Lo speciale di Sky TG24 sull'attacco in Iran
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Guerra in Iran, quali sono le conseguenze sul settore agroalimentare? Cosa sapere

Economia
©Ansa

Introduzione

La minaccia di una penuria di cibo, già intravista durante la pandemia da Covid, era stata avvertita ma in parte contenuta nel pieno del conflitto tra Russia e Ucraina. Oggi, tuttavia, con l’inasprirsi della crisi in Medio Oriente, il pericolo torna a profilarsi con conseguenze potenzialmente più profonde e durature per l’intero sistema agroalimentare.

Quello che devi sapere

L’incontro tra esperti

L’ipotesi che l’attuale scenario geopolitico possa incidere in modo significativo sull’equilibrio delle forniture alimentari è stata al centro del dibattito svoltosi a Bruxelles, in occasione dell’undicesima edizione del Global Food Forum promosso da Farm Europe. L’organizzazione, nata oltre un decennio fa come centro studi specializzato in politiche agricole, riunisce oggi più di 35 realtà tra associazioni di agricoltori – tra cui Coldiretti – aziende della filiera e rappresentanti del mondo accademico provenienti da 17 Paesi.

 

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Produrre di più non basta

A Bruxelles è emersa con forza l’idea che incrementare l’output agricolo europeo sia una condizione necessaria ma non risolutiva. Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia e presidente di Eat Europe, ha sottolineato come l’Unione europea debba ridimensionare la propria vulnerabilità agli shock esterni. Secondo Scordamaglia, occorre predisporre riserve strategiche di materie prime agricole e di input fondamentali, come fertilizzanti e mangimi, comparti nei quali l’Italia registra una forte dipendenza dall’estero. Le tensioni internazionali e alcune restrizioni commerciali hanno già determinato un incremento dei prezzi e una flessione delle rese agricole. Costituire scorte dedicate rappresenterebbe dunque un meccanismo essenziale di mitigazione del rischio, capace di tutelare sia i produttori sia i consumatori da ulteriori oscillazioni.

 

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Il nodo fertilizzanti e lo Stretto di Hormuz

Il tema delle forniture è stato ribadito anche da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, che ha richiamato l’attenzione su un passaggio cruciale per i traffici globali: lo Stretto di Hormuz. Attraverso questo corridoio marittimo, oggi interessato da blocchi e tensioni, transita circa un terzo della produzione mondiale di fertilizzanti. Se si considera che un’ulteriore quota significativa proviene da Russia e Bielorussia, appare evidente il rischio di una carenza di un fattore produttivo imprescindibile. 

Stabilizzare i mercati ciclici

Secondo Filiera Italia, le riserve strategiche potrebbero svolgere una funzione anticiclica nei mercati agricoli, tradizionalmente soggetti a forti oscillazioni. Il ritiro temporaneo delle eccedenze nei momenti di crollo dei prezzi e la successiva immissione delle scorte durante le fasi di scarsità consentirebbero di attenuare le turbolenze. Un simile meccanismo permetterebbe di salvaguardare i redditi degli agricoltori, consolidare la robustezza della filiera e contenere i picchi inflattivi che ricadono sui consumatori.

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Liquidità e solidità del sistema italiano

Sul fronte nazionale, il direttore generale dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, Fabio Vitale, ha richiamato il concetto di “resilienza alimentare” sottolineando come, pur in assenza di adeguate scorte di commodity e fertilizzanti, l’agricoltura italiana possa contare su fondamenta finanziarie solide e su una macchina amministrativa più efficiente. Nel 2025 sono stati erogati 5,6 miliardi di euro agli agricoltori, con 573 milioni distribuiti nell’ultimo trimestre. Nell’arco di 14 mesi, i trasferimenti hanno superato i 6 miliardi di euro complessivi, assicurando alle imprese agricole un flusso di cassa determinante per fronteggiare l’aumento dei costi operativi e le pressioni dei mercati internazionali. In una fase di forte turbolenza globale, garantire liquidità immediata significa offrire alle aziende strumenti concreti per continuare a operare con maggiore stabilità.

I fertilizzanti

Un impatto significativo lo si registra anche nel settore dei fertilizzanti, il cui costo è cresciuto del 60% negli ultimi sei anni e potrebbe subire nuovi rincari con l’entrata in vigore del Cbam e l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente. Lo ha dichiarato il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, intervenendo al Global Food Forum di Bruxelles. Nei prossimi mesi la Commissione Ue presenterà un piano d’azione specifico. Hansen ha inoltre sollecitato un utilizzo più rapido di fertilizzanti organici e biofertilizzanti, anche attraverso nuove norme. L’Unione, ha avvertito, resterà energeticamente dipendente ancora a lungo: servono quindi soluzioni produttive meno energivore per garantire sostenibilità e competitività al comparto agricolo.

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Il settore della pesca

Il rialzo immediato del gasolio sta mettendo sotto pressione le imprese della pesca, già provate da una congiuntura fragile. Il carburante incide per oltre il 60% sui costi di un peschereccio, rappresentando la voce principale di spesa. L’allarme è arrivato da Federpesca, che segnala come le recenti tensioni internazionali stiano generando nuove turbolenze sui mercati energetici. La direttrice generale Francesca Biondo chiede interventi urgenti per contenere l’impatto dei rincari, avvertendo che sono a rischio sostenibilità economica, occupazione, filiera ittica, sicurezza alimentare e stabilità delle comunità costiere.

 

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