Vacanze 2026, prezzi in calo del 5%: le mete più care e dove conviene andare
EconomiaIntroduzione
L’avvicinarsi delle ferie riporta al centro il tema del budget da destinare ai viaggi. Per chi sta programmando una settimana lontano da casa, la buona notizia arriva dall’ultima rilevazione di Altroconsumo: rispetto all’anno precedente, i costi medi risultano in diminuzione. Tuttavia, il conto finale continua a variare sensibilmente in base alla destinazione scelta, con differenze che superano i mille euro tra le località più economiche e quelle più costose. L’indagine ha preso in considerazione 20 mete italiane tra città d’arte, località balneari, destinazioni montane e isole, fotografando il costo di una vacanza di sette giorni per due persone comprensiva di trasporto e pernottamento. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Quanto costa mediamente una settimana di ferie
Secondo i dati raccolti da Altroconsumo, una vacanza di una settimana per due persone in Italia richiede in media una spesa di 1.050 euro tra alloggio e viaggio. Il valore è inferiore del 5% rispetto a quello registrato nel 2025. Nel calcolo rientrano i costi del soggiorno in strutture come hotel a tre stelle e bed & breakfast con servizi privati, oltre alle spese di trasporto. Per le località raggiungibili via terra è stato considerato il viaggio in automobile, mentre per Sardegna e Sicilia è stato preso come riferimento il trasporto aereo.
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I luoghi più economici
Dalla classifica emerge un forte divario tra le diverse destinazioni. La soluzione più conveniente è Firenze, dove una settimana per due persone costa complessivamente 641 euro. A seguire ci sono Roma (650 euro); Napoli (659 euro); Rimini (682 euro) e Milano (687 euro). All’estremo opposto, invece, si colloca Ortisei con una spesa media di 1.672 euro: a seguire troviamo Villasimius (1.654 euro); Stintino (1.522 euro); Valdisotto (1.373 euro) e Champoluc (1.298 euro).
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I prezzi per le città d’arte
Tra tutte le categorie analizzate, le città d’arte risultano le più accessibili dal punto di vista economico. La spesa media si attesta attorno ai 725 euro, ben al di sotto della media generale. Come visto, Firenze guida la graduatoria delle destinazioni meno costose con 641 euro complessivi, di cui 514 euro per l’alloggio e 127 euro per il viaggio. Oltre a Roma, Napoli e Milano, già menzionate, anche Venezia, pur essendo la più cara tra le città d’arte considerate, rimane sotto la soglia dei 900 euro, con una spesa complessiva di 895 euro. Rispetto al 2025, le riduzioni più consistenti riguardano proprio questo segmento: Firenze registra un calo del 16%, Roma del 14% e Venezia del 13%.
I prezzi per le località di mare
Per chi desidera trascorrere le ferie sulla costa, la convenienza dipende soprattutto dalla distanza e dalle modalità di spostamento. Rimini si conferma la località balneare più economica dell’indagine, con un costo complessivo di 682 euro per due persone, composta da 542 euro per il soggiorno e 140 euro per il viaggio. Poco sopra si colloca Cervia, che raggiunge i 708 euro. Salendo di fascia si trovano Lecce (920 euro), Jesolo (1.089 euro), Sorrento (1.137 euro) e Gallipoli (1.177 euro). Quest’ultima, pur restando tra le mete più costose del mare, mostra una riduzione dei prezzi dell’8% rispetto all’anno precedente. I dati suggeriscono che le località raggiungibili comodamente in auto continuano a offrire il miglior equilibrio tra spesa e servizi.
Quanto costa viaggiare in Sicilia e Sardegna
Le isole continuano a occupare le posizioni più alte della classifica dei costi. A incidere non è soltanto il prezzo delle strutture ricettive, ma soprattutto il peso del trasporto aereo. Villasimius risulta la seconda località più cara dell’intera rilevazione, con una spesa media di 1.654 euro per due persone. L’alloggio pesa per 1.117 euro, mentre il volo andata e ritorno incide per altri 537 euro. Anche Stintino supera abbondantemente i 1.500 euro complessivi, arrivando a 1.522 euro, con il costo del trasporto che raggiunge 543 euro, il valore più elevato registrato nello studio. Più contenuta, ma comunque superiore alla media nazionale, la spesa per Taormina, che si attesta a 1.256 euro. L’analisi evidenzia come un soggiorno apparentemente conveniente possa trasformarsi in una scelta meno vantaggiosa una volta sommati i costi dei collegamenti aerei.
Le località di montagna le più care in assoluto
Le sorprese maggiori arrivano dalle località montane, che si confermano tra le destinazioni più impegnative sotto il profilo economico. Ortisei è la meta più costosa in assoluto tra le venti analizzate: per una settimana servono mediamente 1.672 euro. Il solo alloggio arriva a 1.451 euro, il valore più alto dell’intera indagine, mentre il viaggio pesa per altri 221 euro. Oltre a Valdisotto, Champoluc e Livigno anche Pila, inserita per la prima volta nell’analisi, risulta abbordabile grazie agli 880 euro complessivi tra pernottamento e trasporto. Nel confronto con il 2025, Ortisei registra inoltre un aumento del 17%, mentre Valdisotto mostra una crescita significativa. Livigno rimane sostanzialmente stabile e Champoluc segna una lieve flessione.
Quanto pesa l’alloggio sul costo finale
La componente che incide maggiormente sul budget resta il pernottamento. In media gli hotel presentano tariffe superiori di circa il 15% rispetto ai bed & breakfast, anche se le differenze cambiano da località a località. A L’Aquila, Lecce e Pila il divario tra le due tipologie di strutture è particolarmente marcato. Al contrario, a Rimini, Jesolo e Livigno i prezzi degli hotel risultano addirittura inferiori a quelli dei B&B. Rispetto al 2025, le tariffe alberghiere mostrano una riduzione media del 7%, mentre quelle dei bed & breakfast registrano un incremento del 17%. Osservando invece l’evoluzione degli ultimi cinque anni, il costo degli alloggi è aumentato complessivamente del 15%, con rincari del 12% per gli hotel e del 17% per i B&B. L’incremento più marcato si osserva nelle località di montagna, dove in cinque anni i prezzi degli hotel sono cresciuti del 32% e quelli dei B&B addirittura del 67%. Nelle destinazioni marine, invece, il trend appare opposto, con valori in diminuzione per entrambe le tipologie di struttura, mentre nelle città d’arte i prezzi risultano sostanzialmente stabili.
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