Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. La notizia è riportata dal New York Times. Oltre 100 arrestati a New York nelle proteste contro Netanyahu, tra cui Susan Sarandon, Cynthia Nixon e Hannah Einbinder. Il presidente iraniano, a Fox News, ha dichiarato che "sono gli Usa a dover decidere se porre fine alla guerra"
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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto agli Stati Uniti un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese.
Il presidente iraniano in un'intervista a Fox News ha affermato che "sono gli Usa che devono decidere se porre fine alla guerra" perché "noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci". E ancora: "Non vogliamo continuare, è l'America a dover scegliere se porvi fine o meno". Pezeshkian ha poi specificato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da mesi, gode di ottima salute, smentendo le voci secondo cui sarebbe deceduto o in stato di morte cerebrale.
Ieri, all'ingresso del premier israeliano Benjamin Netanyahu all'Assemblea generale dell'Onu decine di diplomatici di numerose delegazioni hanno abbandonato la sala in segno di protesta, rimasta mezza vuota tra cori pro-Palestina. Lui: "Se ce ne sono altri se ne vadano subito. Saremmo tutti morti se non avessimo attaccato l'Iran".
Gli approfondimenti:
- Stretto di Hormuz, dal transito allo sminamento: cosa prevede l’intesa Iran-Oman
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Chi sono gli Houthi, milizia che controlla Bab el-Mandeb nel Mar Rosso
Sciiti di stampo zaydita, controllano ormai da anni la capitale yemenita Sana'a. Dietro di loro c'è l'Iran, alleato ideologico, religioso e militare. Il loro ruolo è diventato ancora più cruciale dopo lo scoppio del conflitto che infiamma il Medio Oriente.
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Vai al contenutoL'aviatore USA Dude 44 Bravo, salvato dopo 50 ore tra i nemici in Iran
"E' la cosa più terrificante che abbia mai visto", ha raccontato alla Cbs il colonnello dell'Aeronautica americana salvato in Iran in una spettacolare operazione di recupero dello scorso aprile, dopo essere stato 50 ore in territorio nemico ferito e braccato".
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Vai al contenutoGuerra Usa-Iran, quanti militari italiani sono stati schierati nel Golfo Persico?
Da marzo il contingente dell'Aeronautica Militare protegge le forze e gli interessi nazionali presenti nell’area, a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La Task Force Air – Arabia è comandata dal colonnello Simone Agostino Rocca.
Guerra Usa-Iran, quanti militari italiani sono stati schierati nel Golfo Persico?
Vai al contenutoAraghchi: "Usa disprezzano Onu e diritto internazionale"
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha parlato a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del
conflitto con gli Stati Uniti. Ha affermato che l'Iran ha costantemente dimostrato il suo impegno nei confronti del diritto internazionale e della diplomazia, anche di fronte agli attacchi statunitensi e israeliani. "Gli Stati Uniti hanno scelto la strada opposta: aggressione, minacce, assassinii, guerra economica e un palese disprezzo per il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite", ha affermato Araghchi.
Guerra in Iran e rincari, settori più colpiti e impatto su famiglie
Il Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), in collaborazione con Assoutenti, ha analizzato - sulla base dei dati ufficiali Istat - l'andamento di prezzi e tariffe di beni e servizi dallo scoppio del conflitto in Iran fino a oggi. Dallo studio emerge che i rincari non riguardano solo carburanti ed energia e che l’impatto sulle famiglie italiane, a fine anno, potrebbe essere di 24,6 miliardi di euro.
Guerra in Iran e rincari, settori più colpiti e impatto su famiglie
Vai al contenutoGuerra Iran, rincari per le famiglie: 1,8 miliardi in 6 mesi
A trainare i rincari è soprattutto il gas, in crescita del 13,5%, seguito dall'elettricità con un più 10,1%. L'impatto, però, non si distribuisce in modo uniforme sul territorio del Paese.
Guerra Iran, rincari per le famiglie: 1,8 miliardi in 6 mesi
Vai al contenutoIran, l'agenzia Fars smentisce negoziati con gli Usa
Una fonte informata, citata dall'agenzia iraniana Fars, ha smentito le notizie riportate da 'Axios' e 'Al Jazeera' su un nuovo round di negoziati USA-Iran, affermando che tali notizie sono volte principalmente a influenzare i prezzi del petrolio e a stabilizzare i mercati.
Premier Qatar: "Blocco Hormuz è inaccettabile, problema globale"
"Il blocco può essere imposto all’Iran, ma è anche un blocco imposto ai Paesi del Golfo, in particolare al Qatar. Non riusciamo a far uscire le navi: è molto difficile e impegnativo. Lo Stretto di Hormuz è insicuro, e questo è inaccettabile. Lo Stretto è una via d’acqua internazionale ed è un problema globale". Ad affermarlo è il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani nel corso di un'intervista con la Cnn. Il premier ha chiesto un’azione internazionale coordinata per affrontare la situazione. "Per noi, al fine di proteggere il nostro popolo e le generazioni future, dobbiamo porre fine a questa manipolazione e a questo ricatto", sottolinea. "È un atto di prepotenza e noi rifiutiamo qualsiasi blocco o ricatto da parte di qualunque Paese o soggetto". Nelle ultime settimane, spiega ancora, "abbiamo fatto del nostro meglio per riportare la diplomazia sulla strada giusta", tra Iran e Stati Uniti. I colloqui indiretti di questa settimana, osserva, hanno registrato "alcuni progressi positivi... Siamo davvero speranzosi che la diplomazia possa prevalere e che possiamo trovare una soluzione".
Onu, Guterres evoca 'lo spettro della pulizia etnica' in Cisgiordania
Nel suo discorso all'81esima Assemblea Generale, il segretario generale dell'Onu ha parlato di "violenze, sfollamenti e espansione degli insediamenti stanno demolendo la strada della pace e aumentando lo spettro della pulizia etnica". Poi, parlando di Gaza, ha detto: "Non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati scompaia". E sul conflitto in Ucraina: "L'invasione russa ha trascinato un Paese sovrano in guerra brutale".
Onu, Guterres evoca 'lo spettro della pulizia etnica' in Cisgiordania
Vai al contenutoNyt conferma: "Emirati informarono Netanyahu prima 7/10"
Gli israeliani si preparano a votare ad ottobre e la questione di chi abbia la responsabilità di non essere riuscito a impedire l'attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023 è diventata una questione dominante in una delle campagne più importanti della storia di Israele. Quando Haaretz, un quotidiano israeliano - scrive il 'New York Times' - ha riferito all'inizio di questo mese che lo sceicco Mohammed Bin Zayed, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, aveva dato a Netanyahu un avvertimento segreto che Hamas stava pianificando un attacco su larga scala, la questione ha assunto una rilevanza ancora maggiore. Netanyahu ha smentito la notizia. Ma una persona che ha affermato di aver parlato con lo sceicco Mohammed Bin Zayed e un'altra persona che ha affermato di essere stata informata da qualcuno sulla chiamata tra i due leader hanno detto al 'New York Times' che il leader degli Emirati aveva segretamente riferito a Netanyahu che Hamas stava valutando un grave attacco. Tuttavia, secondo cinque ex alti funzionari israeliani, l'avvertimento del leader degli Emirati non è mai arrivato ai vertici delle forze di sicurezza israeliane.
Yemen, premier Pakistan condanna attacchi Houthi contro Arabia Saudita
Il primo ministro pakistan, Shehbaz Sharif condanna gli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita. Nel corso del suo intervento all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Sharif ha affermato che il suo Paese è solidale con l'Arabia Saudita e condanna i "deplorevoli attacchi degli Houthi" contro il regno. Sharif ha fatto riferimento in particolare a un attacco degli Houthi che, secondo Riad, avrebbe preso di mira la città santa della Mecca, affermando che aveva "indignato i musulmani in tutto il mondo". "Nessun musulmano potrebbe mai pensare di commettere un crimine così atroce", ha sottolineato Sharif secondo quanto riferisce 'Al Jazeera'. "Il Pakistan è pienamente solidale con il popolo fratello dell'Arabia Saudita, come lo è sempre stato nel corso della nostra storia". Gli Houthi hanno negato di aver preso di mira la Mecca, definendo l'accusa una "menzogna atroce", ricorda il canale all news.
Board of Peace, quali sono i progetti presentati per rilanciare Gaza
A New York il Consiglio di Pace ha presentato un piano da 2,45 miliardi per la ricostruzione della Striscia, frutto di un anno di lavoro con il governo tecnocratico palestinese. Previsti 66 progetti, una base Isf a Rafah e fondi per la polizia e la gestione dei valichi, mentre resta irrisolto il nodo del disarmo di Hamas. Israele ha dato un assenso di principio ma rinvia l'attuazione per la campagna elettorale del 27 ottobre.
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Vai al contenutoIran, Dipartimento di Stato Usa: "Porta della diplomazia sempre stata aperta"
"La porta della diplomazia è sempre stata aperta". Ad affermarlo è il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Tommy Pigott ad Al 'Jazeera'. "La scelta spetta al regime iraniano", ha proseguito. Teheran ha la scelta se "continuare a subire le conseguenze delle sue attività maligne" o perseguire una strada verso "normalità, pace e prosperità attraverso la diplomazia".
Pigott ha affermato che il presidente degli Usa, Donald Trump è impegnato a portare a termine il suo obiettivo fondamentale per l'Iran, ossia garantire che Teheran non ottenga un'arma nucleare.
Polemiche per Albanese su magazine: "Capi di marchi vicini a Israele"
La questione è stata tirata fuori da un articolo de Il Foglio nel quale si specifica come la relatrice Onu abbia indossato abiti dei brand Loro Piana e Celine, entrambi appartenenti al colosso francese del lusso LVMH, attenzionato dai pro-Pal.
Polemiche per Albanese su magazine: 'Capi di marchi vicini a Israele'
Vai al contenutoLa promessa degli Houthi: "Non colpiremo le navi europee"
"Le navi europee non saranno un nostro obiettivo". Nella crisi del Golfo si apre uno spiraglio per le rotte commerciali operate dall'Italia e dai Paesi membri dell'Unione. In una lettera inviata a Bruxelles lo scorso 10 settembre gli Houthi - secondo quanto rivelato dal Financial Times - hanno messo per iscritto la promessa di non prendere di mira le imbarcazioni del Vecchio continente. I ribelli dello Yemen, nella missiva, hanno chiarito che la loro offensiva - che li ha portati ad avere il controllo del cruciale stretto di Bab el-Mandeb non ha, come obiettivo, l'interruzione del traffico marittimo internazionale o la compromissione della libertà di navigazione. La lettera, spiega il foglio britannico che cita due diplomatici a conoscenza del dossier, è datata 10 settembre, ovvero il giorno in cui i ribelli hanno conquistato il porto yemenita di Mocha. Se l'Ue debba fidarsi o meno lo diranno solo le cronache dei prossimi giorni. Di certo, la diffusione della lettera arriva in un momento fondamentale per la gestione europea della crisi nel Golfo e nel Mar Rosso: lunedì i ministri della Difesa dei 27 si riuniranno a Bruxelles. E uno dei principali dossier sul tavolo sarà il potenziamento della missione Aspides. Alla riunione il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto dovrebbe reiterare l'appello inviato nei giorni scorsi all'Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas: quello di mettere più fondi e più navi nella missione di sorveglianza del mar Rosso. Un appello, quello del governo italiano, reiterato anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e al quale Kallas ha risposto con una netta apertura, mettendo per iscritto - lo scorso 20 settembre - la necessità di potenziare la missione navale europea.
L'offerta di Teheran agli Usa: "Tregua in 7 giorni e via al dialogo sul nucleare"
La Repubblica islamica non cede di un millimetro e insiste sulla proposta avanzata agli Stati Uniti di un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare subito dopo colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. "Sarebbe preferibile" raggiungere l'intesa prima delle elezioni di metà mandato, ha poi chiarito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Contraddicendo così la "convinzione" di Donald Trump secondo la quale Teheran siglerà l'intesa dopo le midterm. Intanto, il tycoon ha sfruttato l'occasione del vertice in pompa magna con Xi Jinping per chiedere al leader cinese di interrompere ogni sostegno al regime degli ayatollah. E come di consueto, ha già iniziato a cantare vittoria: "Credo che andrà tutto alla grande", ha affermato. Riferendo della proposta iraniana, Araghchi ha confermato che il piano prevede che "al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz venga riaperto al termine del settimo giorno e la ripresa dei colloqui".
Wp: "Per gli 007 degli Usa Riad non ha escluso lo sviluppo di armi nucleari"
L'intelligence americana ritiene che l'Arabia Saudita non abbia escluso l'opzione di sviluppare un programma di armi nucleari. Lo riporta il Washington Post citando alcuni funzionari. Le valutazioni degli 007 sono state incluse in alcuni documenti trasmessi al Congresso alimentando i timori di deputati e senatori sul piano di Donald Trump di aiutare Riad su un programma nucleare civile. La preoccupazione è che questo possa innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente.
Yemen, riunione dei vertici militari di Ankara, Riad e Islamabad contro gli Houthi
Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno tenuto una riunione d'urgenza tra i rispettivi capi di Stato maggiore per discutere le modalità di sostegno a Riad a fronte dell'escalation di attacchi condotti dai ribelli yemeniti Houthi contro il regno. Lo ha reso noto il ministero della Difesa turco diffondendo le immagini dell'incontro tra i vertici militari dei tre Paesi, avvenuto a livello trilaterale ma senza specificare la località del faccia a faccia.
Il confronto segue il vertice svoltosi ieri a New York a margine dell'Assemblea generale dell'Onu tra i ministri degli Esteri dei tre Paesi. Come ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale saudita Spa, i tre hanno concordato la riunione dei vertici delle forze armate "per discutere le modalità di sostegno al Regno in conformità con l'Accordo di difesa congiunta della Mecca". Tale patto, siglato il mese scorso tra i tre governi, prevede una clausola di mutua assistenza sul modello Nato in caso di aggressione.
Ankara e Islamabad non hanno ancora attaccato raid di risposta contro il gruppo yemenita filo-iraniano, che da luglio ha interrotto una tregua durata anni e proclamato un blocco marittimo, prendendo il controllo dell'intera costa yemenita sul Mar Rosso e colpendo infrastrutture energetiche saudite per ostacolarne le esportazioni di petrolio. I tre ministri hanno condannato fermamente i raid contro strutture civili ed economiche e i tentativi di attacco verso la città santa della Mecca, smentiti dal movimento yemenita. Sulla crisi è intervenuto anche il Gran Muftì saudita, Saleh bin Fawzan bin Abdullah Al-Fawzan, che ha esortato le truppe a essere "pronte ad adempiere al proprio dovere", invocando l'eradicazione del gruppo ribelle e di chi lo sostiene.
Nyt, "Netanyahu non avvertì la sicurezza sull'allarme degli Emirati"
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non avvertì i vertice della sicurezza dell'avvertimento del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed Bin Zayed secondo cui Hamas stava pianificando un grande attacco. E' quanto scrive il 'New York Times' che torna sui giorni precedenti al 7 ottobre 2023 e sugli avvertimenti ricevuti dal premier israeliano che sono diventi uno dei temi dominanti della campagna elettorale in vista del voto del 27 ottobre in Israele. Secondo cinque ex alti funzionari israeliani, "l'avvertimento del leader emiratino non arrivò mai ai vertici dell'apparato di sicurezza israeliano. Netanyahu riunì i suoi capi della sicurezza alcuni giorni dopo, il primo ottobre 2023, per una riunione sulla situazione nella Striscia di Gaza, ma non menzionò mai l'avvertimento", secondo i verbali della riunione consultati dal quotidiano Usa. Anzi, scrive il 'Nyt', "disse loro che l'obiettivo doveva essere mantenere la calma a Gaza e si oppose quando alcuni funzionari della sicurezza affermarono che Israele avrebbe dovuto prendere in considerazione attacchi militari contro i leader di Hamas a Gaza che supervisionavano gli attacchi contro gli israeliani in Cisgiordania, come emerge dai verbali".
Durante la riunione, scrive il quotidiano, "Netanyahu affermò che qualsiasi azione israeliana a Gaza avrebbe potuto compromettere la possibilità che l'Arabia Saudita stabilisse relazioni diplomatiche con Israele, un accordo che il primo ministro israeliano riteneva imminente". L'avvertimento degli Emirati "sebbene vago, si rivelò corretto" e pochi giorni dopo, migliaia di combattenti di Hamas e loro alleati lanciarono un'invasione oltre il confine di Gaza, entrando nel sud di Israele, uccidendo circa 1.200 persone e prendendone circa 250 persone in ostaggio, nel più sanguinoso attacco contro Israele nella storia del Paese. "Dopo l'articolo di Haaretz" dei giorni scorsi che ha svelato la telefonata tra il premier israeliano e il presidente degli Emirati, "Netanyahu ha negato in una dichiarazione di aver mai ricevuto una telefonata di avvertimento" e "ha affermato che, se fossero arrivate informazioni d'intelligence dagli Emirati, queste sarebbero state trasmesse a Israele attraverso i canali dell'intelligence". Ma Bin Zayed, osserva il 'Nyt',"menzionò la telefonata del settembre 2023 con Netanyahu alcuni mesi più tardi, durante una conversazione con William Burns, all'epoca direttore della Cia, secondo una persona a conoscenza di quella discussione. Lo sceicco Mohammed disse a Burns che, durante la telefonata, aveva parlato con Netanyahu di una minaccia imminente di violenze in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza da parte di Hamas".
Netanyahu, osserva il quotidiano, "non fu l'unico leader israeliano a trascurare i segnali d'allarme che precedettero l'attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023. I vertici della sicurezza israeliana minimizzarono ripetutamente altri segnali, all'epoca numerosi, che indicavano che Hamas si stava preparando a un attacco".
Truffa all'ex presidente di Fideuram, indagato un cittadino israeliano
E' un cittadino israeliano di 48 anni uno dei presunti componenti della banda della truffa da circa 95 milioni di euro, di cui mancano all'appello 39,5 milioni, ai danni dell'ormai ex presidente di Fideuram Paolo Molesini. Il suo nome, infatti, è riportato come indagato "in concorso con ignoti" nel decreto di sequestro preventivo della gip Sonia Mancini, nell'inchiesta della Procura di Milano e dei carabinieri, con cui sono stati bloccati oltre 13 milioni di euro su una banca in Portogallo. Nel provvedimento viene ricostruito tutto il raggiro e tutta la movimentazione del denaro. Il 23 febbraio, Molesini era stato contattato con un "messaggio WhatsApp" da un "soggetto che, pur chiamandolo da un numero diverso da quello a lui noto, affermava di essere Carlo Messina, Ceo di Intesa". E gli diceva che "di lì a poco sarebbe stato contattato da un avvocato" di un noto studio legale "per concludere un'operazione di acquisizione di una banca internazionale che non poteva essere acquistata direttamente" da Intesa, "in ragione di una fuga di notizie che avrebbe causato lo stop della Consob". Per questo "si rendeva necessaria l'acquisizione tramite la controllata Fideuram". E a Molesini, riassume la gip, "la cosa non sembrava sospetta in quanto mesi prima per lo stesso motivo (fuga di notizie) era sfumata l'acquisizione di Generali". Quell'avvocato, con voce finta creata con l'Ia, poi lo contattò e gli fece firmare, con undici documenti inviati, "un accordo di massima riservatezza" e con procura speciale all'apparenza "sottoscritta" da Messina. Poi, inviò le coordinate bancarie per i bonifici. In questo quadro anche il responsabile della Tesoreria e "dei pagamenti" di Fideuram, lo stesso giorno, sarebbe stato contattato da una persona che fingeva di essere l'ad di Fideuram, il quale gli diceva che Molesini lo avrebbe chiamato per disporre "bonifici urgenti e riservati".
Trump: "Discusso con Xi di Iran? Certo, andrà tutto alla grande"
Donald Trump ha discusso con il suo omologo cinese Xi Jinping della questione dell'Iran. "Sì", ha risposto il tycoon, alla domanda specifica dei giornalisti durante la visita dei due presidenti e delle due first lady agli Archivi Nazionali di Washington. "Credo che andrà tutto alla grande", ha aggiunto.

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Idf, finora uccisi a Gaza 16 terroristi coinvolti nel finanziamento di Hamas
"Nel corso della guerra e ad oggi, 16 terroristi chiave coinvolti nello scambio di denaro e nel trasferimento di fondi a Hamas sono stati uccisi. Tutti i terroristi eliminati gestivano trasferimenti di fondi destinati alle attività militari dell'organizzazione terroristica nella Striscia di Gaza, per un totale di oltre un miliardo di dollari, utilizzando una rete di decine di cambiavalute in Turchia e nella Striscia di Gaza". Lo riferisce l'Idf, che ha operato insieme con lo Shin Bet, dichiarando che tra i membri di alto livello dell'apparato finanziario di Hamas che sono stati uccisi figurano Ibrahim Abu Shamala, che ricopriva il ruolo di responsabile finanziario dell'ala militare e Mohammed Abu Alwan, eliminato mercoledì scorso, che era responsabile dei fondi dell'ala politica di Hamas. "Inoltre, sono stati colpiti i responsabili delle reti di trasferimento di fondi che gestivano la compensazione, la ricezione e il trasferimento di fondi per conto di Hamas. Tra questi figurano Khader Jamasi, Ihab Khraizem e Hussein Qadra. Questi fondi vengono utilizzati da Hamas per finanziare i suoi terroristi, potenziare le sue capacità in materia di armamenti, ripristinare le infrastrutture terroristiche e portare avanti complotti terroristici contro i soldati dell'Idf e i civili israeliani. Queste operazioni hanno avuto un impatto significativo sulle attività militari di Hamas durante il conflitto". Nel suo comunicato l'Idf avverte i residenti della Striscia che "ci sono altri operatori che continuano a impegnarsi nelle attività di finanziamento, nel trasferimento di fondi e nel portare avanti le attività terroristiche di Hamas, mettendo in pericolo le vostre vite".
Ft: gli Houthi promettono di non prendere di mira le navi europee
Gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno assicurato all'Unione europea che non prenderanno di mira le navi europee nel Mar Rosso. Lo riferisce il Financial Times, citando due diplomatici a conoscenza della questione. In una lettera inviata questo mese al servizio diplomatico Ue, i ribelli avrebbero spiegato che la loro offensiva lungo la costa meridionale dello Yemen non mira a interrompere il traffico marittimo internazionale né a compromettere la libertà di navigazione attraverso lo stretto strategico di Bab al-Mandeb. Secondo Ft, il traffico container nell'area è intanto salito ai massimi da quasi tre anni.
Iran: sospese le vendite di biglietti aerei per l'Iraq
L'Autorità per l'aviazione civile iraniana ha annunciato la sospensione della vendita di biglietti aerei per l'Iraq fino a nuovo ordine. Lo riferisce l'agenzia Tasnim. Tutti e quattro gli aeroporti iracheni che offrivano collegamenti con l'Iran, afferma Reuters, li hanno interrotti dopo la minaccia statunitense di sanzioni contro tutti gli operatori che avessero mantenuto rapporti con le compagnie aeree iraniane.
Araghchi vede Lavrov: "Discussi sviluppi sul negoziato e accordo Hormuz con Oman"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato l'omologo russo Serghei Lavrov a margine dell'Assemblea dell'Onu. Nel corso dell'incontro il ministro iraniano ha elogiato la posizione responsabile della Russia nell'opporsi all'aggressivo unilateralismo statunitense e allo sfruttamento delle organizzazioni internazionali per esercitare pressioni sulle nazioni indipendenti", ha riferito lo stesso Araghchi in una nota su Telegram. I ministri "si sono confrontati sugli sviluppi in Asia occidentale, a seguito delle ripetute violazioni degli impegni da parte degli Stati Uniti e della loro inosservanza dei termini dell'intesa di Islamabad. Il ministro degli Esteri iraniano ha aggiornato il suo omologo russo sullo stato attuale dei negoziati e sull'intesa raggiunta tra Iran e Oman per l'istituzione di una rotta di navigazione sicura nello Stretto di Hormuz, nonché sugli sforzi di mediazione in corso per comunicare le condizioni e gli elementi necessari per un ritorno al processo diplomatico". "Attribuendo l'attuale insicurezza nello Stretto di Hormuz direttamente alla violazione degli impegni e alle azioni ostili degli Stati Uniti contro l'Iran", Araghchi ha sottolineato che "così come la Repubblica Islamica dell'Iran ha mostrato serietà in ambito diplomatico, essa resta determinata a difendere i propri interessi nazionali e la propria sicurezza, impedendo agli Stati Uniti di sfruttare lo Stretto di Hormuz per minacciare la sicurezza nazionale iraniana". Secondo Araghchi, Lavrov ha ribadito "la posizione di principio della Russia di condanna dell'aggressione militare da parte di Stati Uniti e Israele contro l'Iran".
Premier Libano: "Nostro futuro non sarà deciso da altri, Israele si ritiri"
"Il futuro del Libano non sarà deciso da altri al suo posto, né la sua sicurezza e stabilità potranno diventare il prezzo di accordi conclusi in sua assenza. La nostra posizione sulla guerra è stata chiara fin dall'inizio: volevamo porvi fine e vogliamo che il cessate il fuoco venga consolidato". Il premier libanese Nawaf Salam, parlando all'Assemblea Generale dell'Onu, ha detto che "vogliamo che Israele si ritiri da tutto il territorio libanese fino ai nostri confini internazionalmente riconosciuti, in conformità con l'Accordo generale di armistizio del 1949 e come sancito dalla risoluzione 1701".
Polemiche per Francesca Albanese su copertina magazine: "Indossa marchi vicini a Israele"
La questione è stata tirata fuori da un articolo de Il Foglio nel quale si specifica come la relatrice Onu abbia indossato abiti dei brand Loro Piana e Celine, entrambi appartenenti al colosso francese del lusso LVMH, attenzionato dai pro-Pal.
Polemiche per Albanese su magazine: 'Capi di marchi vicini a Israele'
Vai al contenutoPremier Libano: "Sovranità non sia intoccabile in un luogo e negoziabile in un altro"
"La sovranità degli Stati non può essere intoccabile in un luogo e negoziabile in un altro. Né le norme del diritto internazionale possono applicarsi ad alcuni e non ad altri. Ripristinare la fiducia richiede il rispetto del diritto tradizionale. Il problema non e' l'assenza di regole, ma l'applicazione selettiva". Lo ha detto il primo ministro del Libano Nawaf Salam parlando all'Assemblea Generale dell'Onu.
Coloni attaccano villaggio palestinese in Cisgiordania
Un gruppo di coloni israeliani ha assaltato, con la protezione dell'esercito, il villaggio palestinese di Khirbet Safa, nella Cisgiordania occupata, a nord di Hebron. Lo riferiscono i cronisti di Al Jazeera sul posto.
Iran, Washington: "Trump ha detto a Xi che il sostegno è inaccettabile"
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante i colloqui con l'omologo cinese, Xi Jinping, ha "chiarito in modo franco" che trova "inaccettabile" il sostegno di Pechino all'Iran. Lo ha dichiarato alla Cnbc l'ambasciatore Usa in Cina, David Perdue. Secondo il Wall Street Journal, nei primi sei mesi dell'anno la Cina ha fornito alle forze armate iraniane 1.300 carichi di componenti a doppio uso utilizzabili per droni e missili.
Idf: "Uccisi a Gaza due terroristi di Hamas, uno di loro teneva gli ostaggi"
L'Idf riferisce di avere ucciso mercoledì nell'area di Gaza City Hassan Mahmoud Siam, un comandante dell'ala militare di Hamas che si è infiltrato nel territorio israeliano durante il massacro del 7 ottobre e ha preso parte alla detenzione degli ostaggi Amit Soussana, Keith e Aviva Siegel e Dafna Elyakim nella Striscia. In un differente attacco nella zona di Gaza City all'inizio martedì l'Idf ha ucciso Adham Sabhi Salim Ziara, un altro membro dell'ala militare di Hamas. "Nelle ultime settimane, i terroristi hanno portato avanti attacchi contro le truppe dell'Idf e i civili israeliani e hanno operato per ripristinare le capacità dell'organizzazione terroristica, in sistematica violazione del cessate il fuoco", scrive il portavoce dell'esercito.
Iran, Pezeshkian incontra il primo ministro del Qatar a New York
Il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, mediatore nel conflitto mediorientale, ha incontrato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo riferisce il ministero degli Esteri del Qatar. I due leader hanno discusso degli "sforzi per allentare le tensioni e creare condizioni favorevoli al dialogo", si legge nella nota di Doha. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, anch'egli a New York, ha riferito che le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz sono state comunicate martedì scorso all'inviato statunitense Steve Witkoff.
Erdogan: "Non nutriamo alcuna ostilità per Israele"
La Turchia non ha alcuna ostilità per Israele e non costituisce una minaccia per lo Stato ebraico. Lo ha dichiarato, in un'intervista a Newsweek, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in risposta alle accuse del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. "Di recente, in Israele si è diffusa una narrazione fuorviante volta a dipingere la Turchia come una nuova fonte di minaccia", ha affermato Erdogan, "riteniamo che questa retorica sia legata alle dinamiche politiche interne di Israele e al clima elettorale". "La Turchia non nutre alcuna ostilità nei confronti del popolo israeliano o di qualsiasi altra società", ha spiegato il presidente turco, "ci opponiamo alle politiche che consideriamo contrarie al diritto internazionale e alle misure che acuiscono l'instabilità nella nostra regione".
Meloni: "Interessi comuni per Europa e Golfo con instabilità di Hormuz e Bal el-Mandeb"
"Credo che lo scenario che stiamo vivendo, con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato e il nuovo fronte di instabilità a Bab el-Mandeb, ci dica chiaramente che l’Europa e il Golfo hanno più interessi comuni di quanto siamo stati abituati a pensare". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio per lo Europe Gulf Forum a New York. "La nostra prosperità - spiega la Premier - dipende da una pace stabile, commerci aperti, collegamenti sicuri, regole condivise, a partire dalla libertà di navigazione, senza pedaggi e restrizioni discriminatorie. Ecco perché dobbiamo cooperare sempre di più, oggi e negli anni a venire".

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Difesa: la "Sassari" rientra dal Libano. Gen. Portolano: "Impegno per stabilità e tutela interesse nazionale"
Dal fianco Est della Nato al Medio Oriente, dal Mar Rosso al Sahel fino al Golfo di Guinea: un arco di crisi lungo oltre diecimila chilometri, "al cui centro, geografico e strategico, si trova l'Italia". È da questa immagine che il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, ha scelto di partire per accogliere in Piazza Italia a Sassari, alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto, i militari della brigata Sassari rientrati dal Libano, al termine della missione Unifil. Lo scrive lo Stato maggiore della Difesa In un post pubblicato su X. Il messaggio, si legge ancora nel post, è chiaro: "Le crisi non restano più confinate là dove nascono. Contribuire alla stabilità del nostro vicinato significa tutelare l'interesse nazionale". Un quadro in cui le minacce assumono forme sempre nuove: violazioni dello spazio aereo, incursioni di droni, attacchi a infrastrutture critiche, fino alle operazioni cibernetiche e alla dimensione cognitiva, fatta di disinformazione e manipolazione delle informazioni. "Azioni diverse, ma con un unico scopo: generare paure, sfiducia, polarizzazione e disorientamento, ed erodere dall'interno la coesione delle nostre società". Nessun allarmismo, ha precisato il capo di Smd, ma la necessità è "leggere per tempo i segnali, rafforzare la nostra resilienza e contenere, insieme ai nostri alleati, le crisi là dove nascono". In questa prospettiva si colloca l'impegno italiano in Libano. Il generale Portolano, che di Unifil è stato comandante e capo missione, non ha eluso le critiche rivolte alla missione delle Nazioni unite, presente nel Paese dal 1978: il limite "non è stato nel mandato, chiaro e adeguato, bensì in regole d'ingaggio che hanno ridotto l'efficacia della forza di pace. Proviamo a immaginare cosa sarebbe stato il Sud del Libano senza i Caschi Blu, e cosa potrebbe diventare domani senza un adeguato sostegno internazionale". Un contributo che i Sassarini del contingente Leonte XXXIX hanno reso concreto sul terreno. Di fronte a una rapida ripresa delle ostilità, hanno garantito la continuità della missione, assolto il mandato e sono rimasti accanto alla popolazione libanese, per la quale la "pace" significa tornare al proprio villaggio, riaprire una bottega, mandare i figli a scuola "senza dover contare i giorni di calma", e sapere che la propria sicurezza è affidata "a istituzioni legittime, e non a chi pretende di sostituirsi ad esse con la forza". Un impegno, ha proseguito il generale, che ha accresciuto la credibilità dell'Italia presso alleati e partner: "Un riconoscimento che raccolgo di continuo nei consessi internazionali. Il merito è vostro". Il rientro della Brigata coincide con un momento di svolta. Il mandato Unifil si concluderà il prossimo 31 dicembre, ma la comunità internazionale è già al lavoro per evitare vuoti di sicurezza e rafforzare le forze armate libanesi. L'Italia continuerà a sostenerle con la missione bilaterale Mibil e con il comitato tecnico militare per il Libano, che guida dal 2024. Nel suo intervento, il generale Portolano, già 40esimo comandante della 'Sassari', ha reso omaggio ai Caduti, salutando i familiari del caporal maggiore scelto Gianmarco Manca, caduto in Afghanistan, e del caporal maggiore scelto Alessandro Pibiri, caduto in Iraq: "Non potrò mai dimenticare lo strazio di quei momenti, nei quali da comandante ho dovuto comunicare di persona che un loro caro non avrebbe più fatto ritorno a casa". Infine, dopo aver ringraziato il comandante della Sassari, generale di brigata Andrea Fraticelli, e tutto il personale del contingente delle forze armate e dell'Arma dei carabinieri, il capo di Smd si è rivolto ai 'suoi' Dimonios unendosi al grido "Forza Paris".
Unem: raffinerie italiane al 77% del tasso di utilizzo
Le raffinerie italiane sono al momento al 77% circa del tasso di utilizzo. In Italia ci sono 10 raffinerie attive, più 2 convertite in bioraffinerie (Marghera e Gela) e una in conversione al bio (Livorno). La produzione nazionale di raffinati nel 2025 è stata di 63,7 milioni di tonnellate. E' quanto ricava l'ANSA dai dati ufficiali dell'Unem, l'associazione delle imprese petrolifere. A seguito dei continui rincari dei carburanti, i ministeri delle Imprese e della Sicurezza energetica hanno convocato per giovedì 8 ottobre le principali società di raffinazione che operano in Italia (Sonatrach, Socar-Ip, Iplom, Kpi, Alma Petroli, Ludoil/Isab, Eni, Saras e Innovhub). L'obiettivo è capire se le raffinerie italiane stanno producendo a pieno regime, se ci sono margini per aumentare la produzione e quali sono gli eventuali colli di bottiglia che lo impediscono. Il rincaro attuale di benzina, gasolio e cherosene non è dovuto solo all'aumento del prezzo del greggio per la guerra in Iran, ma anche alla riduzione dell'offerta di prodotti raffinati sul mercato globale, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz (che ha tagliato fuori gli impianti del Golfo) e dei bombardamenti ucraini sulle raffinerie russe (che ne hanno ridotto la produzione). Il problema della carenza dei prodotti raffinati e del loro rincaro riguarda non solo l'Italia, ma tutti i paesi europei. L'Europa negli anni passati ha chiuso molte delle sue raffinerie, e oggi dipende molto dall'esterno. Se si riduce la disponibilità di carburanti sul mercato, nel Vecchio Continente non ci sono gli impianti per ricavarli dal greggio. Lo scorso 22 settembre il presidente francese Emmanuel Macron ha scritto alla Commissione europea chiedendo di allentare temporaneamente le norme Ue sulla qulità dei carburanti, che regolano parametri come densità e limiti di vaporizzazione, per aumentare la produzione delle raffinerie dal 5% al 20%. Macron ha chiesto anche di consentire l'utilizzo di una maggiore quantità di biocarburanti nel diesel.
Terzo incontro Europe Gulf Forum, focus Stretto di Hormuz
Nel corso del terzo incontro dell'Europe Gulf Forum svoltosi ieri, leader europei, dei Paesi del Golfo e statunitensi hanno invitato i governi ad accelerare, mettendo a punto piani piu' concreti e operativi, per evitare di compromettere la prosperita' dell'Europa e di altre aree del mondo. In particolare, e' stata indicata come una questione cruciale la necessita' di risolvere le persistenti criticita' che interessano le rotte commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. L'incontro del Forum e' stato convocato da Theodore Kyriakou, fondatore e Co-Chair dell'Europe Gulf Forum e Chairman del gruppo internazionale dei media Antenna Group, in partnership con Frederick Kempe, President e CEO dell'Atlantic Council. Hanno inoltre partecipato Sir Tony Blair, Mike Pompeo e Amos Hochstein. Tra i leader delle due regioni presenti all'incontro figuravano i Primi Ministri di Grecia, Qatar e Croazia, i Presidenti di Cipro e Finlandia, il Ministro di Stato per gli Affari Esteri dell'Arabia Saudita, rappresentanti dell'Unione europea, esponenti del mondo imprenditoriale e altri partecipanti.
Teheran: "Se verranno bloccati voli faremo altrettanto con Paesi regione"
Se l'Iran non potrà avere voli e usufruire di servizi aeroportuali, allora nessun altro Paese della regione potrà avere voli verso i propri territori. Lo ha dichiarato Mohammad Mokhber, consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Nour News. In precedenza, l'aeroporto internazionale di Najaf, in Iraq, aveva sospeso i voli da e per l'Iran, mentre gli Emirati Arabi Uniti avevano interrotto i voli operati da compagnie aeree iraniane in ottemperanza alle sanzioni statunitensi.
Borsa: l'Europa sale e guarda al Medio Oriente, Milano +1%
Le Borse europee limano i rialzi in vista dell'avvio di Wall Street dove i future sono positivi. Sui mercati torna un clima positivo con il petrolio in calo mentre si guarda alle mosse della diplomazia per porre fine al conflitto tra Usa e Iran in Medio Oriente. Si allentano anche le tensioni sui titoli di Stato, dopo i timori di una fiammata dell'inflazione a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia. Sul fronte valutario l'euro si rafforza a 1,1399 sul dollaro. L'indice Stoxx 600 sale dello 0,4%. In rialzo Milano (+1%), Madrid (+0,9%), Francoforte (+0,6%) e Londra (+0,1%). Poco mossa Parigi (-0,08%). I listini sono sostenuti dalla corsa del settore tecnologico (+1,6%) e delle banche (+1,2%). Positive anche le utility (+0,5%), con il prezzo del gas che scende del 3,9% a 72,14 euro al megawattora. In calo l'energia (-1,7%), in linea con il prezzo del petrolio. Il Wti scende dell'1,7% a 93,01 dollari al barile e il Brent cede l'1% a 105,55 dollari. Restano poco mossi i titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund scende a 92 punti, con il rendimento del decennale italiano al 4,52% e quello tedesco al 3,60%. Il prezzo dell'oro cresce dell'1,2% a 4.310 dollari l'oncia. A Piazza Affari corre Technoprobe (+3,8%). Bene anche Prysmian (+2,5%). In luce il settore bancario con lo sguardo alle operazioni di consolidamento del settore. Banco Bpm guadagna il 2,4%, mentre si specula sulle indiscrezioni circa l'ipotesi di una mossa congiunta di Credit Agricole e Unicredit (+2,3%). Positivi anche gli altri istituti di credito tra cui Bper (+2,3%), Mps (+1,3%) e Intesa (+0,7%). In fondo al listino Tenaris (-2,1%). Male anche Eni (-1,5%) e Ferrari (-1,3%).
Iran, consigliere Khamenei: "O voliamo o nessun altro lo farà"
Dopo che le sanzioni americane hanno spinto diversi Paesi a interrompere i collegamenti aerei con l'Iran, da Teheran è arrivata una reazione durissima. "La nostra posizione è chiara: o lo spazio aereo regionale resta aperto a tutti, oppure non lo sarà per nessuno", ha dichiarato Mohammad Mokhber, consigliere della guida suprema Mojtaba Khameni, a quanto riportano i media iraniani. "Se all'Iran saranno negate le autorizzazioni di sorvolo e i servizi aeroportuali, nessun altro Paese della regione potrà beneficiarne", ha insistito. L'Iran, ha avvertito, "non dimenticherà i Paesi che hanno appoggiato gli Stati Uniti nelle loro politiche ostili".
Meloni: "Europa e Golfo devono rendere più difficile colpirci e più costoso dividerci"
"La nostra prosperità dipende da una pace duratura, da commerci aperti, da collegamenti sicuri e da rotte condivise. A partire dalla libertà di navigazione, senza pedaggi né restrizioni indiscriminate. È per questo che dobbiamo lavorare insieme ancora più strettamente". Lo ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo ieri in videocollegamento al terzo incontro dell'Europe Gulf Forum, che si è svolto a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, convocato da Theodore Kyriakou, fondatore e Co-Chair dell'Europe Gulf Forum e Chairman del gruppo internazionale dei media Antenna Group, in partnership con Frederick Kempe, presidente e ceo dell'Atlantic Council. "È arrivato il momento di orientare i nostri investimenti verso un obiettivo comune, rendendo più difficile colpirci e più costoso dividerci", ha aggiunto Meloni nel suo intervento, come riferisce un comunicato Europe Gulf Forum sull'incontro, a cui hanno partecipato fra gli altri Tony Blair, Mike Pompeo e Amos Hochstein. "Collegare i nostri mercati, creare rotte alternative, rafforzare le infrastrutture e sviluppare congiuntamente tecnologie e capacità di difesa servono esattamente a questo scopo. Dobbiamo - ha sottolineato Meloni - iniziare subito a lavorare in questa direzione. Spero che questo incontro possa rappresentare un'ulteriore conferma del fatto che Europa e Paesi del Golfo sono pronti ad assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza, lo sviluppo e il benessere dei nostri popoli".
Papa: "Pace non è equilibrio forze, mai rassegnarsi a guerre"
"Si sta diffondendo sempre piu' la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile. In realtà, la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia". Così Papa Leone nel suo discorso alle autorita' politiche e religiose, agli imprenditori, ai rappresentanti della societa' civile, della cultura e del Corpo diplomatico, all'Eliseo. "Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola 'inevitabile', ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare societa' pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli", ha rimarcato il Pontefice.
Papa: "Sofferenze flagello guerre gridano giustizia a Dio"
Nel suo discorso all'Eliseo, davanti alle autorita' politiche e religiose, agli imprenditori, ai rappresentanti della societa' civile, della cultura e del Corpo diplomatico, Papa Leone pensa al Medio Oriente e a "tutte quelle popolazioni colpite dalle conseguenze dei conflitti e a tutti coloro che sono afflitti dal flagello della guerra". "Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali sofferenze che feriscono la dignita' umana e gridano giustizia a Dio. La gravita' di queste situazioni deve interpellarci e chiama ciascuno, la' dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento", ha rimarcato il Pontefice. "E' riconoscendo umilmente il bisogno che abbiamo gli uni degli altri che potremo insieme impegnarci maggiormente nella costruzione della civilta' dell'amore nel cuore del nostro mondo, diventato cosi' complesso e interdipendente", ha aggiunto Leone che ha ricordato Giovanni XXIII, che affermava come "giustizia, saggezza e umanita' domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti gia' esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci".
NYT: Iran propone tregua un 7 giorni. VIDEO
NYT: Iran propone tregua un 7 giorni | Video Sky - Sky TG24
Vai al contenutoIsraele, giovedì Corte decide sull'esclusione dal voto del leader arabo Shehadeh
L'Alta Corte di Giustizia di Israele ha annunciato che giovedì esaminerà le decisioni della Commissione elettorale centrale di escludere Sami Abu Shehadeh, leader del partito arabo Balad, e Ofer Cassif, membro del Parlamento della Lista Unita, dalla corsa elettorale del 27 ottobre. Lo riferiscono i media israeliani. Le decisioni della Commissione elettorale, composta da politici che rappresentano le fazioni della Knesset, devono essere approvate dalla Corte, che "con ogni probabilità annullerà il divieto imposto a Cassif", dice il Times of Israel. La votazione di mercoledì, con 30 voti a favore e 4 contrari, per l'esclusione di Abu Shehadeh, ha ottenuto il sostegno di tutti i partiti di opposizione e l'appoggio del procuratore generale Gali Baharav-Miara e del giudice della Corte Suprema Noam Sohlberg, che presiede la commissione. Sohlberg ha affermato che Abou Shahadeh non è riuscito a rispondere in modo adeguato alle accuse di aver espresso sostegno alla lotta armata di Hamas contro Israele in un articolo pubblicato il giorno dopo il massacro del 7 ottobre 2023.
Amb. Israele provoca collega iraniano a Onu: "Ecco Starlink, servirà al vostro popolo"
L'ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite Danny Danon si è avvicinato ai banchi dell'Assemblea Generale dove siede il rappresentante dell'Iran offrendogli un dispositivo Starlink, così come aveva suggerito di fare nel suo intervento di ieri il premier Benyamin Netanyahu in riferimento alla libertà di espressione sulla rete negata dal regime al popolo iraniano. Il diplomatico di Teheran ha ignorato completamente la provocazione. Il video è diventato virale su X, ed è stato ripreso anche da alcune testate internazionali, come Al-Arabiya. "Credo sia appropriato che vi dia lo Starlink, avete sentito il primo ministro - dice l'israeliano avvicinandosi all'iraniano e porgendogli il dispositivo - Potrà esservi molto utile per consentire al popolo iraniano di ottenere la libertà, dopo quello che gli avete fatto. Vorreste prenderlo e portarlo a Teheran? Potrebbe esservi molto utile in Iran. Noi amiamo il popolo iraniano - dice Danon guardando la telecamera che gira il video - e preghiamo per un cambio di regime. Quel giorno arriverà". Il diplomatico iraniano - cuffie sulle orecchie - non lo guarda neanche in viso, e tiene per tutto il tempo lo sguardo altrove.
Ex ministro Anp rivela nuovi dettagli sui contatti con Israele prima del 7 ottobre
Il 14 settembre 2023, l'ex ministro dell'Anp e alto funzionario di Fatah Sufian Abu Zayda incontrò il capo di Hamas Yahya Sinwar a Gaza, questi gli chiese di trasmettere a Israele il messaggio che, prima della fine di quel mese, Hamas avrebbe messo delle 'carte' sul tavolo dei negoziati (allora in corso) che avrebbero provocato un 'terremoto', e che Israele avrebbe dovuto prepararsi a svuotare le prigioni di detenuti palestinesi. Lo ha raccontato lo stesso Abu Zayda in una lunga intervista-documentario (anche su Youtube) alla tv egiziana al-Ghad di cui l'ANSA ha preso visione. Zayda, mostrando alle telecamere il foglietto scritto a mano da Sinwar, ha riferito che l'allora leader di Hamas cli chiese di consegnarlo esattamente come gli era stato dato. Lui lo trasmise alla parte israeliana sia in ebraico che in arabo e fu contattato dagli israeliani meno di mezz'ora dopo per verificare se Sinwar volesse effettivamente trasmettere quelle parole. Fu convocato a una riunione urgente la mattina seguente che si tenne ad Ashkelon, a Zaida fu chiesto cosa intendesse Sinwar con 'terremoto' e quali fossero le 'carte, i funzionari che incontrò gli dissero che nessuno nell'apparato di sicurezza aveva dormito quella notte a causa del messaggio. Zayda ha spiegato nell'intervista che quello fu l'ultimo incontro tenuto attraverso il canale di contatto, quindi tornò nella Striscia di Gaza il 5 ottobre e avrebbe dovuto incontrare nuovamente Sinwar l'8 ottobre, ma l'incontro non ebbe mai luogo perchè il 7 ottobre ci fu l'attacco di Hamas al sud di Israele. Abu Zayda aveva annunciato l'intervista nei giorni scorsi dopo che un'inchiesta di Haaretz delle scorse settimane aveva svelato i contatti tra Israele e Hamas in corso prima del massacro del 7 ottobre e il messaggio di Sinwar. Il canale di comunicazione era stato aperto nel marzo 2022, dopo che l'alto funzionario di Hamas Ghazi Hamad chiese a Zayda aiuto per far progredire i colloqui allora in corso. L'intervistato ha raccontato di aver incontrato anche anche Ronen Bar, all'epoca capo dello Shin Bet. I contatti fecero progressi fino ad arrivare ai nomi e agli elenchi dei detenuti palestinesi da rilasciare, ma in seguito le due parti non raggiunsero un accordo.
Egitto a Iran: "Necessario tornare al tavolo dei negoziati con gli Usa"
È "imperativo" un ritorno al dialogo e il rilancio della via diplomatica attraverso negoziati e intese tra Stati Uniti e Iran, "l'unica soluzione per porre fine alla crisi attuale e arrestare un'escalation che lede gravemente gli interessi di tutti i Paesi della regione: lo ha detto il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty al suo omologo iraniano Abbas Araghchi, incontrato a margine delle riunioni di alto livello dell'81/a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. I due ministri hanno esaminato gli sforzi compiuti e le proposte avanzate per giungere a un accordo che consenta di contenere le tensioni e favorire la de-escalation. Abdelatty ha detto che "ogni Stato di assumersi le proprie responsabilità al fine di garantire la libertà di navigazione internazionale" e "contenere le ripercussioni negative di questa crisi sull'economia globale, che hanno perturbato notevolmente le catene di approvvigionamento di energia e fertilizzanti, nonché i flussi del commercio internazionale". Il ministro ha poi insistito sulla necessità di "rispettare la sicurezza e la stabilità dei paesi del Golfo e di tutti gli Stati della regione".
Fonti Ue: "Generale accordo su rafforzamento Aspides, tema sul tavolo lunedì"
"C'è un accordo generale" sul fatto che la missione Aspides debba essere rafforzata. "Mi aspetto che lunedì ci siano dei progressi, o che dei progressi ci siano da quella riunione". Lo ha spiegato un alto funzionario Ue in vista del Consiglio Affari Difesa di lunedì prossimo. Sul tavolo, il sostegno militare all'Ucraina ma anche la crisi in Medio Oriente e nel Mar Rosso. "Credo che la lettera" dell'Alto Rappresentante Kaja Kallas su Aspides "ci sarebbe stata comunque", ha spiegato ancora la fonte facendo riferimento alla risposta dell'estone alla lettera del ministro della Difesa Guido Crosetto.
Iraq, aeroporto Najaf sospende voli da e per Iran
L'aeroporto di Najaf, città santa e una delle principali destinazioni per i musulmani sciiti, ha sospeso tutti i voli da e per l'Iran oggi, in linea con le sanzioni statunitensi. Lo ha reso noto il direttore dell'aeroporto. La decisione segue una direttiva dell'ufficio del primo ministro al governatore di Najaf, ha spiegato. L'aeroporto di Najaf, a sud di Baghdad, è un importante hub per i voli iraniani. Trasportano principalmente pellegrini sciiti iracheni verso le città sacre dell'Iran o iraniani che visitano luoghi sacri in Iraq.
Borsa: l'Europa positiva con il calo del petrolio, si guarda a Hormuz
Le Borse europee sono in rialzo con la spinta del calo dei prezzi di petrolio e gas. Sotto i riflettori resta il conflitto in Medio Oriente, con la diplomazia a lavoro per trovare una soluzione per la pace e la riapertura dello stretto di Hormuz. Si allentano le tensioni sui titoli di Stato dopo il rally della vigilia. Sul fronte valutario l'euro sale a 1,1391 sul dollaro. L'indice stoxx 600 guadagna lo 0,8%. Positive Madrid (+1,1%), Francoforte (+0,9%), Londra (+0,5%) e Parigi (+0,4%). I principali listini sono sostenuti dal comparto tecnologico (+1,8%), mentre si guarda agli investimenti per l'intelligenza artificiale. Bene anche le banche (+1,3%) e le assicurazioni (+0,7%). Positive le utility (+1%), con il prezzo del gas in calo. Ad Amsterdam le quotazioni scendono del 4,7% a 71,61 euro al megawattora. Acquisti sul settore del lusso (+0,7%) e delle auto (+0,3%). In calo l'energia (-1,7%), in linea con l'andamento del prezzo del petrolio. Il Wti scende dell'1,7% a 93,01 dollari al barile. Il Brent lascia sul terreno l'1,3% a 105,24 dollari. Poco mossi i titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 93 punti, con il rendimento del decennale italiano al 4,53% e quello tedesco al 3,60%. Seduta in rialzo per il prezzo dell'oro che guadagna lo 0,8% a 4.294 dollari l'oncia.
Idf: "Eliminati 2 membri dell'ala militare Hamas"
Le Forze di Difesa Israeliane hanno eliminato due membri dell'ala militare di Hamas. L'operazione è stata portata a termine ieri a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, riferisce l'Idf e ha colpito Jaber Maqbel, che guidava una rete di cambio valuta che trasferiva milioni di shekel in valuta estera all'organizzazione terroristica. In un altro attacco, sempre ieri, a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale, le Idf hanno eliminato Hassan al-Bata, un cecchino del partito islamista. Secondo la dichiarazione dell'esercito, entrambi i membri dell'ala militare promuovevano piani terroristici e lavoravano per ripristinare le capacità operative dell'organizzazione.
Idf: "Ucciso ieri a Gaza il capo della rete di cambia valuta di Hamas"
L'Idf comunica in una nota di aver ucciso ieri a Gaza, nell'area di Deir al-Balah, Jabr Moqbel, un terrorista dell'ala militare di Hamas che guidava la rete di cambio valuta 'Moqbel', trasferendo milioni di shekel in valuta estera all'organizzazione. "Questi fondi - afferma l'Idf - vengono utilizzati da Hamas per finanziare i terroristi, ripristinare le infrastrutture militari e portare avanti attacchi contro le truppe". I media di Gaza ieri hanno pubblicato foto e video di Moqbel sottolineando il suo ruolo nell'organizzazione. In un diverso attacco ieri nell'area di Khan Younis, l'esercito ha ucciso Hasan al-Batta, un cecchino operativo nell'ala militare di Hamas.
Israele, sondaggio: scendono haredi e si rafforza estrema destra
A poco piu' di un mese dalle elezioni del 27 ottobre in Israele, prosegue lo stallo con il blocco della coalizione di governo che e' sceso a 49 seggi contro i 55 dell'opposizione, entrambi sotto la maggioranza dei 61 seggi necessari per creare un governo. E' la fotografia scattata dal sondaggio settimanale di Maariv che ha rilevato l'indebolimento dei partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism, ognuno dei quali ha perso un seggio fermandosi a 6, e il rafforzamento dell'estrema destra di Otzma Yehudit che arriva a 9. Il Likud del premier Benjamin Netanyahu mantiene i 18 seggi, l'ultradestra di Sionismo Religioso sta a 6 e il partito Amcha Israel di Ofer Winter 4. Nel blocco di opposizione, continua l'indebolimento di Yeshar di Gadi Eisenkot, che questa settimana perde un altro seggio, arrivando a 22, mentre si rafforzano i Democratici che aumentano di 2 seggi, raggiungendo quota 11. Insieme e Yisrael Beitenu mantengono i risultati della settimana precedente, rispettivamente a 13 e 9. L'unione tra i riservisti e il partito economico rimane a 4 seggi, cosi' come i partiti arabi (Ra'am e Lista comune), che si attestano a 12 seggi. Secondo il sondaggio di Maariv, Eisenkot continua a essere in vantaggio su Netanyahu come candidato migliore per fare il premier, con il 47% a suo favore e 39% per lo sfidante. L'indagine mostra inoltre che circa la meta' degli elettori dei partiti di opposizione (48%) preferirebbe che si annunciasse subito che il candidato premier del blocco sara' il leader della lista che ricevera' il maggior numero di voti.
Israele, 200 dollari per non votare: giudice blocca setta haredi
Il presidente della Commissione elettorale centrale israeliana, il giudice Noam Sohlberg, ha vietato all'associazione Shekel HaTahor di promettere o dare denaro allo scopo di indurre gli elettori ad astenersi dal voto alle prossime elezioni del 27 ottobre. Il provvedimento e' stato adottato in seguito a un ricorso presentato dal Movimento per la Qualita' del Governo, secondo cui l'associazione ha offerto 200 dollari a chi dichiara di non voler votare. Secondo quanto riferito dai media ieri, l'iniziativa e' stata promossa dal movimento chassidico Satmar, ultraconservatore e antisionista, che conta oltre 100 mila seguaci nel mondo.
Board of Peace, quali sono i primi progetti presentati per rilanciare Gaza
ANew York il Consiglio di Pace ha presentato un piano da 2,45 miliardi per la ricostruzione della Striscia, frutto di un anno di lavoro con il governo tecnocratico palestinese. Previsti 66 progetti, una base Isf a Rafah e fondi per la polizia e la gestione dei valichi, mentre resta irrisolto il nodo del disarmo di Hamas. Israele ha dato un assenso di principio ma rinvia l'attuazione per la campagna elettorale del 27 ottobre
Board of Peace, quali sono i progetti presentati per rilanciare Gaza
Vai al contenutoPezeshkian: "Avanti sforzi diplomatici per ridurre tensioni"
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha discusso con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif dell'"avanzamento dei colloqui e degli sforzi di mediazione per raggiungere un accordo" con gli Stati Uniti. Durante l'incontro, avvenuto a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu a New York, Pezeshkian ha sottolineato "l'importanza di proseguire gli sforzi diplomatici per ridurre le tensioni", ha fatto sapere l'ufficio della presidenza iraniana. I due hanno anche discusso dei rapporti bilaterali, con Teheran determinata a rafforzare ed espandere la cooperazione con Islamabad.
Riad: "Intercettati sei missili balistici lanciati dagli Houthi"
L'Arabia Saudita afferma di aver intercettato sei missili balistici lanciati dagli Houthi yemeniti. La coalizione a guida saudita in Yemen ha affermato che i missili erano diretti a Taif, nell'Arabia Saudita occidentale, e alla zona di Yanbu sul Mar Rosso, mentre gli Houthi hanno rivendicato gli attacchi, sostenendo che fossero mirati a "un obiettivo sensibile" nella capitale Riad e agli impianti della Saudi Aramco a Tanbu. Non è noto se si siano verificati danni o vittime a Taif o a Yanbu, la principale via alternativa per il trasporto del petrolio saudita.
Assemblea Onu, Netanyahu entra e i delegati lasciano l'aula
Onu: "Per ricostruire Gaza servono almeno 71 miliardi di dollari"
Saranno necessari almeno 71,5 miliardi di dollari per ricostruire l'enclave palestinese, una cifra destinata ad aumentare man mano che la reale portata della distruzione diventerà più chiara. E' quanto rileva un nuovo rapporto dell'agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (Unctad) secondo cui la distruzione a Gaza necessita di un progetto che richiederà decenni. Nove aziende su dieci sono state danneggiate o distrutte, la produzione agricola e industriale è crollata, il settore abitativo rappresenta la quota maggiore delle distruzioni e delle necessità di ricostruzione. Anche i servizi essenziali sono devastati. Più della metà degli ospedali e dei centri di assistenza sanitaria di base sono fuori servizio. In agricoltura, meno dell'1,5% dei terreni di Gaza è rimasto accessibile e intatto , aumentando ulteriormente la dipendenza della popolazione dagli aiuti alimentari. Una valutazione condotta congiuntamente dalla Banca Mondiale , dall'Unione Europea e dalle Nazioni Unite aveva già stimato, all'inizio del 2026, i danni causati alle infrastrutture fisiche in 35,2 miliardi di dollari , oltre a 22,7 miliardi di dollari di perdite economiche e sociali. Oltre il 90% della popolazione in età lavorativa di Gaza è disoccupata . La quota di Gaza nell'economia palestinese, che si attestava al 17,4% prima dell'ottobre 2023, è scesa al di sotto del 4%. I prezzi sono aumentati del 274% , con alcuni prodotti essenziali, come le patate o il gas da cucina, scambiati a prezzi di gran lunga superiori a quelli prebellici. E secondo l'agenzia Onu, la crisi si estende ben oltre i confini dell'enclave. In Cisgiordania, la disoccupazione, che nel 2022 interessava il 13,1% della popolazione attiva, ha raggiunto il 28,7% nel 2025. Anche la povertà, dopo un decennio di calo, è risalita bruscamente: dall'11,7% del 2023, ha toccato il 28% alla fine del 2024. Per l'Unctad, dunque, la sfida non consiste semplicemente nel ricostruire case, strade o ospedali distrutti. La ripresa richiede la ricostruzione della capacità produttiva nei settori dell'agricoltura, dell'industria, dell'edilizia, dell'energia e della tecnologia, "nell'ambito di una strategia che vada oltre il mero ripristino della situazione precedente all'ottobre 2023". L'agenzia delle Nazioni Unite individua tre priorità urgenti : trasferire le entrate fiscali palestinesi attualmente trattenute, preservare il sistema bancario e garantire che i finanziamenti internazionali per la ricostruzione siano commisurati all'entità della distruzione.
Ex ministro Anp: "Passai avvertimento Hamas a Shin Bet"
L'ex ministro dell'Autorità nazionale palestinese Sufian Abu Zaida ha nuovamente confermato di aver trasmesso allo Shin Bet nel settembre 2023 l'avvertimento del leader di Hamas, Yahya Sinwar, di un "terremoto" che aveva pianificato contro Israele. La sua testimonianza corrisponde a quanto rivelato dai giornalisti di Haaretz di recente su un avvertimento arrivato al premier israeliano Benjamin Netanyahu prima del 7 ottobre 2023, senza che quest'ultimo facesse nulla. L'esponente di Fatah, vicino all'ex alto funzionario palestinese Mohammed Dahlan, in un'intervista all'emittente panaraba Al-Rad ripresa da Times of Israel, ha fornito i dettagli della vicenda, sottolineando di aver condotto una mediazione per un anno e mezzo tra Israele e Hamas per uno scambio di prigionieri. All'epoca - prima del 7 ottobre - si lavorava per far tornare in Israele quattro ostaggi detenuti a Gaza i corpi di due soldati insieme a due civili in cambio del rilascio di prigionieri palestinesi. A fine settembre 2023 Sinwar gli chiese di trasmettere un messaggio a Israele: "Entro la fine di settembre metteremo le carte in tavola e questo provochera' un terremoto nei negoziati. Devono prepararsi allo svuotamento delle carceri (in Israele)". Abu Zaida informo' del messaggio sia Dahlan che il suo stretto collaboratore Samir Mashharawi, trasmettendo al contempo l'informazione ai funzionari dello Shin Bet. Secondo Haaretz, l'avvertimento fu poi trasmesso al leader emiratino Mohammed bin Zayed, che chiamò personalmente Netanyahu per metterlo in guardia.
Cardinale Pizzaballa: "Tra israeliani e palestinesi serve riconoscimento reciproco"
"Tra israeliani e palestinesi serve il riconoscimento reciproco: accettare che l’altro abbia un legame con questa terra, una storia, un diritto a vivere in libertà, sicurezza e dignità. Finché immaginiamo un futuro senza l’altro o fondato sulla sua subordinazione, il dialogo non trova spazio. Questo non significa mettere tutto sullo stesso piano: la pari dignità non cancella le differenze di responsabilità, di potere e di condizione. La sicurezza degli israeliani e la libertà dei palestinesi devono trovare posto nella stessa prospettiva politica. Occorre poi ricostruire la fiducia, tornando a incontrarsi e a lavorare insieme. Anche le comunità religiose hanno una responsabilità: non dare una giustificazione sacra alla chiusura". Lo ha detto il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, in un'intervista al quotidiano 'Il Sole 24 Ore'.
"I cristiani condividono la vita e le difficoltà dei loro popoli. A Gaza la piccola comunità porta, insieme a tutta la popolazione, le ferite dei lutti e delle distruzioni. La Chiesa cerca di accompagnare e assistere le persone, non soltanto i cristiani. In Cisgiordania pesano l’occupazione, le restrizioni agli spostamenti, la crisi del lavoro e dei pellegrinaggi, le aggressioni dei coloni. Si emigra non solo per povertà, - ha continuato Pizzaballa - ma perché si perde fiducia nel futuro. In Israele le comunità cristiane, in gran parte arabe, partecipano alla vita sociale, ma affrontano discriminazioni, tensioni e insicurezza, anche legata alla criminalità locale. Ci sono anche i cattolici di espressione ebraica e i migranti, con esigenze diverse. Il nostro compito comune non è conservare un ricordo del passato, ma permettere a una comunità viva di esprimere la propria fede e continuare a servire la società".
"Un luogo religioso può favorire l’incontro oppure essere usato per affermare un possesso esclusivo: dipende da come lo custodiamo e lo rendiamo accessibile. La collaborazione tra le comunità cristiane nei restauri del Santo Sepolcro, ad esempio, mostra come la cura di un luogo possa diventare un compito condiviso. Custodire significa trasmettere una memoria senza farne un’arma contro quella altrui, tenendo insieme le pietre e le persone. Un santuario restaurato, ma separato dalle sofferenze di chi gli abita accanto, rischia di perdere qualcosa di essenziale. L’arte non sostituisce la giustizia, ma può creare esperienze condivise che rendono meno astratta la possibilità della convivenza", ha concluso Pizzaballa.
Araghchi: "Nel piano anche la possibile riapertura di Hormuz"
"Abbiamo presentato agli Stati Uniti, tramite intermediari, un piano secondo cui, al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto al termine del settimo giorno e i colloqui riprenderebbero", ha dichiarato Araghchi ai cronisti, spiegando che la proposta ricalcava fedelmente gli impegni contenuti nel cosiddetto memorandum d'intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran a giugno, ma poi rapidamente naufragato. Sebbene la proposta iraniana contenga molte delle condizioni previste dall'accordo precedente poi fallito, la diplomazia dietro le quinte, scrive ancora il Nyt, suggerisce che entrambe le parti potrebbero trarre notevoli vantaggi nel trovare una via d'uscita dal conflitto. I funzionari iraniani hanno spiegato che, pur essendo la proposta sostanzialmente identica al memorandum d'intesa di giugno, essa è concepita per procedere con ritmi molto più serrati. Nell'accordo precedente, infatti, era stato fissato un arco temporale di 60 giorni per arrivare ai negoziati sul nucleare. Un funzionario statunitense a conoscenza dei colloqui ha riferito che l'amministrazione sta conducendo discussioni positive e costruttive tramite intermediari, ma che gli Stati Uniti non intendono affrettare la conclusione di un accordo. Secondo quanto riferito da Araghchi, le condizioni poste dall'Iran per l'accordo prevedono che, nell'arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità, incluse quelle in Libano; Gli Stati Uniti avrebbero sbloccato i beni iraniani congelati — stimati in almeno 12 miliardi di dollari — revocato le sanzioni sul petrolio iraniano e tolto il blocco navale imposto all'Iran. Infine, l'ultimo giorno, sarebbe stato aperto lo Stretto di Hormuz. Trascorsi i sette giorni, ha affermato Araghchi, sarebbero iniziati immediatamente negoziati globali sul programma nucleare iraniano. La proposta iraniana è giunta mentre i negoziatori statunitensi tentavano di rilanciare la diplomazia con l'Iran sul programma nucleare attraverso colloqui a margine dell'Assemblea delle Nazioni Unite. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha riferito che un incontro di tre ore tra funzionari statunitensi e iraniani, mediato dal Qatar, non ha portato a una svolta. Esmeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato che nei prossimi giorni potrebbero tenersi ulteriori incontri tramite intermediari.
Media: "L'Iran ha proposto agli Usa un piano da 7 giorni per la tregua"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. La notizia è riportata dal New York Times, secondo cui Araghchi lo ha riferito ai giornalisti durante un briefing a margine dell'Assemblea Onu. Ha affermato che l'Iran è pronto ad attuare il piano non appena Washington darà il proprio assenso, aggiungendo che "sarebbe preferibile" raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Due riservisti Idf uccisi dal loro drone, esercito ne sospende l'uso
L'esercito israeliano ha annunciato che ieri due riservisti sono rimasti uccisi dopo che un piccolo drone esplosivo, che stavano manovrando nella Striscia di Gaza, è precipitato per cause ignote ed è esploso poco dopo. Lo scrive il Times of Israel. I militari sono stati identificati come il sergente maggiore (ris.) Nadav Kali, 24 anni, di Har Halutz, e il sergente maggiore (ris.) Ofek Moalem, 23 anni, di Gerusalemme. Entrambi prestavano servizio nel 7007° Battaglione della Brigata Gerusalemme. Secondo un'indagine preliminare dell'esercito, giovedì pomeriggio i due soldati stavano manovrando droni con visuale in prima persona (Fpv), da una postazione nella zona cuscinetto dell'esercito, nel nord della Striscia di Gaza. Un primo drone ha portato a termine la missione prevista, mentre un secondo, durante la fase di decollo, è precipitato all'interno della postazione militare per cause ancora da accertare. Stando ai primi accertamenti, i soldati si sono avvicinati al drone precipitato alcuni minuti più tardi e lo hanno raccolto; a quel punto l'ordigno è esploso, ferendoli mortalmente. I due sono stati trasportati all'ospedale Barzilai di Ashkelon, dove ne è stato constatato il decesso. In attesa dell'esito delle indagini sulle cause dello schianto e dell'esplosione, l'esercito ha temporaneamente sospeso l'impiego di tutti i piccoli droni in grado di trasportare carichi esplosivi, sia quelli di tipo 'kamikaze' sia quelli progettati per sganciare esplosivi su un obiettivo.
Idf: "Due soldati uccisi a Gaza da nostro drone"
Due soldati israeliani sono stati uccisi dall'esplosione di un drone dell'Idf nel nord della Striscia di Gaza. Lo ha riferito lo stesso esercito israeliano precisando che l'incidente, avvenuto ieri, è stato causato da un malfunzionamento operativo del drone che poi è esploso.
Media: "Netanyahu tornato in Israele subito dopo discorso all'Onu"
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è partito per Israele subito dopo il suo discorso all'Onu, a New York, secondo quanto riportato dall'emittente pubblica israeliana Kan. In seguito al suo intervento all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha incontrato i leader di Paraguay, Panama e Bolivia, esortando i tre Paesi ad approfondire i legami con Israele attraverso gli Accordi di Isacco.
I media israeliani hanno ipotizzato che la visita di Netanyahu a New York sia stata ridotta per motivi di sicurezza. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, aveva precedentemente affermato che avrebbe arrestato il primo ministro israeliano durante la sua campagna elettorale. In un'intervista alla Cnn di martedì, Mamdani ha ribadito di non avere l'autorità per arrestare il leader israeliano, ma ha affermato che il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) nei confronti di Netanyahu deve essere rispettato. La visita di Netanyahu ha scatenato manifestazioni in tutta New York, con oltre 100 dimostranti arrestati oggi.
Yemen, Riad: "Si lavora a riunione urgente con Turchia-Pakistan"
I capi di Stato maggiore di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan si apprestano a tenere una riunione militare urgente alla luce dei recenti attacchi dei ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi contro il Regno wahabita. Lo ha riferito il ministero degli Esteri di Riad su X, sottolineando che l'incontro servirà per "discutere le modalita' di sostegno al Regno in conformità all'Accordo di Mecca per la difesa comune", secondo il quale "qualsiasi aggressione a una delle parti è considerata un attacco a tutti". In occasione dell'Assemblea Generale dell'Onu a New York, il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan Al Saud, ha incontrato gli omologhi pakistano e turco, Mohammad Ishaq Dar e Hakan Fidan. I tre hanno condannato fermamente i "violenti attacchi diretti contro la Mecca, nonché contro infrastrutture civili ed economiche in Arabia Saudita".
Houthi: "Attaccati siti militari sauditi vicino al confine"
Gli Houthi hanno attaccato diverse postazioni militari in Arabia Saudita. Lo ha reso noto il gruppo ribelle yemenita, precisando di aver colpito la zona di al-Tuwal a Jizan e le postazioni missilistiche del campo di Al-Dagharir, al confine con l'Arabia Saudita. Riad non ha confermato gli attacchi.
Onu, Nypd: "Oltre 100 arresti in manifestazioni anti-Netanyahu"
Oltre 100 persone sono state arrestate a New York durante le proteste contro il primo ministro Benjamin Netanyahu in occasione del suo discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo ha riferito la polizia. Tra gli arrestati figurano la candidata democratica al Congresso Drializa Avila Shevalaya e le attrici Susan Sarandon, Cynthia Nixon e Hannah Einbinder.
Netanyahu vede Milei: "Espandere gli Accordi Isacco a Sud America"
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato il Presidente argentino Javier Milei a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I due hanno discusso della "continua cooperazione tra i rispettivi Paesi e del positivo cambiamento strategico per Israele in atto in America Latina", si legge in una dichiarazione pubblicata su X, dall'ufficio di Netanyahu. Tale cambiamento strategico "rende possibile l'espansione degli 'Accordi di Isacco', promossa dal Presidente Milei, per rafforzare la cooperazione in ambito di sicurezza ed economico tra Israele e i Paesi dell'America Latina", aggiunge l'ufficio del premier israeliano.
Pezeshkian: "Spetta agli Usa decidere se far finire la guerra"
Sono gli Usa che "devono decidere" se porre fine alla guerra: "Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci". Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un'intervista a Fox News, in merito a una domanda sulle sue previsioni relative alla fine del conflitto.
"Quando possiamo risolvere le questioni attraverso il dialogo, non dovremmo ricorrere a ucciderci a vicenda. Ma, a causa delle provocazioni di Israele, questa guerra ci è stata imposta", ha aggiunto il presidente iraniano. "Tuttavia, noi non vogliamo continuare. È l'America a dover scegliere se porvi fine o meno", ha osservato Pezeshkian, ribadendo che l'Iran è pronto a raggiungere un accordo con il presidente Donald Trump per porre fine al conflitto. "Perché hanno scelto di far saltare tutto a sole due settimane dalla firma dell'accordo?", ha chiesto, riferendosi al fallimento della fragile tregua. "Se l'attuale governo americano desidera raggiungere un accordo nel rispetto del quadro giuridico internazionale, bene. In caso contrario, che sia prima o dopo le elezioni (di metà mandato Usa), per noi che differenza fa?". Pezeshkian ha insistito sul fatto che gli Houthi non ricevono ordini da Teheran. Washington e i suoi alleati, tra cui l'Arabia Saudita e il governo yemenita sostenuto da Riad, accusano l'Iran di appoggiare il movimento militante Houthi, responsabile di lanci di missili balistici contro il Regno e di combattere contro le forze sostenute da Riad per il controllo dello Yemen. "Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi: agiscono in quanto forza di resistenza nella regione, in base alle situazioni che sono state loro imposte", ha precisato Pezeshkian, secondo la traduzione fornita da Fox News. "Abbiamo contatti con loro, ma non esiste un rapporto sistematico", ha aggiunto.
Pezeshkian: "La Guida Suprema Mojtaba Khamenei gode di ottima salute"
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da mesi, gode di ottima salute, smentendo le voci secondo cui sarebbe deceduto o in stato di morte cerebrale. Intervistato da Bret Baier, conduttore di 'Special Report' su Fox News, il presidente iraniano ha detto di aver incontrato Khamenei "circa un mese fa" per un colloquio. "Non ricordo le date esatte. Circa un mese, un mese e mezzo fa", ha detto Pezeshkian. "Ci siamo incontrati per circa sette ore". Baier ha chiesto aggiornamenti sullo stato di salute di Khamenei e se fosse in grado di governare. "Certamente, assolutamente sì", ha risposto Pezeshkian, aggiungendo che la sua amministrazione riceve consultazioni e direttive da Khamenei. Incalzato sul motivo per cui la Guida Suprema non si sia ancora rivolta al pubblico dall'inizio della guerra, Pezeshkian ha attribuito l'isolamento di Khamenei alla "mancanza di sicurezza creata dalle azioni di stranieri", definiti "aggressori". Le condizioni di Khamenei sono oggetto di interrogativi da quando, secondo quanto riferito, è rimasto gravemente ferito durante l'operazione 'Epic Fury', che ha ucciso suo padre e predecessore insieme a diversi membri della sua famiglia.