Dazi Trump, quanto hanno incassato gli Usa e cosa succede dopo lo stop della Corte Suprema
Con sei giudici a favore e tre contrari, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi imposti, a partire dallo scorso anno, dalla seconda amministrazione guidata da Donald Trump. Chi ha sostenuto i costi maggiori dell'aggravio sulle tariffe doganali e quali saranno i potenziali effetti di questa decisione in Europa e in Italia? Di questo si è parlato nella puntata del 20 febbraio di "Numeri", approfondimento di Sky TG24
LA CORTE SUPREMA BOCCIA I DAZI
- I dazi imposti dal presidente Usa Donald Trump sono illegali. Lo ha stabilito la Corte Suprema degli Stati Uniti con una decisione - approvata con sei voti a favore e tre contrari – che afferma la prerogativa del Congresso in tema di tariffe doganali. La sentenza mette in discussione il principio, condensato nell’International Emergency Powers Act, su cui si fonda la strategia commerciale del tycoon. Quali saranno le conseguenze? Di questo si è parlato nella puntata del 20 febbraio di Numeri, approfondimento di Sky TG24.
TRUMP: "CORTE INFLUENZATA DA INTERESSI STRANIERI"
- Duro è il commento di Trump che in conferenza stampa ha definito la decisone della Corte “influenzata da interessi stranieri”. E ha rivendicato le sue scelte sui dazi, elencando gli effetti positivi delle tariffe: "Ho risolto otto guerre attraverso i dazi", ha sottolineato il presidente Usa. Per Trump le tariffe in vigore, per il momento, restano. E ha chiarito, in ogni caso, di avere a disposizione "opzioni molto più potenti" annunciando dazi globali del 10% oltre a quelli in essere.
QUANTO HA INCASSATO IL GOVERNO USA DAI DAZI?
- Un elemento che lascia intendere come la decisione possa avere conseguenze economiche importanti arriva dagli incassi negli Usa generati tramite i dazi. Come evidenziano dati del Tesoro americano, nel 2025 il governo federale ha incamerato circa 287 miliardi di dollari, la cifra più elevata dal 1993.
QUANTO VALGONO I DAZI "ILLEGITTIMI"
- La Corte ha di fatto stabilito che la maggior parte delle entrate generate da queste tariffe è frutto di un’azione illegale. Su oltre 311 miliardi di dollari incassati dal governo Usa tra il 2025 e la prima parte di quest’anno, 133 miliardi derivano da dazi bocciati dai giudici perché imposti dal presidente Usa scavalcando il Congresso. Mentre i restanti 181 miliardi di dollari sono legittimi.
CHI PAGA I DAZI DI TRUMP?
- La decisione scompagina così la politica dei dazi di Trump. Secondo stime della Federal Reserve di New York, i costi delle tariffe commerciali più salati sono stati sostenuti per il 90% da imprese e consumatori statunitensi. Un decimo degli oneri è invece ricaduto sui produttori di altri Paesi. Le singole aziende che per prime insieme agli Stati democratici hanno intentato una causa legale potrebbero ora essere destinatarie di risarcimenti. Anche se la Corte non esplicita tale obbligo.
IL PESO SULLE PMI AMERICANE
- Nello specifico, stando a un’analisi condotta da JP Morgan sui bilanci delle imprese, il conto dei dazi viene saldato principalmente da aziende americane di medie dimensioni. Da marzo 2025, i costi sostenuti dalle pmi Usa per pagare al Fisco le tariffe doganali hanno registrato un aumento pari al triplo, soldi che ora potrebbero essere oggetto di rimborso.
UE, I DAZI MEDI APPLICATI DAGLI USA
- Dopo la pronuncia della Corte Suprema si attendono ripercussioni sui dazi imposti all'estero, a partire dall’Unione Europea. Nonostante l’accordo siglato in Scozia, a fine luglio, per aliquote al 15%, permangono differenze sensibili tra i vari Paesi Ue a causa dei differenti prodotti esportati. Un’analisi di Pricing Lab rileva, per esempio, che i dazi medi applicati dagli Usa pesano intorno al 9% in Francia, Germania, Polonia e Italia. Mentre in Irlanda, Paese che esporta quasi interamente farmaci, valgono “solo” il 3,2%.
DAZI, GLI EFFETTI SULL'EXPORT ITALIANO
- A lungo si è parlato degli effetti, potenzialmente negativi, della nuova politica commerciale Usa sulle esportazioni made in Italy. Secondo dati Istat, tuttavia, nel 2025 i prodotti italiani venduti negli Stati Uniti hanno registrato un aumento passando da 64,9 a 69,6 miliardi di euro. Dalle eccellenze enogastronomiche a moda e automotive: le merci italiane oggi costano di più ma il giro d’affari, per ora, non sembra averne risentito.
QUALI PRODOTTI HANNO REGISTRATO I MAGGIORI RIALZI?
- Tra i prodotti che lo scorso anno hanno visto un incremento maggiore di prezzo – rileva l’Istat – ci sono i farmaci, in crescita di 5 punti e mezzo rispetto al 2024. Più moderato risulta l’incremento dei mezzi di trasporto, escluse le automobili, mentre è praticamente nullo l’aumento nel comparto tessile.
GLI SCAMBI COMMERCIALI USA-ITALIA NEL 2025
- Un ulteriore effetto riguarda la spinta agli acquisti dall’Italia di prodotti americani con un volume d’affari salito a 35,4 miliardi di euro. Nonostante questo aspetto, la bilancia commerciale resta ancora favorevole alla Penisola che Oltreoceano continua a esportare una quota doppia di beni pari a un valore annuo complessivo, come detto, di 69,6 miliardi di euro.