Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
Arrow-link
Arrow-link

Guerra in Iran, dal Prosecco alle mele: l’impatto sul settore agroalimentare italiano

Economia
Ipa/Getty

Introduzione

Non solo carburanti. Anche il settore agroalimentare italiano vive una crisi legata alla guerra in Iran, dopo gli attacchi di Usa e Israele contro l'Iran, e la successiva risposta di Teheran. E questo anche perché Paesi come Emirati Arabi e Arabia Saudita importano molto made in Italy e, lo stallo attuale, incide parecchio su mercati che, per l'Italia, sono diventati strategici. Dal Prosecco, fino alle mele e ai fertilizzanti: ecco i settori più in difficoltà.

Quello che devi sapere

Il Prosecco

Per quanto riguarda il Prosecco, a lanciare l’allarme, già il 9 marzo, è stato l’imprenditore vitivinicolo trevigiano Sandro Bottega. “Abbiamo 17 container bloccati nei porti con i relativi costi di stazionamento o di rientro. Abbiamo già speso 40.000 euro per poter gestire soli quattro container. Annullati o sospesi tutti gli ordinativi dal Medio Oriente. La paura della guerra e della relativa crisi economica determina un forte rallentamento delle richieste di importazione da tutto il mondo”, ha raccontato. “Negli ultimi giorni diverse delegazioni di clienti hanno dovuto spostare i viaggi di lavoro presso la nostra azienda a causa della cancellazione dei voli”, ha aggiunto.

 

Bottega ha poi spiegato che per "il rientro di un'area manager bloccato in India” ha pagato "7.000 euro”. "È impossibile trovare voli a prezzi ragionevoli. Normalmente almeno 10 nostri area manager sono in viaggio, ma in questo momento sono fermi, sia per le cancellazioni dei voli sia per i costi improponibili applicati dalle compagnie per i voli rimasti”.

 

Non solo: i "Prosecco Bar" di Dubai e Abu Dhabi “sono chiusi, come gli aeroporti, e ci sono stati feriti tra le persone che vi lavorano”.

 

Per approfondire:

Medio Oriente, dalle tecnologie ai gioielli: cosa e quanto esporta l’Italia?

Le mele

Intanto, arriva un allarme anche dal Piemonte, con la sezione regionale di Confagricoltura che ha segnalato i settori che maggiormente risentono del conflitto in corso in Medio Oriente. Tra questi, “quello della frutta e, in particolare, delle mele, esportate soprattutto dal Nord Italia, Trentino Alto Adige e Piemonte”.

 

Per approfondire:

Guerra Iran, l'allarme delle imprese: rincari di 10 miliardi per energia, export a rischio

pubblicità

I prodotti deperibili

"Laddove la situazione non dovesse ritornare a una forma di normalità, rischiamo di perdere circa 2 miliardi in termini di valore, a livello nazionale, per quanto riguarda le esportazioni, soprattutto per quanto riguarda tutti i prodotti deperibili”, ha detto il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, il 10 marzo, a margine dell'assemblea dell'associazione di categoria a Palermo, parlando dei disagi legati al caro carburante dovuto alla guerra tra Usa e Iran.  

 

"A preoccupare - ha sottolineato Coldiretti - sono soprattutto i prodotti deperibili, a partire da florovivaismo e ortofrutta”. E tornano in primo piano le mele: "Trovano una piazza importantissima, il 13% del valore dell'export, nei mercati dell'area Mediorientale".

I problemi per la campagna floricola

Inoltre, “lo stop al traffico marittimo nel Golfo arriva proprio nel momento clou della campagna floricola, con circa mille container destinati ai Paesi del Medio Oriente e ordini già in portafoglio che stanno subendo una brusca frenata. Alcune spedizioni in viaggio - è stato spiegato - sono state deviate verso l'India, con il rischio di compromettere la qualità dei prodotti. A pesare sono anche le scelte delle principali compagnie di navigazione che evitano il Canale di Suez, allungando tempi e costi delle rotte”.

pubblicità

Coldiretti: "Intervenire rapidamente"

Per Coldiretti è cruciale intervenire rapidamente con misure di sostegno e strategie logistiche capaci di limitare gli effetti delle tensioni internazionali sulla filiera agricola. "La tempestività e la velocità nel cercare di dare risposte diventano determinanti per mantenere una crescita economica che l’agroalimentare e l’agricoltura sono riusciti a garantire fino a oggi", ha sottolineato Prandini. 

I fertilizzanti

C'è poi il tema dei fertilizzanti e dell'urea agricola, cioè il concime chimico più diffuso al mondo, con il 46% di azoto, utilizzato nei terreni per la sua capacità di sviluppare ammoniaca. E, in molte aree del mondo, è proprio l’urea a garantire raccolti abbondanti di grano e cereali. Ed è dallo stretto di Hormuz - ora bloccato - che passano enormi quantità di fertilizzanti. Così, dopo i primi effetti sui costi, si teme ora una pressione sempre maggiore sui prezzi della filiera dei cereali (e non solo). 

 

"Lo dico da quando mi sono seduta per la prima volta in commissione Agricoltura: serve una strategia seria ed europea per far uscire gli agricoltori dalle dipendenze esterne - prezzi volatili, input chimici, fertilizzanti - che oggi li schiacciano come catene globali fragili. La guerra in Iran, con lo Stretto di Hormuz paralizzato ha fatto schizzare i prezzi dell'urea del 19% e del gas europeo del 45% in 48 ore, minacciando raccolti, filiera agroalimentare e, di conseguenza, i prezzi degli alimenti", ha dichiarato, a questo proposito, l'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Cristina Guarda, il 10 marzo.

 

 

Per approfondire:

Guerra in Medio Oriente, quali sono le regioni italiane più colpite economicamente

pubblicità