Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, ecco come la crisi di Hormuz minaccia la sicurezza alimentare globale

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Come evidenzia un recente rapporto delle Nazioni Unite, in Libano oltre 1,2 milioni di persone rischiano di soffrire la fame a causa del conflitto in Medio Oriente. Lo studio congiunto condotto dall'organizzazione Onu per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) e il ministero dell’Agricoltura di Beirut segnala un rapido deterioramento della sicurezza alimentare nel Paese dei cedri innescato da “sfollamenti” e “pressioni economiche” con l’approvvigionamento di cibo messo a dura prova dallo choc dei bombardamenti. Ma il Libano non è l’unico territorio minacciato dalla crisi nell'area che con l’impennata dei prezzi energetici sta “terremotando” l'agricoltura a livello globale.

Quello che devi sapere

Catene di approvvigionamento a rischio

Secondo il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, il conflitto sta esercitando ulteriore pressione sui fragili sistemi agroalimentari e sulle catene di approvvigionamento globali minacciando disponibilità, accessibilità e economicità del cibo.

 

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La spinta delle colture a uso energetico

Come evidenzia l’ultimo rapporto stilato dall'agenzia, il conflitto in corso ridisegna l’utilizzo delle materie prime agricole in tutto il mondo. Per far fronte al blocco dello stretto di Hormuz, dove transita un quinto del petrolio globale e che oggi è l’epicentro delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, i prodotti che prima venivano impiegati ad esclusivo uso alimentare sono ora adoperati per la produzione di energia come surrogati dell’"oro nero".

 

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Cambiano le semine primaverili

Il mutamento risulta evidente guardando per esempio la mappa delle semine primaverili: crescono le colture di zucchero, mais, soia, colza e girasole più facilmente reperibili e spendibili per i prodotti energetici. Mentre calano le coltivazioni di cereali a uso alimentare e mangimistico anche per la carenza di fertilizzanti. In quest’ottica, un recente sondaggio condotto dal Dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti d'America (Usda) stima un’imminente migrazione delle semine verso la soia a scapito del frumento.

 

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Il caso dello zucchero

In risposta al caro petrolio, il Brasile e altri Paesi produttori hanno dirottato parte della coltivazione della canna da zucchero verso lo sbocco energetico. Una decisione che ha contribuito a invertire il percorso discendente sul prezzo del saccarosio che negli ultimi anni ha toccato meno 40%. Secondo dati di uno studio della Fao, il prezzo dello zucchero è risalito del 7,2% in un mese con le quotazioni ai massimi da novembre 2025. Brasilia è pronta a impiegare una parte rilevante del raccolto nella filiera dell’etanolo impiegato soprattutto nel trasporto su strada. 

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Fertilizzanti, rischio trauma “sistemico”

L’agenzia Onu per l'alimentazione paventa il rischio di un trauma “sistemico” nella filiera agroalimentare con i Paesi costretti a scegliere dove direzionare l’impiego delle materie prime. Oltre a gas e petrolio, Hormuz rappresenta infatti il portale d'accesso dove passano quote rilevanti di urea, ammoniaca e fosfati, prodotti ampiamenti impiegati nelle coltivazioni la cui carenza impone scelte alternative a scapito anche della qualità. Con il prezzo dei fertilizzanti alle stelle, i produttori potrebbero essere costretti a impiegare nutrienti in misura minore riducendo la resa. Non solo: ipotizzando un prolungamento del conflitto, sono destinate a esaurirsi le scorte che fino ad oggi hanno garantito una resa produttiva stabile.

Fao: “Ritardi fino a 3 milioni di tonnellate al mese”

Ma quanto pesa la crisi dei fertilizzanti sugli approvvigionamenti? La Fao stima che il rallentamento nelle spedizioni potrebbe causare una carenza pari a 3 milioni di tonnellate al mese con effetti fortemente negativi su tutto il comparto agroalimentare. I prodotti utilizzati nelle coltivazioni hanno subito rincari inediti come per esempio l’urea, aumentata di quasi il 20% in appena una settimana. Dal Brasile agli Stati Uniti: nei grandi Paesi ad agricoltura intensiva il prezzo dell’urea ha registrato un balzo compreso tra il 52 e il 60% in poco più di un mese.

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L'impatto sull'agricoltura italiana

I cambiamenti in atto nell'agricoltura a livello globale come conseguenza della guerra in Medio Oriente potrebbero far sentire i propri effetti anche in Italia. Secondo un’analisi condotta da Aretè, società specializzata nel settore agri-food, è prevedibile una sostituzione della soia a scapito dei cereali. “In tutta Europa aumenterà la produzione di soia, ma a differenza della crisi del 2022 i rincari dei costi produttivi non sono compensati da quelli di vendita”, spiega al Sole 24 Ore l’amministratrice delegata Enrica Gentile.

Bangladesh, difficoltà nell'import

Come rileva Qu Dongyu il calendario il calendario delle colture è “fondamentale” per comprendere l'urgenza della crisi che investe i fertilizzanti. A patire gli effetti maggiori sono i Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni dal Golfo Persico. Un esempio è il Bangladesh che rischia di fronteggiare costi insostenibili per garantire i prodotti necessari alla semina e non perdere il raccolto, fondamentale per un Paese da 175 milioni di abitanti.

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Iran, rischio iperinflazione

Tra i Paesi a rischio peggioramento della situazione alimentare c’è proprio l'Iran dove forte è la dipendenza dalle importazioni di grano e mais dall’estero. L’agenzia internazionale con sede a Roma stima un incremento dell’inflazione dei prezzi alimentari se il blocco navale Usa intorno a Hormuz dovesse proseguire a lungo.

Yemen, aumenta l'insicurezza alimentare

La situazione si profila critica anche in Yemen dove tra l’instabilità politica e gli effetti della guerra oltre 17 milioni di persone versano in uno stato di insicurezza alimentare elevata.

 

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