Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Medio Oriente, tribunale Usa sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese. LIVE

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La relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha annunciato che un tribunale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte a suo carico. Sul fronte iraniano, messo in pausa per qualche giorno il conflitto con Teheran, gli 007 americani ritengono che il regime disponga ancora di 'forti capacità missilistiche', in contrasto con la narrazione pubblica del presidente

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Francesca Albanese, la Relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha annunciato che un tribunale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte a suo carico dall'amministrazione Trump. In un post su X, Albanese ha riferito che il giudice ha stabilito che "tutelare la libertà di parola è sempre nell'interesse pubblico", ringraziando la figlia e il marito "per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora" in base alla considerazione che "insieme siamo Uno".

Messo in pausa per qualche giorno il conflitto con Teheran, gli 007 americani ritengono che il regime disponga ancora di 'forti capacità missilistiche', in contrasto con la narrazione pubblica del presidente.

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Tribunale Usa sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, la Relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha annunciato che un tribunale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte a suo carico dall'amministrazione Trump. In un post su X, Albanese ha riferito che il giudice ha stabilito che "tutelare la libertà di parola è sempre nell'interesse pubblico", ringraziando la figlia e il marito "per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora" in base alla considerazione che "insieme siamo Uno".

Wp: 'La Cina sfrutta la guerra in Iran per massimizzare i vantaggi sugli Usa'

Un'analisi riservata dell'intelligence Usa descrive in dettaglio come la Cina stia sfruttando la guerra in Iran per massimizzare il proprio vantaggio sull'America in ambito militare, economico, diplomatico e in altri settori. Lo riporta il Washington Post, in base a quanto riferito da due funzionari statunitensi che hanno letto il rapporto. La valutazione è stata redatta in settimana per il capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, e ha destato allarme all'interno del Pentagono riguardo ai costi geopolitici del braccio di ferro tra Washington e Teheran, proprio mentre il presidente Donald Trump avvia a Pechino colloqui ad alto rischio con il suo omologo Xi Jinping.    Prodotto dalla direzione d'intelligence dello Stato maggiore congiunto, l'analisi valuta la risposta di Pechino alla guerra iraniana coi quattro strumenti del potere statale: diplomatico, informativo, militare ed economico. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno dato inizio alla guerra in Iran, lo scorso 28 febbraio, la Cina ha venduto armi agli alleati Usa nel Golfo Persico, nel mezzo degli sforzi a difesa di basi militari e infrastrutture petrolifere dagli attacchi dei pasdaran con missili e droni. Pechino ha inoltre fornito assistenza a vari Paesi in tutto il mondo che si trovavano in difficoltà nel soddisfare il proprio fabbisogno energetico, dopo la chiusura della Stretto di Hormuz, da dove transita il 20% del greggio mondiale.    La guerra ha poi prosciugato le ingenti scorte di munizioni americane: riserve che risulterebbero cruciali in un potenziale scontro con la Cina per il controllo di Taiwan, ha rilevato il rapporto. Il conflitto iraniano, che ha causato danni o la distruzione di equipaggiamenti e strutture militari Usa in tutto il Medio Oriente, ha consentito a Pechino di osservare le modalità con cui gli Stati Uniti conducono le guerre e di acquisire conoscenze utili per pianificare le future operazioni militari.    Il rapporto ha evidenziato, infine, come Pechino abbia integrato le critiche diffuse nei confronti del conflitto all'interno della propria comunicazione pubblica, definendo la guerra "illegale". La Cina persegue da tempo l'obiettivo di minare l'immagine degli Stati Uniti quale garante responsabile dell'ordine internazionale basato sulle regole, e considera il conflitto iraniano un esempio emblematico dell'approccio disinvolto di Washington nei confronti delle ostilità militari.

Rubio:'Nell'interesse della Cina riaprire lo Stretto di Hormuz'

La Cina ha tutto l'interesse alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, in un'intervista a Fox News a bordo dell'Air Force One diretto a Pechino per la visita di Stato del presidente Donald Trump, ha notato che "i cinesi hanno delle navi bloccate nel Golfo Persico. Un cargo cinese è stato colpito nel fine settimana. Sono certo che l'Iran non l'abbia fatto deliberatamente, ma l'hanno fatto, è successo. Ed è per questo che queste navi cinesi sono rimaste bloccate lì dentro".    Si tratta di "un'enorme fonte di instabilità. Minaccia di destabilizzare l'Asia più di qualsiasi altra parte del mondo, poiché quest'ultima dipende fortemente dagli stretti per il proprio approvvigionamento energetico".  Pertanto, ha concluso Rubio, "è nel loro interesse risolvere la questione. Speriamo di convincerli a svolgere un ruolo più attivo nell'indurre l'Iran a desistere da ciò che sta facendo ora - e che sta tentando di fare - nel Golfo Persico".

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