Sulla base dell'International Emergency Powers Act, hanno stabilito i giudici, il presidente Usa non ha la facoltà di imporre dazi, competenza che spetta invece al Congresso. Il tycoon in conferenza stampa: "Alcuni giudici sono una disgrazia per la nostra nazione". "Le tariffe restano in vigore", precisa. E impone nuovi dazi globali del 10%, oltre a quelli già in essere
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi imposti a partire dallo scorso anno da Donald Trump. Sei i voti a favore, tre i contrari. I giudici hanno deciso che il tycoon, così come ogni altro presidente Usa, non ha il potere di stabilire tariffe doganali: a negare questa possibilità è l'International Emergency Powers Act, la stessa legge a cui Trump ha in realtà fatto ricorso per giustificare i dazi. Non è stato però chiarito se l'amministrazione dovrà rimborsare miliardi di dazi già riscossi dal governo federale. Il presidente ha bollato subito la decisione come una "vergogna". Poi, in una conferenza stampa organizzata apposta per commentare quanto successo, il tycoon ha parlato di una "sentenza estremamente deludente". E ha attaccato: "Alcuni giudici sono una disgrazia per la nostra nazione". Poi l'avvertimento: "Alcuni Paesi ora festeggiano, ma non lo faranno per molto". Poco dopo l'annuncio: ci saranno "nuovi dazi globali del 10%, oltre a quelli già in essere". L'Eurocamera si prepara adesso a rinviare il voto sulla possibile ratifica sull'intesa commerciale Usa-Ue in programma per il 24 febbraio.
Trump: "Corte influenzata da interessi stranieri. Dazi restano in vigore"
Il presidente americano ha spiegato che, dal suo punto di vista, la Corte "è stata influenzata da interessi stranieri". E ha rivendicato le sue scelte sui dazi, elencando gli effetti positivi delle tariffe. Per Trump, comunque, al momento i dazi "restano in vigore". E ha chiarito, in ogni caso, di avere a disposizione "opzioni molto più potenti". "Volevo fare il bravo ragazzo ma adesso intraprenderò un'altra strada", ha aggiunto. Come detto, il presidente ha anticipato che firmerà ulteriori dazi globali del 10% sulla base della Section 122 del Trade Act del 1974, quella cioè che consente l'introduzione di tariffe fino al 15% ma per un periodo di soli 150 giorni. Mentre sugli sviluppi della sentenza, il tycoon ha sottolineato: i giudici "ci hanno messo mesi per scrivere una sentenza e non hanno" neanche parlato dei rimborsi: "Immagino che ci sarà un contenzioso di anni".
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La legge attribuisce alla figura del presidente l'autorità di affrontare "minacce straordinarie" in caso di un'emergenza nazionale, inclusa quella di "regolare" l'importazione" di "beni esteri". Era stata approvata negli anni '70, per limitare i poteri presidenziali in materia di sicurezza nazionale dopo i dazi imposti da Richard Nixon nell'ambito della "crisi della bilancia dei pagamenti" in seguito al crollo del sistema monetario di Bretton Woods. I dazi sono competenza esclusiva del Congresso, come le tasse, materie per le quali sono state concesse solo alcune deleghe al presidente.
La decisione dei giudici
Tra i sei giudici che hanno votato contro i dazi ci sono anche tre esponenti dell'ala conservatrice, generalmente vicina a Trump: si tratta di Amy Coney Barrett, Neil M. Gorsuch e del presidente John Roberts. A favore delle tariffe hanno invece votato Clarence Thomas (nominato da W.H. Bush), Samuel Alito (nominato da George W. Bush) e Brett Kavanaugh (nominato da Trump). Nelle 63 pagine di dissenso, hanno messo in guardia sul rischio di caos e sull'incertezza che questa avrebbe causato anche sugli accordi commerciali siglati dagli Stati Uniti, almeno nel breve termine.
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Immediato il commento dalle istituzioni europee. "Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Restiamo in stretto contatto con l'amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza. Le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a sostenere tariffe basse e a lavorare per ridurle", ha detto un portavoce della Commissione Ue. Soddisfazione dal governo di uno degli Stati più penalizzati dai dazi, il Canada, che sottolinea come le tariffe fossero "ingiustificate".
L'effetto sulle Borse
Nei momenti immediatamente successivi alla notizia, le Borse europee hanno subito visto i loro guadagni incrementare: Francoforte ha segnato +0,80%, Parigi +1,29%, Londra +0,75%, Milano +1,4%. Subito in avanti anche Wall Street, con il Dow Jones a +0,33% (49.559,62 punti), il Nasdaq a +0,57% (22.808,38 punti) e lo S&P 500 a +0,44% (6.891,09 punti).