un proposta ma l'ho respinta"

Donald Trump ha confermato di avere respinto il piano di sette giorni per la riapertura ddello stretto di Hormuz fatto recapitare dall'Iran attraverso i mediatori. "Hanno fatto una proposta, ma l'ho respinta", ha detto il presidente ai giornalisti prima di partire per il Tennessee. "Vogliono raggiungere un'intesa che preveda l'immediata riapertura dello Stretto, perchè si trovano in una posizione di forte svantaggio", ha sostenuto Trump. "Vogliono trattare e, in linea di principio, anch'io sono favorevole a un accordo, ma le condizioni che propongono non sono accettabili", ha spiegato. "Si sono rovinati con le loro mani. Hanno detto: 'Chiudiamo lo Stretto e creiamo un problema al mondo'. Poi sono arrivato io e abbiamo imposto il più grande blocco navale della storia militare", ha proseguito, e "adesso non hanno più soldi. Volevano chiudere lo Stretto e siamo stati noi a chiuderlo a loro".

Iran, Trump boccia piano proposto da Teheran per tregua. VIDEO

Iran,Trump boccia piano proposto da Teheran per tregua

Iran,Trump boccia piano proposto da Teheran per tregua

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Vicepresidente cinese all'Onu: "Rispettare sovranità, sicurezza paesi Medio Oriente"

"La Cina ritiene che la sovranità e la sicurezza dei paesi del Medio Oriente, inclusa l'area del Golfo, debbano essere rispettate. Le catene industriali e di approvvigionamento internazionali devono rimanere stabili e prive di ostacoli, garantendo così la tutela del commercio globale". Lo ha detto il vice presidente cinese Han Zheng parlando all'Assemblea Generale dell'Onu.

Pezeshkian: mediazione in corso ma poca fiducia in Usa

Qatar e Pakistan continuano a mediare tra Washington e Teheran, ma l'Iran ha perso fiducia negli Stati Uniti con partner negoziale. Lo dice il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ad Al Jazeera. "Dopo gli attacchi e le sanzioni che hanno fatto seguito a tutti i negoziati, non abbiamo piu' fiducia in Washington", afferma Pezeshkian in un'intervista all'emittente.

Trump boccia piano proposto da Teheran per tregua

L'Iran afferma che resterà saldo e non si sottometterà

Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato che "l'Iran non è un paese bellicoso, ma si difende con coraggio e si mantiene saldo".     "Il presidente Pezeshkian ha portato la voce dell'Iran al mondo in occasione dei vertici di Shanghai, del Brics e dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, affermando che, pur essendo aperto al dialogo, l'Iran non si sottometterà", ha scritto su X.    Nel frattempo, il portavoce della Guardia Rivoluzionaria Hossein Mohebi ha affermato che "l'Iran non smetterà di punire gli Stati Uniti finché non saranno soddisfatte le sette condizioni poste dal Paese per porre fine alla guerra". "Siamo noi i vincitori della guerra… e chi controlla lo Stretto di Hormuz è l'Iran", ha aggiunto, secondo quanto riportato da Tasnim.

Trump su Truth ribattezza Hormuz 'Stretto di Trump'

Il presidente statunitense Donald Trump ha pubblicato su Truth una nuova mappa nella quale lo Stretto di Hormuz compare con il nome di 'Stretto di Trump', rilanciando così un'idea già avanzata nelle scorse settimane. Trump aveva infatti evocato per la prima volta il cambio di denominazione in un post del 2 settembre, affermando che la strategica via marittima fosse "sotto il controllo degli Stati Uniti". Il mese scorso aveva poi diffuso un'altra mappa in cui Hormuz veniva indicato come "nuovo territorio statunitense", pochi giorni dopo aver annunciato durante un comizio l'intenzione di fare una dichiarazione sullo stretto.

L'Iraq chiede agli Usa l'esenzione dalle sanzioni per i voli iraniani

L'Iraq ha avviato un dialogo diretto con gli Usa per ottenere un'esenzione dalle recenti misure del Tesoro statunitense che minacciano sanzioni contro gli aeroporti che ospitano o assistono voli iraniani. Lo ha reso noto l'ufficio del premier iracheno Ali al-Zaidi, citato da Al Jazeera. Baghdad punta a consentire la ripresa dei collegamenti aerei con l'Iran per motivi umanitari, legati in particolare a cure mediche, studio, visite religiose e altri spostamenti civili. Il governo iracheno ha inoltre ribadito il proprio impegno per una de-escalation regionale, sottolineando che il protrarsi delle crisi rischia di complicare ulteriormente la situazione e chiedendo a tutte le parti di ricorrere al dialogo e ai negoziati per porre fine ai conflitti.

Pezeshkian: "Mojtaba Khamenei sta bene"

"Non ha alcun problema di salute particolare né difficoltà in corso". Ha risposto così il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, a una domanda della Cbs sulla Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, che non si è mai fatto vedere in pubblico da quando, a inizio marzo, ha preso il posto del padre, Ali Khamenei, ucciso all'inizio delle operazioni militari che il 28 febbraio scorso Usa e Israele avviarono contro l'Iran.  In un'intervista Pezeshkian, cardiochirurgo, ha affermato di aver incontrato in "due occasioni" Mojtaba Khamenei e ha sottolineato come l'ultimo faccia a faccia sia andato avanti per "oltre sette "ore. "Dal punto di vista clinico, è in perfetta salute - ha ripetuto - Ascoltatemi, ascoltatemi come medico. Non ha alcun problema di salute".

Nucleare, Pezeshkian apre a ritorno ispettori Onu

L'Iran, da anni sotto accusa per il suo controverso programma nucleare, apre alla possibilità di consentire nuovamente l'ingresso nel Paese a ispettori delle Nazioni Unite. "Se vogliono venire ed effettuare ispezioni - ha detto in un'intervista alla Cbs il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, dopo aver ricordato la 'storia' dell'accordo internazionale del 2015 sul nucleare iraniano - possiamo trovare accordi e intese su questo dossier in particolare durante i negoziati". Pezeshkian ha quindi ribadito la posizione di Teheran sul suo controverso programma nucleare. "Lo sviluppo di armi nucleari è haram (è vietato) dal punto di vista religioso, non dal punto di vista legale", ha rimarcato. E, ha aggiunto, che "anche se alcuni in Iran potrebbero essere spinti a sviluppare armi nucleari, parlando da un punto di vista religioso non sarebbe loro concesso di seguire questo percorso".

Media: intelligence egiziana aveva avvertito Israele prima del 7 ottobre

Il capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel aveva avvertito Israele prima del 7 ottobre su un possibile attacco di Hamas. Lo riporta The Atlantic citando fonti israeliane, egiziane, americane, arabe ed europee, secondo le quali il 26 settembre 2023 Kamel era volato a Tel Aviv e aveva messo in guardia sul fatto che Hamas sembrava mobilizzarsi. Il margine di tempo per scongiurare un attacco stava stringendo e Kamel aveva raccomandato ai funzionari israeliani di concedere ad Hamas agevolazioni economiche per evitare il conflitto. Kamel non aveva fornito una data esatta per l'attacco, e non è chiaro con chi si sia incontrato

Pezeshkian: sì all'ingresso in Iran degli ispettori nucleari dell'Onu

In un'intervista alla Cbs News, Pezeshkian ha affermato che l'Iran potrebbe consentire il ritorno degli ispettori nucleari dell'Onu. Quando gli è stato chiesto delle precedenti restrizioni imposte agli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) delle Nazioni Unite e se ora sarebbe stato loro consentito l'accesso, ha risposto che la dichiarazione era "corretta", aggiungendo: "Se desiderano entrare ed effettuare ispezioni, possiamo raggiungere accordi e intese su questo specifico argomento nell'ambito dei negoziati". 

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