Guerra in Medio Oriente, quali sono le regioni italiane più colpite economicamente
EconomiaIntroduzione
La guerra in Medio Oriente rischia di frenare la crescita di un settore fondamentale per l’economia italiana, quello dell’export. Lo scorso anno, i volumi delle vendite dei nostri prodotti verso i Paesi della zona ha segnato un’importante crescita: +7,9% tra gennaio e novembre 2025.
L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e l’allargamento verso gli altri Stati del Golfo che ne è seguito potrebbero adesso vanificare i passi fatti in avanti, con ricadute molto diverse sui tessuti imprenditoriali delle varie regioni italiane.
Quello che devi sapere
Quanto vale l’export italiano verso il Medio Oriente?
Le esportazioni del made in Italy sui mercati mediorientali valgono all’incirca 27,8 miliardi di euro, secondo i calcoli di Confartigianato, cioè l’1,28% del Pil totale il 4,6% dell'export manifatturiero complessivo. La domanda di prodotti italiani nell’area stava tra l’altro crescendo più che altrove: quasi l’8% verso il Medio Oriente, contro il 3,1% registrato in generale in tutto il mondo.
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Quanto vale l'export della Lombardia
Sul piano territoriale, in termini di importo, la maggiore esposizione verso i mercati mediorientali si registra in Lombardia, con 8.159 milioni di euro di esportazioni manifatturiere. Poi ci sono la Toscana con 4.065 milioni, l’Emilia-Romagna con 3.442 milioni, il Veneto con 3.338 milioni e il Friuli-Venezia Giulia con 725 milioni di euro.
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La regione più esposta in termini di Pil è la Toscana
Discorso diverso va fatto se si guarda all’impatto che l’export verso gli Stati dell’area mediorientale ha sul Pil regionale. In questo caso la regione più esposta è la Toscana, perché il settore vale il 2,94% del prodotto interno lordo.
Il rapporto tra export in Medio Oriente e Pil, regione per regione
Ecco la lista completa del valore delle esportazioni in Medio Oriente, come riportata da Confartigianato.
- Toscana (2,94% del Pil);
- Emilia-Romagna (1,79% del Pil);
- Veneto (1,69% del Pil);
- Lombardia (1,67% del Pil);
- Friuli-Venezia Giulia (1,61% del Pil);
- Piemonte (1,24% del Pil);
- Marche (1,20% del Pil);
- Liguria (1,17% del Pil);
- Umbria (0,64% del Pil);
- Lazio (0,64% del Pil);
- Sardegna (0,60% del Pil);
- Sicilia (0,60% del Pil);
- Trentino-Alto Adige (0,54% del Pil);
- Abruzzo (0,54% del Pil);
- Campania (0,41% del Pil);
- Puglia (0,30% del Pil);
- Molise (0,27% del Pil);
- Calabria (0,15% del Pil);
- Basilicata (0,10% del Pil);
- Valle d’Aosta (0,05% del Pil).
I prodotti più richiesti in Medio Oriente
Questi sono invece i settori più apprezzati e i prodotti del made in Italy più richiesti in Medio Oriente:
- Macchinari e apparecchi, con 6.973 milioni di euro, che appresentano il 25% dell'export manifatturiero nell'area.
- Metalli e prodotti in metallo, con 2.697 milioni di euro.
- Mezzi di trasporto, con 2.604 milioni di euro.
- Sistema moda (dai tessili all’abbigliamento e dalla pelle agli accessori), con 2.406 milioni di euro.
- Rilevante anche il contributo delle produzioni tipiche delle micro e piccole imprese, come alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria, che complessivamente generano 8.641 milioni di euro di esportazioni verso il Medio Oriente.
Gli Emirati Arabi Uniti sono il mercato più remunerativo per l’Italia
Il mercato più remunerativo per l’Italia nella zona è quello degli Emirati Arabi Uniti, dove entrano ben 9.135 milioni di euro di esportazioni italiane e che, sempre nel periodo tra gennaio e novembre 2025, ha registrato una crescita del 18,5%. Segue l'Arabia Saudita, con i suoi 6.320 milioni di euro e con un aumento del 3,7% nel corso del 2025. Lo studio di Confartigianato segnala poi come “in forte” il mercato del Kuwait, con 1.861 milioni di euro di export e una crescita del 57,2%, e quello del Libano, con 971 milioni di euro e un aumento del 18,5%.
Le mosse del governo
Il ministro per le Imprese e per il Made in Italy, Adolfo Urso, per salvare l'export verso i Paesi del Golfo ha ipotizzato - "se sia a rischio una quota" - di procedere ad esempio andando a "finalizzare subito l'accordo di libero scambio con gli Emirati e, se possibile, anche quello con il Consiglio di cooperazione del Golfo". Il governo, fa sapere, ha già fatto richiesta in tal senso alla Commissione europea: "Non c'è tempo da perdere".
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