Guerra in Iran e aumento del prezzo dei carburanti, che cosa può fare il governo
L’esecutivo guidato dalla premier Meloni si è detto pronto a intervenire per contenere leggermente l’impatto dei rincari causati dalla guerra scoppiata nel Golfo: anche di questo si è parlato nella puntata del 9 marzo di Numeri, approfondimento di Sky TG24
L’INTERVENTO DEL GOVERNO
- Il governo guidato da Giorgia Meloni si è detto pronto a intervenire per tagliare le tasse sui carburanti, allo scopo di contenere leggermente l’impatto dei rincari causati dalla guerra scoppiata nel Golfo: anche di questo si è parlato nella puntata del 9 marzo di Numeri, approfondimento di Sky TG24.
IL PREZZO DEI CARBURANTI
- Da quando è iniziata la guerra in Iran il prezzo dei carburanti è salito. Ad aumentare maggiormente è stato il diesel, di quasi il doppio rispetto alla benzina: questo accade perché il diesel è più sensibile, poiché una parte viene importata dall’Italia direttamente raffinato dai Paesi del Golfo tramite lo Stretto di Hormuz.
COSA PAGHIAMO AL DISTRIBUTORE
- Quando paghiamo il carburante alla pompa, gran parte del costo va allo Stato: il 41% del pagamento infatti viene destinato a coprire le spese della materia prima mentre il 40% è dovuto alle accise e il 19% all’IVA. Gli incassi di quest’ultima - a differenze delle accise, che non cambiano - variano in base al prezzo: più è alto, più lo Stato incassa.
QUANTO INCASSA LO STATO
- Facendo i calcoli basati sulle medie dei costi del carburante, se prima della guerra in Iran lo Stato incassava 97 centesimi per ogni litro adesso questa cifra è salita a 99: un aumento di due centesimi al litro.
LA LEVA CHE PUÒ USARE LO STATO
- È questa la leva che lo Stato potrebbe usare per contenere il prezzo dei carburanti, anche se va sottolineato come la situazione attuale non sia ancora paragonabile a quella del 2022: oggi infatti il prezzo medio della benzina è di 1,78 euro al litro, mentre nel marzo di quattro anni fa era di 2,13.
LE CONDIZIONI DI INTERVENTO
- Teoricamente però le condizioni per un intervento pubblico ci sarebbero: infatti se il prezzo del petrolio al barile nei due mesi precedenti è superiore ai 55 euro, il governo può intervenire. E in effetti a gennaio-febbraio il costo era già di 59,9 euro al barile, che a marzo è finora schizzato fino a quota 77.
I PREZZI VARIABILI
- È comunque necessario sottolineare come oggi ci sia una grande variabilità per il prezzo della benzina: l’ultimo aggiornamento per la città di Milano del 9 marzo mostra come il più basso (self service) fosse di 1,68 euro al litro mentre il più caro (servito) fosse a 2,24 euro.
MINISTERO: “RINCARI ANOMALI”
- Intanto ieri il Mimit ha fatto sapere che “negli ultimi giorni - in particolare con riferimento a due delle principali compagnie petrolifere - i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento. Una dinamica che sarà ora oggetto di controlli mirati nell'ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi. In questa direzione, Mr. Prezzi ha preannunciato che trasmetterà alle Fiamme Gialle, per gli opportuni accertamenti, un nuovo elenco di casi anomali".