Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Stretto di Hormuz, ferme merci per 23,7 miliardi di dollari. Rischi per agroalimentare

Economia
©Ansa

Introduzione

Quasi 1.000 navi risultano ferme nel Golfo Persico, per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate, con impatti sulle catene globali di approvvigionamento, in primis l'agroalimentare. A fare il punto sulla logistica in standby dopo la chiusura del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è il report Port Infographics, realizzato da Assoporti e Srm (Centro studi che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo).

Quello che devi sapere

In pochi mesi i transiti giornalieri sono calati dell’89%

Lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl globale: le tensioni nell'area hanno provocato un calo dell'89% dei transiti giornalieri in pochi mesi, rileva l'analisi di Assoporti e Srm, sottolineando che le deviazioni delle rotte, ad esempio via Capo di Buona Speranza, comportano un aumento fino a 20 giorni di navigazione aggiuntivi e rincari significativi dei costi.

 

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La metà dei fertilizzanti del pianeta passa per Hormuz

L'agroalimentare è il comparto che più degli altri sta registrando le maggiori difficoltà per la chiusura dello Stretto di Hormuz. Un quadro che è emerso nel corso di un evento promosso da Federalimentare in collaborazione con FoodDrinkEurope a Tuttofood 2026, a Milano. Attraverso Hormuz transita circa la metà dei fertilizzanti che nutrono il pianeta: urea, ammoniaca, zolfo, idrogeno, gas naturale, tutti fondamentali per l'agricoltura moderna.

 

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L’allarme della Fao sui prezzi dei fertilizzanti

Per l'Onu il persistente blocco di fertilizzanti nello Stretto di Hormuz rischia di causare entro "qualche settimana" una "grave crisi umanitaria". E la Fao (Food and Agriculture Organization) avverte che, se la crisi dovesse continuare, i prezzi globali dei fertilizzanti potrebbero restare superiori del 15-20% anche nella seconda metà del 2026. Per gli agricoltori italiani ed europei questo si potrebbe tradurre in una scelta dolorosa: ridurre le dosi di fertilizzante (con rese inferiori) o assorbire i costi (con rischio di insolvenza). "Pace e stabilità sono requisiti essenziali per la sicurezza alimentare nel mondo", ha dichiarato il vicedirettore Fao, Maurizio Martina, spiegando che l'organizzazione delle Nazioni Unite "è pronta da dare una mano per rendere i nostri sistemi agricoli alimentari più giusti, equi e sostenibili e garantire cibo sano e sicuro alle popolazioni".

Un processo di stabilizzazione che potrebbe durare mesi o anni

Il blocco dello Stretto di Hormuz ha messo a nudo la dipendenza energetica a cui è soggetta la produzione alimentare industriale. E un sistema basato su filiere lunghe e fertilizzanti sintetici ad alto impatto energetico si rivela strutturalmente instabile e potenzialmente rischioso per la sicurezza alimentare globale. Anche uno scenario positivo - la riapertura dello Stretto - non risolverebbe il problema nell'immediato. I produttori di fertilizzanti dovranno aspettare che la produzione di gas naturale nel Golfo si riporti a regime, un processo che richiederà mesi o addirittura anni.

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Il rischio di stagflazione per l’Italia

Inoltre, lamentano gli operatori riuniti a Tuttofood, il blocco rischia di scaricare sulle campagne europee e sui listini dei beni agroalimentari una nuova ondata di rincari, speculazioni e instabilità. "Queste tensioni, con ricadute su energia, imballaggi, packaging e approvvigionamento di alcune materie prime strategiche come i fertilizzanti, stanno incidendo negativamente su tutta la catena del valore agroalimentare", ha avvertito il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, prefigurando il rischio di stagflazione per l'Italia se il conflitto in Iran continuerà. Anche per il numero uno dell'industria alimentare "ci vorranno molti mesi per tornare a una normalizzazione dei prezzi e degli approvvigionamenti". Conti alla mano, spiega l'Ad di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, "l'aumento di energia, gasolio, e fertilizzanti incide a partire dalla filiera agricola per oltre 250 euro per ettaro". E secondo il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti "mercati come Giappone e Australia stanno diventando sempre più strategici, ma servono misure urgenti per evitare una nuova impennata dell'inflazione alimentare".

Le richieste a governo e Unione europea

E oltre alle richieste di Confagricoltura, Terra Viva chiede a governo e Unione europea di attivare rapidamente strumenti straordinari di monitoraggio e contenimento delle speculazioni su fertilizzanti ed energia, nonché misure di sostegno per le filiere agricole più esposte. E per Raffaele Fitto, vice presidente per la Coesione e le Riforme della Commissione europea, intervenuto in video collegamento a Tuttofood, "in un mondo dove le catene di approvvigionamento sono armi geopolitiche, l'Europa deve giocare un ruolo da protagonista".

 

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