Introduzione
A febbraio 2026 l’inflazione è tornata a correre e a pesare in modo più evidente sui bilanci familiari, soprattutto quando si tratta di prodotti freschi. I dati Istat mostrano come l’indice nazionale dei prezzi al consumo, al netto dei tabacchi, abbia registrato un aumento del +0,8% su base mensile e del +1,6% su base annua, in accelerazione rispetto al +1% di gennaio.
In particolare, dai dati sull’inflazione pubblicati il 4 marzo 2026, emerge che a febbraio i cibi freschi hanno registrato aumenti dal 2,5% al 3,6% su base annua. Si tratta di frutta, verdura, carne, pesce, latte fresco e, in generale, dei prodotti che non subiscono trasformazioni industriali rilevanti e che costituiscono la base della dieta mediterranea. Al contrario, i prodotti alimentari lavorati, come pasta, biscotti, conserve, prodotti confezionati, hanno segnato un lieve rallentamento, dal +1,9% al +1,7%.
Quello che devi sapere
Il carrello della spesa sale: +2,2%
Se oltre ai beni alimentari si considerano poi anche quelli per la cura della casa e della persona, a febbraio la crescita tendenziale del carrello della spesa degli italiani è passata dal +1,9% al +2,2%. Questo significa che la spesa quotidiana aumenta più dell’inflazione generale, colpendo maggiormente le famiglie a reddito medio-basso, che destinano una quota più alta del proprio budget ai consumi essenziali.
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Le cause dietro l’aumento dei prodotti freschi
Ma torniamo all'incremento dei prezzi dei prodotti freschi: questo è il risultato di una combinazione di fattori economici e strutturali che colpiscono direttamente la base della filiera alimentare.
- Prima di tutto, bisogna considerare che i costi di produzione agricola sono alti: le spese per i fertilizzanti, i mangimi e il carburante necessario per i trasporti continuano a gravare sui bilanci degli agricoltori.
- Poi c’è la logistica. La gestione dei prodotti deperibili richiede il mantenimento costante della catena del freddo e una rapidità di distribuzione che comporta costi decisamente superiori rispetto ai prodotti trasformati a lunga conservazione.
- E c’è anche il fattore legato alla variabilità climatica. L’aumento di eventi meteorologici estremi e l’irregolarità delle stagioni compromettono le rese dei raccolti, riducendo l’offerta e spingendo al rialzo i prezzi già alla fonte.
- Non solo. L’inflazione di febbraio è stata trainata anche dai servizi, in particolare quelli relativi ai trasporti. E trasporti più cari significano costi maggiori per la distribuzione dei prodotti alimentari.
Quanto spendono in più le famiglie?
Un incremento del 3,6% dei prodotti freschi significa, per una famiglia che spende ad esempio 400 euro al mese in prodotti freschi, circa 14 euro in più rispetto allo scorso anno. E in un anno? Questo si traduce in oltre 160 euro in più, e solo - va ricordato - per questa componente della spesa.
L'allarme sui rincari
"I rincari sono già in atto e non hanno giustificazioni", ha affermato, sul tema, l’Adoc (l’Associazione Nazionale per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori promossa dalla UIL), il 6 marzo, al termine della doppia convocazione della Commissione di Allerta Rapida per analizzare i possibili aumenti dei carburanti in seguito alle instabilità geopolitiche e le ricadute che questi possono avere sul carrello della spesa.
"Da tempo denunciamo la discrasia tra il calo dell’inflazione generale e la tenuta di quella del ‘carrello della spesa’, cresciuta del 2,2% già prima degli ultimi conflitti. In sede di Commissione di Allerta Rapida, abbiamo ribadito la necessità di interventi strutturali, a partire dall’azzeramento dell’Iva sui beni essenziali e dall’estensione del monitoraggio dei prezzi a tutte le città, superando la rilevazione limitata ai soli mercati rionali", si legge ancora nella nota dell'Adoc.
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