Eurogruppo, guerra Iran e impatto sull’economia Ue. Dombrovskis: "Rischio stagflazione"
EconomiaL’effetto del conflitto in Medio Oriente sull’economia continentale è il tema principale della riunione odierna dell'Eurogruppo. Il commissario europeo Valdis Dombrovskis ha evidenziato che se il conflitto dovesse durare più di due settimane e ci fosse un blocco dello stretto di Hormuz, oppure attacchi alle infrastrutture nel Golfo, potrebbero esserci “prezzi dell'energia più alti che si trasmetterebbero all'inflazione, effetti negativi sulla fiducia, interruzioni delle catene di approvvigionamento”
Le conseguenze della guerra in Iran dal punto di vista economico ed energetico sono l’argomento principale della riunione odierna dei ministri europei dell'Economia. Un tema che è già stato affrontato dai ministri delle Finanze del G7 e che domani interesserà anche il Consiglio Ue Ecofin. Prima dell’Eurogruppo, il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha evidenziato il rischio "di uno shock stagflazionistico sostanziale" per l'economia globale ed europea se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi o estendersi. Molto dipenderà "dalla durata e dall'ampiezza regionale del conflitto", ha evidenziato Dombrovskis. Se dovesse durare oltre due settimane e portare a interruzioni delle spedizioni su Hormuz o attacchi alle infrastrutture nel Golfo, potrebbe provocare "prezzi dell'energia più alti che si trasmetterebbero all'inflazione, effetti negativi sulla fiducia, interruzioni delle catene di approvvigionamento" e stretta nei finanziamenti (GUERRA IRAN, LE NEWS DI SKY TG24 IN DIRETTA).
Dombroviskis: "Lavorare per de-escalare il conflitto"
Come ha spiegato il commissario europeo all'Economia, il principale canale di trasmissione della crisi è quello energetico, attraverso eventuali interruzioni delle forniture e l'aumento dei prezzi. "In uno scenario più favorevole, se il conflitto restasse contenuto entro un paio di settimane, ci si può aspettare che non abbia effetti rilevanti sull'economia globale ed europea", ha osservato. Al contrario, se la guerra diventasse più prolungata e coinvolgesse le rotte commerciali ed energetiche della regione, ad esempio con interruzioni delle spedizioni nello Stretto di Hormuz o attacchi alle infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo, potrebbe determinare un aumento dei prezzi dell'energia con effetti a catena sull'inflazione, sulla fiducia e sulle catene di approvvigionamento, oltre a condizioni di finanziamento più restrittive. Per questo, ha sottolineato il commissario, "è importante lavorare per de-escalare il conflitto il prima possibile: prima accade, più contenuto sarà l'impatto sull'economia globale". I ministri dell'Eurogruppo avranno oggi anche una discussione dedicata all'impatto della crisi sui mercati energetici e alle possibili risposte politiche. La Commissione europea, ha aggiunto Dombrovskis, sta valutando diverse opzioni. "Dal lato della Commissione abbiamo alcune riflessioni su possibili passi e ne discuteremo oggi con i ministri", ha detto, citando tra le ipotesi anche il rilascio delle riserve di petrolio "per aumentare l'offerta durante questa fase di interruzioni delle forniture". L'Unione europea è inoltre "in contatto costante con i Paesi del Golfo" e porta avanti "un'intensa attività di dialogo economico con l'obiettivo di trovare una soluzione diplomatica e favorire una de-escalation il prima possibile"
La posizione di Madrid
Il ministro dell’Economia spagnolo, Carlos Cuerpo, ha evidenziato come la guerra in Iran stia "già producendo effetti tangibili sulla nostra economia" europea e spagnola, con un forte aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime. Inoltre, come rimarca Cuerpo, “dall'inizio della guerra il prezzo del petrolio è salito di oltre il 40%, superando oggi la soglia dei 100 dollari al barile, mentre il prezzo del gas è aumentato di circa il 90%, arrivando attorno ai 60 euro. "Anche se siamo ancora lontani dai livelli registrati durante la guerra in Ucraina, l'impatto finale dipenderà in gran parte dalla durata del conflitto", ha aggiunto, sottolineando che la situazione internazionale è "estremamente volatile". "Stiamo già iniziando a vedere gli effetti di questa guerra nei nostri portafogli e nell'economia spagnola", ha sottolineato Cuerpo. Il governo spagnolo, ha assicurato, è pronto a intervenire "per proteggere cittadini, imprese e lavoratori", come già avvenuto durante la guerra in Ucraina, adattando le misure all'evoluzione della situazione. A una domanda sull'ipotesi che gli Usa chiedano un allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, Cuerpo ha dichiarato: "Qui credo che non sia il momento di speculare su eventuali sanzioni o su altre misure. Ci troviamo già in una situazione sufficientemente volatile a causa della guerra e dobbiamo piuttosto cercare tutti di calmare le acque e fare in modo che le conseguenze siano le più limitate possibile per le nostre economie”.
Parigi: "Pronti ad aprire le nostre riserve di petrolio"
"Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie, anche ricorrendo alle riserve strategiche, al fine di stabilizzare i mercati", ha dichiarato il ministro delle Finanze francese Roland Lescure. "Continueremo a esaminare attentamente il modo in cui possiamo stabilizzare l'insieme dei flussi e l'intero mercato. Studieremo tutte le misure possibili, compresa eventualmente la liberazione delle riserve strategiche di petrolio". Lescure ha evidenziato come il tema sia stato affrontato anche al G7 Finanza ma senza raggiungere un punto di incontro. Sulla proposta francese si è espresso anche il ministro dell'Economia tedesca e vicecancelliere Lars Klingbeil: "Questo non è ancora il momento giusto per farlo, ma siamo pronti, anche come Repubblica Federale di Germania, a farlo nell'ambito di una procedura coordinata".