Prezzi carburanti, quali sono le misure contro i rincari messe in campo dai Paesi europei?

Economia
©Ansa

Introduzione

L’impennata delle quotazioni del greggio, legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e alla crescente incertezza sulla linea dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran, ha risollevato l’attenzione sui mercati energetici. Il rischio principale riguarda l’effetto domino che il rincaro dell’energia potrebbe produrre sull’economia globale. Di conseguenza i Paesi del Vecchio Continente stanno decidendo come muoversi, seguendo ciascuno una linea politica differente.

Quello che devi sapere

L’allarme

A lanciare l’allarme è stato - fra gli altri - il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto al vertice dei ministri finanziari del G7. Secondo il titolare del Tesoro, il vero pericolo è rappresentato da una nuova fiammata inflazionistica innescata dall’aumento dei prezzi energetici. Un eventuale intervento restrittivo della politica monetaria, ha avvertito, non sarebbe la risposta più adeguata a uno shock che nasce dal lato dell’offerta.

 

Per approfondire: Guerra in Iran e aumento del prezzo di benzina e diesel: che cosa può fare il governo

L’Italia studia la revisione delle accise mobili

Di fronte all’aumento dei prezzi dei carburanti, il Ministero dell’Economia sta valutando un aggiornamento del meccanismo delle accise mobili, previsto da un decreto del 2023 e derivato da una misura introdotta nel 2007 dall’allora ministro Pier Luigi Bersani. Lo strumento è già previsto dalla normativa, ma richiede alcune modifiche per adattarsi all’attuale fase di tensione sui mercati energetici. Il sistema prevede che, quando il prezzo del petrolio cresce in modo stabile oltre una certa soglia, aumenti anche il gettito Iva incassato dallo Stato sui carburanti. In questo caso l’erario può rinunciare alla quota di entrate aggiuntive non previste a bilancio e utilizzarla per ridurre temporaneamente le accise, una delle componenti fisse del prezzo alla pompa. L’attivazione della misura non è automatica: serve un decreto del Mef, d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, e l’aumento dei prezzi deve risultare stabile nel tempo.

 

Per approfondire: Benzina e diesel, come funzionano le accise mobili per ridurre il prezzo dei carburanti

pubblicità

Il G7 pronto a liberare le riserve petrolifere

Mentre i governi nazionali valutano le contromisure interne, i ministri delle Finanze del G7 hanno assicurato di essere pronti ad agire per garantire la stabilità dell’approvvigionamento energetico globale. Tra le opzioni sul tavolo figura anche il rilascio coordinato delle scorte strategiche di petrolio, sebbene al momento non sia stata presa alcuna decisione operativa. Nel comunicato diffuso al termine di una riunione virtuale svoltasi il 9 marzo, i responsabili economici del gruppo hanno sottolineato che continueranno a monitorare attentamente l’andamento dei mercati energetici e sono pronti a coordinarsi con partner internazionali qualora la situazione lo richiedesse. Il confronto ha coinvolto anche i vertici di Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Ocse e Agenzia Internazionale dell’Energia.

I dati

Secondo i dati più recenti della Commissione europea, aggiornati a maggio 2025, i Paesi dell’Unione dispongono complessivamente di circa 43,5 milioni di tonnellate di riserve strategiche. Tra i principali detentori figurano la Germania con 12,6 milioni di tonnellate, la Francia con 5,1 milioni e Italia con circa 2,7 milioni. Fuori dall’Europa, gli Stati Uniti dispongono di circa 415 milioni di barili di riserve strategiche secondo il Dipartimento dell’Energia, mentre il Giappone ne conserva circa 260 milioni. Il Canada non è soggetto a obblighi specifici poiché è esportatore netto di petrolio. Nel Regno Unito, invece, la normativa impone scorte sufficienti a coprire almeno 90 giorni di consumo.

pubblicità

In Francia

In Francia il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato un piano straordinario di verifiche sulle stazioni di servizio per contrastare possibili speculazioni. Tra il 9 e l’11 marzo sono stati programmati circa 500 controlli da parte della direzione generale per la repressione delle frodi, con l’obiettivo di evitare aumenti ingiustificati dei prezzi alla pompa. Secondo il governo francese, la guerra in Medio Oriente non può diventare un pretesto per rincari eccessivi. Il monitoraggio è scattato dopo che il prezzo della benzina SP95-E10, la più diffusa nel Paese, era già salito di circa 10 centesimi al litro nell’arco di una settimana.

In Portogallo

Il Portogallo ha invece deciso di tagliare temporaneamente le accise. Il governo di Lisbona ha scelto di intervenire direttamente sul fronte fiscale. L’esecutivo guidato dal primo ministro Luís Montenegro ha annunciato una riduzione temporanea dell’imposta sui prodotti petroliferi applicata al gasolio per autotrazione. Il provvedimento prevede uno sconto di 3,55 centesimi al litro, con l’obiettivo di restituire ai contribuenti l’extra gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti. La decisione arriva dopo un forte incremento registrato alla pompa: in una sola settimana il gasolio è salito di 23,4 centesimi al litro, mentre la benzina è aumentata di 7,4 centesimi. Montenegro ha inoltre lasciato aperta la possibilità di coordinare eventuali misure con la Spagna, ipotizzando iniziative congiunte nell’area iberica se la tendenza rialzista dovesse proseguire.

pubblicità

In Croazia

Il governo croato ha reintrodotto, dopo un anno di pausa, il tetto ai prezzi al dettaglio dei carburanti, con la benzina standard a 1,50 euro e litro e il diesel a 1,55. Il primo ministro, Andrej Plenković, intervenendo in una riunione dell'esecutivo, ha richiamato l'attenzione sugli effetti delle tensioni internazionali sul mercato globale dell'energia, sottolineando in particolare gli effetti dell'aumento dei prezzi del petrolio e le possibili ripercussioni per cittadini ed economia croata. "Tra i temi più rilevanti per i cittadini e per l'economia c'è la crescita dei prezzi del petrolio sui mercati mondiali. Nel corso delle crisi degli ultimi anni abbiamo dimostrato di saper adottare misure che garantiscono una fornitura sicura di energia mantenendo prezzi accessibili", ha dichiarato il premier.

In Austria

Anche Vienna sta valutando possibili interventi. Il cancelliere Christian Stocker si è detto favorevole a una riduzione temporanea delle accise sui carburanti, considerata la forte volatilità dei mercati energetici. Il governo austriaco sta esaminando diverse opzioni per individuare la soluzione più efficace, anche se i dettagli di un eventuale provvedimento non sono ancora stati definiti.

pubblicità

In Ungheria

La risposta più radicale arriva invece dall’Ungheria. Il governo guidato dal primo ministro Viktor Orbán ha deciso di fissare un limite massimo ai prezzi di benzina e diesel per proteggere famiglie e imprese dal rialzo delle quotazioni del greggio. Il tetto, entrato in vigore a partire dalla mezzanotte del 10 marzo, stabilisce un prezzo massimo di 595 fiorini al litro per la benzina e di 615 fiorini per il diesel. La misura si applica esclusivamente ai veicoli immatricolati nel Paese.

 

Per approfondire: Tasse sui pacchi e sul gasolio, l’impatto dei nuovi rincari arrivati nel 2026. I DATI

pubblicità